Archivi tag: sviluppo digitale dei periodici

Il Papà Di Ebay Lancia Periodici Digitali

Periodici digitali. Lanciati dal papà di ebay. Per restituire al giornalismo quel che ha smarrito online: contenuti di qualità, con una voce originale, diretti da professionisti

Pierre Omidyar è il fondatore di ebay e dalla fine del 2013 ha investito 50 milioni di dollari nella creazione di una media company, una società che mescola editoria e tecnologia, chiamata First Media. Obiettivo: creare una nuova forma di giornalismo nel digitale.

Ha richiamato giornalisti del Guardian, di Rolling Stone e di altre testate prestigiose.

E ieri ha diffuso con un video i dettagli del suo progetto, creando grande attesa nella stampa americana.

Riporto alcune delle frasi che sentirete nel filmato. Sono dichiarazioni d’intenti:

1) Restituire al giornalismo quel che ha perso nel digitale: redazioni che sfornino prodotti di qualità.

2) Lanciare una serie di magazine, ciascuno dedicato a uno specifico argomento, con una voce distinta e riconoscibile, diretto da un giornalista.

3) Creare una nuova redazione, nella quale collaborino figure diverse, solo in parte giornalistiche: esperti nell’elaborazione di dati, fact chechers, visual designer, esperti di tecnologia, giornalisti e scrittori.

«(the effort will) bring back to journalism what’s been lost — the critical but expensive support that’s often neglected in the digital age. In our model, teams of data analysts, fact checkers, visual designers, editors and trechnologists will work together with writers reporters and producers to create powerful stories presented in compelling packages. We’ll give our journalists everything they need to do their jobs well».

Un’osservazione: il padre di ebay, il patron di Amazon, Yahoo.. tutti i grandi della tecnologia digitale stanno investendo in contenuti e giornalismo.

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Quanto Crescono i Giornali nel Digitale (E il Ritorno di Newsweek)

Il passaggio dei periodici al digitale, lo sviluppo dei siti, l’espansione sui social, il diffondersi dell’iPad, la crescita tumultuosa delle copie per tablet, la comparsa di edicole virtuali con scaffali sempre più colmi di giornali. Ma un importante rapporto sul futuro dei magazine dice che tra 5 anni il digitale peserà solo per il 12% sui fatturati. Tutto il resto è carta

NEWSWEEK Ci pensavo leggendo la notizia del ritorno nelle edicole di Newsweek: una inversione a U, dopo la decisione, presa un anno fa, di andare avanti solo nel digitale. Tutti i giornalisti lo ricordano, è stata una notizia da tg delle 20. Ma la nuova proprietà del newsmagazine ha idee diverse dall’ex direttore Tina Brown. Una vicenda esemplare sull’incertezza e imprevedibilità con cui siamo costretti a convivere.

EDICOLA VIRTUALE Carta o nuove realtà. Al riguardo un’edicola virtuale britannica, MagVault, ha realizzaro una bella infografica sul boom delle edizioni digitali dei periodici.

Numeri impressionanti sulla crescita. I maggiori settimanali e mensili sono presenti nella classifica di vendita, tra cui Wired, Economist, Cosmopolitan, Men’s Health, GQ.

Ma una domanda deve mantenerci vigili e lucidi di fronte a notizie come questa: quanto pesa davvero il digitale nei magazine, oggi, e quanto si prevede possa pesare nei prossimi anni?

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Anna Wintour e il Digitale di Vogue

Come deve cambiare un giornale con l’arrivo del digitale. Più contenuti per i vari canali. Un pubblico diverso su ciascuna piattaforma. Il rischio di cannibalizzazione. La necessità di imparare: anche da parte di Anna Wintour, direttore di Vogue

UN GRANDE DIRETTORE Anna Wintour non ha bisogno di presentazioni: il direttore di Vogue, Teen Vogue e, da sei mesi, il direttore artistico dei periodici americani di Condé Nast, ha parlato ieri dello sviluppo digitale dei suoi giornali a una conferenza newyorkese di Women’s Wear Daily (WWD), la Bibbia della moda.

Come viene affrontato l’impatto tra la nuova dimensione digitale della comunicazione e il rafforzamento di un mensile come Vogue?

PIÙ CONTENUTI Il mitico direttore spiega di aver imparato che l’obiettivo, ora, è creare più contenuti che siano specifici per ciascun canale: carta, sito web, mobile. Perché se si cade nell’errore di mettere le stesse cose nel magazine e nel sito, il risultato sarà poco soddisfacente, visto che raggiungi un pubblico diverso su ciascuna piattaforma.

«So now what we’re all doing is creating more content that is specific for different channels. I think what I’ve learned, what we’ve all learned, is that if you do similar content for the magazine and the website, it’s going to be much less successful [because] you’re reaching a different reader [on each platform]… The good news is that you are reaching far more readers through all these different channels».

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Come il Boss di Google Vede il Futuro dei Periodici – The American Magazine Conference

Parlano di giornali di carta i mogul di Internet. Il Ceo di Google, uno dei fondatori di Facebook. Sul futuro dei periodici sono più ottimisti di chi ci lavora. E aiutano a vedere i punti di forza degli Old media nell’era dei New Media

I MOGUL DEL WEB All’American Magazine Conference dei giorni scorsi a Manhattan hanno parlato del futuro dei periodici i nomi più in vista del Web.

I PERIODICI HANNO FUTURO Chris Hughes, uno dei fondatori di Facebook e proprietario del mensile liberal The New Republic (acquistato nel 2012: in anticipo di un anno su Jeff Bezos), pronostica lunga vita per la carta stampata.

I periodici sono l’unione perfetta di contenuti ben realizzati e tagliati su misura del lettore. Un magazine di carta o su tablet presenta una sequenza di articoli, come i capitoli di un libro, ma gli articoli possono comparire separatamente su Internet, come le canzoni di un album musicale. «Cosa più complicata per i quotidiani».

Magazines, Hughes argued before the crowd that had gathered… are the perfect hybrid of a curated experience and a customizable one. A print or tablet magazine offers a sequence of articles, like chapters in a book, but its articles can stand discretely on the Internet, like songs from an album. «That combination bodes well particularly for magazines. Less so for newspapers».

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Le copertine di The Atlantic e i newsmagazine

Non riesco a tenere per me l’entusiasmo di aver scoperto The Atlantic. Di questo mensile americano con 155 anni di storia, che dal 2008 ha fatto una svolta decisa verso il digitale, ho parlato nel post di ieri. Subito dopo mi sono guardato un po’ di numeri arretrati e sono rimasto colpito (folgorato) dalla forza delle copertine. Ho avuto l’impressione che, parlando di newsmagazine (periodici che si occupano dell’attualità nel campo della politica, degli esteri, della società, dell’economia, della cultura: l’Espresso e Panorama, due settimanali), solo un mensile abbia il respiro per approfondire come si deve i temi del momento. Lo so, sembra un’assurdità, nell’era dell’informazione aggiornata minuto per minuto. Abbiate la pazienza di scorrere alcune copertine di The Atlantic degli ultimi due anni. E poi ritorno sull’argomento. Eccole.

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