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Anche La Pubblicità Fugge All’Estero

Gli investimenti in pubblicità calano nella carta stampata anche perché i top spender spostano le risorse verso altri Paesi: quelli che garantiscono un ritorno superiore all’Italia

Uno degli articoli che più mi hanno colpito in queste settimane, per le chiavi di lettura che fornisce sulla crisi dei media, è uscito il 6 marzo sul Sole 24 Ore (pagina 37, a firma Andrea Biondi).

Si parla di pubblicità. E delle scelte fatte dai player più importanti del settore, i 10 top spender: le 10 aziende che più investono in spot e marketing in Italia, con una quota pari al 15% su un totale di 6,4 miliardi di euro.

Nelle parole degli intervistati, tra cui Roberto Binaghi, Ceo del centro media Mindshare, un’autorità nel campo, viene fuori un quadro preoccupante per tutti i media, ma soprattutto per la carta stampata.

Non solo un’interminabile crisi economica iniziata ormai 5 anni fa ha portato a un taglio negli investimenti.

Il fenomeno più preoccupante è nel cambiamento delle strategie. I 10 top spender sono esemplari, in questo. Non solo in un anno le società hanno ridotto complessivamente del 16% la spesa (contro il 12% circa del mercato). La cosa più grave, per chi vive nei media, è che gli investimenti maggiori si stanno spostando verso Paesi che garantiscono un ritorno maggiore.

Un cambiamento di lungo periodo.

Consiglio di recuperare l’articolo. I tagli maggiori riguardano gli investimenti nei quotidiani a pagamento.

Futuro dei Periodici

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Le montagne russe dei settimanali – Dati di vendita maggio 2013

Provo a fare qualche minima osservazione sui dati Ads, usciti lunedì, che dicono quante copie vendono i quotidiani e i periodici italiani. I settimanali mostrano finalmente qualche segno positivo dopo molti mesi di risultati deludenti, una conferma di quanto si era iniziato a vedere in giugno. C’è movimento anche nelle copie digitali. Ma il confronto con un anno fa fotografa la gravità della crisi dell’editoria.

Naturalmente non parlerò dei quotidiani e delle 75 mila copie digitali del Sole 24 Ore, le 61 mila del Corriere della Sera, 49 mila di La Repubblica.

Mi concentro sui settimanali.

Prendiamo i dati di vendita in edicola di maggio e confrontiamoli con aprile 2013.
Ci sono alcuni interessanti segnali di risveglio. Chi vende il 5,9 % in più, Diva e Donna fa +13,9%, Donna Moderna +10%, F +26,1%, Grazia +30,1%, Oggi +5,4%.

Invece il confronto maggio 2013 con maggio 2012 fa accapponare la pelle.
Espresso perde il 70%, il Mondo il 68%, Oggi il 39%, Panorama il 57%, Di Più Tv il 56%, perfino Vanity Fair, da un decennio gallina dalle uova d’oro, cala del 39,8%: segno che non si poteva proprio fare di meglio?

Nel digitale vedo che, mese su mese, alcune testate registrano forti incrementi.

Primaonline: dati vendita maggio 2013.

Primaonline

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L’altra faccia del Sole 24 Ore, primo quotidiano digitale italiano

Leggendo i conti del Sole 24 Ore viene da fare un’amara riflessione sullo sviluppo digitale dei giornali. Parto dal primo quotidiano economico italiano, ma temo che la mia considerazione abbia un valore generale.

Domanda: come si possono far crescere i ricavi digitali di un importante giornale, fino a vederli diventare il 31 per cento del fatturato, come al Sole 24 Ore nel 2012?

Risposta: basta guadagnar meno con le altre attività (pubblicità, copie cartacee, altri asset del Gruppo) e il peso del digitale aumenta nel mix complessivo.

Se il resto va male, la piccola quota di attività digitali diventa rilevante.

Infatti il Sole, “primo quotidiano digitale in Italia” (46.190 copie giornaliere), registra davvero una crescita rilevante delle copie digitali vendute, tanto da superare la concorrenza del Corriere della Sera e di Repubblica, ma chiude il 2012 con un rosso di bilancio di 45,8 milioni di euro. Colpa, in particolare, del crollo del 16 per cento dei ricavi pubblicitari (ma ci sono altre voci, come azioni straordinarie e oneri di ristrutturazione).

Con una punta di ironia potremmo dire che c’è una somiglianza con il New York Times secondo quanto messo in luce dal superesperto Ken Doctor nel sito di Nieman Lab. Anche nel caso del terzo quotidiano più venduto degli Stati Uniti si sono visti negli anni un calo vertiginoso della pubblicità e la tenuta dei ricavi da diffusioni. Fino alla presa d’atto collettiva, negli Usa, che i quotidiani, tutti i quotidiani, devono archiviare il vecchio modello che prevedeva un rapporto tra entrate pubblicitarie ed entrate da copie di 80 a 20. Si torna alla centralità del lettore (e ci si deve accontentare di fare meno ricavi). Ma il New York Times ha trovato un equilibrio economico. Il Sole24, invece, è in difficoltà. Per mille ragioni. Non il solo.
Sole 24 Ore: il Sole primo quotidiano per ricavi digitali

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Non solo l’Edicola Italiana per diffondere quotidiani e riviste digitali

Nasce l’edicola online dei giornali italiani, si chiama Edicola Italiana, si possono acquistare, leggere, scaricare le versioni digitali dei quotidiani e delle riviste dei maggiori editori del nostro Paese. Sono sei gli editori consorziati: Caltagirone, Gruppo Espresso, Il Sole 24 Ore, La Stampa, Mondadori, Rcs Mediagroup. Altri potranno aggiungersi ed esporre i propri giornali, i settimanali, i mensili e le altre testate del portafoglio.

PER TABLET. L’atto costitutivo di Edicola Italiana, riferisce Il Sole 24 Ore (l’articolo è riportato in link alla fine di questo post), è stato firmato nei giorni scorsi a Milano. I lettori dei giornali e delle riviste degli editori che fanno parte di questo consorzio potranno acquistare le versioni per pc, tablet o smartphone. Si tratta di una manovra per sfuggire anche ai sistemi di prezzi imposti dalle edicole online esistenti, come Apple Newsstand (che trattiene il 30% dell’acquisto).

ALTRE AZIONI. L’Edicola Italiana fa parte di un’azione più ampia degli editori, così penso ma ormai mi sembra evidente, per incoraggiare e diffondere la lettura nel digitale, sviluppare prodotti specifici e mettersi al riparo da concorrenza scorretta, balzelli di mediatori, pirateria, come questo blog aveva tentato di approfondire in un post di qualche tempo fa. L’Edicola si aggiunge alla guerra per far pagare Google, all’uscita di tablet degli editori italiani, alla chiusura per azione della magistratura del sito pirata (che però ha riaperto nei giorni scorsi) Avaxhome, dal quale si possono scaricare gratuitamente, ma illegalmente, copie digitali complete dei giornali.

IL PUNTO: gli editori italiani si stanno muovendo nel digitale. Lo fanno anche con azioni coordinate, di difesa comune, come nel caso di Edicola Italiana.

Il Sole 24 Ore: edicola online di giornali italiani

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