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I giornali per tablet sono un flop? – Sondaggio di Hearst Uk

Un sondaggio di Hearst sulla lettura dei giornali su tablet dà indicazioni su questioni in questi giorni molto dibattute. Le edizioni digitali delle riviste hanno un futuro sui nuovi apparecchi mobili? Oppure le applicazioni di settimanali e mensili sono poco friendly, rendono difficile la lettura, impediscono la condivisione degli articoli e lo scambio di commenti e di “like”? E per questo sono un fallimento? Domande che sono state sollevate da un articolo su GigaOM, sito americano d’informazione sulle nuove tecnologie.

SONDAGGIO SUL TABLET Un sondaggio condotto in Gran Bretagna da Hearst, che nel Paese pubblica Harper’s Bazaar, Men’s Health, Cosmopolitan, Esquire, Elle, Red, aggiunge informazioni utili per chiarirsi le idee. L’indagine è in-app, ovvero è stata fatta coinvolgendo 500 lettori che si sono abbonati alle edizioni digitali delle riviste della casa, o le hanno acquistate nelle edicole digitali. Il valore scientifico non è quindi eccelso ma le conclusioni sono comunque utili in dispute in cui, a ben guardare, si mettono a confronto punti di vista e impressioni soggettive.

SI LEGGE COME SULLA CARTA Dal sondaggio, che riguarda copie arricchite e ridisegnate per tablet del giornale e non semplici Pdf, viene fuori che il 31,4% dei lettori legge l’edizione digitale dalla prima all’ultima pagina, in modo lineare.
Il 7,3% scorre il numero del giornale attraverso le miniature delle pagine.
Il 6,4% si muove tra i contenuti utilizzando gli strumenti di navigazione che si trovano all’inizio del giornale: ricerca mirata.

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Guide televisive del futuro, Axel Springer e l’operazione TunedIn

TunedIn Media, la società tedesca che ha lanciato la “social Tv” app Tunedin, è stata acquistata oggi dal gigante dell’editoria europea Axel Springer, editore di quotidiani, periodici e proprietario di siti di e-commerce in 36 paesi, a partire dalla Germania.

L’app per iPhone di Tunedin trasforma il guardare la televisione in un’esperienza sociale, perché mette insieme le indicazioni di una guida televisiva, le segnalazioni degli spettatori, gli show più visti, una community, la possibilità di postare su Facebook. Era stata lanciata nel dicembre del 2011 e in aprile era già presente in Germania, Austria, Svizzera. Ma la startup è nata in realtà a New York, a fine 2010, e poi si è trasferita a Berlino, come spiega l’articolo in link alla fine di questo post.

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Il boom di Glamour.com

Glamour.com ha 5,3 milioni visitatori unici al mese, il doppio di un anno fa. Eppure sembra un sito un po’ retro che lascia tanto spazio ai blog. Ricorda i tempi in cui tutti volevano provare l’ebrezza di essere blogger. Ha ancora video ancillari alla rivista sul dietro le quinte di servizi di moda e interviste alle star, come si faceva una volta. I giornalisti di Glamour sono ancora costretti a twittare come matti e a invitare le star a fare una visita alla redazione… attività che assorbono tempo e impediscono di lavorare a contenuti più interessanti per i frequentatori del sito. Un sito che non vuole essere un companion site, un paggetto del giornale di carta ma vivere di vita propria, camminare sulle proprie gambe. In novembre ci sarà il rilancio e il conseguente restyling di Glamour.com. Si punterà di più sui personaggi, sulle indiscrezioni, sulle immagini, su contenuti a forte impatto che viene spontaneo condividere con altri lettori, canali che possono essere fruiti come un prodotto a sé stante, sganciato dalla logica della sequenza di contenuti, tipica della carta e ancora insita nella struttura di molti siti di periodici. E si darà grande spazio alla parte social e allo scambio via smartphone, perché almeno un milione di utenti arriva oggi al sito della rivista americana attraverso il cellulare.

M’interessa perché: 1) ci dice cosa è nuovo e cosa è vecchio nel digitale. Molte cose vecchie sono viste come nuove in Italia, e magari ispirano i siti che stanno per essere rilasciati.

Il punto: come pensare il digitale per i periodici.

Minonline: il caso di Glamour.com.

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