Archivi tag: Wall Street Journal

«Capitalizzare il Brand Power»

Lo dicono (anche) in Condé Nast Italia, dove è stata presentata una nuova organizzazione aziendale. Roba interna, poco appassionante. Ma c’è una frase che raccolgo nel comunicato della società, e ripropongo, con la tecnica del “cut and paste”. «Capitalizzare il brand»

Tu dici: «Capitalizzare il brand».
E a me vengono in mente tante cose, che ho letto.
Tu dici: «Digitale, video ed eventi. Per capitalizzare il brand».
E io penso: l’ho già sentita.
E ti dico: la scorsa settimana, all’aeroporto di Sydney, il National Geographic ha aperto uno store, con il suo marchio, per vendere riviste, libri, manuali, Dvd, foto e penne con su scritto (“capitalizzare”) il brand.
E due settimane fa il Wall Street Journal ha lanciato un sito di e-commerce con il suo brand («per capitalizzare»).
E anche Vogue da tempo, per tempo, a tempo, ha aperto una scuola di moda a Londra. Allo scopo di…

Futuro dei Periodici

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Cosa succede se non leggi più il giornale a colazione – Lo stato dei media nel 2013

Il giornalismo sta attraversando un periodo di grandi opportunità, non solo di bilanci in rosso? Alan Murray, ex giornalista del Wall Street Journal e presidente del Pew Research Center, spiega invece qual sia l’esatta condizione dei giornali. Si va al punto: la perdita di pubblicità, l’irrilevante crescita delle copie vendute, la frammentazione dei new media.

Prima di lasciare spazio all’entusiasmo per il digitale, bisognerebbe capire cosa sta succedendo al giornalismo e quali saranno le conseguenze per le testate e per chi ci lavora. Una sintesi viene fatta da Alan Murray, per cinque anni responsabile dello sviluppo digitale del Wall Street Journal, presidente da alcuni mesi del prestigioso Pew Research Center, organizzazione no profit che ogni anno rilascia un rapporto sullo Stato dei media. Potete ascoltare l’intervento di Murray alla George Washington University School of Media and Public Affairs. Ma ho selezionato alcuni punti e li ho sintetizzati in italiano. Potete leggerli qui sotto.

Sì, anche al Wall Street Journal, grazie al digitale, l’audience complessiva non è mai stata alta come in questi anni. 10, 15 volte superiore a quella che il giornale ha avuto nel periodo d’oro. Questo significa che il Wall Street Journal è in grande salute? Purtroppo no. In tutto il mondo avanzato, a causa dell’esplosione della comunicazione digitale, non c’è più un modello di business per i giornali, non si è ancora trovato il modo per ripagare e tenere in piedi il business.

 

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Quanto vendono i quotidiani americani – I dati al 31 marzo 2013

La diffusione media dei quotidiani statunitensi è diminuita su base annua dello 0,7%. Ma in questi numeri vengono spesso conteggiate le copie digitali date gratuitamente con l’abbonamento al giornale di carta. Gli abbonamenti solo digitali, invece, equivalgono al 19,3% delle diffusioni complessive, in crescita del 14,2%. Sono i dati rilasciati ieri dalla Alliance for Audited Media, l’Ads americana.

Primo quotidiano degli Usa si conferma il Wall Strett Journal con 2,4 milioni di copie, su del 12% rispetto al 31 marzo 2012.

Al secondo posto sale il New York Times, che vende 1,9 milioni di copie, in crescita del 18%. Il giornale ha le diffusioni digitali più alte con 1,1 milioni di copie.

Scivola al terzo posto il quotidiano di Gannett Co., lo Usa Today, che ha perso in un anno il 7,9% dei lettori e si ferma a 1,7 milioni di copie al giorno.

Qualche giorno fa erano usciti i conti del primo trimestre.

Wall Street Journal: quanto vendono i quotidiani Usa.

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La folle caccia degli editori ai video pubblicitari

Contro ordine ragazzi.

C’è grande interesse tra gli editori per i video web, da inserire nei siti delle testate e nelle app. Si prevede infatti che la raccolta pubblicitaria associata ai video possa crescere, negli Usa, di oltre il 40 per cento solo nel 2013.

Ma la caccia all’inserzionista, e la disponibilità di spazi, sono così evidenti da far crollare il prezzo della pubblicità video online. Negli Stati Uniti i prezzi sono scesi, rispetto al 2011, tra l’11 e il 15 per cento.

La spiegazione, riportata sul blog del Wall Street Journal, in un articolo intitolato Web Video: Bigger and Less Profitable, è, appunto, legata al numero di editori che offrono spazio per la pubblicità video. Qualsiasi media company, inclusi gli editori di quotidiani, periodici e le televisioni generaliste, vogliono la loro fetta di ricavi in questo campo.

Lo spazio per i video è aumentato a dismisura. Dei 39 miliardi di contenuti video presenti sul web nel dicembre scorso, circa il 23 per cento aveva natura pubblicitaria contro appena il 14 per cento di un anno prima.

Calano le tariffe, di conseguenza. Lo scorso anno il costo di un video su un sito di eccellenza variava dai 15 ai 20 dollari per CPM (mille contatti/visualizzazioni). Nel 2011 oscillava invece tra 17 e 25 dollari, stando alla società di analisi BrightRoll.

Il Punto: il problema dei ricavi nei siti dei giornali.

Wall Street Journal: Web Video, Bigger and Less Profitable

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4 esempi di sviluppo digitale dei giornali

Mashable racconta, per voce del giornalista Max Blau di Creative Loafing, quattro esempi di (relativo) successo nello sviluppo digitale di quattro testate, tre delle quali universalmente note: The Economist, The Wall Street Journal, The Atlantic (la quarta è 29th Street Publishing, ma sento odore di comunicazione promozionale).

Perché?

La scommessa per molti editori nel 2013, si spiega, è di far crescere il numero di propri lettori digital.

Come?

The Wall Street Journal punta su aggiornamenti al minuto delle news, produzione di video, politica dei prezzi semplice e chiara.

The Economist vuole essere presente sul maggior numero possibile di piattaforme ed edicole digitali, offre contenuti premium non scontati, il prezzo dell’abbonamento è lo stesso per carta e digitale (i lettori pagano i contenuti, non il media).

The Atlantic vuole raddoppiare i lettori nel digitale per il 2014, ha lanciato un’app per iPhone e sta riflettendo sulla possibilità di introdurre nel proprio sito il paywall, l’accesso a pagamento.

Il Punto: strategie dei giornali per aumentare il numero dei lettori nel digitale.

Mashable: 4 strade per crescere nel digitale

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Wall Street Journal lancia Money, rivista per ricchi

Il Wall Street Journal lancerà il 9 marzo un trimestrale di lifestyle pensato per i ricchi e la pubblicità del lusso. Si chiamerà Money, avrà 50 pagine, di cui 30 di articoli e 20 di pubblicità, e sarà distribuita negli Stati Uniti con l’edizione del weekend del Journal, che fa 2 milioni 300 mila copie. La testata è uno spinoff del Wall Street Journal Magazine.

Money non parlerà di finanza e investimenti, non avrà un taglio di servizio, seppur alto, ma racconterà storie di businessman che hanno raggiunto il successo, le loro idee vincenti, i loro più grandi errori.

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M’interessa perché: 1) si fanno ancora lanci di periodici; 2) hanno grande successo gli allegati; 3) il lusso rimane una nicchia interessante per la raccolta di pubblicità. Anche su carta.

Ad Week: Wall Street Journal lancia rivista per i ricchi

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