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L’Ottimismo nello “Stato Dei News Media 2014”

Leggiamo lo Stato dei News Media 2014. Un rapporto sulla salute di quotidiani, riviste, tv, media digitali negli Stati Uniti. Uno specchio di tendenze presenti anche in Italia. E c’è un briciolo di ottimismo

L’ottimismo è nei primi autorevoli commenti su The State of the News Media 2014. Si osserva, per esempio, che nel mondo dei media stanno finalmente filtrando investimenti, energie e attenzione di chi si è affermato e arricchito nel digitale. Una carica per l’industria della carta stampata, ancora in affanno nell’anno passato. E così i giornali riducono ancora del 6% le redazioni ma 500 news outlet digitali hanno assunto 5000 giornalisti e curatori di contenuti.

The State of The News Media 2014 del Pew Research Center (fondazione che sviluppa indagini statistiche sulla vita e la cultura degli statunitensi, indagini riprese sempre più spesso dalla stampa italiana) fa il punto sulle condizioni di salute di tv, quotidiani, riviste, nuovi media. E fornisce una tale quantità di informazioni, dati, tabelle, riflessioni da richiedere giorni per esaurire l’esame.

Provo ad avviare per voi il processo di assimilazione ed estrapolo alcuni highlight, validi non solo per i periodici.

1) Confusione nei cieli

Il rapporto si apre infatti con una affermazione che dà forma a qualcosa che tutti noi avvertiamo: è sempre più difficile fare una distinzione tra le varie forme di giornalismo. Appare ormai artificioso separare quotidiani, periodici, televisione, radio e media digitali. Il 2013, di fatto, ha accelerato il fenomeno della convergenza delle varie piattaforme.

2) Le giuste proporzioni

Cos’è il giornalismo a livello industriale? Il mondo dell’informazione ha un giro d’affari di circa 63 miliardi di dollari. L’industria dei video giochi vale 93 miliardi di dollari; Google 58 miliardi; Starbucks 15 miliardi.

3) Follow the money

Nei media statunitensi il 69% dei ricavi complessivi (93 miliardi di dollari) è rappresentato dalla pubblicità. Il 24% da copie vendute e abbonamenti (pensiamo alla tv). E poi…

Il 7% va sotto la voce “altro”. E’ interessante capire di cosa si tratta, perché è sempre più importante per le case editrici (vista la contrazione di pubblicità e copie). Si tratta di eventi, servizi di marketing offerti a terzi, consulenza nel web, scuole con il brand del giornale…

L’1% sono i contributi di magnati, filantropi. Come Jeff Bezos, papà di Amazon, che compra per 250 milioni di dollari il Washington Post.

4) La parte del leone

La fanno i quotidiani. Che raccolgono 38,6 miliardi di dollari. Le tv locali ne prendono 8,9 miliardi. I settimanali 3,6 miliardi. I nuovi editori digitali 0,5 miliardi di dollari.

5) Mantenere il futuro

La domanda da un milione di dollari è da anni: c’è un modello economico per i giornali o falliranno tutti? Si può ancora vivere facendo informazione?

Si parte dalla constatazione che solo il 25% dei fatturati dei news media proviene da copie vendute e abbonamenti. E nuovi sistemi di pagamento, come i paywall nei quotidiani, stanno dando finalmente frutti. Ma il sorriso muore sulle labbra quando si pensa che in 7 anni la raccolta di pubblicità, principale fonte di sostentamento, è crollata del 50%. E nell’ultimo anno è rimasta stabile in tv, è ulteriormente calata sui quotidiani, invece nel web non cresce in modo sufficientemente rapido da compensare le perdite sugli altri media.

Il futuro, si conclude, dovrà poggiare su modelli di business differenti testata per testata, editore per editore, media per media.

Futuro dei Periodici

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Settimanali, Copie Vendute Ottobre 2013

Ho visto i dati sulle diffusioni dei settimanali nel mese di ottobre 2013.

Rispetto al mese prima sono quasi tutti segni negativi, che indicano un calo.

Poche le eccezioni. Tra le riviste che guadagnano o tengono ci sono alcune testate di cucina, Gente, Panorama (+15%), Sorrisi e Canzoni.

Vanno male soprattutto le testate di gossip.

Forse la cosa più interessante di questo mese è il confronto con le diffusioni del 2012.

I settimanali più conosciuti che possono vantare un miglioramento sono Gente, Chi, Vanity Fair. E l’ottobre di un anno fa era stato difficile.

La ripresa è lontana.

Futuro dei Periodici

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L’Estinzione della Pubblicità – Ottobre 2013

La pubblicità nella stampa è in profondo rosso. Da anni. Si può capire perché sia sotto esame il sistema che la raccoglie in quotidiani e periodici

Sono stati diffusi i dati sulla raccolta pubblicitaria dell’Osservatorio Stampa di Fcp.

Nei dieci mesi del 2013 la stampa ha perso il 22,2% del fatturato pubblicitario.

I periodici segnano -24,8% a fatturato rispetto al 2012.

L’anno scorso il calo dei periodici era stato del -16,4% rispetto al 2011.

L’anno prima del -2,2% rispetto al 2010.

L’anno prima del -6,7% rispetto al 2009.

L’anno prima del -30% rispetto al 2008.

Finito?

Futuro dei Periodici

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Facebook e i Periodici Italiani

I siti dei settimanali: il numero di utenti, il ruolo dei social media, l’attaccamento e fidelizzazione dei lettori. C’è ancora molta strada da percorrere

Segnalo un post sulle performance online dei settimanali italiani scritto da Pier Luca Santoro, l’autore del sito su comunicazione ed editoria Il Giornalaio.
Santoro risponde a domande di grande interesse sul seguito online delle testate periodiche.
Attraverso uno studio fatto con uno strumento per specialisti, è possibile vedere non solo quanti utenti unici ha ciascun sito. Ma, sopratutto, capire alcune caratteristiche dei visitatori. E intuire il loro livello di soddisfazione.

Vedremo quanti lettori arrivano sul sito del giornale dai social network, per esempio. A questo riguardo, viene fuori che nei settimanali, così come nei quotidiani, pochissimi visitatori sul totale vengono “rastrellati” su Facebook e Twitter e dirottati al sito, come dovrebbe essere interesse degli editori. La parte del leone, comunque, spetta a Facebook.

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Nei Periodici le Copie Digitali Vendute Sono il 4,9%

Ricordate che negli Stati uniti si lamentano perché le copie digitali dei periodici sono il 3,3% del totale venduto? (Tanto che si parla di fallimento dei tablet come strumento per leggere i giornali). In Italia i numeri sono leggermente migliori

Riprendo i dati diffusi nei giorni scorsi. Riguardano le vendite di settimanali a settembre e di mensili ad agosto 2013.

Sommando settimanali e mensili, le copie digitali vendute in Italia sono il 4,9% del totale (elaborazione di questo blog).

Se ci limitiamo ai settimanali, il 3,6% delle copie vendute sono digitali.

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2/Perché Non si Fanno Giornali per Tablet – Magazine World di Fipp

Il Punto: i giornalisti si lamentano perché gli editori sono lenti nello sviluppare il digitale di periodici e quotidiani. Sembra incredibile che nessuno faccia un’edizione per tablet delle principali testate. E che ci si accontenti di copie da sfogliare in Pdf. Ma come sempre la verità scaturisce al punto d’incontro tra creatività e convenienza economica

Già, la convenienza economica. Ma anche l’interesse dei lettori per i prodotti offerti. Ci penso sfogliando un articolo uscito su Magazine World, il giornale della Associazione mondiale degli editori di periodici (Fipp), un pezzo in cui intervengono editori di tutto il mondo, intitolato The Facts of Digital Life. Si parla di edizioni per tablet dei giornali.

Perché pochi editori sviluppano solo per pochi giornali edizioni per tablet? Edizioni arricchite con video, interattività, gallerie fotografiche, grafica, tabelle interattive, giochi?

Vado a pagina 25 dell’articolo, al paragrafo Innovators and advertisers: innovatori e pubblicità.

Si dice che:

1) Alcune riviste difficilmente svilupperanno edizioni per tablet, altre, invece, possono trarre vantaggio dalla interattività.

2) Ci sono editori che arricchiscono i giornali quando ritengono che questo possa portare a un reale vantaggio.

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Boycott Tablet

Chi frena, chi “boicotta” i giornali su tablet? Chi ha ragioni per posticipare la creazione di contenuti giornalistici multimediali. Mettere il freno alla grafica innovativa. Scoraggiare la sperimentazione pubblicitaria?

IL DELITTO Un articolo che fa discutere in questi giorni s’intitola: Chi ha ucciso le applicazioni dei magazine? Se qualcuno ha commesso un omicidio (figurato) chi potrà essere se non: l’editore? A leggere la sfilza di riflessioni internettiane sul flop delle app dei magazine (negli Usa rappresentano il 3,3% delle copie vendute), si arriva alla paradossale conclusione che a boicottare i tablet sarebbero proprio loro, gli editori. Se è così, hanno attenuanti?

Sono responsabili, si dice, insieme a un complice: le associazioni che certificano le copie vendute dei giornali (di cui gli editori fanno parte). Queste hanno stabilito per regolamento che le copie digitali devono essere uguali a quelle cartacee se l’editore vuole farle rientrare nel numero delle diffusioni complessive: se dichiari ai pubblicitari che vendi 100 copie, di cui 80 di carta e 20 digitali, devi far sì che le 20 copie digitali siano repliche esatte di quelle cartacee.

IL MOVENTE Ma questa decisione, dettata da necessita di controllo del mercato, di governo del mercato, si starebbe ritorcendo contro gli editori.

Perché la copia replica non incoraggia a investire nel design del giornale e nell’arricchimento multimediale. Quindi sa di vecchio.

Ci sono molti altri problemi, naturalmente. Non è facile far trovare al lettore il giornale digitale nelle edicole online: sul newsstand di Apple e le altre. Sono sepolte da giochi e altri prodotti. E poiché i tablet sono molto diversi tra di loro, l’editore che decide di investire sull’edizione per iPad di Apple, non avrà un prodotto che “gira bene” sui tablet che usano sistemi diversi (Android etc). Anche la pubblicità si vede bene sui modelli di un costruttore, male su altri. Insomma, chi vuole investire, deve disporre di grandi risorse. Che mancano.

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Giornalismo À La Carte – Periodici e Paywall

I siti dei periodici, a differenza dei quotidiani, non sono a pagamento (con eccezioni). Eppure la carta non basta. Si cercano modi alternativi per ricavare denaro nel digitale. Con singoli articoli in vendita, pezzi di copertina dati gratis in cambio di video pubblicitari da guardare, edizioni speciali. Perché i magazine non possono vivere solo di copie per tablet. Anche il web vuole la sua parte (smiley).

SE NASCE THE INTERNATIONAL NEW YORK TIMES Si torna a parlare con eccitazione dei siti giornalistici a pagamento. A smuovere le acque la notizia che il New York Times ha grandi progetti nel digitale. Ieri i vertici del quotidiano più famoso del pianeta hanno annunciato la chiusura della testata gemella, e di proprietà, The International Herald Tribune, fondata nel 1887 come giornale americano che parla al mondo intero. Sacrificata perché rischiava di fare ombra alla espansione globale della testata principale, quel NYT nato come giornale di New York City, diventato da non molto quotidiano nazionale. E ora lanciato nella dimensione internazionale e digitale con il nome di: The International New York Times (sulla logica del power brand, leggete qui). Attraverso la versione per tablet e un sito dove si possono leggere gratis solo un certo numero di articoli. Poi si paga.

PERIODICI SENZA PAYWALL Ma nei periodici c’è poco da far pagare. C’è poco da erigere paywall. Settimanali e mensili non hanno, per definizione, breaking news da vendere (sempre che non si tratti di testate specializzate come l’Economist). La specializzazione è riservata ad alcuni magazine, gli altri sono generalisti.

Come si possono aumentare i ricavi, visto che le edizioni per tablet e mobile faticano, per il momento, a decollare?

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I giornali per tablet sono un flop? – Sondaggio di Hearst Uk

Un sondaggio di Hearst sulla lettura dei giornali su tablet dà indicazioni su questioni in questi giorni molto dibattute. Le edizioni digitali delle riviste hanno un futuro sui nuovi apparecchi mobili? Oppure le applicazioni di settimanali e mensili sono poco friendly, rendono difficile la lettura, impediscono la condivisione degli articoli e lo scambio di commenti e di “like”? E per questo sono un fallimento? Domande che sono state sollevate da un articolo su GigaOM, sito americano d’informazione sulle nuove tecnologie.

SONDAGGIO SUL TABLET Un sondaggio condotto in Gran Bretagna da Hearst, che nel Paese pubblica Harper’s Bazaar, Men’s Health, Cosmopolitan, Esquire, Elle, Red, aggiunge informazioni utili per chiarirsi le idee. L’indagine è in-app, ovvero è stata fatta coinvolgendo 500 lettori che si sono abbonati alle edizioni digitali delle riviste della casa, o le hanno acquistate nelle edicole digitali. Il valore scientifico non è quindi eccelso ma le conclusioni sono comunque utili in dispute in cui, a ben guardare, si mettono a confronto punti di vista e impressioni soggettive.

SI LEGGE COME SULLA CARTA Dal sondaggio, che riguarda copie arricchite e ridisegnate per tablet del giornale e non semplici Pdf, viene fuori che il 31,4% dei lettori legge l’edizione digitale dalla prima all’ultima pagina, in modo lineare.
Il 7,3% scorre il numero del giornale attraverso le miniature delle pagine.
Il 6,4% si muove tra i contenuti utilizzando gli strumenti di navigazione che si trovano all’inizio del giornale: ricerca mirata.

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L’Estate Hot dei Periodici Italiani – Dati diffusioni Ads Agosto 2013

Da alcuni mesi nelle edicole c’è una inversione di tendenza: i periodici hanno ripreso a vendere. Lo confermano i numeri di agosto: abbiamo vissuto un’estate hot. Con qualche dubbio

INVERSIONE DI TENDENZA Su questo blog ho segnalato qualche mese fa una apparente inversione di tendenza. Nonostante la crisi continui a picchiare con durezza i periodici italiani, in edicola pare essere arrivata una schiarita per molti settimanali e mensili. E questo al netto di copie gratuite e vendite in blocco (trucchetti usati in passato per far lievitare i risultati).

Lo confermano i dati di Ads sulle diffusioni nel mese di agosto (copie in edicola, senza conteggiare gli abbonamenti). Tra i settimanali osservo che hanno venduto bene, rispetto al mese di luglio, Chi (+10,8%), Diva e Donna (+8,3%), l’Espresso (+8,6%), F (+11,6%), Gioia (+51,2%), Novella 2000 (+30%), Sportweek (+17,5%), Vanity Fair (+13,6%), Vero (+14,8%).

CAUTELA NECESSARIA Naturalmente è preferibile attendere prima di urlare vittoria. Agosto è il regno delle riviste di gossip, dei giornali abbinati, dei prezzi scontati, delle vendite in blocco, delle copie gratuite. Rimandiamo tutto a ottobre per una verifica più approfondita.

Ma bisogna constatare che i segni positivi aumentano rispetto a soli 3 mesi fa.

Conforta anche il confronto anno su anno, dunque il paragone tra le vendite in edicola nell’agosto 2013 e nell’agosto 2012. Qui rimangono molti segni negativi, alcuni piuttosto pesanti, ma noto il rimarchevole risultato di certe testate.

Dati Ads diffusioni settimanali e mensili nell’agosto 2013. E comparazioni con il passato.

Ads

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Diminuiscono in Italia i lettori di quotidiani e periodici

Meno persone leggono i periodici italiani. Un fenomeno in controtendenza rispetto agli Stati Uniti, dove invece la readership è in leggera crescita.

READERSHIP Non parliamo di copie vendute in edicola o in abbonamento, giornali di carta o copie digitali. I numeri di questo post riguardano i lettori. Coloro che sfogliano o consumano i contenuti di una testata anche senza comprarla. I dati di Audipress mettono a confronto il periodo da aprile a giugno con i primi tre mesi del 2013.

PERDE LA CARTA STAMPATA Viene fuori che i settimanali hanno perso il 3,4% dei lettori (tenendo conto delle testate chiuse nel frattempo). I mensili hanno visto scendere i lettori del 2,4%. Complessivamente i magazine hanno “smarrito” il 4,1% del proprio pubblico. I quotidiani si limitano a un -1%. Passando alle singole testate periodiche, si nota che sono quasi tutte in negativo, le pochissime eccezioni non sono rilevanti per la comprensione del fenomeno. È il punto più basso della crisi? Le copie in edicola, stando agli ultimi dati, sono invece in ripresa.

Primaonline: dati Audipress sul lettorato dei periodici.
Primaonline

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Edicola, fermata la perdita di copie – Dati Ads luglio 2013

Settimanali e mensili hanno ripreso a vendere in edicola, dopo mesi di risultati negativi. Lo dicono i dati sulle copie rilevate da Ads.

CONFERMA Viene confermato anche dalle rilevazioni del mese di luglio il trend favorevole che abbiamo visto nei due mesi precedenti. Si è passati da poche testate a un gran numero di settimanali e mensili che recuperano copie vendute, mese su mese.

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Migliorano le vendite dei settimanali – Dati Ads giugno 2013

Più copie vendute in edicola per le riviste settimanali italiane. Sembra prendere consistenza un’inversione di tendenza. Bisogna ora attendere l’autunno per vedere se si tratta di un fenomeno legato al periodo di vacanza estivo.

Prima Comunicazione ha pubblicato i dati Ads sulle diffusioni di quotidiani, settimanali e mensili nel giugno 2013. Molti settimanali mostrano un segno positivo nelle vendite in edicola. Viene confermata una tendenza emersa due mesi fa, che ora si allarga a numerose testate. A una rapida analisi, le riviste con le performance migliori, vicine o superiori al 20%, sono Gioia (ha fatto un restyling in maggio), Motosprint, Novella 2000 (testata ceduta a fine giugno da Rcs), Settimanale Nuovo. Vanno bene anche Diva e Donna, Donna Moderna, Gente, Grazia, Di Più.

Ma il nuovo modo di rilevare i dati Ads, mese su mese, apparso di recente, presenta spesso oscillazioni rilevanti nel breve periodo, legate a promozioni, rilanci, periodi di vacanza e ferie dei lettori (che incoraggano la lettura delle testate più orientate allo svago). Pertanto è necessario attendere le prossime rilevazioni per verificare se davvero gli accenni di ripresa nelle vendite segnalano il superamento della crisi.

Primaonline: diffusioni periodici nel giugno 2013.

Primaonline

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Record di pubblicità sulle riviste fashion americane – Formule giornalistiche che funzionano

I giornali fashion americani fanno il pieno di pubblicità sui numeri che usciranno in settembre. Per le riviste di Hearst, Time Inc., Condé Nast la raccolta di pagine registra numeri da record, riportando ai tempi di prima della crisi. Una notizia che contrasta con le difficoltà dei newsmagazine.
 
Il meteo della carta stampata è fatto di improvvisi cambiamenti di umore. Solo la scorsa settimana si diceva che i newsmagazine americani, le riviste di attualità politica ed economica, registrano un preoccupante calo nelle pagine di pubblicità. Il più pesante dopo il 2009, annus horribilis dei giornali. Ma se passiamo alle riviste di moda e lifestyle il panorama è completamente diverso. Si passa dalla tempesta al sole splendente. La notizia è stata riportata da tutte le riviste che si occupano di editoria (per i dati, potete leggere gli articoli del sito di Adweek, riportati in link alla fine di questo post). Le riviste sono conosciute anche in Italia: Vogue, Elle, Marie Claire, Glamour, InStyle.
 
Quali conclusioni ricavarne? Che la crisi colpisce in modo differente le pubblicazioni, mettendo sotto pressione formule come i newsmagazine e dando invece una prospettiva di recupero per i giornali del lusso, di lifestyle, femminili? Lo abbiamo sentito dire spesso.
 
O siamo di fronte a dinamiche tutte statunitensi? Non sembra, anche se ogni Paese ha le sue caratteristiche (per cui la ripresa arriverà più rapidamente negli Usa che in Europa, con l’Italia fanalino di coda).

Adweek: Condé Nast fa il pieno di pubblicità per settembre 2013.

Adweek: Vogue fa il pieno di pubblicità per settembre.
Adweek

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La crisi delle riviste di attualità – Stati Uniti e Germania

Notizie sui newsmagazine, i settimanali d’attualità che si occupano di politica, cronaca e società, negli Stati Uniti e in Germania.

STATI UNITI. I dati di una ricerca del Pew Research Center registrano un pesante calo nella raccolta pubblicitaria dei newsmagazine americani nei primi sei mesi del 2013, confrontati con lo stesso periodo del 2012. Più in generale, il panorama sugli investimenti promozionali rimane preoccupante per tutte le pubblicazioni periodiche: -4,9%. Nel 2009 c’era stato una brusca riduzione nel numero di pagine pubblicitarie (l’indicatore più veritiero dello stato di salute dei giornali in rapporto alla pubblicità, più dei ricavi). Poi un lieve recupero. Il 2013 si sta rivelando, almeno nella prima parte, l’anno più difficile dopo il terribile 2009. Negli Usa il calo tra 2003 e 2012 è stato del 36%. Noi italiani ne sappiamo qualcosa. Quanto alla  raccolta pubblicitaria nelle riviste, il calo del 2013, nel nostro Paese, è tre volte più pesante del 2012.

Veniamo ai newsmagazine americani. La brutta notizia riguarda tutte le testate: Time -17%, The Week -23%, The Atlantic -10%, The New Yorker -9%, The Economist -24%. La media rivela una perdita del 18%. Due riflessioni attenuano l’amaro in bocca. Il digitale inizia a generare qualche utile. Alcune testate, The Atlantic e The Economist, stanno sviluppando nuove fonti di ricavo: conferenze, eventi, contenuti di nicchia. Non mancano i contenuti sponsorizzati.

GERMANIA. Un articolo di Italia Oggi descrive il momento di difficoltà delle tre principali riviste d’attualità tedesche: Focus, Stern, Spiegel. Hanno toccato, tutte, il punto più basso nelle vendite in edicola. Stern ha venduto 204 mila copie contro la media di 272 degli ultimi tre mesi (con gli abbonamenti, però, si arriva a 825 mila: in Italia ce lo sogniamo). Spiegel 237 mila contro la media di 291 nell’ultimo anno (con gli abbonamenti si superano le 900 mila).  Focus ha venduto di recente 64 mila copie, con un calo di 18 mila in una settimana (edicola e abbonamenti arrivano a 540 mila copie).

Anche i dati italiani di maggio, anno su anno, sollevano qualche perplessità.


Pew Research Center:
negli Usa forte calo nella pubblicità dei periodici.

Italia Oggi: crollano i periodici tedeschi.

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Perché preoccupa l’aumento dell’Iva sui collaterali delle riviste

Confermo che la decisione del Governo di aumentare l’Iva sui prodotti collaterali, venduti insieme ai giornali, portandola dal 4 al 21 %, è un grosso problema.

Dissento da chi minimizza, ignora, irride, trova scandaloso il problema dei collaterali, problema che riguarda, per chi non è dell’ambiente, i cd, dvd, libri, borsette, collane, «bamboline», venduti in edicola insieme alle riviste e ai quotidiani. Un equivoco, il pensare che si tratti di una faccenda secondaria e priva di conseguenze, in cui cade anche chi conosce a fondo il mondo dei giornali.

LA NOTIZIA. Gli editori hanno lanciato al Governo, l’altro giorno, un appello affinché l’Esecutivo torni sui suoi passi e non proceda con l’aumento dell’Iva, con un’incidenza che, su una parte di questi prodotti, dovrebbe passare dal 4 al 21%. Una iattura per editori ed edicolanti, questi ultimi convinti di perdere, se la misura non dovesse essere rivista, il 35% dei ricavi (non proprio nei ricavi, ma questa è la sostanza).

No, non è il solito pianto del commerciante.

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Le montagne russe dei settimanali – Dati di vendita maggio 2013

Provo a fare qualche minima osservazione sui dati Ads, usciti lunedì, che dicono quante copie vendono i quotidiani e i periodici italiani. I settimanali mostrano finalmente qualche segno positivo dopo molti mesi di risultati deludenti, una conferma di quanto si era iniziato a vedere in giugno. C’è movimento anche nelle copie digitali. Ma il confronto con un anno fa fotografa la gravità della crisi dell’editoria.

Naturalmente non parlerò dei quotidiani e delle 75 mila copie digitali del Sole 24 Ore, le 61 mila del Corriere della Sera, 49 mila di La Repubblica.

Mi concentro sui settimanali.

Prendiamo i dati di vendita in edicola di maggio e confrontiamoli con aprile 2013.
Ci sono alcuni interessanti segnali di risveglio. Chi vende il 5,9 % in più, Diva e Donna fa +13,9%, Donna Moderna +10%, F +26,1%, Grazia +30,1%, Oggi +5,4%.

Invece il confronto maggio 2013 con maggio 2012 fa accapponare la pelle.
Espresso perde il 70%, il Mondo il 68%, Oggi il 39%, Panorama il 57%, Di Più Tv il 56%, perfino Vanity Fair, da un decennio gallina dalle uova d’oro, cala del 39,8%: segno che non si poteva proprio fare di meglio?

Nel digitale vedo che, mese su mese, alcune testate registrano forti incrementi.

Primaonline: dati vendita maggio 2013.

Primaonline

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L’editore tedesco che negli Stati Uniti lancia tre riviste. Di carta.

La più conosciuta delle tre, tutte del gruppo editoriale tedesco Bauer Media, è Closer, settimanale di gossip che lo scorso anno ha fatto uscire con l’edizione francese le foto della principessa Kate Middleton in topless: da novembre arriverà negli Stati Uniti con un lancio da due milioni di copie in edicola (leggesi: 2 milioni).

Prezzo del giornale: 25 centesimi di dollaro, che saliranno a 3,99 $.

Closer è rivista di lifestyle, celebrity e fashion rivolta a donne tra i 30 e i 40 anni.

Ian Scott, presidente pubblicità di Bauer, dice che «Closer si rivolge a un pubblico di 50 milioni di lettrici, con un’alta possibilità di spesa, trascurato dagli editori americani».

Gli altri due titoli sono Girl’s World, per teenager, con sette uscite annuali, e Celebrate with Woman’s World, sei volte all’anno.

Noto due cose. 1) Nel mondo dei periodici in trasformazione c’è spazio per giornali non patinati, popolari. Cairo Communication e Guido Veneziani Editore non sono un’eccezione italiana. 2) La periodicità dei giornali: c’è spazio per riviste che escono con cadenza meno serrata. Un fenomeno non nuovo.

Il Punto: come leggo spesso, il futuro è ibrido. Carta e digitale. Insieme.

Ad Week: Bauer lancia tre testate negli Usa.

Adweek

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Come Hearst Usa sta aprendo una nuova strada nel digitale dei periodici

Un milioni di lettori solo digitali, non molti ma sufficienti per costruire una strategia di sviluppo delle testate di Hearst Usa nel territorio ancora inesplorato dei nuovi media, con progetti per aumentare i ricavi, far crescere la pubblicità, pensare a nuovi modelli.

Se ne parla in un articolo uscito nel sito di Nieman Lab: si spiega come l’editore americano Hearst stia esplorando una nuova strada nello sviluppo digitale dei periodici. Un modello diverso, alternativo a quello dei tedeschi di Axel Springer, gli unici ad aver passato con successo il guado che separa la carta stampata dal digitale. Springer ha pestato sull’acceleratore dell’e-commerce, Hearst coltiva lettori digitali.

L’articolo, scritto dal superconsulente Ken Doctor, esperto di carta stampata ed evoluzione digitale dei giornali, ha questi punti d’interesse:

1) Hearst è l’unico editore ad avere un discreto numero di lettori digitali negli Usa: un milione tra abbonati e acquirenti di singole copie digitali. Circa il 4% dei lettori dei 21 titoli della società.

2) L’editore di Cosmopolitan, a differenza di tutti gli altri editori di periodici, ha sviluppato una strategia che mette al centro il lettore digitale. Non chi legge carta e digitale insieme, ma solo il digitale. Come sappiamo, quasi tutti gli altri puntano invece a coccolare e a non perdere i propri lettori tradizionali, quelli della carta.
3) I lettori digitali hanno un profilo diverso dagli altri, più interessante per chi vende giornali: sono più giovani, più benestanti, disposti a spendere. Non a caso Hearst fa pagare l’abbonamento digitale più della carta. Non lo svende, come si fa di solito. Crea invece valore sulle nuove piattaforme, restituisce valore dopo anni di svendite e contenuti gratuiti.
4) La casa editrice sta elaborando nuove strategie anche nella vendita degli spazi pubblicitari. In parte se ne è già parlato su questo blog. Interessante un passaggio di questo nuovo articolo in cui si dice che Hearst è tornato a vendere spazi, lasciando alle agenzie il compito di creare spot e pubblicità per il digitale, anche con arricchimenti multimediali. Altri editori, invece, si sono trasformati anche in creatori di pubblicità. Time Inc, ad esempio. Un errore?
5) Secondo quel che si legge nell’articolo, la strategia seguita da Hearst mette questo editore in posizione di vantaggio, in vista del progressivo passaggio al digitale. Avrà competenze, lettori, conoscenze. Chi invece mira innanzitutto a tenersi stretti i propri lettori sulla carta, ha una prospettiva di breve termine, tre, cinque anni.
6) Il tablet viene visto come lo strumento su cui, in futuro, si leggeranno i periodici. Dicono un dirigente, citato nel pezzo, e l’autore dell’intervista:

“We knew when the iPad came out, we would finally be able to build our business.” The iPad revolution completely changed the magazine industry’s potential trajectory.

7) Un milione di lettori unicamente digitali sono pochi. Per il 2016 si prevede che saliranno al 10% del totale degli abbonati. Ancora poco. Ma è una strada su cui investire. Perché, per tornare a Hearst Usa, i costi di stampa e distribuzione sono il 30/40 per cento dei costi totali. Ridurli, grazie al digitale, significa far crescere i margini, il ricavo netto.

Il punto: come immaginare tempi e modi dello sviluppo digitale dei periodici.

Nieman Lab: l’esempio dei periodici americani di Hearst.

Nieman Lab

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Quanti tablet sono stati venduti negli Stati Uniti: un “adulto” su due possiede un device mobile

Più volte si è detto che il futuro digitale dei periodici passa soprattutto attraverso il tablet, l’unico strumento che, a oggi, consente di leggere un giornale con agio, senza costringere a stare seduti a un tavolo (nel caso dei computer) o a impazzire con uno smartphone dallo schermo ridotto. Un periodico richiede un formato grande, bella resa grafica, praticità.

Peccato che di tablet in circolazione se ne vedano ancora pochi.

Questa settimana è uscito negli Stati Uniti uno studio del Project for Excellence in Journalism dell’autorevole Pew Research Center sulla diffusione del tablet nel più grande mercato mondiale di periodici.

Viene fuori che un americano su tre (il 34%) possiede uno di questi device. Ma il dato più interessante dal nostro punto di vista, trascurato da chi ha riportato la notizia in Italia, riguarda le varie fasce di età. Se si considerano le persone tra i 35 e i 44 anni, si nota che è possessore di un tablet ben un americano su due.
Quindi la situazione è questa. I giovani non possono vivere senza lo smartphone, gli adulti hanno il tablet e le persone oltre i 65 anni sono devote alla carta (possiede un tablet il 18% di questa fascia).

Tra i trenta-quarantenni coloro che possiedono un tablet sono in genere persone con titolo di studio più alto e maggiore reddito. Non ci sono invece differenze significative tra uomini e donne, o tra bianchi, afroamericani, latini e altri gruppi etnici e razziali.

I risultati di questa indagine fanno ben sperare anche per l’Italia, dove la diffusione del tablet è per il momento contenuta, complice la crisi. Ma nel nostro Paese c’è un grande interesse per questi apparecchi e la maggiore disponibilità a spendere per acquistarli, come dice uno studio di Boston Consulting Group.

Pew Research Center: tablet negli Stati Uniti.

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Qualcosa sta cambiando in edicola? Dati sulle vendite di periodici

Riprendo le ultime tabelle con le copie vendute dei periodici, dunque i settimanali nell’aprile 2013 e i mensili nel marzo 2013. Sono stati rilasciati da Ads e pubblicati da Prima Comunicazione.

Tre rapide considerazioni.

Guardando ai dati dei settimanali, vedo ancora moltissimi segni “meno” sulle copie vendute. Ma per la prima volta, dopo molti mesi, si vede anche qualche risultato decisamente positivo. Come il +19,9% della rivista di gossip Chi. E l’incredibile +151,2% di Motosprint (probabilmente legato a qualche promozione o evento).

Nei mensili, la situazione è più mossa. Per un’Amica che fa -11,8% ci sono AD +18,6%, Dove +30%, Glamour +5,2%.

I dati sulle copie digitali dei nostri giornali vengono spesso guardati con scetticismo. Certo, i volumi sono bassi e probabilmente del tutto irrilevanti ai fini del buon andamento di una casa editrice. Ma anche qui noto qualche dato interessante nei mensili. Ci sono incrementi percentuali anche notevoli da febbraio a marzo, soprattuto tra i primi in classifica.

MENSILI DIGITALI MARZO 2013

Nei settimanali, dove le copie vendute sono davvero pochissime, se si escludono gli inserti dei quotidiani, sottolineo la performance di Vanity Fair, cresciuto del 27% in un mese, con 14.990 copie.

SETTIMANALI DIGITALI APRILE

Primaonline: settimanali, APRILE 2013.

Primaonline: mensili, MARZO 2013.

Primaonline

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Lo stato di salute dei periodici in Italia: copie vendute, ricavi, giornalisti occupati

Il rapporto «La stampa in Italia negli anni 2010-2012» diffuso ieri dalla Federazione italiana editori giornali (Fieg) scatta la fotografia del settore. I numeri sull’andamento economico dei giornali, gli indicatori riguardanti le performance delle società che li pubblicano e i dati sul numero di giornalisti che lavorano sono un punto fermo per qualsiasi riflessione si voglia sviluppare sul futuro dei giornali.

Mi concentro solo sui dati generali e quelli dei periodici.

Il 2012 ha visto per la prima volta un calo nel numero complessivo di lettori. In passato si registrava una riduzione delle copie vendute ma il numero degli italiani che leggeva quotidiani e periodici era stabile.

Lo scorso anno è stato il peggiore degli ultimi 20 nella raccolta di pubblicità sulla carta stampata. Si è infatti registrato un calo del 14,3%. Ma, come sappiamo, il 2013 sta andando ancora peggio, decisamente peggio.

La crescita del digitale nella pubblicità è stata del 5,3%, ma come in tutto il mondo questa performance non compensa affatto il calo verticale dei ricavi sulla carta, dunque gli editori sono in grande affanno.

Nel 2012 i settimanali hanno venduto 10.225.000 copie, in calo del 6,4%.

I mensili hanno venduto 9.515.000 copie, sotto dell’8,9% rispetto all’anno passato.

La raccolta pubblicitaria di questo settore è scesa del 18%: oggi la pubblicità sui periodici vale 571 milioni di euro.

Le copie vendute, invece, valgono 2.253 milioni di euro, e hanno visto un calo anno su anno del 7%.

Infine i giornalisti occupati.

Nel 2011 il calo complessivo, quotidiani e periodici insieme, è stato dell’1,4%. Nel 2012 del 4,2%.

I giornalisti che lavorano oggi nei periodici italiani sono 2.872, in calo dell’1,4% in un anno.

Ma questa slide dice tutto.

Giornalisti occupati in Italia

Prima Comunicazione: Rapporto Fieg sulla stampa italiana 2010-2012.

Primaonline

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La fuga dei lettori italiani da quotidiani e periodici – Dati Audipress sul lettorato

Calano i lettori di quotidiani, settimanali, mensili. Con punte negative, nelle riviste, del 26%. Poche le eccezioni positive, nessuna nei settimanali. Il Corriere della Sera scende del 6,7%, la Repubblica del 5,8%.

Questi numeri riguardano naturalmente non le copie vendute ma i lettori complessivi, incluse le persone che non comprano il giornale perché lo trovano a casa o nei luoghi pubblici. Per questo sono dati più alti delle cosiddette diffusioni.

I dati di Audipress dicono che gli italiani in età adulta sono 51 milioni 623 mila, di cui circa 24 milioni 700 mila uomini e 26 milioni 800 mila donne.

Leggono quotidiani circa 21 milioni d’italiani, in calo, rispetto alla precedente misurazione, del 6,7%: mancano all’appello un milione 500 mila lettori.

Leggono settimanali quasi 21 milioni d’italiani, di cui 7 milioni 700 mila uomini e 13 milioni di donne. Queste riviste sono dunque prevalentemente rivolte al pubblico femminile. Le riviste con questa periodicità hanno perso un milione e mezzo di lettori, il 6,9%. Sono lettori persi in pochi mesi, perché si mettono a confronto sondaggi fatti tra settembre e dicembre 2012 con i primi tre mesi del 2013 (lo stesso vale per i mensili). Il calo maggiore riguarda il femminile A-Anna, una delle 10 testate messe in vendita da RCS Mediagroup, che cala del 19%.

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Ahi ahi la pubblicità nei giornali – Confronto tra Italia, Stati Uniti e Uk

Avrete letto che la pubblicità sui giornali italiani continua ad andar male. Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa registra un calo del -25,5%. I quotidiani segnano -25,6% a fatturato e -13,2% a spazio. I periodici registrano un calo a fatturato -24,7% e a spazio -20,6%.
I settimanali vedono un andamento negativo sia a fatturato -26,3% che a spazio -16,6%. I mensili hanno indici negativi sia a fatturato -23,5% che a spazio -25,9%. Tempo fa si diceva che la situazione rispetto a un anno fa è decisamente peggiorata.

Ma qual è la situazione all’estero?

Nei giorni scorsi Magna Global ha previsto che, negli Stati Uniti, il 2013 vedrà una crescita della pubblicità nei media dello 0.4%, mentre nel 2014 la crescita sarà del 5.9%. I media digitali saliranno dell’11.5% nel 2013 e del 12.0% nel 2014. I quotidiani caleranno del 6.8% quest’anno e del 7,7% nel 2014. I periodici scendono del 6,7% quest’anno e del 5,4% nel 2014.

E la Gran Bretagna? Guardate la tabella.

Due le possibili considerazioni. Primo: i periodici perdono pubblicità ovunque, dunque ricavi. Sono costretti a trovare un equilibrio più in basso. Secondo: la situazione italiana è resa drammatica dalla crisi economica e di sistema del nostro paese.

Prima Comunicazione: pubblicità sui giornali marzo 2013.

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Ma voi la fareste una versione per iPad delle riviste italiane? – Diffusioni digitali marzo 2013

Poche copie digitali vendute nel marzo 2013 per i periodici italiani. Meno di quel che sembra, se considerate che Io Donna e D – La Repubblica delle donne sono trainate dai quotidiani cui vengono allegate per un piccolo sovrapprezzo. E allora domandiamoci: ma voi la fareste un’edizione per iPad delle riviste italiane? Una versione appositamente disegnata per il tablet, con un’intera redazione grafica dedicata all’impresa? Calcolato a spanne il rapporto tra costo e copie vendute, direi che è meglio lasciar perdere, per il momento.

Questo il link alla tabella sulle diffusioni digitali.

http://www.primaonline.it/wp-content/plugins/Flutter/files_flutter/1368092779Classifica_Ads_sett_marzo13.xls

Prima comunicazione: copie digitali dei periodici italiani nel marzo 2013.
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10 fantastiche copertine di riviste (e il futuro di quest’arte)

Ho scoperto un blog fantastico sul design di settimanali e mensili.

Perché c’è poco da fare: uno dei punti di forza dei periodici sono le copertine. Giocate sulla grafica, il colore, i caratteri, il formato, il tipo di carta, i materiali e altri elementi. Ogni volta che entro in un megastore di libri e vado nell’area dei giornali, provo ancora stupore ed entusiasmo per l’incredibile creatività di art director e case editrici. Per qualcuno si tratta di una bella tradizione destinata a scomparire. Come le copertine dei dischi in vinile. Per altri si tratta di una dote che permetterà almeno ai giornali di nicchia, quelli più raffinati e pensati per un pubblico di appassionati, di sopravvivere. Come i dischi in vinile.

Penso anche alle sette copertine dello stesso numero speciale di Time (quello del 18 aprile-6 maggio) con cui si celebrano quest’anno le 100 persone più influenti del pianeta.

Delle copertine più belle si occupa un sito che vi invito a visitare spesso, MarkLives.com, dove ogni settimana vengono mostrate e commentate le novità. Il blog è realizzato da un giornalista sudafricano che per il momento “preferisce non rivelare il suo nome”. Ha creato anche un sito dedicato all’analisi dei periodici del suo Paese, tutti i pregi e tutti i difetti.

MarkLives.com runs a regular slot featuring the best local and international magazine covers every week. We recognise well thought out, powerful and interesting (and hopefully all three in one) magazine covers and celebrate the mix of pragmatism, creativity and personal taste that created each of them. By media blogger MediaSlut.

Metropolitan

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Copie digitali vendute dei periodici: 3 ragioni per non strapparsi i capelli

Poche sono poche. Ma così poche che viene voglia di guardare più da vicino i dati sul numero delle copie digitali dei settimanali e dei mensili italiani vendute nel febbraio 2013. L’occhio lungo di chi lavora da molti anni nei periodici insegna a veder cose che a voi umani…

I dati Ads sulle copie digitali dei settimanali e mensili, appena usciti, sono deludenti, come avevo scritto senza grande fantasia un mese fa parlando della rilevazione relativa al gennaio 2013, la prima in assoluto fatta in Italia: fino ad allora non erano mai state contate. Sinceramente non era poi un gran problema: prima di quella data erano pochissimi i periodici con un’edizione digitale.

Ecco una prima ragione per non pensare che i periodici abbiano più difficoltà dei quotidiani a vendere copie online: gli editori sono appena entrati nel ring, hanno appena iniziato a proporre questo servizio.

Ma ci sono altre cose che molti non hanno visto. Guardate i titoli dei periodici più venduti nel digitale.

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La pubblicità nei periodici americani (primo trimestre 2013)

Come dicevo nel post precedente, gemello di questo, è utile mettere a confronto la raccolta della pubblicità sui giornali americani e su quelli italiani. Vengono fuori due scenari diversi. Il confronto aiuta a capire se per i periodici, e quali, vi sia una prospettiva realistica di ripresa.

E come dicevo nel post gemello, spero che voi non pensiate che l’attenzione per la pubblicità sia una personale ossessione. Da come va la raccolta della pubblicità nei periodici, dunque dal numero di pagine di inserzioni raccolte e dai relativi incassi, dipende in gran parte la sopravvivenza dei giornali. E la salvezza del posto di lavoro per centinaia di giornalisti in Italia.

Avete visto qual è la situazione italiana.

Riporto ora un articolo sulla pubblicità in America.

Nei primi tre mesi del 2013 c’è stato un calo, ma di appena il -4.9%, il più basso dal 2011.

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La pubblicità nei periodici italiani (febbraio 2013)

In Italia nel febbraio del 2013 continua il crollo della pubblicità nei giornali periodici, dunque nei settimanali e nei mensili. Negli Stati Uniti, invece, rallenta la caduta e c’è la speranza di una schiarita (per l’analisi e i dati guardate il post gemello). Due scenari molto distanti.

Chi non si occupa di giornali penserà che questa sia una personale ossessione. Invece guardare i dati sulla pubblicità vuol dire preoccuparsi del futuro di settimanali e mensili, il settore in cui lavoro, in cui lavorano migliaia di giornalisti italiani.

La pubblicità è in crisi cronica. In sette anni la raccolta è scesa del 60% e questo significa che stanno venendo meno le risorse finanziarie per tenere in vita molti giornali. Non è un problema da poco: un intero settore industriale è in ginocchio e si rischia un impatto sociale dalle conseguenze incalcolabili.

Per questo riporto i dati sulla pubblicità dei giornali italiani nel febbraio 2013.

In Italia il fatturato della carta stampata (quotidiani + periodici) nel febbraio 2013 registra un calo del 25,3%. Nello stesso periodo del 2012, periodo pestifero, che sta alla base di tutti gli stati di crisi nelle case editrici di giornali italiani aperti tra l’anno scorso e quello in corso, era appena del -6,4%!!!

Passiamo ai periodici. Nel febbraio 2013 perdono il 22,5%. Nel 2012 era il – 8,4% (a valore).

I settimanali fanno nel febbraio 2013 -22,9%. Facevano nel febbraio 2012 il – 13%.

I mensili fanno quest’anno -23,2%. Nel 2012 era -1,5%.

È tutto così assurdo…

Prima on line: raccolta pubblicitaria nei periodici nel febbraio 2013.

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Periodici, il calo della pubblicità e delle copie vendute

Non è il dato finale dell’anno, ma quasi ci siamo. Ieri l’Osservatorio stampa delle Concessionarie di pubblicita’ (Fcp) ha disegnato il quadro della raccolta pubblicitaria sulla carta stampata nei primi 11 mesi del 2012. Complessivamente il calo è del 17 % a fatturato. I periodici, però, vanno meno bene della media. Complessivamente perdono 17,2% a fatturato e il 13,2% come spazio (le pagine di pubblicità). Con questa differenziazione. I settimanali vanno peggio, con fatturato a -19,9% e spazio a -12%. I mensili fanno -14,1% a fatturato e -15% a spazio. Nel complesso, i quotidiani riportano meno danni della media, i quotidiani gratuiti sono crollati, i periodici si trovano nel mezzo.

Sono dati da affiancare a quelli delle copie vendute e degli abbonamenti, usciti qualche giorno fa su Prima comunicazione online. Anche di questo lascio il link.

Borsa italiana: male la pubblicità nella stampa

Prima Comunicazione: vendite giornali Ads

 

 

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Quanti tablet e smartphone sono stati venduti in Italia

AGGIORNAMENTO – L’8 maggio 2013 e’ uscito su questo blog un post con i dati aggiornati sui tablet venduti in Italia. Il post del 21 dicembre 2012 (quello che state vedendo) va dunque letto tenendo conto di questa precisazione.

Il boom di acquisti di smartphone e tablet in Italia può essere la base per uno sviluppo digitale delle riviste, una strada che gli editori di giornali dovranno percorrere per provare a frenare e compensare il crollo di vendite e ricavi in quotidiani, settimanali, mensili.

Per valutare quanto sia decisivo per gli editori di periodici puntare sull’offerta di contenuti su più piattaforme (nella carta e nel digitale, scritto e video) è utile conoscere quanti smartphone e tablet sono stati venduti in Italia e quanti ne entreranno nelle nostre case nei prossimi anni. Non voglio attribuire al digitale un potere salvifico per la carta stampata, sappiamo tutti che gli editori dovranno ancora per molti anni cercare di guadagnare dalle copie vendute in abbonamento e, soprattutto, in edicola. Ma la tendenza per il futuro è chiara, e bisogna investire in questa direzione. Ho cercato a lungo dati affidabili e gli unici che ho trovato sono quelli (autorevoli) della School of Management del Politecnico di Milano, diffusi lo scorso 10 ottobre.
Si calcola che nel nostro Paese saranno venduti, complessivamente, entro la fine del 2012 circa 32 milioni di cellulari intelligenti (quelli che consentono di connettersi a internet ovunque ci si trovi) e 2,9 milioni di tablet, le cosiddette tavolette, che offrono un’esperienza di fruizione (parola orribile 1) diversa dal telefonino, più adatta, penso, alla lettura di articoli lunghi e al consumo (parola orribile 2) di contenuti multimediali articolati (al riguardo vi invito a leggere il bellissimo post uscito oggi su Il Giornalaio).
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Un tablet Mondadori per rafforzare i periodici?

Lo avevo scritto tempo fa, citando un articolo del Giornale, l’unico a riportare la notizia.

Il gruppo Mondadori ha annunciato l’arrivo in Italia di Kobo Arc, un tablet Android della famiglia Kobo. Si aggiunge alla serie di e-reader Kobo (società giapponese) introdotta in Italia da Mondadori alcune settimane fa.

L’e-reader serve a leggere libri digitali, gli ebook. Il tablet, come sanno tutti, consente di leggere libri ma anche di guardare film, ascoltare musica, caricare applicazioni di ogni tipo. E incoraggia la lettura dei periodici.

Una serie di studi, di cui ho parlato in questo blog, come nel post del 17 ottobre 2012 e nel post del 19 novembre 2012, dimostra che la diffusione del tablet favorisce la lettura di quotidiani, settimanali, mensili, e crea un’area di consumo che invece il pc ostacolava o distruggeva.

Il tablet, leggero e maneggevole, rende possibile la lettura di giornali ovunque e in qualsiasi momento della giornata. Anche se le indagini di cui parlavo dimostrano che si usa il tablet soprattutto a casa, in particolare quando si è stravaccati sul divano. Come sempre si è fatto con i giornali.

M’interessa perché: 1) questa mossa del principale editore italiano è finalizzata anche a contrastare il declino dei periodici?

Il punto: se e come leggeremo ancora i giornali in futuro.

Radiocor su Borsa italiana: arriva il tablet di Mondadori

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Ricerca negli Usa/ Perché i periodici sono ancora necessari

Dicono che alla gente i settimanali e i mensili non interessano più. Dicono che la pubblicità se ne va su altri media, da internet alle televisioni digitali. E non lo sapete che i ragazzi, come mio figlio di 16 anni, non leggono più i giornali? Mentre i newsmagazine sono formule informative morte e defunte.

C’è del vero in tutto questo, come il mio blog ha chiarito (innanzitutto a me stesso) attraverso 100 e più post con notizie, studi, commenti sulla crisi della carta stampata.

Ma quando alle considerazioni delle persone preparate si somma il coro di quelli che la sanno sempre più lunga (ma non sanno niente e sono solo dei pappagalli), pronti a bastonare il corpo caduto a terra, viene voglia di reagire. Non si lincia chi è in difficoltà. E state attenti alla reazione fiera di qualcuno che ha dato molto.

Veniamo al dunque. I magazine possiedono ancora una forza di attrazione per i lettori e per i pubblicitari. La natura di questo medium è unica e non ancora eguagliata dal nuovo che avanza.

Lo ricorda e spiega uno studio pubblicato nella prima parte del 2012 dall’Association of Magazine Media (Mpa), associazione degli editori di periodici statunitensi (175 editori, 900 pubblicazioni): Magazine Media 2012/2013. C’è una componente autopromozionale nei dati e nei commenti che sto per riportare. Ma aiutano a capire che i periodici sono un prodotto che conserva caratteristiche utili a molti. Sia i giornali di carta sia i “pidieffoni” (le copie in pdf dei giornali scaricabili online) sia le versioni digitali più o meno originali.

Perché i magazine sono efficaci?

Perché il lettore spende in media 41 minuti su ciascun numero di una rivista: strabiliante. I contenuti e la pubblicità vengono “assorbiti” più in profondità che su altri mezzi.

I consumatori si fidano dei periodici e la pubblicità pubblicata su questi giornali è ritenuta più credibile di quella televisiva, radiofonica o di internet.

I magazine sono un medium universale: il 92% degli americani legge periodici, inclusi i millennials, i giovani nati negli anni Novanta o subito dopo.

Legge periodici il 92% degli adulti.

Legge periodici il 95% degli under 35.

E, udite udite, legge periodici il 96% dei giovani sotto i 25 anni. LEGGE PERIODICI.

L’età media dei lettori di periodici è vicina all’età media degli americani (45.8 anni).

Utenti di Internet: 41,4 anni.

Radio: 44,4 anni.

Periodici: 44,8 anni.

Televisione: 46,6 anni.

Quotidiani: 48,2 anni.

Ancora sui giovani. Sono coloro che consumano con maggior frequenza i periodi.

Ai pubblicitari interesserà sapere che (ma lo sanno già, anche se fanno finta di no, in questo periodo in cui si possono pretendere sconti incredibili sulle tariffe):

i 25 periodici più letti e diffusi degli Usa raggiungono più adulti e teenager della televisione; quando esce un numero del giornale, il numero di lettori che lo sfoglia continua a crescere per molti giorni (l’esperienza di lettura, e la ricezione della pubblicità, non si ferma nei primi giorni ma va avanti per almeno 10 giorni, e il messaggio produce effetti su un arco di tempo lungo); i lettori non vanno mai in vacanza e il numero rimane nei 12 mesi più costante che per la televisione, la radio, internet (i cali stagionali sono contenuti).

M’interessa perché: 1) i periodici conservano una ragione d’essere; 2) facile sparare su chi sta male, ma tante presunte verità sui periodici, entrate nei discorsi di tutti i giorni, sono forse luoghi comuni.

Il punto: capire se i periodici sopravviveranno, e conserveranno un interesse e un’utilità, dopo la crisi economica e con la transizione al digitale.

Mpa: factbook 2012/2013

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Le parole che non mi hai detto/ Downsizing

Downsizing, ridimensionamento, dove ho già sentito questa parola?

Nei giorni scorsi è uscita la notizia che un editore americano di medie dimensioni, Martha Stewart Living Omnimedia Inc, ha deciso di procedere al downsizing (leggete l’articolo sotto). Per risparmiare dai 33 ai 35 milioni di dollari, la società si prepara a vendere o a rivedere la formula editoriale e la periodicità di alcune testate, a lasciare a casa una parte dei giornalisti, a riorientare la propria attività dalla carta stampata ai video online e ai contenuti digitali.

Dalla mia memoria zoppicante, che da tempo si era messa al lavoro sulla parola downsizing, probabilmente per averla captata da qualche parte, è riaffiorato (quando esattamente?) più che un ricordo preciso, uno stato d’animo, un senso d’angoscia che appartiene a un passato che non saprei dove collocare, ma che, chissà perché, mi sembra portare indietro di tanti anni, almeno 25, 30.

Adesso, quando pronuncio quella parola, mi viene in mente anche il nome di una città, Detroit, la capitale americana dell’auto. Ok, mi fermo qui con il gioco delle associazioni, visto che non è argomento su cui scherzare, è anzi drammatico.

Probabilmente ho vaghi ricordi del downsizing degli anni Settanta e Ottanta, le chiusure degli stabilimenti Ford a Detroit, i licenziamenti, il deserto sociale raccontato da tanti film.

La memoria impasta e rimpasta i fatti e le emozioni, gioca strani scherzi e fa apparire come un avvenimento lontano qualcosa che non c’è mai stato, accosta cose che non sono mai state collegate.

Ma questa parola, downsizing, ridimensionamento…

 

huffingtonpost.com: downsizing per i magazine Martha Stewart

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Che tempo che fa/ Lunedì 13 novembre sciopero in Rcs Mediagroup

Scioperano lunedì 13 novembre i giornalisti dei settimanali e dei mensili di Rizzoli. La società che pubblica i periodici si chiama Rcs Mediagroup. Scioperano i giornalisti in concomitanza con la convocazione del Consiglio di amministrazione che deve leggere, valutare e approvare la relazione trimestrale sui risultati del Gruppo al 30 settembre 2012. La ragione dell’agitazione dei dipendenti è legata alla ormai vicina presentazione da parte della dirigenza della società di un piano di ristrutturazione che potrebbe prevedere, tra le altre, l’uscita di giornalisti dai periodici e dai quotidiani (Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport) e la chiusura di alcune testate. Il piano verrà presentato agli azionisti a dicembre inoltrato (leggo il 19 dicembre). Quanti siano gli esuberi e quali le testate da chiudere (o vendere) non si sa, anche se le voci sono numerose e le indiscrezioni ricche di particolari. Ma, da giornalista che lavora nel settore, trovo di pessimo gusto fare pronostici e mettere in giro voci. E’ il lavoro dei giornalisti? A me risulta che il lavoro dei giornalisti consista nel fare una distinzione tra ciò che è certo, probabile, possibile, inesistente. Altrimenti siamo tutti giornalisti.

M’interessa perché: 1) si avvicina lo scontro tra giornalisti ed editori.

Il punto: come uscire dalla crisi: solo tagli?

La fornte: primaonline.it

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