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La folle caccia degli editori ai video pubblicitari

Contro ordine ragazzi.

C’è grande interesse tra gli editori per i video web, da inserire nei siti delle testate e nelle app. Si prevede infatti che la raccolta pubblicitaria associata ai video possa crescere, negli Usa, di oltre il 40 per cento solo nel 2013.

Ma la caccia all’inserzionista, e la disponibilità di spazi, sono così evidenti da far crollare il prezzo della pubblicità video online. Negli Stati Uniti i prezzi sono scesi, rispetto al 2011, tra l’11 e il 15 per cento.

La spiegazione, riportata sul blog del Wall Street Journal, in un articolo intitolato Web Video: Bigger and Less Profitable, è, appunto, legata al numero di editori che offrono spazio per la pubblicità video. Qualsiasi media company, inclusi gli editori di quotidiani, periodici e le televisioni generaliste, vogliono la loro fetta di ricavi in questo campo.

Lo spazio per i video è aumentato a dismisura. Dei 39 miliardi di contenuti video presenti sul web nel dicembre scorso, circa il 23 per cento aveva natura pubblicitaria contro appena il 14 per cento di un anno prima.

Calano le tariffe, di conseguenza. Lo scorso anno il costo di un video su un sito di eccellenza variava dai 15 ai 20 dollari per CPM (mille contatti/visualizzazioni). Nel 2011 oscillava invece tra 17 e 25 dollari, stando alla società di analisi BrightRoll.

Il Punto: il problema dei ricavi nei siti dei giornali.

Wall Street Journal: Web Video, Bigger and Less Profitable

The-Wall-Street-Journal

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Quanto è pagata la pubblicità su periodici, versioni per tablet, siti web

Dopo la raggelante notizia sul crollo della raccolta pubblicitaria dei periodici italiani nel mese di gennaio 2013 (-25%), arriva la beffa dagli Stati Uniti: nei magazine la discesa della raccolta pubblicitaria nel 2012 è stata del 2%. In realtà i magazine consumer, quelli venduti in edicola, hanno registrato una flessione del 3%, come i quotidiani e come, a sorpresa, l’online. Mentre la tv sale dell’8%, la radio del 3%. Complessivamente la raccolta pubblicitaria vale negli Usa 140 miliardi di dollari.

Qui sotto la tabella illustra un nuovo problema che angustia gli editori di periodici. Come si sente spesso ripetere, l’editoria spera che in un futuro non troppo lontano i periodici possano migrare dalle edicole ai tablet, garantendo la sopravvivenza dei titoli più forti e innovativi. Negli Usa sono stati venduti finora oltre 64 milioni di tablet. Ma le copie digitali di periodici acquistate sono al momento meno di 8 milioni al mese. Ritardo.

Nel mobile le tariffe sono molto basse. E i pubblicitari, quando si fa loro notare che dovrebbero pagare di più, magari quanto sui periodici di carta, rispondono che non ci sono metriche, misurazioni certe, capaci di dimostrare l’efficacia della pubblicità su tablet.

Allargando il discorso, si osserva, ma non è una novità, che la transizione dei contenuti giornalistici dalla carta al digitale è accompagnata dal crollo della raccolta pubblicitaria. Un istruttivo articolo fa vedere quanto costa ancora oggi far pubblicità sulle pagine di Elle, e crea un confronto con i siti web.

Nell’edizione americana della rivista
una pagina viene pagata 155 mila dollari. Poiché ogni numero viene letto da 1,1 milioni di lettori, si può stabilire che gli inserzionisti pagano 141 dollari ogni mille lettori. Ebbene, nei siti web si pagano pochi dollari (meno di dieci) ogni mille lettori.

(La tabella mette a confronto le tariffe ogni mille lettori/impression nei vari media).

tariffe ad mobile

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