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«Vox Media, la Condé Nast del futuro»

Siti specializzati, con una voce distinta, capaci di attrarre milioni di utenti unici con i social: Vox Media si candida a diventare la nuova Condé Nast

Consiglio di guardare il video di Bloomberg con l’intervista al Ceo di Vox Media,la media company americana che crea media brand: Verge (tecnologie), SB Nation (sport), Vox (news spiegate in modo semplice), Polygon (videogame).

Video intervista a James Bankoff, Ceo di Vox Media

James Bankoff crede che gli editori digitali diventeranno i nuovi Time Inc, Condé Nast, Disney.

La strada seguita è quella dei verticali: non siti che siano dei portali, dei siti  generalisti, ma prodotti indirizzati a un pubblico ben definito, con temi specifici.

Contano di più gli argomenti trattati o il taglio con cui li si affronta? Per Bankoff conta di più la scelta dell’argomento, l’essere un “verticale” piuttosto che fare come BuzzFeed, che tratta di tutto ma con modalità originali (anche se Bankoff non vuole rinunciare ad avere una voce unica).

Il Ceo prevede una crescita di Vox Media soprattutto organica, cioè poco basata su acquisizioni di altre società e molto sulla crescita dei prodotti e siti pensati e lanciati in casa (Vox.com, per dire, ha pochi mesi di vita e conta già 7 milioni di utenti unici).

I video, al momento, sono una piccola parte dell’offerta. Ma cresceranno. Tra qualche tempo, Vox Media assomiglierà più a una cable tv che a una magazine company.

I social come Facebook servono ad ampliare il pubblico, a portar gente nei siti di Vox Media. Ma un sito è più autorevole se la gente va direttamente alla home page. E questo accade, dopo un primo incontro avvenuto grazie alla condivisione di post e i commenti sui social.

 

Futuro dei Periodici

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24 Siti Che Cambiano il Giornalismo (Cronologia Interattiva)

Una cronologia interattiva e multimediale sui 24 siti d’informazione nativi digitali che hanno cambiato il giornalismo. Da Huffington Post a Policy Mic, da Slate.com a Project X: emergono le tendenze portate dal digitale nel mondo della stampa (Usa e non solo)

La timeline di Futuro dei Periodici s’intitola: 24 Siti che hanno cambiato il giornalismo. (Per vederla, è necessario andare al link: non è possibile “inserire” il file nei post di WordPress. La consultazione è lenta su tablet).

E’ stata realizzata da Futuro dei Periodici raccogliendo informazioni nella Rete e prendendo spunto da The State of the News Media 2014 del Journalism Project (Pew Research Center).

Vengono fuori cambiamenti e tendenze del giornalismo.

Il programma è della fondazione Knightlab.

Timeline: 24 siti web che hanno cambiato il giornalismo

 

 

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L’Editore da 500 Milioni di Utenti Unici

Il giornalismo del futuro appartiene a mass media digitali? Grandi editori nati nel web, capaci di raccogliere sotto un unico ombrello centinaia di siti e blog. Con l’obiettivo di 500 milioni di utenti unici. E una sola piattaforma, una sola tecnologia, una sola, grande vetrina pubblicitaria. L’utopia di un Internet libero sbiadisce un po’ di più

DIGITAL COMPANY CRESCONO Proprio mentre in Italia fa notizia l’intervista dell’Espresso a Wolfgang Blau (del Guardian) sul futuro del web dominato da grandi media company come The Guardian, The New York Times, BBC, negli Usa si discute di uno scenario simile. Però con protagonisti diversi. Non gli editori tradizionali, ma compagnie digitali che possono controllare l’informazione e la pubblicità su Internet.

Lo spunto: una grande società di siti web, Vox Media, con centinaia di titoli e giornalisti, sarebbe sul punto di comprare un’altra media company digitale, proprietaria di molti siti e blog, Curbed Network. Per un prezzo, pare, di 25/30 milioni di dollari (viene da sorridere, con “questi” americani, pensando che l’editore tedesco Axel Springer ha pagato nel 2011 oltre 600 milioni di euro per l’acquisto del portale francese di annunci immobiliari SeLoger).

Tanto è bastato per aprire un vivace confronto. Commentatori di primo piano del mondo digitale, come Mathew Ingram (è stato ospite d’onore al Festival internazionale del giornalismo, a Perugia) e voci del New York Times e di Reuters, hanno subito proiettato in avanti le conseguenze di questa acquisizione, immaginandola come il primo esempio di una serie di fusioni che porteranno alla nascita di giganti digitali del giornalismo.

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