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Il futuro dei contenuti digitali a pagamento – Reuters Digital News Report 2014

Informazione a pagamento nel digitale: c’è un mercato. Anche in Italia. Ma al lettore bisogna offrire giornali che lo mettono al centro

Una delle domande capitali per capire se i giornali possono sopravvivere nella transizione al digitale è la seguente: i lettori/utenti sono disponibili a spendere per comprare notizie dalle piattaforme digitali (siti web, app, copie digitali)?

Una notizia incoraggiante arriva dal terzo Digital News Report del Reuters Institute for the Study of Journalism (RISJ). È stato realizzato interpellando 18.000 persone in 10 Paesi, tra cui l’Italia.
Mi voglio limitare al capitolo dedicato ai modelli di informazione a pagamento.

Viene fuori che l’Italia è tra i Paesi in cui c’è maggiore propensione a pagare per l’acquisto di notizie nel digitale, soprattutto nel caso di singoli numeri dei giornali.

Questo si sposa con altre indicazioni favorevoli al giornalismo digitale, uscite quasi due anni fa, come la disponibilità degli italiani a investire per l’acquisto di tablet e iPad.

In generale, nei Paesi esaminati, l’acquisto di prodotti giornalistici digitali riguarda una fascia della popolazione ancora molto ristretta, spesso intorno al 10%. Ma ovunque si registra un trend in crescita. E questo riguarda anche i tablet.

Ma si spiega molto bene che la chiave per vendere nel digitale è diversa da quella della carta stampata.

In passato, per riassumere con una formula, si dava un prodotto in cui ci fosse «qualcosa per ogni lettore».

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11 notizie su come è cambiato il giornalismo

Ho letto a fondo il Digital News Report 2013 del Reuters Institute, importante rapporto su come cambia il consumo di notizie  nell’era del digitale. Computer, smartphone, tablet e carta stampata messi a confronto in un’indagine condotta in Europa, Stati Uniti, Brasile, Giappone. Viene fuori anche una descrizione dell’Italia come Paese votato alla dimensione social della comunicazione.

Non ho chiuso bottega, come temeva un amico che mi ha scritto ieri. Anzi, approfittando di qualche giorno di maggiore tranquillità estiva ho trovato utile rileggere uno degli studi sul giornalismo più interessanti e approfonditi della prima parte del 2013. Fare la sintesi di qualcosa che un lettore non ha il tempo di andarsi a vedere: ecco un compito del giornalista che non sarà mai superato. Vale anche per un blogger a tempo perso.

Il Rapporto sulle news digitali del Reuters Insitute risponde ad alcune domande che tutti i giornalisti si fanno.

1) Quando si pensa al modo in cui consumiamo informazione, dobbiamo ricordare che esistono ancora grandi differenze tra Paese e Paese: la cultura nazionale, il reddito, la composizione sociale, le infrastrutture della comunicazione, la politica e la legislazione creano paesaggi diversissimi. Se ne deve ricordare anche un blogger quando è tentato di vedere in una tendenza locale un fatto globale.

2) La carta stampata sta morendo e sarà sostituita dalla distribuzione digitale? La fruizione delle notizie giornalistiche è sempre più multipiattaforma: non c’è il lettore di carta stampata o del digitale. E il 33% dei lettori che legge news digitali utilizza 2 device (es. computer e smartphone), altri (il 9%) ne usano tre (il tablet si aggiunge ai primi due).

3) Il tablet è una novità dirompente nel mondo del giornalismo o solo uno dei tanti strumenti per leggere notizie? Il numero di coloro che usano il tablet per cercare e leggere notizie è raddoppiato nel giro di dieci mesi in molti dei Paesi europei passati al setaccio dal Reuters Institute. In Danimarca siamo al 25% dei lettori complessivi.

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Il futuro digitale dei newsmagazine (e delle notizie a pagamento) – Reuters Institute Digital News Report 2013

Lettura consigliata a chi segue lo sviluppo dell’informazione giornalistica nel digitale: il Rapporto Digital News 2013 del Reuters Institute. Cito solo una parte dello studio, quella in cui si fa riferimento al futuro dei periodici che si occupano di public affairs, i cosiddetti newsmagazine, tipo l’Espresso, per intenderci. E le considerazioni sulla propensione degli utenti a pagare per il consumo di notizie sulle nuove piattaforme, alternative alla carta stampata.

Il capitolo che a me interessa di più del corposo Digital News Report 2013 del Reuters Institute s’intitola: The Bottom Line: Do and will Consumers Pay for Digital News? Fatturati: quanto i consumatori sono o saranno disposti a pagare per le news digitali?

C’è questa frase, dell’autore del capitolo, Robert G. Picard, direttore della ricerca al Reuters Institute:

Public-affairs magazines are also finding it easier to get the public to pay than newspapers, especially on tablets, because digital payments for magazines are becoming the norm and they offer news analysis and commentary in ways general news sources do not.

I newsmagazine stanno trovando più facile dei quotidiani farsi pagare dai lettori, soprattutto sul tablet, perché il pagamento digitale sta diventando la norma per i periodici, i quali offrono analisi e commento delle notizie in modi che le fonti di general news non praticano.

Una considerazione che definirei controintuitiva, viste le cose deprimenti scritte a proposito di Newsweek, il newsmagazine che a dicembre 2012 ha lasciato le edicole e che nelle ultime settimane è stato messo in vendita dopo i risultati poco incoraggianti nella dimensione solo digitale. Ma previsioni poco promettenti incombono anche sulla strada di Time.

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