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Le Categorie Di Video Più Visti Online

Vale la pena di fare video per il web? Quale tipo di video viene guardato fino in fondo nell’online? A che punto conviene mettere la pubblicità? E gli utenti torneranno a vedere altri video e altra pubblicità sul sito?

Prova a rispondere la start-up britannica Coull, che ha studiato oltre 12 milioni di video nel web in 60 paesi (lo racconta, tra gli altri, il sito theMediaBriefing.com).

Con un obiettivo: scoprire quale tipo di video viene visto fino alla fine.

Un’analisi costruita su un indice specifico, il completion rate (quanti utenti rimangono fino al completamento).

Quale categoria prevale tra notizie “serie”, video di automobili, how to do, animali, blog, viaggi, celebrity… ?

Ecco la tabella che riassume i risultati:

Video Completion Rate

Bisogna precisare che nei risultati ci sono differenze tra Paese e Paese. E rimangono dubbi da chiarire su un tipo di misurazione che mette a confronto, probabilmente, video dalla durata diversa.

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15 Segnali Di Vita Del Giornalismo Che Cambia

Le tendenze nel giornalismo. Legate allo sviluppo digitale. Dal lancio di startup alla pubblicità nativa, dai video alle app, dagli e-book ai compensi legati al traffico dei siti

Ne parla il responsabile della redazione digitale di Forbes, la media company nota non solo per il periodico economico e finanziario ma anche per le attività online, considerate un modello del next journalism: il nuovo che avanza.

Lewis DVorkin, con il consueto sarcasmo indirizzato contro i giornalisti, individua 15 blips, 15 puntini sullo schermo del (suo) radar del giornalismo.

In sintesi, vediamo quali sono e perché. Ma conviene leggere per intero l’articolo di DVorkin.

1) STARTUP: i tycoon del digitale iniziano a investire in startup votate al giornalismo.

2) NATIVE ADVERTISING: il pubbliredazionale, in forma rivista e corretta per il digitale, sta prendendo piede anche nei siti dei media tradizionali. Tra gli ultimi, il New York Times.

3) PIATTAFORME: da Medium a Tumblr, fanno vedere come sarà la comunicazione tutta a base di immagini e grafica della prossima generazione di lettori.

4) GIORNALISMO LONG-FORM: una parola del gergo internettiano, molto di moda, che indica articoli lunghi più di 3000 battute, comuni nei media tradizionali, diventati una formula nobilitante per quei siti che vogliono entrare nel giornalismo di qualità.

5) VERTICALI: si è scoperto che nel digitale c’è posto per siti d’informazione o ecosistemi giornalistici che si rivolgono a comunità circoscritte di utenti, nicchie di lettori diverse da quelle dei brand dal taglio generalista.

6) DATA: parola magica, soprattutto nella variante “big data”. Internet è tutto dati, a partire dal modo in cui si misura il successo di un articolo o una pubblicità online. Presto, dice DVorkin, sentiremo parlar meno di pageview o utenti unici e molto più di viewability: quante volte una pubblicità entra davvero nello spettro visivo di chi legge.

7) APP: la grande promessa per il futuro dei periodici sta deludendo le attese. Ma ci sono strategie per dare alla lettura dei giornali su tablet una seconda chance.

8) VIDEO: tutti gli editori della carta stampata corrono verso la produzione e distribuzione di video sulle piattaforme digitali dei loro brand. Ma per il momento i lettori sembrano preferire il testo scritto, più facile da scorrere, valutare, selezionare.

9) E-BOOK: una bella fonte di guadagno per i giornalisti che hanno trovato temi d’attualità di grande interesse, un ferro caldo da battere sul momento.

10) COMMENTI: vengono inventati sistemi sempre nuovi per dare spazio ai commenti dei lettori. Perché offrono un aggancio alla monetizzazione: tradurre le pagine viste e la partecipazione dell’utente in moneta sonante per i pubblicitari.

11) MOBILE: la pubblicità più basic, il banner (il vecchio annuncio), rende poco, ma si adatta alla versione per smartphone di tanti siti di news. Una risorsa da non perdere.

12) EVENTI: organizzati dai giornali, usando il loro brand, per guadagnare notorietà, conquistare pubblico, aumentare i ricavi.

13) NUOVA PUBBLICITÀ: anziché chiedere al lettore di pagare per accedere ai contenuti di un sito giornalistico, gli si chiede di pazientare un momento e guardare un video pubblicitario. Una formula, molto vista in Italia, che fa pensare al modello economico della tv commerciale.

14) NEWSLETTER: ci sono utenti disposti a pagare per newsletter di approfondimento su temi sensibili e rilevanti, soprattutto in ambito finanziario.

15) INCENTIVI: i giornalisti che aderiscono a “compensation program” vengono in parte premiati e retribuiti sulla base del traffico generato, dei lettori conquistati. Un tema spinoso, controverso, che vede Forbes schierato tra i “cattivi”. Sul versante dei “buoni” ci sono invece giornalisti (ed editori) che continuano a credere che chi scrive non deve essere condizionato dai risultati di traffico. Anzi, non dovrebbe neppure esserne messo a conoscenza. Per la qualità dell’informazione, non per restare attaccati a privilegi.

Futuro dei Periodici

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«L’Huffington Post svaluta il giornalismo»? – Novità dal World Publishing Expo di Berlino

Il peso crescente del mobile nel giornalismo. I nuovi prodotti pubblicitari per rendere remunerativi i media digitali. La perdita di prestigio della carta stampata. La frustrazione di chi scrive. Le idee geniali nell’e-commerce. La fame di video degli utenti. Sono frasi, notizie, analisi, provocazioni dall’Expo di Wan Ifra

L’organizzazione degli editori di quotidiani e media tiene in questi giorni a Berlino una serie di incontri in cui i principali editori europei e del Nord America si scambiano idee, risultati, e offrono spunti per costruire il giornalismo dei prossimi anni. Ecco, nelle parole dei protagonisti, le frasi più stimolanti.

Mathias Döpfner, Ceo di Axel Springer, gigante dell’editoria tedesca ed europea.

CRITICA ALLO HUFFINGTON «Credo nel mobile come strumento essenziale per leggere le notizie. Ma c’è una divaricazione di interessi. I lettori preferiscono leggere le news sullo smartphone. Invece i pubblicitari amano il tablet, perché lo schermo più grande valorizza il messaggio pubblicitario».

L’Huffington Post che sbarca in Germania? Svaluta il giornalismo (“devalues journalism”). “Quando faranno pagare i lettori per i contenuti e daranno un compenso ai giornalisti che li scrivono, saremo in un mondo migliore». (Ma, almeno in Italia, Huffington Post non è niente male”).
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Com’è la redazione giornalistica digitale (e il Feedback Loop)

Se siete giornalisti digitali, saltate questo post. Lo stesso se lavorate alla Stampa o al Sole24 Ore.

Lo schema che vedete qui sotto, infatti, per voi è vecchio.

Ma se siete dei comuni mortali, e il vostro tran tran si svolge in un qualsiasi periodico italiano, forse questo schema, tracciato prima del 2010 da Lewis DVorkin, mefistofelico e stimolante capo dei contenuti di Forbes, potrebbe farvi riflettere.

Come cambia il flusso del lavoro nelle redazioni, i processi, quali nuove figure devono affiancare i giornalisti, come viene valutato il nostro lavoro?

A tutte queste domande risponde Lewis DVorkin nell’articolo riportato in link.

Per ingrandire l’immagine basta cliccare sopra.

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È chiaro che il giornalista, oltre a scrivere in modo efficace e preciso, deve anche pagare grande attenzione alla scelta degli argomenti e all’interazione con il lettore. Per meglio centrare gli obiettivi di traffico nello staff giornalistico vengono inserite figure di specialisti di social media, analisti del traffico. A Forbes, anche figure del marketing.

E il giornalista, nel crescere come professionista, deve tenere conto del feed back di lettori e analisti. Ma, specifica DVorkin, la pioggia di dati, la visualizzazione dei risultati di traffico, aggiornati secondo per secondo, devono spingere a far meglio, non sono la legge del giornalista.

The data is to help inform their journalism, not rule it.

Forbes: come cambiano le redazioni dei giornali.

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I tablet superano gli smartphone per traffico web

Una notizia, che riprendo da Forbes, gravida di conseguenze per gli editori. Guardate la tabella.

A inizio 2013 le page view su tablet hanno superato, a livello globale, quelle su smartphone. Vuol dire che si consumano più contenuti con le tavolette che con i telefonini intelligenti. Le conseguenze sono rilevanti per gli editori, perché i contenuti visti su tablet sono in media diversi da quelli per smartphone (sto semplificando). L’iPad, solo per citare l’apparecchio più famoso, è più indicato per la lettura di giornali e riviste. Sul cellulare, per quanto grande sia lo schermo, attività di questo tipo sono meno confortevoli.

Il Punto: notizie favorevoli alla sopravvivenza dei magazine.

Forbes: i tablet superano gli smartphone.

tablet smartphone

 

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Perché i video sono utili ai siti dei giornali

I video sui siti dei giornali piacciono ai giovani, un pubblico che sfugge a quotidiani e periodici. Catturano l’attenzione, aumentano il traffico, incrementano i ricavi. Ma per riuscire a fare dei buoni clip i giornali devono seguire una strada diversa dall’informazione dei tg.

Parola di Sue Brooks, Director of Video Transformation della Associated Press. Per anni l’agenzia di stampa internazionale ha fornito, oltre ai lanci scritti, materiale video grezzo (feed) e servizi chiusi alle televisioni di mezzo mondo. Ora alimenta i siti dei giornali. Ma gli editori della carta stampata sbaglierebbero a voler imitare lo stile e i contenuti dei broadcaster. I buoni tg non mancano e la copia dell’originale sarebbe imperfetta. Pretenziosa. Il quotidiano e i periodici devono trovare una strada tutta loro, aderente al brand, cioè alla propria “voce”. Solo così un video visto sullo schermo di piccole dimensioni di uno smartphone o di un tablet ha senso. Nell’intervista c’è un passaggio sulla rapidità, una delle cinque qualità delle Lezioni americane di Italo Calvino (il quale, nell’opera citata, faceva l’esempio di un romanzo di una riga sola).

Il Punto: gli editori di giornali sono diventati media company che sfornano prodotti giornalistici di carta, video, contenuti digitali. E devono imparare come farlo.

Wan Ifra: l’utilità dei video nei siti dei giornali

WAN IFRA

 

 

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I periodici e il sito di Men’s Health

Segnalo l’intervista su Folio Mag al direttore di Men’s Health (Usa), Bill Phillips, fino a novembre era alla guida del sito web del giornale.

L’argomento: come Phillips sia riuscito a creare un sito che stia in piedi da solo, senza esaurire la sua funzione in un ruolo ancillare rispetto al giornale. La storia a mio parere ha un interesse per tutti coloro che lavorano nei periodici, è paradigmatica.

Più il sito è autonomo, dice il direttore, maggiori sono le possibilità di crescita e di successo, questo è il succo dell’esperienza di Phillips, una prospettiva che rovescia l’impostazione solitamente data ai siti nel mondo dei magazine. Un punto di vista tra tanti, certo, ma da tenere in conto.

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