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Cambiamenti Culturali: Il Feedback Loop del Giornalista Web

La differenza tra giornalista della carta stampata e giornalista digitale? Ecco alcune frasi di chi sta guidando il cambiamento nelle redazioni. Il capo del digitale di Hearst Usa. E il direttore delle attività digitali della rivista Forbes (segue grafico)

VADO BENE? Intervista al capo del digitale nei periodici di Hearst negli Stati Uniti (Cosmopolitan, Esquire, Harper’s Bazaar). Troy Young parla della differenza tra giornalisti digitali e giornalisti tradizionali, della carta stampata. Un tema già trattato da questo blog, in modo più approfondito (ma sempre non sistematico: questo è una specie di diario).

«Un giornalista digitale non pensa solo al contenuto ma al contenuto e alla distribuzione, insieme. Quando ti siedi con i giornalisti giovani, senti che dicono cose come: “Oh, sì: quel post ha funzionato, fantastico; l’altro, invece, non ha funzionato per niente”. Quando invece ti siedi con gli altri giornalisti, senti questo: “Questa è una buona idea”. La differenza tra i due atteggiamenti è enorme».

«The young, modern digital editor doesn’t just think about content, they think about content and distribution. When you sit with a group of young editors, you’ll hear them say, “Oh yeah, that worked, that was cool; that didn’t work at all.” When you sit with other editors, it’s like, “That’s a good idea.” The difference between those two things is massive».

MISURA IL TUO SUCCESSO Ieri il sito Journalism.co.uk, miniera di informazioni e tutorial sul digitale, ha ripreso le parole del capo del digitale di Forbes, Lewis DVorkin. E il concetto di feedback loop, messo a punto da DVorkin e già presentato su questo blog quasi un anno fa.

A Forbes i dati sugli utenti che visitano il sito e il numero di visualizzazioni di un post sono visibili a tutti, non un segreto tra redattore e direttore. Il giornalista si confronta con un “giudizio” trasparente sul successo del suo lavoro. DVorkin dice che inizialmente i redattori e collaboratori (un esercito di 1200 giornalisti) erano poco convinti di questa soluzione. Oggi, sostiene il capo del digitale di Forbes, sono loro stessi a chiedere un continuo miglioramento del “contatore”. Chissà…

«Every contributor should know, and every staffer should know, how am I doing? I publish a post, how’s it doing? Where’s the traffic coming from? Do people care? Are they interested? How does it compare with the other posts that I’ve done? So we really strongly believe that data is a feedback loop that helps power what we do».

«Ciascun collaboratore dovrebbe conoscere, e qualsiasi redattore dovrebbe sapere, se il suo lavoro viene letto. Pubblico un post, com’è andato? Da dove proviene il traffico? Alla gente interessa? Quale risultato ha raggiunto rispetto agli altri post da me realizzati? E così  noi siamo decisamente convinti che i dati di traffico siano un “feedback loop” che aiuta a rafforzare quel che facciamo».

Sento che manca qualcosa.

«The data is to help inform their journalism, not rule it».

«I dati di traffico danno informazioni al giornalista. Non gli dicono cosa deve fare».

Segue l’esempio di un giornalista che si occupa di informatica incapace di fare traffico. DVorkin dice che la soluzione non è far caricare foto di animali, ma trovare la chiave per avere più lettori/utenti nell’area tematica di competenza.

Speriamo sia sincero.

Il feedback loop di Forbes

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Facebook e i Periodici Italiani

I siti dei settimanali: il numero di utenti, il ruolo dei social media, l’attaccamento e fidelizzazione dei lettori. C’è ancora molta strada da percorrere

Segnalo un post sulle performance online dei settimanali italiani scritto da Pier Luca Santoro, l’autore del sito su comunicazione ed editoria Il Giornalaio.
Santoro risponde a domande di grande interesse sul seguito online delle testate periodiche.
Attraverso uno studio fatto con uno strumento per specialisti, è possibile vedere non solo quanti utenti unici ha ciascun sito. Ma, sopratutto, capire alcune caratteristiche dei visitatori. E intuire il loro livello di soddisfazione.

Vedremo quanti lettori arrivano sul sito del giornale dai social network, per esempio. A questo riguardo, viene fuori che nei settimanali, così come nei quotidiani, pochissimi visitatori sul totale vengono “rastrellati” su Facebook e Twitter e dirottati al sito, come dovrebbe essere interesse degli editori. La parte del leone, comunque, spetta a Facebook.

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Intervallo: 7 infografiche sui trend di Internet

7 infografiche. Riassumono le tendenze di Internet nel 2013. Fanno capire cosa sia il mondo digitale. Parlano di privacy, contenuti online, comportamenti. Su pc e smartphone.

Spudoratamente riprendo alcune chart sui trend di Internet pubblicate da The Atlantic, il newsmagazine mensile, messe a punto da Mary Meeker, general partner di Kpcb.

Mi hanno aiutato a capire, con un colpo d’occhio, cosa sia oggi il mondo digitale.

1) Il tempo speso sui media e la pubblicità raccolta su ciascuno.

Qui bisogna osservare che sulla carta stampata si spende relativamente poco tempo, il 6%, rispetto agli altri media. Ma la raccolta di pubblicità su questo mezzo è enormemente più elevata, il 23%. Riprendendo, in forma interrogativa, una frase del “boss” di WPP (colosso della pubblicità): la stampa è sopravvalutata come veicolo promozionale? Se così fosse, quali altri smottamenti avverranno nei prossimi anni a vantaggio di tv, Internet, mobile?

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Periodici: il dialogo tra versione per tablet e sito web delle riviste

Un’intervista. Al guru dell’editoria digitale. Parla Lewis DVorkin, capo dei contenuti di Forbes. Si discute delle applicazioni per tablet dei periodici. E del dialogo tra queste e il sito della testata. Una catena di trasmissione che moltiplica il coinvolgimento del lettore. La circolazione dei contenuti.

Riporto uno stralcio di un’intervista a DVorkin, vecchia conoscenza di questo blog, personaggio controverso (“informazione e pubblicità devono essere sullo stesso piano, avere pari dignità nei giornali”) ma stimolante.

Gli chiedono quale sia l’importanza del tablet per i periodici.

Ci sono varie ragioni per cui le riviste possono ricevere vantaggi dalle applicazioni per iPad e tablet.

La prima è la pubblicità. Qualsiasi azienda vuole che la sua pubblicità sia bella. Sui periodici le inserzioni sono valorizzate più che altrove per qualità della carta, della stampa, il formato grande. Ma sul tablet è ancora meglio. E in più c’è, ci può essere l’interattività.

Si parla dell’app di Forbes per tablet lanciata in gennaio. Non è una semplice copia del giornale ma una finestra sui contenuti del sito, aggiornati ogni giorno. E una finestra sulla parte social (condivisione, commenti, dialogo su Facebook, Twitter etc).

L’app per tablet è stata presentata dopo un gran lavoro sullo sviluppo del sito. Esempio. Quando è stato pubblicato il numero di Forbes sugli uomini più ricchi del mondo, l’applicazione per tablet aveva 1.900 link all’«underlying content on Forbes.com, both real-time and archival», 1.900 link al sito web sottostante, sia ai contenuti aggiornati di continuo sia agli archivi.

Insomma, il tablet è la superficie, il sito è la montagna nascosta. Bella immagine. Non ci avevo mai pensato. Mi fa capire qualcosa di nuovo.

Il Punto: come i periodici siano diventati realtà multipiattaforma, con espressioni diverse ma integrate.

Netnewscheck: il rapporto tra sito e tablet nei periodici.

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Idee da copiare nel nuovo sito di Newsweek /2

È stato lanciato questa settimana il nuovo sito di Newsweek. Ne ho parlato qui. Torno sull’argomento perché ci sono concetti da esplorare, laggiù. Come il rifiuto della logica delle breaking news, per il sito di un newsmagazine. E la rilevanza di immagini e strumenti di condivisione.

La passione per come vengono disegnati i giornali mi fa tornare sull’argomento: c’è molto da dire sul restyling del sito di Newsweek. L’obiettivo, dicono gli autori dell’operazione, è ricreare sul digitale l’esperienza del long form content, gli articoli lunghi, un compito svolto non bene, finora. Si sostiene che sfuggire alla logica delle breaking news è, per una pubblicazione settimanale, una raison d’etre.

“We felt there was still a place in the media landscape for taking a step back, reflecting, and framing the week…this idea that there’s been a set of editorial decisions about what the most important things are to focus on.”Here he’s talking about the irritating, pageview-grabbing tactics like splitting long articles up into a dozen smaller chunks, hiding visual content behind endless, slow-moving slideshows, and throwing any and all news against your screen in the hope that some of it will stick.

Abbiamo pensato che c’era ancora uno spazio, nel panorama dell’informazione, per fare un passo indietro, riflettere, e sezionare la settimana… l’idea che una serie di valutazioni editoriali giustifichino la scelta di quali siano gli avvenimenti su cui concentrare l’attenzione. Superando le irritanti strategie che portano, per fare più pageview, a spezzare gli articoli, mortificare l’immagine con noiose foto gallery, trucchetti per far girare le news.

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Giornali gay a Singapore: digitali per forza

Singapore è una società conservatrice in cui i rapporti tra persone dello stesso sesso possono essere puniti con il carcere fino a due anni. E la stampa è soggetta a un esame governativo per la licenza prima della pubblicazione. Due ragioni che hanno spinto la rivista bimestrale Element, che si occupa di moda, spettacolo, fitness e argomenti di interesse per i lettori omosessuali, al primo numero, a scegliere la strada del digitale. Lo si acquista su Apple Store o Android Marketing (come spiega l’articolo di Atlantic, in link alla fine di questo post). Chiaramente l’host server si trova all’estero, negli Stati Uniti, ma il lettorato è distribuito nei paesi asiatici limitrofi, tra cui la Malesia, dove essere gay può costare la galera per molti anni. Ma anche in Asia, come nel resto del mondo, la comunità gay viene considerata un mercato remunerativo per la pubblicità, non a caso tra gli inserzionisti di Element c’è Paul Smith, e poi catene di hotel di lusso, cibo di qualità, tecnologia, nightlife, viaggi. Inutile dire che a Singapore tutto quel che è digitale ha una grande presa. L’Asia sta superando l’Europa, l’Italia di sicuro.

M’interessa perché: 1) tra i vantaggi del digitale c’è la libertà per le minoranze e la riservatezza (date un’occhiata al precedente post su Playboy); 2) l’Asia sta superando il Vecchio Continente nella conversione al digitale;

The Atlantic: Element, rivista digitale gay di Singapore.

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In Sud Africa Playboy sarà solo digitale. Non per mancanza di lettori

Playboy abbandona la carta e diventa un giornale interamente digitale in Sud Africa. La società che edita la testata ha fatto sapere che la principale ragione dello spostamento è culturale: in un paese in cui ancora molte persone non si sentono a loro agio quando vengono viste mentre comprano il loro giornale preferito in un luogo pubblico, il digitale offre una soluzione che tutela la riservatezza. In questo caso non si potrà dire che il passaggio al digitale di una rivista è legato allo scarso interesse dei lettori, come invece Newsweek.

Playboy ha in Sud Africa un’estensione social di tutto rispetto, con 150 mila fan su Facebook, 25 mila follower su Twitter e 100 mila follower Twitter complessivi tra società che edita e playmate. Il traffico digitale ha incrementi mensili a due cifre.

M’interessa perché: 1) la riservatezza, non è anche questa un diritto? 2) il passaggio al digitale può favorire determinate riviste (date un’occhiata al prossimo post su Singapore).

Playboy digital-only in Sud Africa.

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Cambiare la mentalità dei periodici? – Hearst nomina un presidente dei media digitali

Una notizia tutta americana che illumina un problema anche italiano.
Ieri Hearst Magazines, la divisione dei periodici di Hearst, ha creato una nuova figura dirigenziale, quella del presidente dei media digitali.

Troy Young, 45 anni, sarà responsabile dei brand digitali del gruppo, non di quelli sulla carta. Dunque guiderà Cosmopolitan.com e non il giornale per l’edicola. Elle.com e non il prodotto stampato.

Ma la cosa che può, anzi deve riguardare anche l’Italia, è la ragione che ha spinto Hearst a fare questa scelta.

Il presidente dei magazine ha spiegato che la società aveva bisogno di acquisire la mentalità delle società “pure play”, quelle che, nel gergo di Internet, esistono solo in una dimensione digitale. Come Amazon.

Non solo. Hearst sente la necessità di diventare più veloce nello sviluppo dei progetti, più propensa a prendere dei rischi, più adatta a relazionarsi con gli utenti in tempo reale.

Aveva bisogno del “pulse” del pure play.

Il Punto: come deve cambiare il modo di agire, quanto a velocità e mentalità, degli editori tradizionali.

The New York Times: Hearst nomina un presidente del digitale.

New York Times

New York Times

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Quanti italiani usano il tablet? 3 milioni 660 mila – Accesso ai contenuti digitali a marzo 2013

Insieme ai dati sull’audience online a marzo e ai trend dei primi tre mesi 2013, pubblicati da Audiweb, è uscita la tabella che vedete qui sotto: fa vedere come gli italiani accedono a Internet. Cliccate per ingrandire.

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Nel primo trimestre 2013 il 68,2% delle famiglie italiane (14,8 milioni) dichiara di disporre di un accesso a Internet da casa.

Il 71,6% delle famiglie connesse, 10,5 milioni, dichiara di avere una connessione veloce.

A me interessano gli altri dati.

37,8 milioni di italiani dicono di accedere a internet da qualsiasi luogo e device.

Al primo posto c’è il computer di casa. Poi lo smartphone. Poi il computer del lavoro. Segue il computer dal luogo dove si studia. Infine le connessioni con tablet.

Gli italiani che usano Internet attraverso uno smartphone sono 17,9 milioni. Quelli che usano i tablet sono quasi 3 milioni 660 mila.

Il Punto: quante persone possono accedere ai contenuti digitali dei giornali. E come.

Prima Comunicazione: dati Audiweb primi 3 mesi del 2013.

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Il sito sulla vita delle attrici porno lesbo – Nuove idee per lo storytelling digitale

I Love Your Work è un sito interattivo, realizzato da un artista, con video che raccontano le storie di nove donne di New York City coinvolte nell’industria del porno lesbo femminista. Marginalità, vita quotidiana, idee sulla politica, il sesso, i generi, depressione.

Ne parlo nel mio blog per due motivi: 1) il documentario mostra nuove strade del racconto video nel digitale; 2) viene adottata un’originale modalità di pagamento per i prodotti narrativi nel web.

Il regista di I Love Your Work, Jonathan Harris, creatore della piattaforma di storytelling Cowbird e autore del racconto fotografico sperimentale The Whale Hunt (la caccia alla balena tra gli eschimesi, date un’occhiata!), ha ripreso la vita di nove ragazze e ha raccolto il materiale in un sito multimediale. Lo spiega nell’intervista che trovate in link alla fine di questo post. La storia di ogni donna copre un’intera giornata, 24 ore, e viene raccontata con una successione di frammenti video di dieci secondi ciascuno, ripresi a distanza di cinque minuti l’uno dall’altro. Nel sito è possibile vedere sei ore di montato.

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Periodici vs digitale: la vita breve della pubblicità online

Ho trovato una breve riflessione sull’utilità dei periodici. Riguarda la pubblicità.

So che oggi il mondo cade a pezzi e la pubblicità scende in picchiata soprattutto nei print media. Ma, come altre volte ho avuto l’opportunità di leggere e riferire, quasi sfidando il senso comune, le riviste sono considerate molto efficaci come veicolo pubblicitario. Guardate qui per scoprire perché. Il boom dei media digitali ha messo in discussione questa verità. Anzi, il fioccare di portali e siti web, con la velocità di produzione e distribuzione, ha fatto dimenticare il valore stesso delle inserzioni sui magazine.

Ma nell’era dei social media inizia a farsi strada qualche ripensamento.

La pubblicità su Twitter perde rapidamente efficacia. Guardate la tabella qui sotto ripresa di Minonline.com. In pochi minuti gli utenti del social media dimenticano le inserzioni viste. l'”impressione” dura poche ore, a volte pochi minuti.

Certo, Facebook aziona meccanismi di moltiplicazione, vendono creati contenuti dall’effetto “virale”, condivisi migliaia di volte. Ma la durata dell’effetto rimane insoddisfacente. Bisogna programmare campagne su campagne, martellare il lettore.

Per questo c’è chi torna alla carica sbandierando le qualità della pubblicità sulle riviste di carta (o digitali). L’impatto sul lettore è più lento, la penetrazione avviene nell’arco di una settimana o di un mese. Ma dura di più. Lascia un’impressione più forte. Si accumula nel tempo. La stessa pagina viene guardata più volte e da più persone.

I periodici riportano a terra la comunicazione, la ràdicano al suolo, diventano strumento complementare allo sfrecciare di portali, siti, social media.

Il Punto: ragioni di utilità dei giornali.

La vita di un tweet

Minonline: Half a life

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Perché i video sono utili ai siti dei giornali

I video sui siti dei giornali piacciono ai giovani, un pubblico che sfugge a quotidiani e periodici. Catturano l’attenzione, aumentano il traffico, incrementano i ricavi. Ma per riuscire a fare dei buoni clip i giornali devono seguire una strada diversa dall’informazione dei tg.

Parola di Sue Brooks, Director of Video Transformation della Associated Press. Per anni l’agenzia di stampa internazionale ha fornito, oltre ai lanci scritti, materiale video grezzo (feed) e servizi chiusi alle televisioni di mezzo mondo. Ora alimenta i siti dei giornali. Ma gli editori della carta stampata sbaglierebbero a voler imitare lo stile e i contenuti dei broadcaster. I buoni tg non mancano e la copia dell’originale sarebbe imperfetta. Pretenziosa. Il quotidiano e i periodici devono trovare una strada tutta loro, aderente al brand, cioè alla propria “voce”. Solo così un video visto sullo schermo di piccole dimensioni di uno smartphone o di un tablet ha senso. Nell’intervista c’è un passaggio sulla rapidità, una delle cinque qualità delle Lezioni americane di Italo Calvino (il quale, nell’opera citata, faceva l’esempio di un romanzo di una riga sola).

Il Punto: gli editori di giornali sono diventati media company che sfornano prodotti giornalistici di carta, video, contenuti digitali. E devono imparare come farlo.

Wan Ifra: l’utilità dei video nei siti dei giornali

WAN IFRA

 

 

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La pubblicità nei magazine australiani

In Australia la raccolta pubblicitaria su quotidiani e periodici è scesa rispettivamente del 17% e 15%. Il motivo? Gli inserzionisti si spostano dai media tradizionali al digitale.

Complessivamente nel 2012 il mercato della pubblicità australiano è sceso dell’1%. Ma ci sono versanti in luce e versanti in ombra. La pubblicità nel digitale è cresciuta del 36% rispetto al 2011.

Perché m’interessa: 1) questo non è un post ma un flash che aiuta a capire se tutto il mondo è paese; 2) ma non è così. Ogni paese assorbe in modo diverso il calo strutturale della carta stampata; 3) ci sono altri flash, o post, in questo blog. Sugli Usa, il Giappone, l’Estremo Oriente, il Canada.

fool.com: come va il mercato australiano

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Non solo Newsweek: anche Spin tra le chiusure di periodici

Chiude Spint, testata musicale che da 27 anni raccontava la scena musicale alternativa. Il periodico, un mensile che era stato trasformato in bimestrale per tentare di salvare l’edizione cartacea, uscirà solo in formato digitale.

NON SOLO NEWSWEEK. Riporto la notizia della chiusura di Spin, magazine americano letto nel mondo, per tre motivi. Il primo è dire che non solo Newsweek abbandonerà le edicole dal 2013. Il secondo è far vedere come si è arrivati al capolinea: prima di diventare una testata che esce solo online, Spin ha cambiato periodicità, puntato su articoli più lunghi, enfatizzato l’aspetto patinato: ma diventare un prodotto “di lusso” non è bastato. Il terzo aspetto è quel che accade nel mondo dei periodici musicali, pesantemente colpiti dall’avanzare del digitale: c’erano molti concorrenti oggi, di fatto, sopravvive solo Rolling Stone.

I DATI. Spin, negli ultimi dieci anni, ha visto un declino della raccolta pubblicitaria da 661 pagine nel 2003 a 378 nel 2011, con un calo del 43%. Nei primi nove mesi del 2012 c’è stata un’ulteriore, devastante, discesa del 40%, da 287 a 171 pagine.

Quanto alle copie vendute, nel secondo semestre 2011 Spin vendeva, tra edicola e abbonamenti, 460 mila copie, sotto del 15% rispetto allo stesso periodo del 2005.

M’interessa perché: 1) descrive il percorso discendente di molti giornali; 2) fa vedere che si scende a tappe.

Il punto: testate famose sopravviveranno nel digitale?

Chi lo diceMediaPost Publications is an online resource for all advertising media professionals – Online, TV, cable, radio, print, interactive, agencies, buyers.
Madiapost: chiude il periodico musicale Spin

Spin-A

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Cos’è un periodico? Flash dal congresso dei magazine americani

Flash e dichiarazioni sparse dal “congresso” della Association of Magazine Media, che si è appena concluso a San Francisco.

L’audience complessiva dei magazine è aumentata dal 2010 del 4 per cento (le persone che leggono i periodici, anche senza acquistarli) e il numero di marchi che hanno fatto pubblicità è cresciuto del 57 per cento sull’insieme delle piattaforme dei magazine (carta, online, tablet) dal 2010.

Si è insistito soprattutto sulla necessità di valorizzare, rafforzare, potenziare i brand. L’attenzione è andata sugli asset digitali (tablet, mobile, online, social… ) e su come queste piattaforme giocheranno una parte centrale nella crescita e sullo stato di salute dei magazine nel prossimo futuro.

Da novembre la rivista People proporrà una nuova app che consente ai lettori di accedere a contenuti speciali sulle loro star e celebrity preferite, aprendo un nuovo canale alla pubblicità.

Si fa un uso poco corretto di Twitter. I migliori periodici non fanno monologhi ma rispondono ai lettori con re-tweet e reply. «A follower is a subscriber».

Mediamente, il following su Twitter di un periodico corrisponde al 14 per cento della sua diffusione.

Twitter amplia il significato di giornalismo. Il momento in cui lo staff editoriale inizia a parlare con i lettori è un momento di verità, dove gli utenti si sentono accolti e ascoltati dal brand.

Che cos’è un periodico? è stato chiesto a Pamela Maffei McCarthy, deputy editor del New Yorker. «C’è un aspetto centrale che rimane presente in tutte le testate e in tutti i tempi. E’ una “critical mass” di scrittura e immagini, spesso su uno specifico soggetto, che ha una voce precisa. C’è stato un tempo in cui abbiamo messo assemblato tutto questo in un unico luogo e in un unico atto. Ma ora ci sono molti modi ed è 24 ore al giorno per 7 giorni. Era nostro dovere accogliere i lettori nel nostro mondo, ora è il nostro universo dove molte cose diverse avvengono».

L’originale: “There is a core that goes across all titles and all times,” she said. “It’s a critical mass of writing and pictures, very often subject specific, with a voice. There was a time we assembled it all in one place and in one time. But now there are a dozen ways and it’s 24/7. We used to welcome readers to our world, now it’s to our universe where all sorts of things are going on.”

 

La fonte: «FOLIO is the only magazine that serves the entire magazine publishing industry. Whether you’re on the front lines of editorial, sales, design, production, marketing, or emedia, our magazine keeps you up to date on the latest trends and news in the magazine publishing industry. From case studies, to interviews and articles, FOLIO magazine will provide you with the latest information and news regarding the audience development industry».

Folio Mag: il futuro dei periodici va costruito dai periodici

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