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Sports Illustrated: il periodico passato dalla carta al digitale

Non è proprio così: la rivista rimane. Ma il sito diventa il prodotto centrale. Almeno a giudicare dal progetto lanciato in queste ore

Vale la pena di dare un’occhiata: non è neppure un sito ma una piattaforma digitale pensata anche per smartphone e tablet.

Quello che era un periodico di carta si trasforma in un prodotto di breaking news, dirette in streaming, una rete di siti alleati, storytelling che utilizza tutti gli strumenti offerti oggi dal digitale ai giornalisti: foto, infografiche, video, podcast…

Un’evoluzione da studiare, che inietta fiducia sul futuro degli editori di periodici come Time.

Sports Illustrated

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Storytelling Delle Olimpiadi

Un nuovo modo di raccontare le Olimpiadi. I Giochi invernali di Sochi sono stati palestra di storytelling e multimedialità per Sports Illustrated, New York Times, Spiegel Online

L’esempio più bello è di Spiegel Online. Si intitola Die Straβe Nach Sotschi – Eine Olympische Winterreise, la strada per Sochi, con un tocco schubertiano.

Giornalista e fotografo hanno raccontato un viaggio dalla capitale Mosca a Sochi, sede dei Giochi, sul Mar Nero. Cartina geografica, scatti spettacolari, tanto testo: la componente “multi” non c’è (i quotidiani e i periodici sono multimediali?), ma l’impatto emotivo molto forte, tra bambini che fanno pattinaggio alle 6 del mattino, vittime della mafia, madri che hanno perso il figlio in attentati terroristici, spogliarelliste che fanno numeri ispirati alle Olimpiadi, la desolazione di svincoli stradali e strutture sportive costruiti per l’occasione a Sochi.

Altrettanto sobrio è Fourth Place del New York Times. Cosa vuol dire andare alle Olimpiadi e mancare per un soffio il podio: il quarto posto. Sono ritratti e dichiarazioni di atleti, la loro delusione, e la registrazione audio dell’intervista. Siamo lontani dalla complessità del racconto multimediale di Snow Fall. Eppure per creare Fourth Place sono stati messi all’opera 10 producer. Lussi da quotidiani globali.

Va segnalato Meet Team Usa di Sports Illustrated. Ritratti di atleti degli Stati Uniti, con profili e racconto.

Futuro dei Periodici

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Lo Stato e la Chiesa – I Cambiamenti di Time Inc.

Lo Stato è la pubblicità: profana. La Chiesa è il contenuto giornalistico: sacro. La loro separazione aveva figure di garanzia. Che sono state cancellate dal più grande editore di periodici Usa. Per pensare allo sviluppo digitale. Ai bilanci. Alla sopravvivenza

C’ERA UNA VOLTA Ti racconto una storia. Quella dello Stato e della Chiesa. Vivevano nella stessa casa, ma in stanze diverse. Una, la Chiesa, si preoccupava di fare bei giornali (erano giornali importanti, sai!). L’altro, lo Stato, doveva badare al sostentamento. Non potevano vivere l’una senza l’altro. Ma un bel giorno quella divisione è stata cancellata…

COME CAMBIA È saltata perché la Chiesa e lo Stato rispondono alla stessa persona. La scorsa settimana il più grande editore di periodici americano, Time Inc., ha annunciato un grande cambiamento nella struttura di comando. Una svolta epocale, per i veterani del mestiere. Finora i direttori delle riviste rispondevano a un direttore editoriale: un esperto di contenuti giornalistici. Era lui a discutere con chi si occupava del business: un confronto alla pari. Da oggi, invece, l’interlocutore dei singoli direttori di testata, a cui rendere conto dei risultati, è una figura di business (il presidente di divisione), che deve garantire il successo economico delle testate quanto a vendite e pubblicità raccolta. Tra i suoi poteri, la possibilità di licenziare i direttori. Una cosa simile era stata sperimentata da Condé Nast per la rivista Lucky. Ma è seguito un rapido dietrofront.
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Giornalismo À La Carte – Periodici e Paywall

I siti dei periodici, a differenza dei quotidiani, non sono a pagamento (con eccezioni). Eppure la carta non basta. Si cercano modi alternativi per ricavare denaro nel digitale. Con singoli articoli in vendita, pezzi di copertina dati gratis in cambio di video pubblicitari da guardare, edizioni speciali. Perché i magazine non possono vivere solo di copie per tablet. Anche il web vuole la sua parte (smiley).

SE NASCE THE INTERNATIONAL NEW YORK TIMES Si torna a parlare con eccitazione dei siti giornalistici a pagamento. A smuovere le acque la notizia che il New York Times ha grandi progetti nel digitale. Ieri i vertici del quotidiano più famoso del pianeta hanno annunciato la chiusura della testata gemella, e di proprietà, The International Herald Tribune, fondata nel 1887 come giornale americano che parla al mondo intero. Sacrificata perché rischiava di fare ombra alla espansione globale della testata principale, quel NYT nato come giornale di New York City, diventato da non molto quotidiano nazionale. E ora lanciato nella dimensione internazionale e digitale con il nome di: The International New York Times (sulla logica del power brand, leggete qui). Attraverso la versione per tablet e un sito dove si possono leggere gratis solo un certo numero di articoli. Poi si paga.

PERIODICI SENZA PAYWALL Ma nei periodici c’è poco da far pagare. C’è poco da erigere paywall. Settimanali e mensili non hanno, per definizione, breaking news da vendere (sempre che non si tratti di testate specializzate come l’Economist). La specializzazione è riservata ad alcuni magazine, gli altri sono generalisti.

Come si possono aumentare i ricavi, visto che le edizioni per tablet e mobile faticano, per il momento, a decollare?

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