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Quanto vendono i quotidiani americani – I dati al 31 marzo 2013

La diffusione media dei quotidiani statunitensi è diminuita su base annua dello 0,7%. Ma in questi numeri vengono spesso conteggiate le copie digitali date gratuitamente con l’abbonamento al giornale di carta. Gli abbonamenti solo digitali, invece, equivalgono al 19,3% delle diffusioni complessive, in crescita del 14,2%. Sono i dati rilasciati ieri dalla Alliance for Audited Media, l’Ads americana.

Primo quotidiano degli Usa si conferma il Wall Strett Journal con 2,4 milioni di copie, su del 12% rispetto al 31 marzo 2012.

Al secondo posto sale il New York Times, che vende 1,9 milioni di copie, in crescita del 18%. Il giornale ha le diffusioni digitali più alte con 1,1 milioni di copie.

Scivola al terzo posto il quotidiano di Gannett Co., lo Usa Today, che ha perso in un anno il 7,9% dei lettori e si ferma a 1,7 milioni di copie al giorno.

Qualche giorno fa erano usciti i conti del primo trimestre.

Wall Street Journal: quanto vendono i quotidiani Usa.

The-Wall-Street-Journal

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Calano dell’8,2% le vendite dei periodici americani

Le copie vendute in edicola calano dell’8,2%. Questo è l’indicatore più attendibile di come va il mercato, visto che gli abbonamenti possono essere proposti a prezzi stracciati, quando non vengono dati in omaggio. La crisi della carta stampata continua, seppur con minore asprezza rispetto all’Europa (e all’Italia).

Sono usciti i dati sulle diffusioni dei periodici americani nella seconda metà del 2012: negli Stati Uniti la misurazione non avviene mese per mese, come in Italia, ma ogni semestre. Li ha pubblicati l’Alliance for Audited Media (equivalente dell’Ads italiana).

Per le 402 testate sottoposte al monitoraggio, il numero di copie vendute complessivamente, in edicola e in abbonamento, è sceso dello 0,3%. Ma gli abbonamenti salgono dello 0,7%, mentre i giornali in edicola flettono dell’8,2%.

Allo stesso tempo sono usciti dati sulle copie digitali dei periodici vendute nel secondo semestre del 2012: potete leggerli in un altro  post di Futuro dei Periodici.

Nella prima tabella qui sotto potete vedere l’andamento in edicola dei 25 principali magazine americani. Testate conosciute anche in Italia hanno forti cali: Cosmopolitan, People, Glamour, Vanity Fair.

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Copie digitali dei periodici vendute negli Usa

Sono usciti i dati sulle copie digitali dei periodici americani. Li ha diffusi l’Alliance for Audited Media (equivalente della nostra Ads).

Il 65 per cento dei giornali ha una replica digitale, ma queste edizioni equivalgono ad appena il 2,4 per cento delle copie vendute, circa 7,9 milioni di copie.

 

Pochissimo.

In compenso alcuni titoli hanno registrato una crescita fortissima. Ecco i 25 più venduti.

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Scenari 5/ Crescita lenta dei periodici nel digitale

Gli editori americani si interrogano su come fare profitti con il digitale e fanno previsioni: il 20 per cento crede che entro il 2014 riceverà da siti web, applicazioni per smartphone e contenuti per tablet ricavi pari al 25 % del fatturato pubblicitario complessivo della compagnia.

I dati sono tratti dal Digital Publishing Survey 2012 di The Alliance for Audited Media (Aam), l’organizzazione che si occupa di certificare le copie di giornali vendute negli Stati Uniti. Si viene a scoprire che:

1) La maggior parte degli editori americani offre contenuti per tablet e smartphone. Ma non sempre si chiede all’utente di pagare per questi prodotti.

Il 56 per cento degli editori fa pagare per i contenuti specificamente studiati per iPad, il 42 per cento per iPhone, il 38 per cento per i contenuti per il Kindle… (nel Rapporto trovate i dati completi).

2) Naturalmente i contenuti a pagamento non possono essere l’unica fonte di guadagno. Perché sul digitale vi sia un modello di business, confermano gli editori sentiti per questo studio, le fonti di ricavo devono essere due: contenuti e pubblicità.

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Scenari 6/ Nei giornali la carta conta ancora

Infine, la carta: per gli editori americani i giornali di carta rimangono indispensabili nell’offerta al lettore. Non si può rinunciare a quotidiani e periodici tradizionali.

Il Digital Publishing Survey 2012 di The Alliance for Audited Media (ex Audit Bureau of Circulations, l’Ads del Nord America), per cui sono stati sentiti i principali editori di quotidiani e periodici, arriva alla conclusione che della carta non si può fare a meno.

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Scenari 4/ I quotidiani hanno siti a pagamento, i periodici no

Gli editori americani hanno deciso di far pagare per i contenuti gionalistici digitali: il 2012 è stato l’anno del paywall.

Non c’è solo il caso, ormai da storia del giornalismo, del New York Times: moltissimi quotidiani hanno adottato nel 2012 il paywall. Lo dice il Digital Publishing Survey 2012 di Aam, l’organizzazione che fornisce dati certificati sugli editori di quotidiani e periodici americani. Si mette fine all’epoca in cui i contenuti giornalistici venivano offerti gratuitamente ai lettori. Un errore, per molti, perché si sono abituati gli utenti a considerare le notizie alla pari di commodities, servizi per cui è giusto non pagare. Sta emergendo dunque un sistema di prezzi per il digitale, tagliato sulle nuove modalità di distribuzione dei contenuti.

Passando ai numeri, il 48 per cento dei quotidiani ha adottato un paywall e fa pagare. Tra gli editori che non lo fanno ancora, il 44 per cento conta di adottare un paywall nei prossimi due anni.

Solo una piccola parte dei periodici (il 22 per cento) ha il paywall sul sito: i periodici devono puntare sulle app?

Far pagare per i contenuti stabilizza il numero di copie vendute dei giornali. Dare i contenuti gratuitamente taglia le gambe a qualsiasi modello di business. Queste alcune conclusioni del Rapporto.

Gli editori americani adottano il paywall

Leggete il rapporto completo in inglese di Aam nel link qui sotto oppure guardate la serie di post che ho dedicato al 2012 Digital Publishing Survey.

AAM: 2012 Digital Publishing Survey

AAM 2012 Digital Publishing Survey

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Scenari 3/ Differenze tra periodici e quotidiani nel digitale

In questo studio seminale di Aam (l’organizzazione che certifica quanto vendono i giornali negli Stati Uniti),  Digital Publishing Survey 2012, emergono differenze tra quotidiani e periodici nella transizione al digitale.

Anche se il mercato sta diventando più maturo, gli editori di giornali continuano a sperimentare, procedono per tentativo ed errore sulla strada verso il digitale. Cercano quel che meglio risponde alle loro esigenze. C’è una differenza tra chi predilige le applicazioni (le famose app che tutti noi scarichiamo con gli smartphone) native, specificamente pensate per fornire contenuti giornalistici su un certo device mobile (iPhone, iPad, altri tablet) e le applicazioni per web, che possono distribuire gli stessi contenuti su più device.

Qui emerge una differenza tra quotidiani e periodici che val la pena di sottolineare, mi sembra gravida di conseguenze, anche se non sono ancora in grado di valutarla nella sua pienezza.

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Scenari 2/ Nel 2013 tutti gli editori Usa presenti nel digitale

La maggior parte degli editori americani sentiti da The Alliance for Audited Media dichiara di produrre contenuti giornalistici per i canali e le piattaforme digitali. In altre parole, il digitale è oggi la regola, lo standard per gli editori di quotidiani e periodici. Senza non si può stare sul mercato.

Nella precedente edizione del Digital Publishing Survey di Aam (ex Audit Bureau of Circulations, l’Ads del Nord America, organizzazione che dice quanto vendono i quotidiani e i periodici) circa la metà delle case editrici di giornali dicevano di produrre contenuti per i device mobili (smartphone e tablet). Tre anni dopo, nel 2012, il 90 % degli editori interpellati dice di produrre contenuti per mobile. Per l’anno prossimo, tutti gli editori lo faranno. Lo si vede nella tabella qui sotto.

Editori che offrono contenuti per mobile

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Scenari 1/ Giornali e digitale in uno studio Usa

La Alliance for Audited Media, organizzazione che certifica i dati sui giornali venduti nel Nord America, ha pubblicato uno studio sullo sviluppo digitale di quotidiani e periodici nel 2012: è una pietra miliare per chi vuole capire le trasformazioni in corso.

La Alliance for Audited Media (ex Audit Bureau of Circulations), cioè l’Ads del Nord America (però più serie dell’equivalente italiano perché certifica autonomamente i dati degli editori e non usa i numeri forniti dalle società), ha pubblicato un rapporto sulla transizione al digitale nei quotidiani e periodici, Aam 2012 Digital Publishing Survey. A mio modesto parere è uno studio fondamentale, una pietra miliare. Riprende infatti domande che tutti, nel settore, si pongono, e offre l’immagine di una realtà che si va delineando: 1) Gli editori devono investire nel digitale? 2) Su quali prodotti digitali bisogna investire? 3) Sul digitale bisogna offrire una replica del giornale di carta o contenuti originali? 4) Bisogna far pagare i contenuti digitali? 5) Come si fanno ricavi nel digitale? 6) La carta rimarrà a lungo importante?

La conclusione a cui giunge lo studio è la seguente: produrre contenuti giornalistici per i device digitali (pc, tablet, smartphone, e-reader) è ora la regola. E la realtà tecnologica è così articolata che gli editori devono fornire contenuti per device differenti.

Questo post continua in una serie di lanci (sei in tutto, compreso questo) che rendono più leggibile il Rapporto di AaM. Naturalmente chi sa bene l’inglese può accedere al rapporto completo, allegato qui sotto. Buona lettura.

AAM: 2012 Digital Publishing Survey

AAM 2012 Digital Publishing Survey

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