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Crisi dell’editoria/ Licenziamenti a Variety

Cinque settimane dopo essere stato acquistato a un prezzo scontatissimo da una media company rivale (Penske), Variety, un tempo il più autorevole e conosciuto settimanale sull’industria del cinema, fondato oltre un secolo fa, subisce una pesante ristrutturazione. Un numero tra i  20 e i 25 dipendenti, non giornalisti, circa il 20 per cento degli assunti, è stato licenziato. «I tagli» dice l’amministratore delegato, Jay Penske, «rientrano in un piano finalizzato a ulteriori, rilevanti investimenti editoriali e digitali». Ma si teme il licenziamento di giornalisti.

Come ho scritto in un vecchio post, la rivista è stata ceduta a un prezzo di 25 milioni di dollari, circa la metà della richiesta iniziale. Pochi anni fa il valore del settimanale era infinitamente superiore (era stata rifiutata una proposta d’acquisto di 300 milioni di dollari). Le difficoltà sono in gran parte dovute all’arrivo della tecnologia digitale. Da quando c’è internet, i lettori possono trovare nei siti delle case cinematografiche e sui blog degli attori tutte le informazioni e le notizie di loro interesse.

M’interessa perché: 1) anche negli Usa l’investimento nel futuro dei giornali passa attraverso tagli e ristrutturazioni; 2) le testate giornalistiche, anche quelle settoriali, seppur svalutate, sono ancora un prodotto su cui qualcuno ritiene di investire; 3) internet ha “tagliato” le gambe a molte pubblicazioni: anche il sito di una società (cinematografica, di arredamento, alimentare…) fa concorrenza ai giornali e può mandarli in crisi.

Chi lo dice: «The International Business Times is the leading provider of international online coverage of breaking news and current headlines from the US and around the world».

international business times: tagli a Variety

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Il boom di The Atlantic nel digitale: una buona notizia, ogni tanto

Sarebbe una bella storia da raccontare quella di The Atlantic, rivista letteraria statunitense nata oltre 150 anni fa, gioiello editoriale fondato da un gruppo di scrittori e intellettuali “liberal” del New England, che è diventata un caso grazie al successo nel digitale e ai suoi 12 milioni e mezzo di visitatori unici nell’ottobre 2012 (+45%).
Sarebbe una bella storia, perché fa vedere come un giornale che sembrava destinato alla chiusura dopo dieci anni di conti in rosso sia invece rinato e si sia imposto come uno dei siti di informazione e riflessione politica e culturale più autorevoli e soprattutto più letti degli Stati Uniti.
Nel secondo link trovate un articolo di due anni fa del New York Times. Racconta come abbia pagato, per The Atlantic, la strategia del “digital first“, prima di tutto il digitale. La dirigenza spiega qual è stato l’approccio al digitale. In sintesi: The Atlantic ha agito come se fosse una nuova realtà editoriale, una start-up della Silicon Valley foraggiata con venture capital,  decisa ad aggredire e sconfiggere… The Atlantic. «Che cosa avremmo fatto se il nostro obiettivo fosse stato quello ci cannibalizzare noi stessi?» dice il proprietario del giornale, David Bradley.

I primi passi sono stati: fondere la redazione del giornale di carta con quella digitale; rinunciare a far pagare la lettura delle notizie sul sito (buttato via il paywall); mettere insieme la raccolta pubblicitaria, senza distinguere tra i budget dei due canali.

The Atlantic ha anche organizzato eventi con il proprio brand: conferenze con il marchio del giornale con accesso a lezioni a pagamento. Un progetto realizzato con l’Aspen Institute ha raccolto l’adesione di 1200 persone, ciascuna delle quali ha pagato 2 mila 700 dollari per quattro giorni di seminario.

Sarebbe bello raccontare questa storia.

M’interessa perché: 1) fa vedere come anche una testata tradizionale-che-più-tradizionale-non-si-può abbia una chance di restare in vita, anzi, di prosperare, nell’era digitale; 2) “ragionare come una start-up, cannibalizzare se stessi”; 3) non c’è una strada uguale per tutti, ma c’è una strada; 4) il digitale non è solo informazione da due soldi.

Il punto: trovare la strada giusta per ridare un significato editoriale ed economico alle testate di carta.

foliomag.com: The Atlantic vola sul web

nytimes: il rilancio di The Atlantic

 

 

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