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Periodici e shopping online: 8 siti molto shoppable

Slideshow e descrizione di 8 siti di e-commerce di editori e riviste internazionali. La moda la fa da padrona. Perché ha la vocazione più shoppable

Gli editori di periodici investono nello shopping online della moda. Negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e da ultimo in Italia, vengono creati siti di e-commerce delle griffe, legati a singole testate, a grappoli di giornali delle case editrici o a network internazionali dei brand, come Harper’s Bazaar e Grazia.

La moda va avanti per prima, ma ci sono molti esempi di portali per l’usato delle auto, le comprevendite immobiliari, i megastore di libri, elettronica, cd.

L’e-commerce è solo l’ultimo, più serio dei tentativi per trovare nuove fonti di ricavo e sostituire quelle ormai inaridite.

La vendita di oggettistica, come le monografie d’arte dei quotidiani, è stata una voce importante negli ultimi anni. Un discorso generale, che va visto editore per editore.

Ci sono giornali che da sempre puntano sulle vendite associate di oggetti. Altri per cui la pubblicità pesa per l’80%. Altri ancora fermamente agganciati ai ricavi dalle diffusioni.

L’unico problema legato all’e-commerce della moda è la resistenza delle griffe a vendere online: per i grandi stilisti il digitale è ancora il mondo del low cost e dei discount.

 

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Timeline: I 10 Anni Che Cambiarono I Giornali (Cronologia Multimediale)

Un racconto con testi, foto e video dei 10 anni di cambiamenti nei giornali degli Stati Uniti. Una timeline, una cronologia multimediale. Per ricevere chiavi di lettura sul presente di quotidiani, riviste, media digitali. Valide anche per l’Italia

Ho realizzato una timeline, una cronologia multimediale sugli ultimi 10 (14) anni di cambiamenti nei periodici e nei media americani. Date, foto, video per raccontare le chiusure di Life e Gourmet, il ritorno in edicola di Newsweek, la vendita di Washington Post al padre di Amazon e l’avventura giornalistica del fondatore di eBay. Con tante chiavi di lettura uscite in 20 mesi di Futuro dei Periodici.

Ecco la schermata della timeline. Ma per vederla in funzione dovete andare a questo linkI 10 anni che cambiarono i giornali (purtroppo il programma non può essere inserito in un post di WordPress). Date un’occhiata e sappiatemi dire. E’ una cavalcata tra 22 fatti, una storia dei giornali vista dal mondo dei periodici.

Timeline: I 10 anni che cambiarono i giornali.

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«Capitalizzare il Brand Power»

Lo dicono (anche) in Condé Nast Italia, dove è stata presentata una nuova organizzazione aziendale. Roba interna, poco appassionante. Ma c’è una frase che raccolgo nel comunicato della società, e ripropongo, con la tecnica del “cut and paste”. «Capitalizzare il brand»

Tu dici: «Capitalizzare il brand».
E a me vengono in mente tante cose, che ho letto.
Tu dici: «Digitale, video ed eventi. Per capitalizzare il brand».
E io penso: l’ho già sentita.
E ti dico: la scorsa settimana, all’aeroporto di Sydney, il National Geographic ha aperto uno store, con il suo marchio, per vendere riviste, libri, manuali, Dvd, foto e penne con su scritto (“capitalizzare”) il brand.
E due settimane fa il Wall Street Journal ha lanciato un sito di e-commerce con il suo brand («per capitalizzare»).
E anche Vogue da tempo, per tempo, a tempo, ha aperto una scuola di moda a Londra. Allo scopo di…

Futuro dei Periodici

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Editore Piccolo Mangia Editore Grosso – Cosa ci insegnano i magazine francesi

Editori grandi mettono in vendita una parte delle loro riviste. Piccoli editori si propongono di comprarle. Altrimenti c’è la chiusura. Ma il piccolo compra. E il grande non deve licenziare. Una storia francese

EDITORE GROSSO VENDE La storia la conoscete: alcuni giorni fa l’editore Lagardère, colosso francese dei media, ha messo sul mercato 10 testate: Be, Psychologies magazine, Auto moto, Campagne et décoration, Le journal de la maison, Maison & travaux, Mon jardin ma maison, Union e la versione cartacea di Première e di Pariscope. Una riduzione non da poco su un patrimonio di 39 titoli. C’è dunque Psychologies, che proprio in questi giorni verrà lanciato in Germania: vedete i paradossi del momento? Ma proseguiamo.

Se la vendita non dovesse aver luogo, 350 dipendenti, tra cui molti giornalisti, resterebbero senza testata e lavoro.

La crisi della carta stampata colpisce duramente anche nell’Esagono. Il calo delle copie vendute e di pubblicità sono la diretta conseguenza del diffondersi dei nuovi media.

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«L’Huffington Post svaluta il giornalismo»? – Novità dal World Publishing Expo di Berlino

Il peso crescente del mobile nel giornalismo. I nuovi prodotti pubblicitari per rendere remunerativi i media digitali. La perdita di prestigio della carta stampata. La frustrazione di chi scrive. Le idee geniali nell’e-commerce. La fame di video degli utenti. Sono frasi, notizie, analisi, provocazioni dall’Expo di Wan Ifra

L’organizzazione degli editori di quotidiani e media tiene in questi giorni a Berlino una serie di incontri in cui i principali editori europei e del Nord America si scambiano idee, risultati, e offrono spunti per costruire il giornalismo dei prossimi anni. Ecco, nelle parole dei protagonisti, le frasi più stimolanti.

Mathias Döpfner, Ceo di Axel Springer, gigante dell’editoria tedesca ed europea.

CRITICA ALLO HUFFINGTON «Credo nel mobile come strumento essenziale per leggere le notizie. Ma c’è una divaricazione di interessi. I lettori preferiscono leggere le news sullo smartphone. Invece i pubblicitari amano il tablet, perché lo schermo più grande valorizza il messaggio pubblicitario».

L’Huffington Post che sbarca in Germania? Svaluta il giornalismo (“devalues journalism”). “Quando faranno pagare i lettori per i contenuti e daranno un compenso ai giornalisti che li scrivono, saremo in un mondo migliore». (Ma, almeno in Italia, Huffington Post non è niente male”).
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“La community è il contenuto” – Altre idee dal Congresso Fipp

I dieci editori più innovativi passati ai Raggi X. Per vedere quali sono le strade da seguire per mandare avanti i periodici. E sviluppare la dimensione digitale. Se ne è parlato al Congresso della associazione mondiale degli editori

I PIÙ INNOVATIVI Alcuni degli editori più innovativi, secondo il consulente media Peter Kreisky che ha parlato ieri al Congresso di Fipp a Roma, sono: Hearst, Axel Springer, Conde Nast, Atlantic Media e The Economist. Kreisky ha individuato sei lezioni da trarre dalle azioni di queste società.

Ne riporto una per esteso. Delle altre c’è solo il titolo. Ma le potete leggere nel link a fine post.

P.S. Ieri è uscito il rapporto di Fipp di cui avevo parlato qualche giorno fa, dando anticipazioni. Potete leggere qui l’estratto (il rapporto intero è a pagamento).

L’EDITORE AMERICANO MODELLO Il primo punto inizia con questo imperativo nel titolo:

1) “Strutturati intorno a un mercato, non intorno a un prodotto”.

Tradotto in italiano, scegli un pubblico, e affettalo, analizzalo, spremilo. Se capisci i bisogni di quella fascia di lettori, studiati con tutti i dati messi oggi a disposizione dal digitale, puoi proporre nuovi prodotti.

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Cronache dal mondo fluttuante: Banzai, e-commerce e futuro dei giornali

Il nome della società è Banzai: sono quelli di alcuni popolari siti web come Giornalettismo, Giallo Zafferano, Liquida, Soldionline. Partono all’attacco di Amazon. Puntano sull’e-commerce, la vendita di prodotti online, con cui si stanno affermando. Si sono allargati ora a giocattoli, elettrodomestici, casalinghi, tempo libero. E mettono insieme vendita al dettaglio e contenuti editoriali.

Se ieri il mio post quotidiano descriveva lo stato di crisi dei giornali, e la difficoltà di far tornare i conti delle case editrici, con l’emorragia di copie vendute e pubblicità della carta stampata, il pensiero oggi va al futuro dei periodici. E alla strada considerata da molti come l’unica che, al momento, possa ridare fiato e prospettiva alle società che pubblicano giornali.

Riprendo un articolo del Corriere della Sera (lo trovate in link alla fine di questo post) per mettere in luce la relazione tra commercio elettronico ed editoria.

Si parla di Banzai, la società digitale, attiva nel commercio elettronico, che ha acquistato tre dei principali siti di e-commerce italiani: MisterPrice, ePlaza, Bow. Rafforzando la leadership nelle vendite online. Banzai, infatti, porterà da 130 a 170 milioni di euro il giro d’affari per quest’anno, con l’obiettivo di arrivare a 200 milioni. Una frazione, è vero, del commercio elettronico in Italia, che ha un fatturato di 9,5 miliardi di euro. Paolo Ainio, Matteo Arpe, sono i nomi di Banzai, dicono molto a chi legge di queste cose, se non li conoscete date un’occhiata all’articolo del Corriere.

Ma il punto vero da sottolineare è che Banzai vuole fare la guerra ad Amazon.

Faccio tre considerazioni. La prima è che Amazon vende articoli di ogni tipo, esposti all’interno di un’unica vetrina, mentre Banzai vuole creare contenitori specifici per ciascuna categoria merceologica: elettonica, casa, giocattoli. Insomma, si punta sui siti verticali per sconfiggere l’avversario generalista. E io noto che generaliste sono molte delle testate giornalistiche italiane. Ma questa è solo una suggestione.

La seconda sottolineatura riguarda i gusti degli italiani: la fetta maggiore dell’e-commerce è locale. Vuol dire che la gente compra solo da siti nazionali, non dai portali internazionali.

La terza osservazione riguarda la natura doppia di Banzai: c’è Banzai negozio on line, c’è Banzai editore. Quello, appunto, di Liquida, Giallo Zafferano, Giornalettismo.

Ecco il pensiero. Gli editori di periodici dovrebbero prendere maggiormente in considerazione il commercio online come sostituto della pubblicità, la quale, nella dimensione digitale, vale molto poco e non può aspirare a compensare le perdite subite dagli editori nella carta stampata. In altre parole, gli editori di giornali non possono pensare di ricreare nel digitale quel mix di ricavi da copie vendute e pubblicità che ha tenuto in piedi per decenni le testate in edicola. L’unica strada vera è l’e-commerce, per volumi di scambio e ricavi. Ma in Italia siamo in ritardo. L’esempio di Axel Springer o Burda, editori tedeschi che stanno affrontando in modo promettente la transizione dei giornali al digitale, non è stata replicata. Sorge allora un dubbio. Società come Banzai soppianteranno un giorno gli editori tradizionali? Non ci vuol molto denaro per comprare brand giornalistici storici. Soprattutto se si fa e-commerce con successo.

Corriere.it: Banzai sfida Amazon.

Corriere della Sera

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Apriresti un sito di e-commerce del tuo giornale? – L’editore di Men’s Health lancia il negozio online

Rodale, l’editore di Men’s Health, si lancia nell’e-commerce con un sito web di prodotti naturali e molto fashion che portano il marchio della società. Per la prima volta i giornali non fanno da tramite tra venditori e lettori ma propongono una propria selezione, garantita dal brand. Il giornale apre il proprio negozio.

Ci sono l’asciugamano di microfibra per lo yoga, intessuto di strisce di cocco di riciclo, e un paio di jeans fatti con cotone non trattato chimicamente. Tazze di porcellana per noodle realizzate a mano con materiale “sostenibile” e articoli per il fitness, la bellezza, la piscina.

Rodale ha scelto 500 articoli che ritiene coerenti con la propria filosofia improntata al benessere, la salute, la forma fisica, incarnati dalle testate Men’s Health, Women’s Health, Prevention.

 

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Cosa cerca la gente nel digitale? Parla il direttore digital di Hearst

Cosa devono offrire il sito, le app, la versione digitale, la parte social di un giornale? Non mi faccio una domanda oziosa perché è domenica. Da quel che raccolgo tra colleghi di diverse case editrici di periodici, la questione è aperta. Come differenziare il digitale dall’offerta sulla carta? E, soprattutto, nel digitale c’è anche giornalismo?

Riporto un passaggio dell’intervista a Troy Young, nominato pochi giorni fa primo presidente del digitale in Hearst Magazines, negli Usa. Le domande sono della rivista Advertising Age. Il testo integrale è nel link a fine post.

Ad Age: Anche l’e-commerce farà parte delle cose da sviluppare?

Mr. Young: L’e-commerce è molto interessante. Il mercato dei media ci si è buttato per cercare una nuova fonte di ricavi. Ma è fondamentale capire che la relazione con il consumatore viene prima, perché l’e-commerce richiede fiducia… e penso che le media company stiano cercando di capire come risolvere il problema. Il mio modo di vedere è questo: a meno che tu non offra uno staordinaro valore aggiunto, i consumatori troveranno strade più comode per fare i loro acquisti. Devi avere un’inesauribile attenzione per quello che i consumatori vogliono.

Il Punto: per avere successo nel digitale c’è bisogno di contenuti forti. Altrimenti la gente va altrove, anche a fare e-commerce.

Adweek: parla il direttore digital di Hearst/2.
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E-commerce, salvagente dei giornali in difficoltà

E-commerce: è la parola d’ordine tra gli editori di quotidiani e periodici. Vendere prodotti di ogni tipo, dai vestiti di marca ai viaggi, per compensare i bilanci in affanno soprattutto a causa del calo della pubblicità. Ne ha parlato Maria Rodale, editrice di Men’s Health. E il Sole24 Ore, in un pezzo dedicato agli acquisti da tablet e smartphone.

Maria Rodale, terza generazione degli editori che pubblicano Men’s Health e riviste sulla salute e il benessere, uno dei maggiori gruppi americani, dove si pretende che i giornalisti consumino solo prodotti biologici tra le pareti delle redazioni e che partecipino a lezioni di yoga per i dipendenti, ha parlato di e-commerce mentre si trovava in Australia per incontrare i partner locali. Iniziando da una provocazione: c’è un nuovo trend, piuttosto radicale, che si sta diffondendo tra gli editori di periodici, il trend del ritorno alla carta.

Significa che la transizione al digitale non sarà rapida come si pronosticava fino a pochissimo tempo fa.

Lo consiglia anche la situazione della pubblicità. «Le agenzie pubblicitarie» ha spiegato Maria Rodale «si sono tutte buttate sul digitale ma i risultati sono stati deludenti rispetto alle attese. Gli user digiali non sembrano così interessati alla pubblicità come quando sono coinvolti in un’esperienza di lettura del giornale di carta».

Al tempo stesso, la signora Rodale ha indicato nell’e-commerce la strada per compensare nel digitale il calo dei ricavi pubblicitari. Un motivo che spinge in questa direzione è l’alto livello di fiducia che i lettori hanno verso i periodici di loro scelta e, di conseguenza, verso la pubblicità e le esperienze di acquisto proposte dalle riviste. I periodici sono uno dei pochi media in cui la pubblicità non viene percepita come una fastidiosa distrazione ma come un’esperienza positiva. E i quotidiani hanno dimostrato che si possono vendere ai lettori pacchetti vacanze, assicurazioni, vino, libri. Lo fanno con successo gli editori tedeschi Burda e Axel Springer oltre agli americani di Condé Nast con il recente investimento di 20 milioni di dollari nel sito di e-commerce Farfetch.

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Mondadori: stato di crisi e rilancio delle testate pubblicate in Francia

Nuovi giornali con cadenza bimestrale, restyling delle testate, spin-off dei titoli di successo, sviluppo nel digitale e investimenti nell’e-commerce e in siti per il dating on line: questa in Francia la strategia anti-crisi di Mondadori. Che in Italia, in attesa del rilancio dei principali periodici, si prepara a gestire le difficoltà con prepensionamenti di giornalisti e uscite incentivate.

Mentre la casa madre italiana si prepara a gestire la crisi delle riviste con prepensionamenti e incentivazioni a lasciare il posto, in Francia Mondadori delinea un piano di rilancio delle proprie testate. Ma la mente è unica: da questa settimana Ernesto Mauri, direttore generale di Mondadori France, è amministratore delegato di tutto il Gruppo.

Riporto l’articolo di e-marketing.fr.

Si spiega come in autunno sia stata ritoccata la formula di Grazia France, lanciato tre anni fa.

Mondadori sta per riportare in edicola ad aprile la rivista Vital, che apparteneva all’editore Ediexcel. Uscirà con formula bimestrale sotto l’ombrello di un’altra testata della casa, Top Santé (350 mila copie), e avrà una tiratura di 100 mila copie al prezzo di 2,80 euro.

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Editori globali che investono nel digitale (ci sono Rcs Mediagroup ed Espresso)

Nello studio di Fieg, la federazione degli editori italiani di giornali, intitolato La Stampa in Italia 2010-2011, ho trovato una tabella che rimane attuale, anche se risale a qualche mese fa.

Risponde alla domanda: di quanto sono in ritardo gli editori italiani nello sviluppo di una dimensione digitale per i giornali?

Mentre alla domanda su quale sia l’editore italiano più avanti nel processo, è facile rispondere: Rcs Mediagroup. Ma c’è anche il Gruppo l’Espresso.

Editori e digitale

Noto che compare in quarta posizione l’editore tedesco, dalle dimensioni internazionali, Axel Springer, di cui questo blog si è occupato anche di recente. Ma la prima è Naspers (broadcaster sudafricano dalle dimensioni globali: è presente anche in Cina), seconda Schibsted (conglometrato norvegese), terza la britannica Pearson….

Trovate l’originale nella pagina studi della Fieg.

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Condé Nast annuncia investimento in e-commerce

Condé Nast annuncia oggi un accordo da 20 milioni di dollari con il sito di e-commerce Farfetch. Borse, abiti, gioielli, scarpe e tutti i prodotti esposti nelle vetrine del lusso entrano in rapporto diretto con uno dei più grandi editori di periodici. Appare questo per una media company l’unico modo per far soldi nel digitale. E sorgono le inevitabili discussioni sull’indipendenza di chi pubblica giornali.

Il digitale è il futuro dell’editoria, si dice. E subito si pensa a siti web e tablet.

Ma l’unico digitale buono, capace di generare nel breve periodo ricavi veri per gli editori, è legato all’e-commerce. Alla vendita di prodotti online. Questa sembra essere la regola per tutti gli editori che hanno successo in questo campo, sia che si parli di editori americani, i più entusiasti per tablet e contenuti giornalistici da diffondere nel digitale, sia tra gli editori tedeschi, quelli più attratti dalla possibilità di far soldi vendendo servizi e prodotti online. Tra i primi, Burda e Axel Springer.

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Mondadori France accelera sul digitale

L’articolo di Les Echos racconta, in sintesi, gli obiettivi di Mondadori France, in ritardo nel digitale.

L’amministratore delegato della società editrice spiega che al momento il digitale rappresenta solo l’1,9% del fatturato (ci sono editori tedeschi, primo Axel Springer, che sfiorano il 50%). Entro tre, quattro anni si vuole arrivare almeno al 10%. La redditività, sul digitale, è invitante.

« Les marges sont de 10 % à 12 % pour les éditeurs dans le print, quand elles atteignent 30 %, 40 %, voire 50 % sur certaines activités dans le numérique », a expliqué Ernesto Mauri.

Come raggiungere l’obiettivo? Lanciando siti di testate, proponendo app dei periodici, acquisendo società che fanno e-commerce o vendono servizi online.

Il Punto: lo sviluppo digitale dei periodici.

Les Echos: Mondadori France accelera sul digitale

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Ci sono anche i periodici nel record dell’e-commerce

Tra i prodotti acquistati online i periodici sono una delle categorie che crescono di più.

Negli Stati Uniti cresce l’e-commerce, che per la prima volta ha superato acquisti online per 50 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre del 2012 (56.8 miliardi di dollari, +14% rispetto a un anno fa). In un anno gli americani hanno speso 186,2 miliardi di dollari.

Ma la cose che vale la pena di riportare in questo blog è la rilevanza dei contenuti: tra le categorie di prodotti che hanno avuto il maggiore incremento negli acquisti ci sono i contenuti digitali (giochi, film…) ma anche libri e periodici. Sì, i periodici.

Proprio l’altroieri sono usciti dati sulle diffusioni dei settimanali e pmensili americani e, in un mercato in crisi, spicca l’incremento delle versioni digitali dei magazine. Sono raddoppiate in un anno, anche se, per ora, rappresentano solo il 2,4% del venduto.

Il Punto: nel mondo digitale c’è ancora spazio per prodotti editoriali e giornalistici di qualità. (Non so cosa sia la qualità, ma è sicuramente qualcosa di diverso dai contenuti frammentari, non verificati, sempre parziali, incompleti, spesso scritti male che troviamo su internet, magari dopo aver speso due o tre ore in navigazione tra siti e blog).

Chi lo dice: «comScore is a global leader in measuring the digital world and preferred source of digital business analytics».

comScore: e-commerce e magazine

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Periodici e digitale, Burda fa i soldi così

Con l’e-commerce di prodotti per animali domestici e siti di dating, così fa i soldi sul digitale Hebert Burda Media, gigante tedesco dell’editoria che pubblica 250 periodici nel mondo. Metà del fatturato della società proviene dalla presenza online, ma non si tratta di attività giornalistica. Attraverso una serie di acquisizioni Burda ha puntato sulle vendite e i servizi.

È una cosa diversa da quella crescita organica (così si dice in gergo) desiderata da noi giornalisti: testate che si affermano nel digitale attraverso lo sviluppo di siti d’informazione, la creazione di versioni per iPad dei giornali, le news da leggere sullo smartphone, al più un po’ di attività social su Facebook.

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Con il tablet si fa più e-commerce

Non c’entra nulla con i periodici, ma uno studio americano di Adobe Systems pubblicato da Mediapost, dice che i possessori di tablet sono più propensi a fare acquistri on line con il loro device rispetto a chi ha uno smartphone (il cellulare intelligente che permette di navigare su internet). Dalla ricerca risulta che il 55% dei proprietari di tablet usa l’apparecchio per fare acquisti, contro il 28% degli smartphone.

Ma sappiamo che lo sviluppo digitale dei periodici permette di attingere a nuovi ricavi per gli editori attraverso l’e-commerce. Siamo proprio sicuri che i risultati di questa ricerca non abbiano niente a che fare con i giornali, visto il fiorire di versioni digitali delle testate da leggere su tablet?

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