Archivi tag: Vogue

Perché Facebook Non Affonda I Giornali

Fa notizia il lancio di Paper, l’applicazione di Facebook per leggere notizie online. Ma è davvero un attacco mortale allo sviluppo digitale dei giornali?

Paper di Facebook seleziona notizie e le raccoglie tenendo conto delle indicazioni dei lettori, i loro interessi, le comunità di cui fanno parte, gli acquisti. Ok, bellissimo.

Ma questo è un surrogato dei magazine? Ed è questa la pietra che sbarra la strada dello sviluppo digitale dei periodici?

Per capire quale rapporto può nascere tra questi sofisticati aggregatori, molto belli, e le testate tradizionali, consiglio di leggere questo post su Vogue e l’aggregatore Flipboard.

Si spiega che:

1) E’ Vogue a decidere quali articoli mettere a disposizione di Flipboard.

2) Lo scambio è interessante per entrambi i partner. Vogue accede allo sterminato bacino di utenti di Flipboard (100 milioni contro 3,4 milioni). E questo accede ai contenuti di pregevole fattura di Vogue, di cui sarebbe altrimenti privo.

3) Vogue trae un enorme vantaggio pubblicitario: grazie all’alleanza con Flipboard aumentano in modo esponenziale i clic sulle pagine pubblicitarie digitali.

L’interesse è comune.

Al riguardo, un anno fa ho pubblicato il post: Cos’è un periodico. Una ricerca mi aveva aperto gli occhi.

Futuro dei Periodici

Contrassegnato da tag , , , , ,

«Capitalizzare il Brand Power»

Lo dicono (anche) in Condé Nast Italia, dove è stata presentata una nuova organizzazione aziendale. Roba interna, poco appassionante. Ma c’è una frase che raccolgo nel comunicato della società, e ripropongo, con la tecnica del “cut and paste”. «Capitalizzare il brand»

Tu dici: «Capitalizzare il brand».
E a me vengono in mente tante cose, che ho letto.
Tu dici: «Digitale, video ed eventi. Per capitalizzare il brand».
E io penso: l’ho già sentita.
E ti dico: la scorsa settimana, all’aeroporto di Sydney, il National Geographic ha aperto uno store, con il suo marchio, per vendere riviste, libri, manuali, Dvd, foto e penne con su scritto (“capitalizzare”) il brand.
E due settimane fa il Wall Street Journal ha lanciato un sito di e-commerce con il suo brand («per capitalizzare»).
E anche Vogue da tempo, per tempo, a tempo, ha aperto una scuola di moda a Londra. Allo scopo di…

Futuro dei Periodici

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , ,

Anna Wintour e il Digitale di Vogue

Come deve cambiare un giornale con l’arrivo del digitale. Più contenuti per i vari canali. Un pubblico diverso su ciascuna piattaforma. Il rischio di cannibalizzazione. La necessità di imparare: anche da parte di Anna Wintour, direttore di Vogue

UN GRANDE DIRETTORE Anna Wintour non ha bisogno di presentazioni: il direttore di Vogue, Teen Vogue e, da sei mesi, il direttore artistico dei periodici americani di Condé Nast, ha parlato ieri dello sviluppo digitale dei suoi giornali a una conferenza newyorkese di Women’s Wear Daily (WWD), la Bibbia della moda.

Come viene affrontato l’impatto tra la nuova dimensione digitale della comunicazione e il rafforzamento di un mensile come Vogue?

PIÙ CONTENUTI Il mitico direttore spiega di aver imparato che l’obiettivo, ora, è creare più contenuti che siano specifici per ciascun canale: carta, sito web, mobile. Perché se si cade nell’errore di mettere le stesse cose nel magazine e nel sito, il risultato sarà poco soddisfacente, visto che raggiungi un pubblico diverso su ciascuna piattaforma.

«So now what we’re all doing is creating more content that is specific for different channels. I think what I’ve learned, what we’ve all learned, is that if you do similar content for the magazine and the website, it’s going to be much less successful [because] you’re reaching a different reader [on each platform]… The good news is that you are reaching far more readers through all these different channels».

Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Le star di Hollywood non trainano più le vendite dei giornali – Celebrity e periodici

Le riviste americane non vanno più a rimorchio delle star di Hollywood. Meglio mettere in copertina un personaggio televisivo o una modella. Le attrici del cinema vengono viste dai lettori come distanti dalle loro vite. Meglio la celebrity della porta accanto.

Non capita di frequente di poter entrare nel laboratorio dei giornali e vedere i dati di vendita e altri segreti. L’articolo del New York Times, ripreso da molti siti e blog, riporta notizie che fanno capire quali ragioni guidano i direttori nella scelta delle star da mettere in copertina.

Si racconta di come ci sia stata un’epoca in cui le star del cinema facevano vendere più copie se messe in copertina. Ora veniamo a sapere che Glamour ha scelto per metà delle volte come volto da copertina attrici del cinema nel 2012. Ma il numero che ha venduto di più lo scorso anno è stato quello di maggio, con Lauren Conrad, ex star di un reality show: 500.072 copie. Così nel 2013 Glamour vuole ridurre il numero di star del cinema in copertina.

Ci sono esempi simili con Cosmopolitan e Vogue. Modelle e cantanti vanno molto bene.

Le star della musica e della tv “funzionano” perché viste come vicine ai lettori, accessibili, le vedi più volte nel corso di un anno. Inoltre non “se la tirano” per concedere una copertina a un giornale. Le star della tv parlano più volentieri della loro vita, dei problemi di peso, delle relazioni sentimentali, dei figli. A molti giornalisti è capitato invece di fare innocenti domande a star del cinema, riguardanti aspetti privati, e di sentirsi dare risposte molto trancianti.

Di conseguenza star della tv e della musica hanno una dimensione social molto sviluppata, e la cosa ingrana con le esigenze del mondo della comunicazione, dai giornali alla pubblicità.

Unica eccezione, scrive il New York Times, Angelina Jolie: lei è molto più di un’attrice.

New York Times: svanisce sulle copertine l’allure delle star del cinema.

New York Times

New York Times

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Anche Condé Nast fa i conti con la crisi dei giornali

Per quanto abbia imparato che è meglio tacere quando si parla di editori che chiedono stati di crisi, perché fino all’ultimo non si sa che piega prenderanno gli eventi, non posso non riportare che, leggendo su Italia Oggi e qualche sito web, anche la prestigiosa Condé Nast Italia sta affrontando un momento difficile.

Se nei mesi scorsi si diceva che questo editore non avrebbe mai chiesto uno stato di crisi, per non danneggiare la propria immagine patinata, pare che invece adesso ci si prepari a trattare con i giornalisti per arrivare alla applicazione di un contratto di solidarietà.

Probabilmente non serve spiegare di cosa si tratta, visto che mezza Italia lo applica e l’altra parte è in cassa integrazione. In sostanza, ai dipendenti si chiede di lavorare meno ore al mese e anche la retribuzione viene ridotta (ma poi in parte colmata da fondi pubblici). Ma questa ipotesi sarà presa in considerazione dall’azienda, a leggere Italia Oggi, solo dopo aver valutato i risultati di una politica di incentivazione (tre anni di stipendio per chi se ne va volontariamente).

Tempi duri, dunque, anche per Vogue, Glamour, Vanity Fair, Myself. Ma si attendono interventi del Governo italiano per ridare ossigeno a tutto il settore dell’editoria, più che mai sotto pressione.

Italia Oggi: Condé Nast pensa alla solidarietà.

Pambianconews: anche Condé Nast in crisi.

Vanity

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Il college di moda e design di Vogue – Nuove fonti di ricavo per i periodici

Condé Nast, la casa editrice americana di riviste patinate, ha aperto una scuola di moda a Londra. L’iscrizione ai corsi è costosissima. L’idea rientra in quella serie di attività che gli editori di giornali provano ad avviare per cercare nuove voci di guadagno. Le vendite dei periodici e la raccolta di pubblicità, infatti, stanno calando ovunque, dall’Italia agli Stati Uniti.

Il Condé Nast College of Fashion & Design, di cui parla il New York Magazine (guardate il link a fine post: c’è l’intervista al direttore della scuola), è stato aperto due settimane fa a Londra. Due i corsi attivi: il Vogue Fashion Certificate, della durata di dieci settimane, e il Vogue Fashion Foundation Diploma, che richiede un anno di frequenza.

Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Le video serie nel web: è il trend dei periodici nel 2013

Se il vostro editore lancia serie web sui siti delle vostre testate ricordatevi che non è l’unico, ma si sta muovendo sulla strada tracciata dai periodici negli Stati Uniti. O magari ci si muove in contemporanea con i giornali americani, perché ormai è chiaro che gli editori della carta stampata hanno deciso di puntare su questi prodotti per attrarre visitatori nei loro spazi web e inserzionisti. Spiega l’articolo del New York Times riportato in link alla fine di questo post: l’anno scorso il trend nei periodici era il lancio di una versione per iPad. Quest’anno sono i video.

Lo dimostra la presentazione fatta mercoledì 1 maggio a New York da Condé Nast, l’editore dei giornali patinati di fascia alta come GQ, Vogue e Glamour. Sono stati mostrati 30 clip dimostrativi come assaggio di 30 nuovi show (potete vedere i trailer  nell’articolo di Ad Age alla fine di questo post). Le serie web sono simili, come concetto, alle serie televisive, magari perché compaiono gli stessi attori, nelle stesse situazioni, con sketch ogni volta nuovi. O perché viene trattato sempre lo stesso argomento. Esempi. Condé Nast ha presentato la serie Angry Nerd per la rivista Wired, quella di tecnologia. Single Life è per i lettori di Glamour. Casualties of the Gridiron è un documentario di GQ molto serie che parla delle lesioni fisiche dei giocatori di football americano della NFL. Elevator Makeover fa vedere come può cambiare il look di una ragazza nel tempo di una corsa in ascensore. In questo blog ne avevo già parlato a inizio marzo raccontando il lancio di serie video in Glamour e GQ.

Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , ,

Condé Nast annuncia investimento in e-commerce

Condé Nast annuncia oggi un accordo da 20 milioni di dollari con il sito di e-commerce Farfetch. Borse, abiti, gioielli, scarpe e tutti i prodotti esposti nelle vetrine del lusso entrano in rapporto diretto con uno dei più grandi editori di periodici. Appare questo per una media company l’unico modo per far soldi nel digitale. E sorgono le inevitabili discussioni sull’indipendenza di chi pubblica giornali.

Il digitale è il futuro dell’editoria, si dice. E subito si pensa a siti web e tablet.

Ma l’unico digitale buono, capace di generare nel breve periodo ricavi veri per gli editori, è legato all’e-commerce. Alla vendita di prodotti online. Questa sembra essere la regola per tutti gli editori che hanno successo in questo campo, sia che si parli di editori americani, i più entusiasti per tablet e contenuti giornalistici da diffondere nel digitale, sia tra gli editori tedeschi, quelli più attratti dalla possibilità di far soldi vendendo servizi e prodotti online. Tra i primi, Burda e Axel Springer.

Continua a leggere

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , ,

Cosa vogliono le donne da un giornale

Che cosa cercano e vogliono leggere le donne quando comprano un periodico femminile? Su questo sito australiano si capiscono quali cambiamenti sono avvenuti con l’arrivo della tecnologia digitale. Facebook, fotografie, condivisione rapida di esperienze, emozioni. Parlano Edwina McCann, editor di Vogue in Australia, e Sarah Wilson, ex editor australiano di Cosmopolitan.

Perché le donne leggono riviste.

 

M’interessa perché: 1) si ragiona sul modo in cui possono cambiare i periodici femminili nell’era digitale.

 

Il punto: digital e ancora digital

Contrassegnato da tag , , , ,