Archivio mensile:novembre 2018

Magazine: chi vende, chi compra nel 2018

Negli Stati Uniti l’editore Time Inc. ha venduto, oltre un anno fa, i periodici del gruppo. Parliamo di testate che riempiono le case degli americani e che hanno fatto la storia del giornalismo: Time, People, Fortune, Sports Illustrated.

A un anno di distanza, l’editore che ha comprato quei magazine, Meredith Co., proprietario della rivista Better Homes and Gardens e di tanti titoli che vendono milioni di copie, ha tenuto alcune delle testate comprate da Time Inc. e ha ceduto Time al magnate americano di internet Marc Benioff per 190 milioni di dollari e Fortune all’uomo d’affare thailandese Chatchaval Jiaravanon  per 150 milioni di dollari.

Contemporaneamente, in Francia, il gruppo Lagardère ha ceduto i suoi titoli. Così ha fatto anni fa l’editore tedesco Axel Springer.

Editori di magazine che vendono, editorio o magnati che comprano magazine.

Per capire che cosa stia accadendo bisogna quindi abbandonare l’idea che i magazine stiano solo vivendo una stagione di chiusure e dismissioni e iniziare a farsi domande sulle caratteristiche di chi vende e di chi acquista.

Eviteremmo di cadere in discorsi generici, qualunquistici, da bar, e potremmo capire meglio quale sia il nuovo panorama dei media, le sue logiche, il valore dei brand (Time? 190 milioni di dollari, e non zero dollari. Fortune? 150 milioni di dollari, e non zero cents) e le possibilità di sviluppo di nuovi contenuti, anche in chiave digitale.

 

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Il nuovo signore dei magazine in Francia

Ha acquisito Elle, il top dei magazine in Francia. E le testate del gruppo Lagardère. L’uomo d’affari ceco Daniel Kretinsky è il nuovo dominus dei periodici francesi. C’è un articolo su di lui su Le Monde (quotidiano direttamente interessato: il magnate è azionista al 49 per cento della holding che è co-azionista di maggioranza di Le Monde).

Nel pezzo si racconta dell’incontro tra Kretinsky e i giornalisti delle testate acquisite da alcuni mesi: rassicurazioni, aneddoti, una spruzzata di civismo. Perfino la smentita di essere un sovranista filo-russo.

Ma le domande sollevate da questo articolo sono più delle risposte. Riguardano il futuro dei periodici in Francia, in Italia, ovunque.

Se un imprenditore di successo, che si è affermato nel mondo dell’energia, e che ambisce a entrare nel mercato occidentale – ma che in Europa ha ancora un’immagina da outsider – decide di entrare nel mercato dei periodici, da anni in calo, che significato dobbiamo dare all’operazione?

Le domande sono più numerose delle risposte contenute nell’articolo.

  1. I periodici non iteressano più ai grandi editori nazionali?
  2. Gli editori tradizionali, ancorati con le azioni delle loro società all’andamento dei mercati finanziari, devono investire in altri settori, più redditizi?
  3. Eppure le edicole sono piene di periodici: il mercato può richiamare investitori nuovi perché dà uno strumento di pressione e, comunque, di prestigio, vista la natura editoriale del prodotto, dunque la possibilità di influenzare l’opinione pubblica e di avere peso politico?
  4. Per riuscirci bisogna però abbassare i costi di produzione esternalizzando la realizzazione dei contenuti editoriali?
  5. Quest’operazione di revisione dei costi impone interventi brutali dei quali gli editori tradizionali, società e volti noti, non vogliono assumersi la responsabilità?

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    L’uomo d’affari ceco Daniel Kretinsky nell’articolo di le Monde del 3 novembre 2018.

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