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Non solo Newsweek: anche Spin tra le chiusure di periodici

Chiude Spint, testata musicale che da 27 anni raccontava la scena musicale alternativa. Il periodico, un mensile che era stato trasformato in bimestrale per tentare di salvare l’edizione cartacea, uscirà solo in formato digitale.

NON SOLO NEWSWEEK. Riporto la notizia della chiusura di Spin, magazine americano letto nel mondo, per tre motivi. Il primo è dire che non solo Newsweek abbandonerà le edicole dal 2013. Il secondo è far vedere come si è arrivati al capolinea: prima di diventare una testata che esce solo online, Spin ha cambiato periodicità, puntato su articoli più lunghi, enfatizzato l’aspetto patinato: ma diventare un prodotto “di lusso” non è bastato. Il terzo aspetto è quel che accade nel mondo dei periodici musicali, pesantemente colpiti dall’avanzare del digitale: c’erano molti concorrenti oggi, di fatto, sopravvive solo Rolling Stone.

I DATI. Spin, negli ultimi dieci anni, ha visto un declino della raccolta pubblicitaria da 661 pagine nel 2003 a 378 nel 2011, con un calo del 43%. Nei primi nove mesi del 2012 c’è stata un’ulteriore, devastante, discesa del 40%, da 287 a 171 pagine.

Quanto alle copie vendute, nel secondo semestre 2011 Spin vendeva, tra edicola e abbonamenti, 460 mila copie, sotto del 15% rispetto allo stesso periodo del 2005.

M’interessa perché: 1) descrive il percorso discendente di molti giornali; 2) fa vedere che si scende a tappe.

Il punto: testate famose sopravviveranno nel digitale?

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Madiapost: chiude il periodico musicale Spin

Spin-A

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Quando il digital compra la carta/ Il caso di Spin

Spin, bimestrale americano di musica rock (fino a poco tempo fa era un mensile), è stato comprato da BuzzMedia, la più grande società e community di website sulla cultura pop (40 milioni di visitatori unici mensilli). La testata, fondata nel 1985, era in crisi, perdeva copie, pubblicità, un copione che conosciamo, non più drammatico della media. Quel che è interessante, è vedere quali sono gli attori dell’operazione di acquisizione. Colpiscono le parole del Ceo di BuzzMedia, che rovesciano la prospettiva da cui solitamente si guarda al rapporto tra periodici e digitale in Italia. Non è l’editore di periodici a crescere nel digitale ma il digitale che acquisisce la carta e cerca di infonderle un nuovo senso editoriale e commerciale. Ecco cosa dice Tyler Goldman, Ceo di BuzzMedia: «We believe there is a unique role for print and see it as another outlet for people to access content about their passion topics. In the longer term,” he added, “we’re still defining how print fits in from a platform perspective.» «Crediamo che la stampa abbia un ruolo insostituibile e la cosideriamo come uno dei modi in cui le persone accedono ai contenuti che riguardano le loro passioni. Nel lungo termine noi stiamo ancora lavorando al modo in cui la stampa può funzionare dal punto di vista di una piattaforma multimediale». (Notizia e citazione tratti da AdAge MediaNews).

L’editore digitale BuzzMedia compra il bimestrale di musica rock Spin.

M’interessa perché: 1) rovescia il paradigma: l’editoria digitale compra quella cartacea, non viceversa; 2) dà una prospettiva a tante pubblicazioni cartacee di nicchia; 3) trasmette un pizzico di ottimismo.

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