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Anche La Pubblicità Fugge All’Estero

Gli investimenti in pubblicità calano nella carta stampata anche perché i top spender spostano le risorse verso altri Paesi: quelli che garantiscono un ritorno superiore all’Italia

Uno degli articoli che più mi hanno colpito in queste settimane, per le chiavi di lettura che fornisce sulla crisi dei media, è uscito il 6 marzo sul Sole 24 Ore (pagina 37, a firma Andrea Biondi).

Si parla di pubblicità. E delle scelte fatte dai player più importanti del settore, i 10 top spender: le 10 aziende che più investono in spot e marketing in Italia, con una quota pari al 15% su un totale di 6,4 miliardi di euro.

Nelle parole degli intervistati, tra cui Roberto Binaghi, Ceo del centro media Mindshare, un’autorità nel campo, viene fuori un quadro preoccupante per tutti i media, ma soprattutto per la carta stampata.

Non solo un’interminabile crisi economica iniziata ormai 5 anni fa ha portato a un taglio negli investimenti.

Il fenomeno più preoccupante è nel cambiamento delle strategie. I 10 top spender sono esemplari, in questo. Non solo in un anno le società hanno ridotto complessivamente del 16% la spesa (contro il 12% circa del mercato). La cosa più grave, per chi vive nei media, è che gli investimenti maggiori si stanno spostando verso Paesi che garantiscono un ritorno maggiore.

Un cambiamento di lungo periodo.

Consiglio di recuperare l’articolo. I tagli maggiori riguardano gli investimenti nei quotidiani a pagamento.

Futuro dei Periodici

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Facebook e i Periodici Italiani

I siti dei settimanali: il numero di utenti, il ruolo dei social media, l’attaccamento e fidelizzazione dei lettori. C’è ancora molta strada da percorrere

Segnalo un post sulle performance online dei settimanali italiani scritto da Pier Luca Santoro, l’autore del sito su comunicazione ed editoria Il Giornalaio.
Santoro risponde a domande di grande interesse sul seguito online delle testate periodiche.
Attraverso uno studio fatto con uno strumento per specialisti, è possibile vedere non solo quanti utenti unici ha ciascun sito. Ma, sopratutto, capire alcune caratteristiche dei visitatori. E intuire il loro livello di soddisfazione.

Vedremo quanti lettori arrivano sul sito del giornale dai social network, per esempio. A questo riguardo, viene fuori che nei settimanali, così come nei quotidiani, pochissimi visitatori sul totale vengono “rastrellati” su Facebook e Twitter e dirottati al sito, come dovrebbe essere interesse degli editori. La parte del leone, comunque, spetta a Facebook.

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5 Segnali di Vita Digitale dei Periodici Italiani

A TUTTO VIDEO Mondadori fa un accordo per portare i video dei propri siti, tra cui Panoramauto.tv, su quelli dell’area Mediaset. E i video di Mediaset, inclusi quelli on demand del palinsesto televisivo, saranno disponibili per i lettori di Panorama.it, Grazia.it, Donnamoderna.com. Verrà raggiunto dai contenuti e dalla pubblicità della casa editrice un bacino complessivo di 23 milioni di utenti unici mese (Mediset più Mondadori più Italiaonline).

WIRED NON È UNA RIVISTA Il direttore di Wired Italia (Condé Nast) ha annunciato di voler applicare la filosofia del Digital First. Riprendendo la frase di un famoso Ceo americano: «Time non è una rivista», Massimo Russo dice: «Wired non è una rivista». In attesa di vedere quanto il digitale valga in termini di ricavi per i periodici italiani, l’ordine delle cose comunicate sembra questo: 1) viene ripensata la linea editoriale del giornale, che riceve un taglio più coi piedi per terra, ottimistico e di servizio; 2) si risparmia sulla edizione cartacea, riducendo le uscite annuali a 10 numeri; 3) i redattori e collaboratori dovranno lavorare ogni giorno, e innanzitutto, per il sito. C’è un nuovo mondo da inventare.

ALLARGARE IL PUBBLICO Mondadori sarebbe in corsa contro Rds (Radio Dimensione Suono) per l’acquisto delle radio del Gruppo Finelco (per circa la metà di Rcs): Radio 105, Virgin Radio, Radio Montecarlo. Per l’editore è il tentativo di ampliare la vetrina su cui far uscire la pubblicità (carta, radio, digitale). Per ora la platea delle radio del gruppo è di 10 milioni di ascoltatori (al netto della possibile acquisizione delle radio di Finelco).

ARRICCHISCIMI Le riviste di Editoriale Domus passano alla digital edition: per Quattroruote, Domus, Dueruote, Ruoteclassiche, Tuttotrasporti sarà possibile scaricare l’edizione digitale da tablet, smartphone e computer. Ci si può abbonare solo al digitale, o a carta più digitale. Contenuti arricchiti con photo gallery e video.

GIORNALI GIRAMONDO Icon, allegato maschile di Panorama, esce da novembre in Spagna insieme al quotidiano El Pàis in 300 mila copie. Grazia viene pubblicato in Messico: è l’ennesima edizione internazionale del femminile. E si capisce: moda, design, stile di vita sono il petrolio italiano. La mossa viene notata da Fipp, l’associazione mondiale degli editori di periodici, che mette la notizia in home page. E dal designer Mario Garcia.

Futuro dei Periodici

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Nei Periodici le Copie Digitali Vendute Sono il 4,9%

Ricordate che negli Stati uniti si lamentano perché le copie digitali dei periodici sono il 3,3% del totale venduto? (Tanto che si parla di fallimento dei tablet come strumento per leggere i giornali). In Italia i numeri sono leggermente migliori

Riprendo i dati diffusi nei giorni scorsi. Riguardano le vendite di settimanali a settembre e di mensili ad agosto 2013.

Sommando settimanali e mensili, le copie digitali vendute in Italia sono il 4,9% del totale (elaborazione di questo blog).

Se ci limitiamo ai settimanali, il 3,6% delle copie vendute sono digitali.

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Cosa sta succedendo alle concessionarie della pubblicità

Publikompass, Mondadori, Prs, Visibilia… Il mondo della pubblicità legato ai giornali sta cambiando. Perché i ricavi nella carta stampata sono collassati e il passaggio al digitale è pieno di incognite

CAMBIANO TUTTI Molti si chiedono cosa sta succedendo alle concessionarie di pubblicità, ovvero a quella parte delle case editrici di giornali, o società collegate, che raccolgono la pubblicità per le pagine di quotidiani e periodici.

Se lo chiedono a una settimana dalla notizia che Publikompass, una delle maggiori concessionarie italiane, si preparerebbe a lasciare a casa un’ottantina di dipendenti. Se lo chiedono all’indomani della indiscrezione secondo cui la concessionaria di un grande editore di periodici, Mondadori, dovrebbe presto essere accorpata a Publitalia di Mediaset (notizia che ha preso consistenza il 14 ottobre).

Ma movimenti nel mondo della pubblicità hanno riguardato Prs e Visibilia, entrambe in corsa, fino allo scorso giugno, per i periodici ceduti da Rcs Mediagroup.

Che cosa sta accadendo?

UN GRAFICO PER CAPIRE Mi è tornato in mente uno studio sui quotidiani italiani condotto da un’importante società di consulenza, Bain & Company, uscito nel 2012, nel quale erano ipotizzati alcuni cambiamenti che, in parte, sono avvenuti o stanno riguardando i giornali. Struttura delle case editrici, lavoro nelle redazioni, filiera della distribuzione, edicole incluse. Trovate qui un estratto. Ricordo di aver trovato questo studio nel blog il giornalaio (giornalaio.wordpress.it), sempre ricco di notizie preziose.

Nella parte dello studio dedicata alle concessionarie di pubblicità compariva questo grafico, già pubblicato in questo blog: contiene domande sul futuro della pubblicità e suggerisce ipotesi di accorpamento. Quel che sta accadendo in queste settimane a 360 gradi.

I MOTIVI Le ragioni del cambiamento, per quel che può capire un “profano”, sono: il crollo dei ricavi pubblicitari, la prospettiva di minori ricavi futuri dal mondo del digitale, il ridimensionamento del mondo dei giornali.

Futuro dei Periodici

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“I giornali hanno un nuovo concorrente: i loro inserzionisti” – Editori e pubblicità

Le aziende e i grandi marchi stanno diventando abili narratori. Ed editori in proprio, perchè, come ognuno di noi, possono pubblicare qualsiasi cosa in qualsiasi momento. Ferragamo è l’ultimo esempio di storytelling multimediale

NUOVI CONCORRENTI Mi era entrata nell’orecchio, l’altro giorno, una frase pronunciata dal responsabile della strategia in News Corp (Murdoch). Questo Raju Narisetti spiegava alla World Publishing Expo di Berlino che:

Newsrooms now face a new competitor: Our advertisers – what is happening is smart brands and smart advertisers are becoming smart storytellers. «We have always had competition for our reader’s time, but this is a double-hit: you lose the readers and the advertisers».
I giornali ora si trovano ad affrontare un nuovo competitor: i nostri inserzionisti pubblicitari. Succede che i brand più sgamati e i pubblicitari più sgamati stanno diventando abili comunicatori. «Abbiamo sempre avuto contendenti per l’attenzione dei lettori, ma questo è un doppio attacco: rischiamo di perdere lettori e inserzionisti».

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L’Estate Hot dei Periodici Italiani – Dati diffusioni Ads Agosto 2013

Da alcuni mesi nelle edicole c’è una inversione di tendenza: i periodici hanno ripreso a vendere. Lo confermano i numeri di agosto: abbiamo vissuto un’estate hot. Con qualche dubbio

INVERSIONE DI TENDENZA Su questo blog ho segnalato qualche mese fa una apparente inversione di tendenza. Nonostante la crisi continui a picchiare con durezza i periodici italiani, in edicola pare essere arrivata una schiarita per molti settimanali e mensili. E questo al netto di copie gratuite e vendite in blocco (trucchetti usati in passato per far lievitare i risultati).

Lo confermano i dati di Ads sulle diffusioni nel mese di agosto (copie in edicola, senza conteggiare gli abbonamenti). Tra i settimanali osservo che hanno venduto bene, rispetto al mese di luglio, Chi (+10,8%), Diva e Donna (+8,3%), l’Espresso (+8,6%), F (+11,6%), Gioia (+51,2%), Novella 2000 (+30%), Sportweek (+17,5%), Vanity Fair (+13,6%), Vero (+14,8%).

CAUTELA NECESSARIA Naturalmente è preferibile attendere prima di urlare vittoria. Agosto è il regno delle riviste di gossip, dei giornali abbinati, dei prezzi scontati, delle vendite in blocco, delle copie gratuite. Rimandiamo tutto a ottobre per una verifica più approfondita.

Ma bisogna constatare che i segni positivi aumentano rispetto a soli 3 mesi fa.

Conforta anche il confronto anno su anno, dunque il paragone tra le vendite in edicola nell’agosto 2013 e nell’agosto 2012. Qui rimangono molti segni negativi, alcuni piuttosto pesanti, ma noto il rimarchevole risultato di certe testate.

Dati Ads diffusioni settimanali e mensili nell’agosto 2013. E comparazioni con il passato.

Ads

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La crisi della pubblicità: Publikompass, Prs, Visibilia e Guido Veneziani

Concessionarie di pubblicità che comprano giornali, altre che licenziano e si ridimensionano. Queste società che sono delle protagoniste dell’editoria stanno seguendo la strada dei giornali: acquisizioni, ristrutturazioni, ripensamento del business.

(Aggiornamento: sono usciti i dati sulla racconta pubblicitaria nei giornali nei primi 8 mesi del 2013. I quotidiani fanno, a fatturato, -22,4%, i periodici -25,3).

Vi siete chiesti perché una concessionaria di pubblicità compra le riviste di RCS? Perché Visibilia di Daniela Santanchè fa offerte per lo stesso pacchetto di giornali e poi si consola provando a comprare i giornali di Guido Veneziani e una rivista specializzata chiusa da Mondadori? E perché Publikompass, leader in Italia su carta e web, annuncia la chiusura di sedi e la mobilità di oltre 80 agenti?

Domande che si fanno i giornalisti. Si accorgono che la tempesta dell’editoria ha investito non solo le loro testate, comportando dal 2008 a oggi centinaia di pensionamenti e licenziamenti, ma anche il mondo contiguo della pubblicità. Per questo me ne occupo.

Leggendo in giro, e parlandone con un lettore di questo blog che conosce bene questo mondo (grazie del confronto!), mi sono fatto queste idee, tutte suscettibili di aggiustamenti.

1) La pubblicità, come sappiamo, è in crisi tanto quanto se non più dei giornali. Il calo degli investimenti è stato, dal 2008 a tutto il 2012, solo nei periodici, pari a quasi 500 milioni di euro. Nel 2008 gli investimenti di pubblicità nei magazine erano 1.149 milioni, nel 2012 sono stati 650 milioni, nel 2017 si prevede possano essere 524 milioni di euro.
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Crisi di Governo e Crisi dei Giornali

Ieri sera in pizzeria ho trovato, al tavolo, questa annotazione scritta su un tovagliolo di carta.

«Non so come una crisi di governo possa incidere su un’Italia in difficoltà.

So però come la mancanza di un Governo inciderà sulla crisi dei giornali.

Nelle scorse settimane la Repubblica ha presentato un piano di tagli che prevede l’uscita dall’azienda di circa 80 giornalisti.

Nei mesi scorsi  il Corriere della Sera ha messo in conto di prepensionare o mandare direttamente in pensione 70 giornalisti nei prossimi 4 anni.
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Arriva Edicola Italiana, Il Giornalaio Digitale

In primavera arriva Edicola Italiana, il chiosco digitale dove comprare quotidiani e riviste dei principali editori. Un passo avanti nella promozione del nuovo modo di leggere. Ma il confronto con la Francia fa capire che la vendita online resterà solo una parte del mercato.

ALLEANZA TRA EDITORI Leggo su Italia Oggi che dalla prossima primavera sarà possibile acquistare giornali sulla tanto attesa Edicola Italiana. Si tratta dell’edicola virtuale, tutta tricolore, creata da sei editori: Rcs Mediagroup, Gruppo L’Espresso, Mondadori, Gruppo Sole 24 Ore, Gruppo Caltagirone, La Stampa. Ma altri potranno aggiungersi.

COME COMPRARE Si tratta di un importante strumento per permettere a chiunque di comprare giornali ovunque ci si trovi (connessione a internet permettendo) e senza uscire di casa.

Potremo comprare singole copie, fare abbonamenti o comprare un voucher con cui poi acquistare giornali.

Si potranno leggere i giornali su smartphone e tablet. La notizia esce nel giorno in cui Jeff Bezos annuncia il lancio di 3 nuovi tablet di Amazon.

PRO E CONTRO Un bene, un male?

-Un bene se si vuole incoraggiare il progressivo passaggio al digitale, con relativo contenimento di costi per gli editori sulla stampa e la distribuzione.
-Un bene se si vogliono avvicinare quelle persone, soprattutto giovani, che vogliono leggere su tablet e smartphone e trovano vecchia la carta (ma i giornali digitali sono semplici copie della testata cartacea).
-Un bene perché Edicola Italiana bypassa la mediazione di Apple e della sua edicola: Apple trattiene il 30% del prezzo pagato dal lettore e non passa agli editori i dati sui lettori, materiale prezioso per fare offerte mirate, incoraggiare le campagne pubblicitarie, proporre nuovi prodotti.

-Un male per gli edicolanti, che da tempo chiudono punti vendita a causa di mille problemi, ultimo il calo delle diffusioni.

Ma quanto vende un’edicola digitale?

IN FRANCIA Ho trovato i numeri delle edicole virtuali francesi. L’offerta è vivace e aperta alla concorrenza: si confrontano vari siti, in particolare Relay, ePresse, Lekios (presente anche in Italia).
I dati riguardano gli ultimi sei mesi. La crescita è continua: anche il pezzo di Italia Oggi dice che in Francia c’è stato un incremento del 30% in estate.

Relay.com, che vende 158 titoli e appartiene a una società dell’editore Lagardère (gigante della stampa, presente fino al 2010 in Italia con Hachette Rusconi, oggi Hearst), ha il 44% del mercato e ha venduto 687 mila copie in sei mesi.
Lekiosk è secondo con il 33% del mercato e 508 mila copie.
Segue l’edicola internazionale Zinio, con il 10% del mercato e 140 mila copie vendute.
ePresse, con appena 95 titoli in esposizione, ha il 7,8% e vende 120 mila copie.

Pare di capire che per un po’ di tempo edicole tradizionali ed Edicola Italiana dovranno convivere. Amandosi, si spera.

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Diminuiscono in Italia i lettori di quotidiani e periodici

Meno persone leggono i periodici italiani. Un fenomeno in controtendenza rispetto agli Stati Uniti, dove invece la readership è in leggera crescita.

READERSHIP Non parliamo di copie vendute in edicola o in abbonamento, giornali di carta o copie digitali. I numeri di questo post riguardano i lettori. Coloro che sfogliano o consumano i contenuti di una testata anche senza comprarla. I dati di Audipress mettono a confronto il periodo da aprile a giugno con i primi tre mesi del 2013.

PERDE LA CARTA STAMPATA Viene fuori che i settimanali hanno perso il 3,4% dei lettori (tenendo conto delle testate chiuse nel frattempo). I mensili hanno visto scendere i lettori del 2,4%. Complessivamente i magazine hanno “smarrito” il 4,1% del proprio pubblico. I quotidiani si limitano a un -1%. Passando alle singole testate periodiche, si nota che sono quasi tutte in negativo, le pochissime eccezioni non sono rilevanti per la comprensione del fenomeno. È il punto più basso della crisi? Le copie in edicola, stando agli ultimi dati, sono invece in ripresa.

Primaonline: dati Audipress sul lettorato dei periodici.
Primaonline

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I video nei siti web delle riviste

Time migliora l’offerta di video nei siti dei propri giornali. Si risponde a una richiesta degli utenti e della pubblicità. Ma anche in Italia c’è spazio per crescere. E fare ricavi.

UNA STRADA OBBLIGATA I video: non a tutti i magazine accadrà come a Penthouse, la rivista erotica che ha cessato le pubblicazioni in questi giorni, piegata dalla concorrenza del porno in streaming. C’è chi vuole svilupparsi nel digitale. Riporto allora la notizia relativa a Time Inc., la principale società di periodici negli Usa, che sta raffinando la strategia dei video nei propri siti di testata. Ci sarà una cabina di regia e maggiore coordinamento. Sono state fatte assunzioni, è stato aperto uno studio che consente il live streaming a New York. L’editore è già partito con la testata Sports Illustrated, proseguirà investendo in Entertainment Weekly, Real Simple, Time.
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Il calo della pubblicità nei giornali italiani – Previsioni fino al 2017 di PwC

I segnali di ripresa della pubblicità in luglio riguardano tv e internet. Ma i periodici e i quotidiani continuano ad andare male. Un trend che potrebbe proseguire

UN PROBLEMA DELLA CARTA STAMPATA In luglio i periodici hanno perso a valore (quanto s’incassa) il 24,1% rispetto allo stesso mese del 2012. Come i quotidiani. Peggio fa solo il cinema. Sono numeri diffusi ieri dall’istituto Nielsen. Il dato complessivo del calo degli investimenti in pubblicità è invece “solo” del 5,4%, e da inizio anno il mercato ha perso il 16%. Le buone notizie sono limitate alla tv, che torna a vedere una crescita (1,6%) al termine di 21 mesi di risultati negativi (2 anni!). Mentre internet, dopo 4 mesi in calo, segna una crescita del 5%.

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Italiani sempre più digitali – Indagine di Deloitte

Dovrei chiamare questo post: l’altro post. Come fa l’Espresso, che a ogni numero presenta L’altra copertina; e fa vedere quale avrebbe potuto essere la copertina della settimana se un fatto più importante, o una diversa scelta della direzione, non avesse fatto cambiare idea.

Se avessi trovato maggiore consistenza nella notizia, oggi avrei pubblicato un post sul survey di Deloitte, società di consulenza presente in tutto il mondo, intitolato State of the Media Democracy.

PASSIONE DIGITALE Anticipato ieri da Corriere Economia, il rapporto dice, innanzitutto, che gli italiani sono onnivori di internet. La propensione a usare computer portatili, smartphone e tablet è tra le più alte registrate nei paesi avanzati. Questa è una notizia, perché conferma e rafforza quanto era stato messo in luce quasi un anno fa da una ricerca di Boston Consulting Group, altra grande società di consulenza, sull’entusiasmo degli italiani per i device usati per navigare su internet e il digitale. Forse possiamo dire senza sbagliare che il nostro mercato è promettente per quegli editori che sapranno giocare bene le carte della transizione al nuovo mondo della comunicazione.
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Storie di giornali e palazzi – Lo sciopero al Corriere della Sera

Ripubblico senza cambiamenti un post del 18 maggio che racconta il trasloco del Miami Herald: anche in quel caso il palazzo di un giornale è diventato il simbolo della crisi. Come la sede di Via Solferino per il Corriere della Sera, quotidiano che oggi non sarà in edicola per uno sciopero contro la possibile vendita dell’edificio. Storie diverse con qualche punto in comune.

 

Il palazzo del Miami Herald era diventato il simbolo del crepuscolo del giornalismo nell’era del digitale. Due giorni fa il quotidiano americano ha cambiato sede, mettendo fine a un’agonia raccontata anche sui media italiani. Ma la tendenza al trasloco non è solo americana. Come raccontano articoli di questi mesi.

Alla fine il Miami Herald, storico quotidiano della Florida, con mille dipendenti, ha traslocato. Ecco una foto della cerimonia d’addio, dopo la riunione di redazione delle 3 del pomeriggio, il 16 maggio.

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Il progressivo impoverimento del giornale è stato oggetto di articoli in tutto il mondo. La sede aveva una bellissima vista sul mare. Ma per tirar su qualche soldo un enorme cartellone pubblicitario era stato appeso alla facciata principale, oscurando le finestre di parte della redazione, proprio quelle che davano verso l’oceano. L’episodio è stato narrato in apertura di un importante rapporto del 2012 sulla transizione dei media, The Story so Far, della Columbia University. Non era sfuggito un diabolico dettaglio: la pubblicità che copriva il palazzo era di iPad di Apple, simbolo del digitale che avanza e manda in crisi i media tradizionali.

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Edicola, fermata la perdita di copie – Dati Ads luglio 2013

Settimanali e mensili hanno ripreso a vendere in edicola, dopo mesi di risultati negativi. Lo dicono i dati sulle copie rilevate da Ads.

CONFERMA Viene confermato anche dalle rilevazioni del mese di luglio il trend favorevole che abbiamo visto nei due mesi precedenti. Si è passati da poche testate a un gran numero di settimanali e mensili che recuperano copie vendute, mese su mese.

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Editori in transition 2: a che punto siamo (mappa del cambiamento)

La trasformazione dei periodici in realtà multimediali, le redazioni integrate, i nuovi giornalisti: continua la rilettura del piano di sviluppo di un grande editore, uscito 5 mesi fa. Può aiutare a capire i cambiamenti nel mondo dei quotidiani e dei periodici.

NON CHIAMATELI PERIODICI Il piano strategico di RCS Mediagroup, che rileggiamo a 5 mesi dalla pubblicazione, cambia il nome dei periodici. Il passaggio dedicato alle trasformazioni delle riviste usa un termine nuovo: verticali. Si dice esplicitamente che si passerà da un portafoglio di testate periodiche a “ecosistemi” editoriali, strutture di produzione multimediali, specializzate in uno specifico target (verticali, appunto): donna, lifestyle, casa/design, bambino.

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Editori di giornali in transition: a che punto siamo (mappa del cambiamento)

Il piano per i prossimi anni di un grande editore di giornali aiuta a capire quale percorso è stato intrapreso da chi nel mondo pubblica quotidiani e periodici. Con stati di crisi, riduzioni di organico, ridefinizione dell’organizzazione redazionale, taglio dei costi, trasformazione dei prodotti, nuovi contenuti.

RILEGGERE UN PIANO Sì, rileggere serve non solo a capire meglio. Se fatto a giusta distanza di tempo, le esperienze arricchiscono di significato la prima lettura. Posso così dire che riprendere in mano e sfogliare a 5 mesi dalla diffusione il Piano 2013-2015 di Rcs Mediagroup mi ha dato una maggiore profondità di visione. È come avere una mappa che ti dice dove ti trovi. Sto parlando del piano proprio di questo editore non per giudicarne le scelte ma semplicemente perché la società ha reso pubbliche le sue strategie nella fase della ricapitalizzazione.

Riporto alcuni punti del piano, quelli più vividi alla luce degli avvenimenti di questi mesi. Mesi in cui Rcs, ma non solo, ha chiuso testate, rivisto l’offerta di prodotti, avviato tagli dei costi e novità digitali.

LA PREMESSA: C’E’ UN VALORE DA DIFENDERE 1) I cambiamenti aziendali sono dettati non solo dalla crisi che ha colpito il settore della carta stampata ma anche dalla comparsa di concorrenti non tradizionali che non stampano giornali ma offrono contenuti e servizi nel digitale. Con la conseguenza di togliere pubblicità e audience agli editori. Come scritto su questo blog, perdi un lettore anche se questo decide di passare il suo tempo libero non leggendo giornali ma cazzeggiando sui social network. 2) Un editore di giornali importante (nel caso di Rcs, un leader) parte dalla consapevolezza di possedere attività ritenute ancora autorevoli, forti, popolari, utili e interessanti per milioni di persone, testate capaci di fornire contenuti di valore. 3) L’obiettivo è dunque conservare rilevanza. Lo si fa, a leggere il Piano, offrendo al pubblico nuovi prodotti, anche digitali; riorganizzando le attività per dare più agilità ai processi; riducendo i costi, soprattutto nelle aree che stanno sperimentando una caduta dei fatturati e degli utili; cambiando cultura aziendale. Si dice che bisogna farlo in modo “rapido” e “radicale”.

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A cosa serve l’accordo a sostegno dell’editoria

Chiunque lavori nei giornali sarà toccato: governo e protagonisti dell’editoria hanno raggiunto a inizio agosto un accordo per il sostegno al mondo dei media investiti dalla crisi strutturale. Per risolvere quali problemi?

Non è possibile dare un giudizio decisivo perché l’intesa è lontana dal passaggio parlamentare. Soprattutto, non è stata trovata la copertura finanziaria per una misura che prevede una disponibilità di 40 milioni di euro all’anno, per tre anni. 120 milioni.

COSA PREVEDE Risorse rilevanti? E rispetto a quali tra gli 11 obiettivi fissati nell’accordo? Sono previsti, tra l’altro, il sostegno alle start-up digitali, all’innovazione tecnologica, al ricambio generazionale e delle competenze nelle redazioni, la modernizzazione della rete di distribuzione (edicole), il finanziamento dei prepensionamenti e alla sicurezza sociale nei casi di crisi aziendale (prepariamoci: presto altri editori apriranno stati di crisi). E dunque, quale può essere l’efficacia dell’intesa in rapporto ai fini che essa si pone?

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Migliorano le vendite dei settimanali – Dati Ads giugno 2013

Più copie vendute in edicola per le riviste settimanali italiane. Sembra prendere consistenza un’inversione di tendenza. Bisogna ora attendere l’autunno per vedere se si tratta di un fenomeno legato al periodo di vacanza estivo.

Prima Comunicazione ha pubblicato i dati Ads sulle diffusioni di quotidiani, settimanali e mensili nel giugno 2013. Molti settimanali mostrano un segno positivo nelle vendite in edicola. Viene confermata una tendenza emersa due mesi fa, che ora si allarga a numerose testate. A una rapida analisi, le riviste con le performance migliori, vicine o superiori al 20%, sono Gioia (ha fatto un restyling in maggio), Motosprint, Novella 2000 (testata ceduta a fine giugno da Rcs), Settimanale Nuovo. Vanno bene anche Diva e Donna, Donna Moderna, Gente, Grazia, Di Più.

Ma il nuovo modo di rilevare i dati Ads, mese su mese, apparso di recente, presenta spesso oscillazioni rilevanti nel breve periodo, legate a promozioni, rilanci, periodi di vacanza e ferie dei lettori (che incoraggano la lettura delle testate più orientate allo svago). Pertanto è necessario attendere le prossime rilevazioni per verificare se davvero gli accenni di ripresa nelle vendite segnalano il superamento della crisi.

Primaonline: diffusioni periodici nel giugno 2013.

Primaonline

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La crisi della raccolta pubblicitaria nei media – Indagine globale di Nielsen

Che l’Europa fosse il malato dell’economia lo si sapeva. I dati sugli investimenti in pubblicità nei media conferma che la carta stampata degli editori europei è ancora nell’occhio del ciclone. Ed escono i dati sui primi sei mesi in Italia di Osservatorio Stampa Fcp: calo sulla carta stampata del 24,4%, periodici -26,1%.
L’articolo di Mediapost (riportato in link alla fine di questo post) riporta i dati dell’istituto Nielsen sul primo trimestre del 2013.
Solo nella televisione (e su Internet)  c’è una raccolta pubblicitaria in moderata crescita a livello globale: +3,5%.
Ma in Europa anche quest’area è in sofferenza e perde il 2,9%.
Nel mondo, la pubblicità è in declino sulla carta stampata, con i periodici giù del 2,8%, i quotidiani addirittura del -4,7%.
Nei periodici, la diminuzione riguarda soprattutto Europa, l’area dell’Asia sul Pacifico, l’America Latina, Medio-Oriente ed Africa.

La radio è scesa dello 0,2%. Il cinema del 5,8%.
Solo Internet, con la pubblicità display, ha una crescita, anche in Europa, dove c’è un incremento superiore al 10%.

Ma qual è il rapporto di forza tra media? La tv ha una fetta di mercato dominante, come in passato, pari al 59%. Seguono i quotidiani al 18,3%, i periodici al 9,4%, la radio al 5,5%, Internet al 4,4%, il cinema 0,3%.
Questa e’ una fotografia del pianeta. Perche’ sappiamo che in Italia, invece… (in link i dati del primo semestre 2013 sulla carta stampata).

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I conti degli editori di periodici – Fotografia di un mondo che cambia. Rapidamente

Le relazioni Semestrali dei grandi editori italiani di periodici fanno vedere come sia sempre piu’ difficile parlare di periodici, tenendoli separati dai quotidiani, tv e da Internet. Anziche’ indicare queste tipologie di pubblicazioni, potremo, tra non molto, usare una sola parola: media.

La Relazione al 30 giugno 2013 di Rcs Mediagroup riporta per ultima, tra le aree di attivita’, quella dei periodici. Il cui valore e’ sceso sotto i 70 milioni di euro come conseguenza delle cessioni di testate e le chiusure di dieci riviste (tra cui A – Anna, testata nata negli anni Trenta). Al centro dell’attenzione ci sono i due brand forti della societa’, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, intono ai quali, si presume, ruoteranno le poche riviste rimaste in Rcs. E’ un passaggio storico per i periodici italiani, questa Semestrale. Un protagonista quasi sparisce dalla scena. Ma, vedete, si puo’ parlare di uscita? Oppure e’ un entrare per primi nella nuova dimensione, quella in cui si parla di media, sic et simpliciter?

Diverso il discorso su Mondadori, che anche dalla Relazione al 30 giugno 2013 mostra di avere consolidato la posizione di leader nei periodici. Nonostante la chiusura di quattro riviste a giugno. Qui il nucleo dell’attivita’ e’ sempre piu’ rivolto a un pubblico femminile.

E poi ci sono gli altri editori, nell’ordine dato dalle copie diffuse, di cui si e’ parlato tempo fa su questo blog (mancano altri importanti gruppi, come Editoriale Domus, Quadratum, … Prs di Bernardini De Pace).

Futuro dei Periodici

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Annotazioni sulla qualità dei giornali (partendo dal Lucignolo di Mediaset)

Ci sono due partiti. Quello di chi sostiene che la crisi della carta stampata sia anche dovuta alla sempre più scadente qualità delle riviste. E il partito di chi pensa che, proprio perché le difficoltà economiche hanno ridotto l’importanza della pubblicità nei giornali, come fonte di guadagno, l’attenzione al lettore sia cresciuta.

Questo post apparentemente non c’entra nulla con i periodici, il tema del blog. Ma facendo un giro più lungo del solito, alla fine arriverò a parlare anche di riviste.

Ho letto una serie di articoli sulla prossima stagione televisiva di Mediaset. Si parla dei programmi che andranno in onda dall’autunno, quelli consolidati, le novità, la revisione di formule storiche.

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Perché preoccupa l’aumento dell’Iva sui collaterali delle riviste

Confermo che la decisione del Governo di aumentare l’Iva sui prodotti collaterali, venduti insieme ai giornali, portandola dal 4 al 21 %, è un grosso problema.

Dissento da chi minimizza, ignora, irride, trova scandaloso il problema dei collaterali, problema che riguarda, per chi non è dell’ambiente, i cd, dvd, libri, borsette, collane, «bamboline», venduti in edicola insieme alle riviste e ai quotidiani. Un equivoco, il pensare che si tratti di una faccenda secondaria e priva di conseguenze, in cui cade anche chi conosce a fondo il mondo dei giornali.

LA NOTIZIA. Gli editori hanno lanciato al Governo, l’altro giorno, un appello affinché l’Esecutivo torni sui suoi passi e non proceda con l’aumento dell’Iva, con un’incidenza che, su una parte di questi prodotti, dovrebbe passare dal 4 al 21%. Una iattura per editori ed edicolanti, questi ultimi convinti di perdere, se la misura non dovesse essere rivista, il 35% dei ricavi (non proprio nei ricavi, ma questa è la sostanza).

No, non è il solito pianto del commerciante.

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Le montagne russe dei settimanali – Dati di vendita maggio 2013

Provo a fare qualche minima osservazione sui dati Ads, usciti lunedì, che dicono quante copie vendono i quotidiani e i periodici italiani. I settimanali mostrano finalmente qualche segno positivo dopo molti mesi di risultati deludenti, una conferma di quanto si era iniziato a vedere in giugno. C’è movimento anche nelle copie digitali. Ma il confronto con un anno fa fotografa la gravità della crisi dell’editoria.

Naturalmente non parlerò dei quotidiani e delle 75 mila copie digitali del Sole 24 Ore, le 61 mila del Corriere della Sera, 49 mila di La Repubblica.

Mi concentro sui settimanali.

Prendiamo i dati di vendita in edicola di maggio e confrontiamoli con aprile 2013.
Ci sono alcuni interessanti segnali di risveglio. Chi vende il 5,9 % in più, Diva e Donna fa +13,9%, Donna Moderna +10%, F +26,1%, Grazia +30,1%, Oggi +5,4%.

Invece il confronto maggio 2013 con maggio 2012 fa accapponare la pelle.
Espresso perde il 70%, il Mondo il 68%, Oggi il 39%, Panorama il 57%, Di Più Tv il 56%, perfino Vanity Fair, da un decennio gallina dalle uova d’oro, cala del 39,8%: segno che non si poteva proprio fare di meglio?

Nel digitale vedo che, mese su mese, alcune testate registrano forti incrementi.

Primaonline: dati vendita maggio 2013.

Primaonline

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11 notizie su come è cambiato il giornalismo

Ho letto a fondo il Digital News Report 2013 del Reuters Institute, importante rapporto su come cambia il consumo di notizie  nell’era del digitale. Computer, smartphone, tablet e carta stampata messi a confronto in un’indagine condotta in Europa, Stati Uniti, Brasile, Giappone. Viene fuori anche una descrizione dell’Italia come Paese votato alla dimensione social della comunicazione.

Non ho chiuso bottega, come temeva un amico che mi ha scritto ieri. Anzi, approfittando di qualche giorno di maggiore tranquillità estiva ho trovato utile rileggere uno degli studi sul giornalismo più interessanti e approfonditi della prima parte del 2013. Fare la sintesi di qualcosa che un lettore non ha il tempo di andarsi a vedere: ecco un compito del giornalista che non sarà mai superato. Vale anche per un blogger a tempo perso.

Il Rapporto sulle news digitali del Reuters Insitute risponde ad alcune domande che tutti i giornalisti si fanno.

1) Quando si pensa al modo in cui consumiamo informazione, dobbiamo ricordare che esistono ancora grandi differenze tra Paese e Paese: la cultura nazionale, il reddito, la composizione sociale, le infrastrutture della comunicazione, la politica e la legislazione creano paesaggi diversissimi. Se ne deve ricordare anche un blogger quando è tentato di vedere in una tendenza locale un fatto globale.

2) La carta stampata sta morendo e sarà sostituita dalla distribuzione digitale? La fruizione delle notizie giornalistiche è sempre più multipiattaforma: non c’è il lettore di carta stampata o del digitale. E il 33% dei lettori che legge news digitali utilizza 2 device (es. computer e smartphone), altri (il 9%) ne usano tre (il tablet si aggiunge ai primi due).

3) Il tablet è una novità dirompente nel mondo del giornalismo o solo uno dei tanti strumenti per leggere notizie? Il numero di coloro che usano il tablet per cercare e leggere notizie è raddoppiato nel giro di dieci mesi in molti dei Paesi europei passati al setaccio dal Reuters Institute. In Danimarca siamo al 25% dei lettori complessivi.

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Quanti giornalisti hanno perso il posto di lavoro – Censimento della American Society of News Editors

L’American Society of News Editors ha pubblicato il censimento annuale sul numero di giornalisti impiegati nei giornali americani. Viene fuori che c’è stato un netto calo negli staff dei quotidiani.

Il numero di professionisti assunti full time è sceso di 2.600 unità nel 2012, un calo del 6,4% rispetto al 2011. Complessivamente, nell’industria della carta stampata (si dice ancora così?) sono impegnati 38.000 redattori professionisti full time, per la prima volta sotto la soglia di 40.000 da quando il censimento è stato introdotto, nel 1978.

La brusca riduzione riflette le conseguenze dei molti stati di crisi che hanno investito i giornali Usa con il conseguente taglio degli organici. Ma gli esperti segnalano che forse il risultato del censimento è più drammatico della realtà, visto che alcune testate hanno disertato per varie ragioni il sondaggio (tra cui USA Today, Los Angeles Times, Miami Herald).

Come ricorderanno gli amici di questo blog, qualche settimana fa gli editori italiani di Fieg hanno diffuso un rapporto sullo stato della stampa in cui si affermava che i giornalisti che lavorano oggi nei periodici italiani sono 2.872, in calo dell’1,4% in un anno. Qualche mese fa avevo scritto un personale lemma del mio vocabolario: downsizing.

Occupazione giornalistica

Pew Research Center: in picchiata il numero di giornalisti negli Usa.

Pew Research Center Logo

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Quanti tablet sono stati venduti negli Stati Uniti: un “adulto” su due possiede un device mobile

Più volte si è detto che il futuro digitale dei periodici passa soprattutto attraverso il tablet, l’unico strumento che, a oggi, consente di leggere un giornale con agio, senza costringere a stare seduti a un tavolo (nel caso dei computer) o a impazzire con uno smartphone dallo schermo ridotto. Un periodico richiede un formato grande, bella resa grafica, praticità.

Peccato che di tablet in circolazione se ne vedano ancora pochi.

Questa settimana è uscito negli Stati Uniti uno studio del Project for Excellence in Journalism dell’autorevole Pew Research Center sulla diffusione del tablet nel più grande mercato mondiale di periodici.

Viene fuori che un americano su tre (il 34%) possiede uno di questi device. Ma il dato più interessante dal nostro punto di vista, trascurato da chi ha riportato la notizia in Italia, riguarda le varie fasce di età. Se si considerano le persone tra i 35 e i 44 anni, si nota che è possessore di un tablet ben un americano su due.
Quindi la situazione è questa. I giovani non possono vivere senza lo smartphone, gli adulti hanno il tablet e le persone oltre i 65 anni sono devote alla carta (possiede un tablet il 18% di questa fascia).

Tra i trenta-quarantenni coloro che possiedono un tablet sono in genere persone con titolo di studio più alto e maggiore reddito. Non ci sono invece differenze significative tra uomini e donne, o tra bianchi, afroamericani, latini e altri gruppi etnici e razziali.

I risultati di questa indagine fanno ben sperare anche per l’Italia, dove la diffusione del tablet è per il momento contenuta, complice la crisi. Ma nel nostro Paese c’è un grande interesse per questi apparecchi e la maggiore disponibilità a spendere per acquistarli, come dice uno studio di Boston Consulting Group.

Pew Research Center: tablet negli Stati Uniti.

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Anche Condé Nast fa i conti con la crisi dei giornali

Per quanto abbia imparato che è meglio tacere quando si parla di editori che chiedono stati di crisi, perché fino all’ultimo non si sa che piega prenderanno gli eventi, non posso non riportare che, leggendo su Italia Oggi e qualche sito web, anche la prestigiosa Condé Nast Italia sta affrontando un momento difficile.

Se nei mesi scorsi si diceva che questo editore non avrebbe mai chiesto uno stato di crisi, per non danneggiare la propria immagine patinata, pare che invece adesso ci si prepari a trattare con i giornalisti per arrivare alla applicazione di un contratto di solidarietà.

Probabilmente non serve spiegare di cosa si tratta, visto che mezza Italia lo applica e l’altra parte è in cassa integrazione. In sostanza, ai dipendenti si chiede di lavorare meno ore al mese e anche la retribuzione viene ridotta (ma poi in parte colmata da fondi pubblici). Ma questa ipotesi sarà presa in considerazione dall’azienda, a leggere Italia Oggi, solo dopo aver valutato i risultati di una politica di incentivazione (tre anni di stipendio per chi se ne va volontariamente).

Tempi duri, dunque, anche per Vogue, Glamour, Vanity Fair, Myself. Ma si attendono interventi del Governo italiano per ridare ossigeno a tutto il settore dell’editoria, più che mai sotto pressione.

Italia Oggi: Condé Nast pensa alla solidarietà.

Pambianconews: anche Condé Nast in crisi.

Vanity

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Qualcosa sta cambiando in edicola? Dati sulle vendite di periodici

Riprendo le ultime tabelle con le copie vendute dei periodici, dunque i settimanali nell’aprile 2013 e i mensili nel marzo 2013. Sono stati rilasciati da Ads e pubblicati da Prima Comunicazione.

Tre rapide considerazioni.

Guardando ai dati dei settimanali, vedo ancora moltissimi segni “meno” sulle copie vendute. Ma per la prima volta, dopo molti mesi, si vede anche qualche risultato decisamente positivo. Come il +19,9% della rivista di gossip Chi. E l’incredibile +151,2% di Motosprint (probabilmente legato a qualche promozione o evento).

Nei mensili, la situazione è più mossa. Per un’Amica che fa -11,8% ci sono AD +18,6%, Dove +30%, Glamour +5,2%.

I dati sulle copie digitali dei nostri giornali vengono spesso guardati con scetticismo. Certo, i volumi sono bassi e probabilmente del tutto irrilevanti ai fini del buon andamento di una casa editrice. Ma anche qui noto qualche dato interessante nei mensili. Ci sono incrementi percentuali anche notevoli da febbraio a marzo, soprattuto tra i primi in classifica.

MENSILI DIGITALI MARZO 2013

Nei settimanali, dove le copie vendute sono davvero pochissime, se si escludono gli inserti dei quotidiani, sottolineo la performance di Vanity Fair, cresciuto del 27% in un mese, con 14.990 copie.

SETTIMANALI DIGITALI APRILE

Primaonline: settimanali, APRILE 2013.

Primaonline: mensili, MARZO 2013.

Primaonline

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Cronache dal mondo fluttuante: Banzai, e-commerce e futuro dei giornali

Il nome della società è Banzai: sono quelli di alcuni popolari siti web come Giornalettismo, Giallo Zafferano, Liquida, Soldionline. Partono all’attacco di Amazon. Puntano sull’e-commerce, la vendita di prodotti online, con cui si stanno affermando. Si sono allargati ora a giocattoli, elettrodomestici, casalinghi, tempo libero. E mettono insieme vendita al dettaglio e contenuti editoriali.

Se ieri il mio post quotidiano descriveva lo stato di crisi dei giornali, e la difficoltà di far tornare i conti delle case editrici, con l’emorragia di copie vendute e pubblicità della carta stampata, il pensiero oggi va al futuro dei periodici. E alla strada considerata da molti come l’unica che, al momento, possa ridare fiato e prospettiva alle società che pubblicano giornali.

Riprendo un articolo del Corriere della Sera (lo trovate in link alla fine di questo post) per mettere in luce la relazione tra commercio elettronico ed editoria.

Si parla di Banzai, la società digitale, attiva nel commercio elettronico, che ha acquistato tre dei principali siti di e-commerce italiani: MisterPrice, ePlaza, Bow. Rafforzando la leadership nelle vendite online. Banzai, infatti, porterà da 130 a 170 milioni di euro il giro d’affari per quest’anno, con l’obiettivo di arrivare a 200 milioni. Una frazione, è vero, del commercio elettronico in Italia, che ha un fatturato di 9,5 miliardi di euro. Paolo Ainio, Matteo Arpe, sono i nomi di Banzai, dicono molto a chi legge di queste cose, se non li conoscete date un’occhiata all’articolo del Corriere.

Ma il punto vero da sottolineare è che Banzai vuole fare la guerra ad Amazon.

Faccio tre considerazioni. La prima è che Amazon vende articoli di ogni tipo, esposti all’interno di un’unica vetrina, mentre Banzai vuole creare contenitori specifici per ciascuna categoria merceologica: elettonica, casa, giocattoli. Insomma, si punta sui siti verticali per sconfiggere l’avversario generalista. E io noto che generaliste sono molte delle testate giornalistiche italiane. Ma questa è solo una suggestione.

La seconda sottolineatura riguarda i gusti degli italiani: la fetta maggiore dell’e-commerce è locale. Vuol dire che la gente compra solo da siti nazionali, non dai portali internazionali.

La terza osservazione riguarda la natura doppia di Banzai: c’è Banzai negozio on line, c’è Banzai editore. Quello, appunto, di Liquida, Giallo Zafferano, Giornalettismo.

Ecco il pensiero. Gli editori di periodici dovrebbero prendere maggiormente in considerazione il commercio online come sostituto della pubblicità, la quale, nella dimensione digitale, vale molto poco e non può aspirare a compensare le perdite subite dagli editori nella carta stampata. In altre parole, gli editori di giornali non possono pensare di ricreare nel digitale quel mix di ricavi da copie vendute e pubblicità che ha tenuto in piedi per decenni le testate in edicola. L’unica strada vera è l’e-commerce, per volumi di scambio e ricavi. Ma in Italia siamo in ritardo. L’esempio di Axel Springer o Burda, editori tedeschi che stanno affrontando in modo promettente la transizione dei giornali al digitale, non è stata replicata. Sorge allora un dubbio. Società come Banzai soppianteranno un giorno gli editori tradizionali? Non ci vuol molto denaro per comprare brand giornalistici storici. Soprattutto se si fa e-commerce con successo.

Corriere.it: Banzai sfida Amazon.

Corriere della Sera

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Lo stato di salute dei periodici in Italia: copie vendute, ricavi, giornalisti occupati

Il rapporto «La stampa in Italia negli anni 2010-2012» diffuso ieri dalla Federazione italiana editori giornali (Fieg) scatta la fotografia del settore. I numeri sull’andamento economico dei giornali, gli indicatori riguardanti le performance delle società che li pubblicano e i dati sul numero di giornalisti che lavorano sono un punto fermo per qualsiasi riflessione si voglia sviluppare sul futuro dei giornali.

Mi concentro solo sui dati generali e quelli dei periodici.

Il 2012 ha visto per la prima volta un calo nel numero complessivo di lettori. In passato si registrava una riduzione delle copie vendute ma il numero degli italiani che leggeva quotidiani e periodici era stabile.

Lo scorso anno è stato il peggiore degli ultimi 20 nella raccolta di pubblicità sulla carta stampata. Si è infatti registrato un calo del 14,3%. Ma, come sappiamo, il 2013 sta andando ancora peggio, decisamente peggio.

La crescita del digitale nella pubblicità è stata del 5,3%, ma come in tutto il mondo questa performance non compensa affatto il calo verticale dei ricavi sulla carta, dunque gli editori sono in grande affanno.

Nel 2012 i settimanali hanno venduto 10.225.000 copie, in calo del 6,4%.

I mensili hanno venduto 9.515.000 copie, sotto dell’8,9% rispetto all’anno passato.

La raccolta pubblicitaria di questo settore è scesa del 18%: oggi la pubblicità sui periodici vale 571 milioni di euro.

Le copie vendute, invece, valgono 2.253 milioni di euro, e hanno visto un calo anno su anno del 7%.

Infine i giornalisti occupati.

Nel 2011 il calo complessivo, quotidiani e periodici insieme, è stato dell’1,4%. Nel 2012 del 4,2%.

I giornalisti che lavorano oggi nei periodici italiani sono 2.872, in calo dell’1,4% in un anno.

Ma questa slide dice tutto.

Giornalisti occupati in Italia

Prima Comunicazione: Rapporto Fieg sulla stampa italiana 2010-2012.

Primaonline

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La pubblicità sui giornali oggi la raccolgo così – Nuove strategie nei periodici

Il globale, il locale: la mossa di un grande editore americano sulla pubblicità getta luce su analoghe iniziative di editori italiani. Concentrazione del volume di fuoco nella pubblicità, mettendo insieme le diverse piattaforme e più testate.

Ho messo insieme due notizie lette questo mese. Una sui magazine di Hearst a livello globale, l’altra su Mondadori.
Far uscire la stessa pagina pubblicitaria su tutti i giornali di un editore, anche quelli pubblicati all’estero, per moltiplicare la capacità promozionale. E guadagnare di più. Un’impresa difficile per tutte le case editrici. La pubblicità, infatti, è nel maggior numero dei casi legata a mercati locali. Nazionali.
Ma Hearst, l’editore americano di Cosmopolitan e Marie Claire, ha aperto una nuova divisione, Totally Global Media, che si occupa di questo in chiave puramente digitale. Per la prima volta sarà possibile far uscire inserzioni e campagne promozionali nelle versioni online dei giornali in diversi Paesi. Hearst possiede infatti un network internazionale con succursali straniere a gestione diretta (anche in Italia) e pubblicazioni date in licenza a editori stranieri. La divisione che si occupa di Totally Global Media ha due sedi, a New York e Londra, e sa di poter raggiungere un bacino di 200 milioni di utenti unici.
Funzionerà così: l’inserzionista paga una sola fee, tariffa, che include produzione, traduzione e hosting sui siti web di riviste presenti a livello internazionale.
L’offerta parla ai marchi internazionali come Burberry.
When my plane arrived in Beijing last year, there was a full-sized Burberry poster that just said Burberry.com with a picture of a purse—no Chinese characters,” Gina Garrubbo, svp of Hearst Magazines International and now the svp of TGM, said. “They have the same look and feel everywhere in the world.”
Quando sono atterrata a Pechino lo scorso anno, c’era un cartellone di Burberry su cui c’era la foto di una borsetta e la scritta Burberry.com. Niente ideogrammi cinesi, ha detto Gina Garrubbo, alla guida di Totally Global Media.
Mi ricorda molto questa cosa che ho letto sul rilancio di alcune testate Mondadori avvenuto in questi giorni. Tre giornali femminili, in versione rivisitata, sono stati presentati agli investitori come un’unica piattaforma pubblicitaria, con target diversificati, che permette di portare inserzioni e campagne promozionali a 3,6 milioni di lettrici e 5,3 milioni di utenti unici dei siti. Una mossa di sostegno alla pubblicità (seppur circoscritta all’ambito nazionale) che, a quanto pare, fa parte delle strategie presenti nella mente dei maggiori editori.
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La fuga dei lettori italiani da quotidiani e periodici – Dati Audipress sul lettorato

Calano i lettori di quotidiani, settimanali, mensili. Con punte negative, nelle riviste, del 26%. Poche le eccezioni positive, nessuna nei settimanali. Il Corriere della Sera scende del 6,7%, la Repubblica del 5,8%.

Questi numeri riguardano naturalmente non le copie vendute ma i lettori complessivi, incluse le persone che non comprano il giornale perché lo trovano a casa o nei luoghi pubblici. Per questo sono dati più alti delle cosiddette diffusioni.

I dati di Audipress dicono che gli italiani in età adulta sono 51 milioni 623 mila, di cui circa 24 milioni 700 mila uomini e 26 milioni 800 mila donne.

Leggono quotidiani circa 21 milioni d’italiani, in calo, rispetto alla precedente misurazione, del 6,7%: mancano all’appello un milione 500 mila lettori.

Leggono settimanali quasi 21 milioni d’italiani, di cui 7 milioni 700 mila uomini e 13 milioni di donne. Queste riviste sono dunque prevalentemente rivolte al pubblico femminile. Le riviste con questa periodicità hanno perso un milione e mezzo di lettori, il 6,9%. Sono lettori persi in pochi mesi, perché si mettono a confronto sondaggi fatti tra settembre e dicembre 2012 con i primi tre mesi del 2013 (lo stesso vale per i mensili). Il calo maggiore riguarda il femminile A-Anna, una delle 10 testate messe in vendita da RCS Mediagroup, che cala del 19%.

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Il giorno del trasloco – Editori che cambiano sede e… tenore di vita

Il palazzo del Miami Herald era diventato il simbolo del crepuscolo del giornalismo nell’era del digitale. Due giorni fa il quotidiano americano ha cambiato sede, mettendo fine a un’agonia raccontata anche sui media italiani. Ma la tendenza al trasloco non è solo americana. Come raccontano articoli di questi mesi.

Alla fine il Miami Herald, storico quotidiano della Florida, con mille dipendenti, ha traslocato. Ecco una foto della cerimonia d’addio, dopo la riunione di redazione delle 3 del pomeriggio, il 16 maggio.

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Il progressivo impoverimento del giornale è stato oggetto di articoli in tutto il mondo. La sede aveva una bellissima vista sul mare. Ma per tirar su qualche soldo un enorme cartellone pubblicitario era stato appeso alla facciata principale, oscurando le finestre di parte della redazione, proprio quelle che davano verso l’oceano. L’episodio è stato narrato in apertura di un importante rapporto del 2012 sulla transizione dei media, The Story so Far, della Columbia University. Non era sfuggito un diabolico dettaglio: la pubblicità che copriva il palazzo era di iPad di Apple, simbolo del digitale che avanza e manda in crisi i media tradizionali.

Miami Herald headquarters

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Rcs e la crisi della carta stampata: in Italia va peggio che altrove

Frasi della settimana scorsa, sulla crisi dei periodici, che continuano a ronzarmi nelle orecchie.

«Riteniamo -dice Federico Silvestri, amministratore delegato di Prs Mediagroup, che ha presentato un’offerta per rilevare i 10 periodici messi in vendita da RCS Mediagroup – che il problema del cartaceo così grave sia tutto italiano. In tutti gli altri Paesi la stampa europea flette, ma non a livelli come quelli visti nel nostro Paese. Ed è quindi qui, sui modelli di business, che vale la pena di fare dei ragionamenti».
In un’intervista a Italia Oggi l’ad di Hearst Magazines Italia ha parlato anche della crisi dei periodici. All’estero, in Francia, Germania, Gran Bretagna, l’avanzata del digitale erode del 5%, del 10% al massimo il mondo dei periodici. In Italia, così come in Spagna e Grecia, si paga la crisi del Paese. Che costa un 10% in più.

Credo che tra qualche mese, forse tra molti mesi, rileggeremo con uno sguardo più obiettivo quel che sta avvenendo nella carta stampata. Crisi strutturale, crisi dell’economia italiana: sappiamo che le due cose si sommano. Ma in che misura?

Il Punto: se la crisi è soprattutto italiana, allora i giornali hanno una prospettiva di ripresa, passata l’onda di piena.

AdnKronos: parla l’ad di Prs Mediagroup.

Italia Oggi: parla l’ad di Hearst Magazines.

adnkronos

ItaliaOggiTestata

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Ahi ahi la pubblicità nei giornali – Confronto tra Italia, Stati Uniti e Uk

Avrete letto che la pubblicità sui giornali italiani continua ad andar male. Il fatturato pubblicitario del mezzo stampa registra un calo del -25,5%. I quotidiani segnano -25,6% a fatturato e -13,2% a spazio. I periodici registrano un calo a fatturato -24,7% e a spazio -20,6%.
I settimanali vedono un andamento negativo sia a fatturato -26,3% che a spazio -16,6%. I mensili hanno indici negativi sia a fatturato -23,5% che a spazio -25,9%. Tempo fa si diceva che la situazione rispetto a un anno fa è decisamente peggiorata.

Ma qual è la situazione all’estero?

Nei giorni scorsi Magna Global ha previsto che, negli Stati Uniti, il 2013 vedrà una crescita della pubblicità nei media dello 0.4%, mentre nel 2014 la crescita sarà del 5.9%. I media digitali saliranno dell’11.5% nel 2013 e del 12.0% nel 2014. I quotidiani caleranno del 6.8% quest’anno e del 7,7% nel 2014. I periodici scendono del 6,7% quest’anno e del 5,4% nel 2014.

E la Gran Bretagna? Guardate la tabella.

Due le possibili considerazioni. Primo: i periodici perdono pubblicità ovunque, dunque ricavi. Sono costretti a trovare un equilibrio più in basso. Secondo: la situazione italiana è resa drammatica dalla crisi economica e di sistema del nostro paese.

Prima Comunicazione: pubblicità sui giornali marzo 2013.

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Ma voi la fareste una versione per iPad delle riviste italiane? – Diffusioni digitali marzo 2013

Poche copie digitali vendute nel marzo 2013 per i periodici italiani. Meno di quel che sembra, se considerate che Io Donna e D – La Repubblica delle donne sono trainate dai quotidiani cui vengono allegate per un piccolo sovrapprezzo. E allora domandiamoci: ma voi la fareste un’edizione per iPad delle riviste italiane? Una versione appositamente disegnata per il tablet, con un’intera redazione grafica dedicata all’impresa? Calcolato a spanne il rapporto tra costo e copie vendute, direi che è meglio lasciar perdere, per il momento.

Questo il link alla tabella sulle diffusioni digitali.

http://www.primaonline.it/wp-content/plugins/Flutter/files_flutter/1368092779Classifica_Ads_sett_marzo13.xls

Prima comunicazione: copie digitali dei periodici italiani nel marzo 2013.
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Quanti italiani usano il tablet? 3 milioni 660 mila – Accesso ai contenuti digitali a marzo 2013

Insieme ai dati sull’audience online a marzo e ai trend dei primi tre mesi 2013, pubblicati da Audiweb, è uscita la tabella che vedete qui sotto: fa vedere come gli italiani accedono a Internet. Cliccate per ingrandire.

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Nel primo trimestre 2013 il 68,2% delle famiglie italiane (14,8 milioni) dichiara di disporre di un accesso a Internet da casa.

Il 71,6% delle famiglie connesse, 10,5 milioni, dichiara di avere una connessione veloce.

A me interessano gli altri dati.

37,8 milioni di italiani dicono di accedere a internet da qualsiasi luogo e device.

Al primo posto c’è il computer di casa. Poi lo smartphone. Poi il computer del lavoro. Segue il computer dal luogo dove si studia. Infine le connessioni con tablet.

Gli italiani che usano Internet attraverso uno smartphone sono 17,9 milioni. Quelli che usano i tablet sono quasi 3 milioni 660 mila.

Il Punto: quante persone possono accedere ai contenuti digitali dei giornali. E come.

Prima Comunicazione: dati Audiweb primi 3 mesi del 2013.

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I periodici sono superati o modernissimi?

Sollecitato da una persona che legge il mio blog, prendo in mano un’intervista pubblicata da Italia Oggi.

Parla Giacomo Moletto, amministratore di Hearst Magazines Italia, dirigente di grande concretezza.

L’intervista prende le mosse dal rilancio di Gioia, femminile storico, nato nel 1934. Detto per inciso, pochi si rendono conto che alcuni periodici italiani hanno una grande storia. Per dire, Rcs Mediagroup vuole sbarazzarsi di Novella 2000, nata nel 1919, e di A – Anna, femminile che continua la storia di Annabella, creata nel 1933.

Torno in carreggiata. Moletto, che chiaramente vuole sostenere una delle proprie riviste in un momento in cui Condé Nast ripensa la formula di Vanity Fair, Mondadori rilancia Grazia, Donna Moderna, Tu Style, e Rcs Mediagroup mette in vendita, oppure chiude, 10 titoli, fa alcune riflessioni sulla modernità dei periodici.

Sostiene che «i magazine sono modernissimi, poiché una rivista la fuisci da sempre in maniera non lineare, saltando di qua e di là, ai segmenti del giornale che più ti interessano, tornando indietro. I magazine soffrono sui tablet proprio per questo: perché lì, invece, sei obbligato alla successione delle pagine, modalità alla quale un lettore di periodici non è abituato».

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Rcs Mediagroup potrebbe chiudere 10 testate entro il 30 giugno

Uno dei maggiori editori di periodici, Rcs Mediagroup, annuncia che potrebbe chiudere dieci testate entro il 30 giugno 2013. Si tratta dei giornali che la società ha tentato di vendere in blocco. Ora le riviste saranno messe sul mercato singolarmente, per un tentativo in extremis.

Se ne è parlato nei mesi scorsi. L’idea di cedere l’intero pacchetto di 10 testate non ha però avuto successo. Sui giornali si è letto che la “dote” chiesta dai potenziali acquirenti era troppo alta. Significa che qualche proposta è arrivata, ma il potenziale compratore chiedeva di essere pagato per prendere i giornali. Non era un compratore, dunque. E chiedeva a Rcs una somma troppo alta.

Le testate saranno ora poste in vendita anche singolarmente. Si tratta di Novella 2000, Visto, A, Max, Astra, Ok Salute, BravaCasa, l’Europeo, Yacht & Sail e il polo dell’enigmistica. I giornalisti coinvolti sono circa 90, ma non bisogna dimenticare altri 20 dipendenti.

La notizia è stata ampiamente ripresa e scopiazzata nel web. Consiglio di leggere il link al sito di Franco Abruzzo (ex presidente dell’Ordine della Lombardia e incontenibile aggregatore di notizie sul mondo del giornalismo), che riporta anche la cronaca della protesta dei giornalisti Rcs davanti a un teatro Milanese.

La notizia più inquietante è che in azienda si parli di cassa integrazione a zero ore per i dipendenti delle testate che dovessero essere chiuse. Una misura pesante. La cassa integrazione guadagni eroga assegni della stessa entità, da 959,22 euro lordi mensili a 1.152,90 euro lordi mensili, qualsiasi sia la professione o il lavoro, senza tenere conto degli stipendi realmente percepiti. Per i giornalisti questo comporta come minimo un dimezzamento della retribuzione.

Faccio un’annotazione: proprio ieri in un post parlavo di editori che vogliono separare il business dei giornali dalle altre attività, costituendo società autonome: in Rcs, invece, si va verso una vendita di testate e all’accorpamento di quelle che rimangono con i quotidiani del gruppo, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, come si legge negli articoli ripresi da Franco Abruzzo. Seconda annotazione: nei giorni scorsi un altro grande editore di periodici, il maggiore in Italia, Mondadori, ha annunciato di voler avviare dall’1 giugno uno stato di crisi biennale. Sono previsti contratti di solidarietà e prepensionamenti per i giornalisti. Siamo nel pieno della stagione più buia per la carta stampata, in generale, e per i periodici in particolare.

Il Punto: come viene affrontata la crisi dei giornali italiani.

Lettera43: vendita o chiusura di dieci periodici di Rcs.

Franco Abruzzo: vendita o chiusura di dieci periodici di Rcs.

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I giornali hanno qualcosa da imparare dalla Apple?

Qualcosa da imparare da iTunes, l’applicazione lanciata dieci anni fa da Apple, ciambella di salvataggio dell’industria discografica presa d’assalto e saccheggiata da Napster e dalla pirateria online. Si era affermata l’idea che non ci fosse da pagare per scaricare dischi. Un atteggiamento simile a quello indotto nei lettori di giornali dalla informazione distribuita gratuitamente su internet.

«Il cielo stava cadendo a pezzi e iTunes fornì un luogo dove avremmo fatto soldi con la musica e, in teoria, fermato la marea della pirateria. Per quel momento, è stata la soluzione del problema» spiega un pezzo grosso dell’industria discografica al Denver Post, un articolo che riporto nel link alla fine di questo post.

Trovo delle somiglianze tra il passaggio al digitale della musica e i giornali.

Avrete letto…

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Scrivi in modo personale, giornalista! (E addio allo stile british)

Al quotidiano USA Today, uno dei pochi giornali americani che coprono tutti gli Stati Uniti e si proiettano sul mondo, è arrivata ai redattori l’indicazione di scrivere i loro articoli con uno stile più personale e incisivo. Niente più distacco dai fatti, resoconto freddo. I lettori hanno bisogno di sentire la voce di una persona in carne e ossa che riferisca le notizie. A costo di sembrare meno obiettivi. Di sicuro meno oggettivi.
Ecco cosa è stato detto ai redattori dal presidente di Usa Today, Larry Kramer, secondo quanto riporta il sito di Wan Ifra, l’associazione mondiale degli editori di news e quotidiani.

“You know, for 30 years you’ve been told to write the same way”. “We really want you to have a unique stand on how you write”.
“Per 30 anni vi abbiamo detto di scrivere tutti allo stesso modo. Ora vi chiediamo di avere una voce originale, personale, nella scrittura”.

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Il problema della pubblicità sulla carta stampata

Leggo un post de ilGiornalaio che riguarda gli investimenti pubblicitari sulla carta stampata secondo il rapporto Global Adview Pulse di Nielsen. Il blog è uno dei migliori sul giornalismo.

Nonostante il calo, gli investimenti sulla carta stampata continuano ad attirare oltre un quarto della spesa complessiva con buona pace per i sostenitori della morte della carta. Amen!

Ma la messa non è finita.

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Il corrispondente di guerra pagato 20 euro a pezzo

Riprendo una lettera di Gabriele Barbati, freelance e collaboratore di SkyTg24, a Franco Abruzzo, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia e curatore dell’omonimo sito di informazione sui giornali italiani.

Nel novembre 2012 sono andato a Gaza, per coprire la campagna militare israeliana nella Striscia, una notizia che ha tenuto titoli e prime pagine dei giornali per circa una settimana. Lusingato dalla pubblicazione su quotidiani nazionali, ho acconsentito a scrivere delle lunghe corrispondenze per questi quotidiani, spesso in situazioni di bombardamenti e di pericolo per la mia incolumita’.

Il giovane giornalista è amareggiato per essere stato pagato molto poco: dunque non vale niente il lavoro di chi più s’impegna?

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Lanci e rilanci di giornali in Rcs, Cairo e Mondadori

Una rivista per mamme, un sito di e-learning, un settimanale di cronaca nera e una testata di gossip nella fascia più cheap. Il rilancio di tre femminili. Sono alcune novità editoriali da un mondo dei periodici che prova a rialzare la testa.

Rcs ha presentato due progetti per l’infanzia e le mamme: Io e il mio bambino – Smart Magazine, edizione nativa digitale del periodico già esistente su carta e come sito web; Quimamme Academy, piattaforma di e-learning per i genitori, con corsi e lezioni sulla prole e percorsi formativi tenuti da pediatri, psicologi, nutrizionisti.

Io e il mio bambino – Smart Magazine è un sito ma in realtà può essere sfogliato come se fosse un giornale, con una serie di oggetti interattivi.

Un aspetto dello sviluppo digitale di Rcs Mediagroup. Ma sempre Italia Oggi informa che Rcs Periodici, che ha messo sul mercato 10 riviste, nel 2012 ha visto calare il fatturato del 19%, chiudendo a 180,6 milioni di euro. L’ebitda (quel che l’azienda guadagna) è negativo per 16,2 milioni, perdita quasi doppia rispetto all’ultimo anno.

Italia Oggi: due progetti digitali per Rcs.

Lettera43 spiega che Mondadori vuole reagire alla crisi con il rilancio di tre testate femminili, due delle quali storiche: Grazia e Donna Moderna. L’operazione sembra voler essere una dimostrazione di forza della società di Segrate, visto che i tre giornali arrivano rinnovati nelle edicole in rapidissima successione: l’8 maggio Tu Style, il 9 maggio Donna Moderna, il 10 maggio Grazia.

Lettera43: Mondadori rilancia tre femminili.

Cairo Editore lancia un nuovo settimanale (di carta): Giallo. Diretto da Andrea Biavardi (che guida anche le redazioni di For Men Magazine, In Viaggio, Airone, Natural Style), il giornale si occupa dei delitti che più fanno parlare, dal caso che vede accusata Amanda Knox per l’omicidio a Perugia di Meredith Kercher, alla scomparsa di Emanuela Orlandi.

Ma sempre l’editore che ha da poco comprato La7 si preparerebbe al lancio di un altro giornale, una rivista di gossip affidata a Riccardo Signoretti, attuale direttore di Nuovo.

Italia Oggi: i nuovi lanci di Cairo Editore.

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Tre notizie da non perdere sui giornali (21/4/12)

Tre notizie della settimana. The Economist lancia un’app per leggere meglio i giornali. I conti in rosso di Class Editori. Le previsioni di un gigante americano dei periodici.

L’app di Economist: perché le riviste si leggono meglio sul tablet.

L’Economist presenterà a metà maggio un’app gratuita di Google Chrome che permette di riprodurre anche al computer, desk e laptop, l’esperienza di lettura del tablet. L’idea nasce da una richiesta degli abbonati dell’Economist che vogliono una fruizione più coinvolgente e piacevole anche al computer. Ma il punto è questo: con la nuova app è possibile scaricare il giornale e leggerlo successivamente, anche senza avere una connessione a Internet.

L’Economist va in controtendenza rispetto alla maggior parte degli editori i quali, con HTML5, vogliono rendere i siti web dei loro giornali perfettamente leggibili anche su mobile, cioè su tablet e smartphone.

Trovate la notizia su Btobonline.com: l’app di lettura dell’Economist.

I guai di Class Editori. Che pubblica Class, Capital, Milano Finanza, Italia Oggi.

I conti del 2012 si chiudono con una riduzione di un terzo dei ricavi consolidati, passati da 141,3 milioni a 94,3 milioni di euro. Il margine operativo lordo, dall’attivo di 12 milioni, è sceso nell’ultimo anno a -11,7 milioni. C’è una perdita netta consolidata di 12,9 milioni. Tutti i busness sono in contrazione, i periodici soffrono moltissimo con un crollo dei ricavi del 32% e margini (guadagno) negativi.

Trovate l’articolo qui, sul Sole24Ore: il Gruppo Class perde un terzo dei ricavi.

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Bombardato dai fan del native advertising

Aiuto, oggi il mio blog è stato preso di mira dai sostenitori del native advertising. Hanno commentato post come questo. E come questo.
Riporto quel che scrivono sul loro blog, creato sulla piattaforma di WordPress. E alcune osservazioni che mi sgorgano dal cuore.

In altre parole la Native Advertising è una sorta di pubblicità integrata all’interno dei contenuti di un sito, in modo che non risulti interruttiva agli occhi del lettore.

La vera motivazione per cui oggi siamo qui a parlare di Native Advertising è  perchè la banner blindness è ormai dilagante, soprattutto tra le persone “giovani” che sono nate e cresciute con il web. La percentuale di click (CTR) sugli annunci pubblicitari sta drasticamente calando giorno per giorno.

Secondo dati di Google nel 2010 il CTR è sceso allo 0,09% (rispetto allo 0,10% del 2009), quindi significa che meno di una persona su 1.000 clicca su un annuncio pubblicitario.

E quindi i brand si sono ingegnati ed anziché promuoversi sempre nei classici spazi riservati all’advertising PPC tradizionale, lo fanno all’interno degli stream dei contenuti, dove inevitabilmente lo sguardo si deve posare.

Cari amici di “native advertising”, siete sul pezzo. Sulla mia pelle, scambiando alcuni post di siti americani per giornalismo, anziché coglierne la natura promozionale, ho provato cosa vuol dire la confusione tra pubblicità e informazione sul Web. E se ci casca uno che fa il giornalista da molto, molto tempo, temo possa cadere nell’equivoco anche un lettore. Al tempo stesso, sapete far leva su qualcosa di drammaticamente vero: nel digitale la pubblicità vale poco, gli editori guadagnano poco e per alimentare la produzione giornalistica ci sono risorse limitate. Un bel guaio.

M’interessa perché: 1) aiuta a riflettere sull’importanza di garantire l’autonomia del giornalismo anche nel Web; 2) pone in modo sensato il problema del finanziamento del giornalismo nell’era digitale.
Futuro dei Periodici

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Dimmi dove va la pubblicità dei giornali

Va sempre più verso la televisione.

Il Global AdView Plus Report di Nielsen conferma il declino della raccolta pubblicitaria sula carta stampata, sia nei quotidiani sia nei periodici, calati rispettivamente, a livello globale, dell’1,6 per cento e dello 0,2 per cento. Anche se, si legge, rimangono pur sempre il secondo e terzo settore per gli investimenti in pubblicità, con, rispettivamente, una quota del 20 per cento e una dell’8 per cento.
In Italia è confermato un calo della raccolta sui periodici del 21,6 per cento.

Internet è cresciuto del 10 per cento (nello stesso periodo).

Ma nell’era digitale regina incontrastata della pubblicità rimane la tv, che ha una quota del mercato pari al 63 per cento. Confermando, dunque, di essere considerata il mezzo di gran lunga più efficiente e di maggiore impatto sul pubblico.

The Drum: dove va la pubblicità.

Futuro dei Periodici

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“Quel che è gratis non vale niente” (nel Web)

Le ultime parole famose?

Carlo De Benedetti, nell’articolo de la Repubblica riportato in link, interviene sul pagamento nel web. “Entro l’anno, alcuni contenuti aggiuntivi al sito di Repubblica verranno offerti a pagamento, mentre il sito generale resterà gratuito… Utilizzeremo il sistema scelto da testate come il New York Times”, ha spiegato il presidente del gruppo, ricordando quello che diceva sempre suo padre: “Tutto quello che è gratis non vale niente”. E aggiunge: “Non ci aspettiamo grossi risultati oggi, ma è la premessa in direzione della non gratuità”.

Il Punto: prosegue il confronto tra contenuti gratuiti e a pagamento nel digitale.

Repubblica: una frase di Carlo De Benedetti

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