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Sempre più lettori per i periodici digitali – Una ricerca in Gran Bretagna

Una notiziola di qualche interesse, perché apre una prospettiva su cui riflettere.

Dunque, questa app per leggere i giornali su tablet, lekiosk, un’edicola virtuale, ha fatto una ricerca sulla lettura dei periodici e dei giornali sulle “tavolette”.

Pare che in Gran Bretagna la metà della popolazione abbia comprato e letto periodici digitali.

Dove si legge con il tablet? Nel 36% dei casi in salotto, nel 22% in camera da letto, nel 20% mentre si viaggia in bus o metro per andare al lavoro.

Il sondaggio, condotto su un campione di 2000 persone, ha inoltre rivelato che 1 inglese su 20, e 1 giovane su 10 tra i 18 e i 24 anni, legge più periodici digitali adesso di quanto facesse un anno fa.

La morale, riportata dal Guardian? Il futuro dei periodici è digitale. E lo strumento per la lettura sarà il tablet. Parola di lekiosk, parte in causa.

The Guardian: tablet e periodici.

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Dall’obiettività al giornalismo dell’interpretazione – Una ricerca della Columbia sull’era digitale

Una ricerca della Columbia University mostra come il giornalismo che riporta i fatti stia lasciano il posto al giornalismo che interpreta la realtà. C’è uno spostamento dal resoconto degli avvenimenti, nel nome dell’obiettività, all’analisi di quel che accade. Un processo iniziato negli anni Novanta e accelerato dal digitale. Perché nel web si celebra l’orgia delle notizie. Ma la gente ha bisogno di significato.

Lo abbiamo detto mille volte, il Web è il regno della notizia ridotta a commodity, qualcosa che viene riportato e copiato mille volte, senza valore aggiunto, un moltiplicatore che toglie valore al lavoro di chi raccoglie i fatti e li riferisce. Per questo, si dice, l’informazione è diventata gratuita e i giornali sono entrati in crisi. Encefalogramma piatto.

Ma nell’epoca dei reporter della porta accanto (il citizen journalism, il giornalismo partecipativo) si sente la mancanza di qualcuno che sappia spiegare il significato dei fatti, che li interpreti e dia una bussola alle persone.

Da qui l’analisi della Columbia University di New York che ha provato a quantificare le notizie presenti sui giornali americani, dal 1955 a oggi, dividendole in quattro categorie: coventional news, cioè il resoconto di qualcosa che è accaduto nelle ultime 24 ore; contextual news, storie che contengono analisi, interpretazione, spiegazione; investigative journalism, che mette sotto la lente i poteri e i potenti; social empathy, storie di persone interessanti.

Il risultato è la crescente importanza delle contextual news, dunque le analisi e le interpretazioni, rispetto alle conventional news, il semplice resoconto. Cliccate sulla tabella per ingrandirla e vedere i risultati dello studio della Columbia.

tipologie di giornalismo

Perché questo sta avvenendo?

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Piace la pubblicità interattiva dei periodici

Sondaggio sull’efficacia della pubblicità nelle edizioni per tablet dei periodici americani. Per la prima volta uno studio rivela un’alta partecipazione dei lettori, che cliccano sulle inserzioni, aprono siti, scaricano applicazioni. Un risultato che dovrebbe fare piacere ai giornalisti: come sappiamo, ci sono testate che ricevono metà o due terzi dei ricavi dalla pubblicità.

La ricerca è stata fatta da Starch Digital su piú di 13 mila inserzioni pubblicitarie nelle edizioni per tablet delle riviste nella seconda metà del 2012. Circa 9.500 pubblicità avevano elementi di interattività. Metà dei lettori che hanno letto o notato queste inserzioni hanno poi interagito con le stesse. L’interesse maggiore è stato riscosso dalla comunicazione riguardante auto, moto, scooter.

Il Punto: trovare fonti di ricavo, e un modello di business, per i periodici del futuro.

Adage: successo della pubblicità interattiva sul tablet
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Nella testa degli editori che ristrutturano i periodici – 3

C’è bisogno di una guida, una specie di mappa, per capire cosa c’è nella testa degli editori di periodici che, con poche eccezioni, hanno avviato una seconda stagione di ristrutturazioni (a volte senza dichiararlo).

Riprendo il filo del discorso avviato in altri post (questa è la terza parte. Se v’interessa, leggete qui la prima e la seconda parte). Prendo lo spunto da uno studio della multinazionale della consulenza Boston Consulting Group (che ha lavorato per alcuni editori italiani). Non sposo la loro prospettiva, fornisco un elemento utile per capire cosa ci sta succedendo. Partendo dal presupposto che, come dice Boston Consulting Group (Bcg), limitarsi a tagliare i costi in ogni caso non basta.

Gli editori devono iniziare un viaggio di trasformazione delle loro aziende e dei prodotti editoriali. E la prima mossa, secondo Bcg, è sbloccare risorse, cash, per finanziare la transizione e tener buoni gli azionisti (quando ci siano).

L’organizzazione aziendale va rivista con l’occhio severo e distaccato di un private-equity buyer: come se la si dovesse comprare e non si fosse i proprietari.

Il consiglio, per gli esperti ovvio, è di agire su tre elementi: i costi (operativi e strutturali); i ricavi (copie e pubblicità); il valore per gli azionisti.

Il mix delle leve da utilizzare cambia a seconda dell’azienda, ma l’effetto è sempre positivo.

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Scenari 1/ Giornali e digitale in uno studio Usa

La Alliance for Audited Media, organizzazione che certifica i dati sui giornali venduti nel Nord America, ha pubblicato uno studio sullo sviluppo digitale di quotidiani e periodici nel 2012: è una pietra miliare per chi vuole capire le trasformazioni in corso.

La Alliance for Audited Media (ex Audit Bureau of Circulations), cioè l’Ads del Nord America (però più serie dell’equivalente italiano perché certifica autonomamente i dati degli editori e non usa i numeri forniti dalle società), ha pubblicato un rapporto sulla transizione al digitale nei quotidiani e periodici, Aam 2012 Digital Publishing Survey. A mio modesto parere è uno studio fondamentale, una pietra miliare. Riprende infatti domande che tutti, nel settore, si pongono, e offre l’immagine di una realtà che si va delineando: 1) Gli editori devono investire nel digitale? 2) Su quali prodotti digitali bisogna investire? 3) Sul digitale bisogna offrire una replica del giornale di carta o contenuti originali? 4) Bisogna far pagare i contenuti digitali? 5) Come si fanno ricavi nel digitale? 6) La carta rimarrà a lungo importante?

La conclusione a cui giunge lo studio è la seguente: produrre contenuti giornalistici per i device digitali (pc, tablet, smartphone, e-reader) è ora la regola. E la realtà tecnologica è così articolata che gli editori devono fornire contenuti per device differenti.

Questo post continua in una serie di lanci (sei in tutto, compreso questo) che rendono più leggibile il Rapporto di AaM. Naturalmente chi sa bene l’inglese può accedere al rapporto completo, allegato qui sotto. Buona lettura.

AAM: 2012 Digital Publishing Survey

AAM 2012 Digital Publishing Survey

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