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L’Età Dell’Oro Del Giornalismo: 5 Riflessioni

The golden age: l’età dell’oro del giornalismo. Un’espressione che ritorna spesso nelle riflessioni sui destini dell’informazione e della stampa nell’era digitale. Esiste un futuro? E per quanti giornalisti?

Una nuova età dell’oro dei media? Scritto per The Atlantic da un executive editor della Harvard Business Review, l’articolo risponde alla domanda: il giornalismo tornerà ad essere un’industria articolata e ricca come era fino a pochi anni fa? Un excursus storico vede le varie età del giornalismo in rapporto al modello economico che le guidava.

Una nuova età dell’oro (digitale) per i magazine? Sul sito del quotidiano canadese National Post si risponde alla domanda se la cultura digitale abbia migliorato i periodici. Si citano gli esempi di The New Yorker, The Atlantic, Bloomberg Businessweek. E New Republic.

Siamo in una nuova età dell’oro del giornalismo? Tom Engelhardt vede pro e contro dell’età digitale per lettori e qualità del giornalismo.

Questa non è l’età dell’oro della stampa, si legge sulla Columbia Journalism Review. E vengono riportati i dati sull’industria, indicatori tutti in calo. Ma si osserva che, dal punto di vista dei contenuti, la sensibilità dei magazine ha vinto la sua battaglia: l’informazione su Internet ha assunto come tono di fondo quello dei periodici piuttosto che quello dei quotidiani.

L’età dell’oro dei settimanali in Australia. Una rievocazione della età d’oro dei giornali patinati tra la fine degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta. Quando un settimanale poteva avere 3 milioni e mezzo di lettori.

Futuro dei Periodici

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La Percentuale Di Lettori Digitali Nei giornali Francesi

Quanti lettori digitali hanno i giornali? Quanti di questi lettori sfogliano anche il prodotto di carta? E quanti guardano solo il sito del brand? Uno studio sulla Francia. Utile all’Italia

Misurare l’apporto del digitale per i giornali: ora in Francia è possibile, come spiega questo articolo di CB News.

Si può sapere quanti lettori accedono ai contenuti di un giornale esclusivamente con Internet, quanti solo su carta, e in che misura i lettorati si sovrappongono. Nel digitale, si può distinguere tra accesso da computer o da mobile (tablet, smartphone).

In media, nei brand giornalistici il 57% dei lettori si affida unicamente al prodotto di carta, il 22% solo a Internet, il 4% solo al mobile. Il restante 17% legge su più supporti.

Ecco la classifica dei brand più letti nel Paese, sommando le varie piattaforme.

Al primo posto c’è Femme Actuelle: 16 milioni 625 mila lettori, di cui 13 milioni 996 mila su carta. Il digitale pesa per il 19%.

Lettori digitali nei giornali francesi

 

Interessante vedere le differenze tra tipologie di giornali.

Nei quotidiani i lettori esclusivamente print sono, in media, il 46%, mentre Internet è porta d’accesso per il 54%.

tableau_famaLettori digitali giornali francesiille_de_presse

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24 Siti D’Informazione Che Hanno Cambiato Il Giornalismo

Una cronologia interattiva e multimediale sui 24 siti d’informazione nativi digitali che hanno cambiato il giornalismo. Da Huffington Post a Policy Mic, da Slate.com a Project X: emergono le tendenze portate dal digitale nel mondo della stampa (Usa e non solo)

La timeline di Futuro dei Periodici s’intitola: 24 Siti che hanno cambiato il giornalismo. (Per vederla, è necessario andare al link: non è possibile “inserire” il file nei post di WordPress. La consultazione è lenta su tablet).

E’ stata realizzata da Futuro dei Periodici raccogliendo informazioni nella Rete e prendendo spunto da The State of the News Media 2014 del Journalism Project (Pew Research Center).

Timeline: 24 siti web che hanno cambiato il giornalismo

 

Vengono fuori cambiamenti e tendenze del giornalismo.

Da segnalare:

1) Il mondo del digitale ha dimensioni ancora ridotte rispetto all’industria dell’informazione. Prendiamo i fatturati pubblicitari. Il Pew Research Center stima che i quotidiani statunitensi abbiano raccolto nel 2013 ricavi pubblicitari per 25 miliardi di dollari. I siti d’informazione for profit si fermerebbero a non più di 500 milioni di dollari.

Ma la rilevanza del mondo online sta crescendo. Time Inc, la principale casa di periodici americana, fatturava nel 2012 meno di 600 milioni di dollari. Più o meno negli stessi mesi, la media company digitale Vice Media avrebbe fatturato circa 175 milioni di dollari (100 milioni Huffington Post, 10-15 milioni Mashable, 20 milioni Business Insider).

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Giornalisti Assunti Nel Digitale – Estratto da State of the News Media 2014

I posti di lavoro giornalistici si creano solo nei giornali digitali. Per il resto l’industria americana dei media ha visto un calo drammatico nel numero degli assunti full-time. Le penne della carta stanno migrando sul web. C’è posto per pochi, giovani e famosi

Il pizzico di ottimismo che si sente per la prima volta dopo anni nei media americani va tutto a merito del digitale.

Nel rapporto State of the News Media 2014, rilasciato a fine marzo dal Pew Research Center (Progetto per il Giornalismo), si disegna un quadro sfaccettato e promettente.

Il primo punto riguarda la creazione di posti a tempo pieno (in Italia potremmo tradurre, piuttosto liberamente, posti a tempo indeterminato).

Le 468 redazioni giornalistiche del web, grandi e piccole, censite nel Rapporto 2014, hanno creato in 6 anni circa 5000 posizioni per giornalisti e creatori di contenuti editoriali. Una crescita definita “esplosiva” se ci si limita agli ultimi due anni.

Le 30 redazioni più grandi hanno 3000 giornalisti, una media di 100 ciascuna. Sono redazioni di tutto rispetto.

Nelle testate minori, 438, i giornalisti assunti in ogni redazione sono in media 4,4.

Altro punto da tenere bene a mente: l’80 % dei nuovi assunti provengono da redazioni tradizionali, quelle di quotidiani, periodici, radio e televisioni.

Il dramma si concentra, infatti, in questa parte del mondo dell’informazione, di gran lunga ancora la maggiore. Negli Stati Uniti i quotidiani davano lavoro nel 2003 a 54.000 giornalisti; nel 2013 il numero è sceso a 38.000.

Tabella. Giornalisti assunti negli Usa 2003-2014 (link per la versione interattiva creata con Datawrapper).

 

Giornalisti assunti negli Usa 2003-2012

Nei periodici il taglio è stato del 26% (su una popolazione complessiva di oltre 140.000 dieci anni fa).

Ma ci sono altre tendenze che conviene esplorare nel mondo dei digital outlet, i giornali online.

Il 2013 è stato l’anno in cui si è investito in produzione di contenuti originali e di qualità, tentando di colmare un gap ed evitare di cadere nella trappola del plagio e della aggregazione di articoli pubblicati su altre testate.

L’anno scorso, inoltre, si è registrata una migrazione di firme dai giornali più prestigiosi della stampa americana verso le realtà dell’informazione digitale. A segnare un punto di svolta: non solo il digitale crea lavoro, ma sta diventando quasi più prestigioso dei media della tradizione.

 

 

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L’Ottimismo nello “Stato Dei News Media 2014”

Leggiamo lo Stato dei News Media 2014. Un rapporto sulla salute di quotidiani, riviste, tv, media digitali negli Stati Uniti. Uno specchio di tendenze presenti anche in Italia. E c’è un briciolo di ottimismo

L’ottimismo è nei primi autorevoli commenti su The State of the News Media 2014. Si osserva, per esempio, che nel mondo dei media stanno finalmente filtrando investimenti, energie e attenzione di chi si è affermato e arricchito nel digitale. Una carica per l’industria della carta stampata, ancora in affanno nell’anno passato. E così i giornali riducono ancora del 6% le redazioni ma 500 news outlet digitali hanno assunto 5000 giornalisti e curatori di contenuti.

The State of The News Media 2014 del Pew Research Center (fondazione che sviluppa indagini statistiche sulla vita e la cultura degli statunitensi, indagini riprese sempre più spesso dalla stampa italiana) fa il punto sulle condizioni di salute di tv, quotidiani, riviste, nuovi media. E fornisce una tale quantità di informazioni, dati, tabelle, riflessioni da richiedere giorni per esaurire l’esame.

Provo ad avviare per voi il processo di assimilazione ed estrapolo alcuni highlight, validi non solo per i periodici.

1) Confusione nei cieli

Il rapporto si apre infatti con una affermazione che dà forma a qualcosa che tutti noi avvertiamo: è sempre più difficile fare una distinzione tra le varie forme di giornalismo. Appare ormai artificioso separare quotidiani, periodici, televisione, radio e media digitali. Il 2013, di fatto, ha accelerato il fenomeno della convergenza delle varie piattaforme.

2) Le giuste proporzioni

Cos’è il giornalismo a livello industriale? Il mondo dell’informazione ha un giro d’affari di circa 63 miliardi di dollari. L’industria dei video giochi vale 93 miliardi di dollari; Google 58 miliardi; Starbucks 15 miliardi.

3) Follow the money

Nei media statunitensi il 69% dei ricavi complessivi (93 miliardi di dollari) è rappresentato dalla pubblicità. Il 24% da copie vendute e abbonamenti (pensiamo alla tv). E poi…

Il 7% va sotto la voce “altro”. E’ interessante capire di cosa si tratta, perché è sempre più importante per le case editrici (vista la contrazione di pubblicità e copie). Si tratta di eventi, servizi di marketing offerti a terzi, consulenza nel web, scuole con il brand del giornale…

L’1% sono i contributi di magnati, filantropi. Come Jeff Bezos, papà di Amazon, che compra per 250 milioni di dollari il Washington Post.

4) La parte del leone

La fanno i quotidiani. Che raccolgono 38,6 miliardi di dollari. Le tv locali ne prendono 8,9 miliardi. I settimanali 3,6 miliardi. I nuovi editori digitali 0,5 miliardi di dollari.

5) Mantenere il futuro

La domanda da un milione di dollari è da anni: c’è un modello economico per i giornali o falliranno tutti? Si può ancora vivere facendo informazione?

Si parte dalla constatazione che solo il 25% dei fatturati dei news media proviene da copie vendute e abbonamenti. E nuovi sistemi di pagamento, come i paywall nei quotidiani, stanno dando finalmente frutti. Ma il sorriso muore sulle labbra quando si pensa che in 7 anni la raccolta di pubblicità, principale fonte di sostentamento, è crollata del 50%. E nell’ultimo anno è rimasta stabile in tv, è ulteriormente calata sui quotidiani, invece nel web non cresce in modo sufficientemente rapido da compensare le perdite sugli altri media.

Il futuro, si conclude, dovrà poggiare su modelli di business differenti testata per testata, editore per editore, media per media.

Futuro dei Periodici

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Investimenti Pubblicitari nei Giornali 2004-2013 (Grafico)

10 anni di pubblicità nei media italiani: tv, quotidiani, periodici, radio, Internet. E il drastico ridimensionamento degli investimenti nella carta stampata

Nel 2008, il momento di maggiore fortuna, i quotidiani hanno raccolto pubblicità per un miliardo 800 milioni di euro. Nel 2013 sono scesi a 898 milioni di euro. Dal 2004 al 2013 i periodici sono passati da 1 miliardo 171 milioni di euro a 528 milioni.

Ho creato alcuni grafici: fanno vedere gli ininvestimenti pubblicitari a valore (milioni di euro).

Sono stati inseriti i dati dell’istituto Nielsen.

Nella carta stampata (lo sapevamo) si è assistito a un crollo.

Anche Internet è stato pesantemente toccato dalla crisi. Ma in dieci anni la raccolta di pubblicità su questo media è cresciuta di quasi 5 volte.

Ho scelto l’arco temporale 2004-2013 perché, prima del 2004, non c’erano rilevazioni sugli investimenti pubblicitari su internet.

Tabella 1: investimenti pubblicitari sui media italiani 2004-2013 (link al grafico interattivo).

Pubblicità sui media 2004-2013

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Anche La Pubblicità Fugge All’Estero

Gli investimenti in pubblicità calano nella carta stampata anche perché i top spender spostano le risorse verso altri Paesi: quelli che garantiscono un ritorno superiore all’Italia

Uno degli articoli che più mi hanno colpito in queste settimane, per le chiavi di lettura che fornisce sulla crisi dei media, è uscito il 6 marzo sul Sole 24 Ore (pagina 37, a firma Andrea Biondi).

Si parla di pubblicità. E delle scelte fatte dai player più importanti del settore, i 10 top spender: le 10 aziende che più investono in spot e marketing in Italia, con una quota pari al 15% su un totale di 6,4 miliardi di euro.

Nelle parole degli intervistati, tra cui Roberto Binaghi, Ceo del centro media Mindshare, un’autorità nel campo, viene fuori un quadro preoccupante per tutti i media, ma soprattutto per la carta stampata.

Non solo un’interminabile crisi economica iniziata ormai 5 anni fa ha portato a un taglio negli investimenti.

Il fenomeno più preoccupante è nel cambiamento delle strategie. I 10 top spender sono esemplari, in questo. Non solo in un anno le società hanno ridotto complessivamente del 16% la spesa (contro il 12% circa del mercato). La cosa più grave, per chi vive nei media, è che gli investimenti maggiori si stanno spostando verso Paesi che garantiscono un ritorno maggiore.

Un cambiamento di lungo periodo.

Consiglio di recuperare l’articolo. I tagli maggiori riguardano gli investimenti nei quotidiani a pagamento.

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L’Editore Tradizionale Già Per Metà Digitale

Un editore tradizionale, con riviste e quotidiani, è già passato per metà al digitale. Dove ha investito in una televisione allnews. E in nuovi abbonati ai suoi contenuti a pagamento

L’editore tedesco Axel Springer è un modello per tanti concorrenti europei e italiani.
La società, infatti, ha imboccato con decisione il passaggio al digitale: i ricavi di quest’area equivalgono, nel 2013, al 47,9% dei ricavi della società, dal 44,6% del 2012.
I conti mostrano la differenza con chi è rimasto indietro: Axel Springer ha chiuso l’anno con utili di gruppo pari al 16,2%. Pagherà un dividendo di 1,80 euro per azione.
Merito della crescita del business digitale e dell’offerta di contenuti a pagamento nelle nuove piattaforme.
Nell’ultimo anno l’editore tedesco ha fatto due mosse:
1) ha ceduto a Funke Mediengruppe una serie di quotidiani locali e alcune riviste televisive e femminili (manca ancora il via libera definitivo dell’Antitrust tedesco). Obiettivo, concentrare investimenti e attenzione sui brand più importanti, i quotidiani Bild e Die Welt, per trasformarli in realtà multimediali.
2) ha fatto acquisizioni in campo digitale e allargato l’offerta di contenuti a pagamento. Tra queste operazioni, l’acquisizione della stazione televisiva di news N24, completata a febbraio. Obiettivo, fondere la stazione tv con il quotidiano Die Welt per creare  una news company multimediale leader di mercato nel mondo che parla tedesco. La televisione inoltre fornirà contenuti a tutti i brand di Axel Springer, tra cui numerose riviste. 
Infine, Mathias Döpfner, Chief Executive Officer di Axel Springer:
«For Axel Springer, 2013 was a year of transformation, transition and new beginnings. There has never been so much change! We had already announced that it would be a year of transformation, accompanied by substantial investments in the future, and consequently we were prepared to accept a decrease in our consolidated net income. We have successfully started into the future of digital journalism».
«Per Axel Springer il 2013 è stato un anno di trasformazione, transizione e nuovi inizi. Mai si era visto un cambiamento così grande! (…). Siamo entrati con successo nel futuro del giornalismo digitale».
Letture aggiuntive:
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Lezioni Dalle Diffusioni Digitali Dei Giornali

Quante copie digitali vendono le riviste inglesi. E il valore dei loro lettori (lezioni per l’Italia)

Sono usciti i dati sul numero di copie vendute dai periodici britannici nella seconda metà del 2013. Per la prima volta vengono sommate copie digitali e copie print, cartacee.

Succede anche in Italia e Stati Uniti, il cambiamento procede con lo stesso passo: vengono conteggiate solo le copie “replica”, identiche (concessi minimi aggiustamenti) al prodotto dell’edicola.

Facendo il confronto con l’Italia, si vede come le copie digitali vendute in Gran Bretagna siano un numero più basso, come prevedibile viste le differenze demografiche.

Ma ci sono lezioni da trarre.

Il titolo più venduto è T3, 22.319 copie digitali (in Italia Io Donna e D di Repubblica vendono quasi 100.000 copie, Sorrisi e Canzoni oltre 30.000): rivista di gadget e tecnologia per tutti.

Segue Economist, edizione europea, con 17.000 copie.

Terzo Stuff, 15.000, anche questo giornale di tecnologia consumer.

L’editore complessivamente più proiettato verso il digitale è Condé Nast: nessuna sorpresa, è un editore americano che investe molto nel cambiamento (Vanity Fair, Glamour, GQ, Vogue, Wired).

Ma quali sono le lezioni?

Prendiamo T3. Il giornale digitale viene venduto a un prezzo di un terzo più basso della copia cartacea. E la pubblicità rende molto meno che sul mezzo tradizionale.

Nel passaggio al digitale, vanno meglio le testate specializzate, con un pubblico ben delineato.

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Periodici Usa, L’Edicola Ancora Giù

Meno copie vendute, soprattutto in edicola. E’ la fotografia della seconda metà del 2013 per le riviste americane

Sono usciti i dati sulle vendite dei periodici statunitensi: come sappiamo, le rilevazioni sono semestrali, le ultime riguardano la seconda metà del 2013.

La circolazione cala leggermente: -2%.

Gli abbonamenti (paid subscriptions) sono scesi di appena l’1%.

Le copie vendute in edicola (single-copy sales) sono diminuite dell’11%.

Le edizioni digitali sono cresciute del 37% rispetto al secondo semestre del 2012.

I 380 periodici più diffusi del Paese vendono nell’insieme quasi 11 milioni di copie digitali.

Una (triste) curiosità: il giornale ad aver avuto il maggior incremento, quasi il 30%, è American Rifleman, organo ufficiale della National Rifle Association (quelli delle armi).

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Perché Facebook Non Affonda I Giornali

Fa notizia il lancio di Paper, l’applicazione di Facebook per leggere notizie online. Ma è davvero un attacco mortale allo sviluppo digitale dei giornali?

Paper di Facebook seleziona notizie e le raccoglie tenendo conto delle indicazioni dei lettori, i loro interessi, le comunità di cui fanno parte, gli acquisti. Ok, bellissimo.

Ma questo è un surrogato dei magazine? Ed è questa la pietra che sbarra la strada dello sviluppo digitale dei periodici?

Per capire quale rapporto può nascere tra questi sofisticati aggregatori, molto belli, e le testate tradizionali, consiglio di leggere questo post su Vogue e l’aggregatore Flipboard.

Si spiega che:

1) E’ Vogue a decidere quali articoli mettere a disposizione di Flipboard.

2) Lo scambio è interessante per entrambi i partner. Vogue accede allo sterminato bacino di utenti di Flipboard (100 milioni contro 3,4 milioni). E questo accede ai contenuti di pregevole fattura di Vogue, di cui sarebbe altrimenti privo.

3) Vogue trae un enorme vantaggio pubblicitario: grazie all’alleanza con Flipboard aumentano in modo esponenziale i clic sulle pagine pubblicitarie digitali.

L’interesse è comune.

Al riguardo, un anno fa ho pubblicato il post: Cos’è un periodico. Una ricerca mi aveva aperto gli occhi.

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Periodici E Banda Larga

L’arrivo della banda larga di ultima generazione. La diffusione del tablet. La ripresa economica. Ecco perché in Gran Bretagna c’è ottimismo sul futuro dei “customer magazines”

Un lettore di questo blog commentava ieri un post sullo sviluppo delle app di news per tablet. Osservava che a oggi le copie digitali dei nostri giornali equivalgono a non più del 5%. A che pro, dunque, parlare di digitale nei periodici?

L’emergenza del momento è sostenere i giornali di carta. Ma lo sguardo va spostato più avanti. Perché i cambiamenti sono iniziati e non c’è ritorno al passato.

Serve un po’ di prospettiva.

In un articolo come questo, sui customer magazine britannici, i giornali dei grandi brand non giornalistici (tipo Coca Cola e Tesco), c’è la capacità di guardare più lontano. Oltre la crisi, per dire.

Il  “Customer Magazines Market Report Plus 2014”aiuta ad avere un quadro di riferimento valido per tutte le riviste, incluse quelle vendute in edicola.

In sintesi, si dice che:

1) Anche in Gran Bretagna il digitale vale il 5, 15% del mercato.

2) Ma il digitale sta crescendo velocemente. Metà della popolazione ha uno smartphone, il possesso di tablet riguarda il 24% degli adulti.

3) Ma il salto definitivo avverrà tra poco. Entro il 2015, infatti, la maggioranza dei Britons sarà raggiunta dalla banda larga per mobile con tecnologia di quarta generazione (4G), con download più rapidi e accesso a maggiori contenuti online.

Non a caso (4) si prevede che gli editori di customer magazine vedranno crescere i loro ricavi di oltre il 10% tra 2015 e 2018. Una crescita dovuta in gran parte alla ripresa economica e all’aumento dei budget destinati dalle aziende alla pubblicità, al content marketing, alla comunicazione anche digitale.

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La Lettura Digitale Non Penalizza La Carta

Una ricerca del Pew Research Center. Sulla popolarità degli e-reader. E le abitudini di lettura degli americani. Gli e-book sono sempre più diffusi. Ma la carta non tramonta

Da tempo non entravo nel sito del Pew Research Center e devo dire che il Pew è sempre il Pew.

Da questa ricerca sulle abitudini di lettura emerge che cresce in modo considerevole il numero di americani che usano l’e-reader. In un anno si è passati dal 23% degli adulti al 28%. Al tempo stesso, 7 americani su 10 continuano a leggere libri di carta, in leggera risalita rispetto all’anno precedente. In altre parole, gli e-reader vanno diffondendosi sempre più. Ma si sta affermando un consumo misto. Appena il 4% dei lettori abbandona la carta e legge solo libri in formato elettronico.

La carta rimane alla base delle abitudini di lettura.

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Trend Nei Periodici 2013-2014 (Rapporto Fipp)

Per capire come stiano cambiando i rapporti di forza nel mondo dei media basta vedere le considerazioni sulla pubblicità contenute nel World Magazine Trends 2013/14 di Fipp, la federazione mondiale dei media magazine (si trova a Londra). Un rapporto di 444 pagine, descritto in un articolo dell’Huffington Post (della ricerca vengono rilasciati gratuitamente solo alcuni estratti).

Perché la pubblicità è presto detto: è la benzina con cui si alimentano i giornali, a corto di ricavi per la caduta nelle copie vendute.

Nel 2013 la pubblicità raccolta su Internet ha superato per la prima volta quella dei quotidiani: è un dato mondiale.

Nel 2015 la raccolta su Internet supererà quella di quotidiani e periodici insieme.

È utile specificare che entro il 2015 un quarto della pubblicità su Internet riguarderà il mobile: smartphone ma soprattutto tablet.

Non in tutto il mondo la carta stampata boccheggia. Regala ancora soddisfazioni nelle economie in forte crescita e in Africa e Medio Oriente. L’Europa, definita un mercato maturo, anzi “vecchio”, fatica a riprendersi dalla crisi.

Gli editori stanno investendo nel digitale e un quinto della pubblicità raccolta su Internet riguarda i siti e le pubblicazioni digitali.

Ma questa crescita non compensa le perdite della carta. Un problema ampiamente delineato e approfondito.

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Ci Si Pensa Prima Di Chiudere un Giornale

Secondo MediaFinder, database online di Oxbridge, sorta di anagrafe con i lanci e le chiusure nella carta stampata in Stati Uniti e Canada (quotidiani, magazine, altro: 77.000 titoli), nel 2013 il rapporto tra nuove iniziative e chiusure di periodici di carta si è stabilizzato.

Il rapporto è di 3 nuovi magazine per ogni chiusura di giornale.

Complessivamente i nuovi magazine sono stati 185, il 18% in meno rispetto al 2013. Ma sono calate anche le chiusure: 56 titoli, in discesa del 30% in confronto all’anno passato. E di oltre il 60% sul 2011, un anno di grande mortalità.

C’è da ricordare che nel 2010 lanci e chiusure si erano equivalsi: 193 a 176.

Entrano in edicola, nel 2013, soprattutto periodici del food, regionali e femminili.

“Però dammi una chiave di lettura”.

Proviamo. Penso che far morire una testata non sia un’operazione che un editore compie a cuor leggero. Ne sono stati investiti di soldi ed energie in quel brand.

Penso che la chiave sia la parola “sistema”. Tieni e porti avanti quei giornali che possono non solo vivere in edicola, seppur con difficoltà rispetto al passato, ma anche avere uno sviluppo digitale e come brand, attraverso gli eventi e altre attività (il college di moda di Vogue, la scuola di economia di Forbes…).

Se questo non è possibile, perché devi concentrarti su altri giornali della casa, allora provi a vendere la testata, forse altri editori possono disporre delle risorse e dell’attenzione per ripartire.

Ma prima di uccidere un giornale, c’è da pensarci a lungo.

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7 Ragioni Per Credere Ancora nei Giornali

Escono a getto continuo in questi giorni articoli e post che fanno il bilancio del 2013 e formulano previsioni per il 2014.

Tra i più citati, questo intervento del guru dei media, Ken Doctor.

In Italia ho letto con interesse Pier Luca Santoro, alias il Giornalaio.

Mi è piaciuto molto un post del designer ed esperto di media Mario Garcia. È sempre eccitante leggerlo: sparge entusiasmo, ottimismo, racconta da vero giornalista, attratto dalle novità come un ragazzo; e non parla mai ex cathedra, pur avendo un’esperienza e risultati da far impallidire chiunque nei giornali.

Nel suo bilancio del 2013, Garcia elenca 7 ragioni per brindare nel mondo dei media… L’anno è stato complicato anche negli Stati Uniti, ma:

1) Continuano a nascere giornali (di carta). Garcia cita il caso, tanto raccontato e ormai paradigmatico negli Stati Uniti, del quotidiano locale Long Beach Register. Ma potremmo aggiungere il ritorno in edicola di Newsweek. E il numero cospicuo di lanci nel 2013 (185 magazine lanciati contro 56 chiusi).

2) Il boom del mobile: quasi la maggioranza della popolazione (negli Usa, l’Italia non è da meno, come noto) possiede uno smartphone e un tablet, supporti su cui c’è un’esplosione nella lettura e ricerca di notizie. La strada è ancora lunga, il giornalismo su mobile è nella sua infanzia, ma c’è un potenziale enorme.

3) Non è vero che i giovani non leggono notizie. Ma lo fanno su smartphone e tablet. La frequenza nella lettura è la stessa delle persone di 30 e 40 anni. E i giovani molto più spesso cliccano sulla pubblicità digitale.

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Giornali (Digitali) Campioni Nel Marketing

Una ricerca di GlobalWebIndex fa vedere come i quotidiani e i magazine digitali siano la principale via per far scoprire i brand ai consumatori. Una prova di resistenza delle testate giornalistiche nel marketing?

Ci si chiede se anche nella nuova dimensione digitale le riviste resteranno una vetrina utile per la pubblicità. Sapete che spesso si dice che nell’online il prestigio della fonte giornalistica non conta: la gente cerca informazione facendo ricerche su Google, non entrando direttamente nei siti dei giornali. Ma è una convinzione da rivedere. Lo dico senza essere un esperto, partendo dalla lettura di quest’articolo uscito su marketingprofs.com. Il modo più efficace per la scoperta di un brand rimangono i giornali e le riviste, ma nella loro versione digitale. Soprattutto tra i giovani fino ai 24 anni: la fetta di popolazione meno interessata alla carta stampata. La fonte: uno studio di GlobalWebIndex.

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Mi sembra una piccola notizia positiva. La raccolta di pubblicità non riguarda il giornalista. Ma è una delle fonti di guadagno per l’editore, insieme alle diffusioni. E concorre a creare quell’equilibrio economico che è condizione per tenere in vita l’industria dei periodici come l’abbiamo conosciuta negli ultimi 20 anni. Un equilibrio andato in mille pezzi.

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Mensili, Copie Vendute Settembre 2013

Ho visto i dati ufficiali sulle diffusioni dei mensili nel mese di settembre 2013.

Sono quasi tutti dati negativi, in calo. Tra le eccezioni di rilievo, solo Wired (+4%) e Vogue (+38%). Ma anche Al Volante, For Men, Gardenia, Gente Motori, Panoramauto.

Interessante il confronto con lo stesso mese di un anno fa.

Tra le poche testate a poter vantare un miglioramento vero rispetto al difficile 2012 c’è Wired (+23%). E, rilevanti, For Men, Gente Motori. La maggior parte degli altri mensili ha cali anche del 15, 20, 25%. E oltre.

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Settimanali, Copie Vendute Ottobre 2013

Ho visto i dati sulle diffusioni dei settimanali nel mese di ottobre 2013.

Rispetto al mese prima sono quasi tutti segni negativi, che indicano un calo.

Poche le eccezioni. Tra le riviste che guadagnano o tengono ci sono alcune testate di cucina, Gente, Panorama (+15%), Sorrisi e Canzoni.

Vanno male soprattutto le testate di gossip.

Forse la cosa più interessante di questo mese è il confronto con le diffusioni del 2012.

I settimanali più conosciuti che possono vantare un miglioramento sono Gente, Chi, Vanity Fair. E l’ottobre di un anno fa era stato difficile.

La ripresa è lontana.

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Pubblicità: L’Italia Diventa Europa Periferica

3 anni che cambieranno la pubblicità (e i media, che di pubblicità vivono). Sono quelli che ci attendono. Con queste conseguenze: dopo 35 anni si ferma la crescita della televisione; la pubblicità su smartphone e tablet supera quella dei periodici; la carta stampata si gioca tutto nel digitale

Una volta le notizie sulla pubblicità non m’interessavano: pensavo le leggessero solo addetti ai lavori e giornalisti specializzati.

Ma da quando la carta stampata è in crisi, ho capito che la sopravvivenza delle testate è legata alla capacità di avere una parte nella comunicazione delle aziende (oltre che dal conservare lettori). La perdita di ruolo alimenta la crisi.

Al riguardo, ieri ho letto un importante rapporto di ZenithOptimedia, una delle società globali della pubblicità. Contiene previsioni che vengono lette da chi dirige i media, il marketing, le aziende. Ho scoperto che…

LA TV SI FERMA

La raccolta mondiale di pubblicità nella tv raggiungerà il prossimo anno il picco di crescita. Poi, entro il 2016, avverrà la prima flessione dopo 35 anni. La crescita passerà di mano, sarà del digitale.

È il segnale di una svolta.

E i periodici, e l’Italia?

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La Carta Non È Il Giornale – La Svolta del New York Magazine

New York Magazine, settimanale dalle copertine belle e molto premiate, riduce il numero di uscite. Ma potenzia il digitale. E assume giornalisti

La rivista americana New York, storico concorrente del New Yorker (Condé Nast), cambierà periodicità: uscirà 29 volte all’anno (26 numeri più 3 speciali) anziché 42. In sostanza, da settimanale diventa quindicinale.
Bellissime le copertine. Come questa, di un anno fa, uscita dopo il passaggio dell’uragano Sandy sulla Grande Mela:
New York Cover Sandy
ANCHE IN ITALIA Del cambio di periodicità si parla spesso anche in Italia. Wired di recente ha annunciato che nel 2014 uscirà 10 volte. Copione simile per un’altra rivista di Condé Nast Italia, Traveller.
PUBBLICITÀ Sono misure dettate dal potenziamento dell’offerta digitale. E, spesso, dal calo della pubblicità sulla carta: New York Media, la società che edita la rivista, risparmierà 3,5 milioni di dollari tra stampa e distribuzione.
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L’Estinzione della Pubblicità – Ottobre 2013

La pubblicità nella stampa è in profondo rosso. Da anni. Si può capire perché sia sotto esame il sistema che la raccoglie in quotidiani e periodici

Sono stati diffusi i dati sulla raccolta pubblicitaria dell’Osservatorio Stampa di Fcp.

Nei dieci mesi del 2013 la stampa ha perso il 22,2% del fatturato pubblicitario.

I periodici segnano -24,8% a fatturato rispetto al 2012.

L’anno scorso il calo dei periodici era stato del -16,4% rispetto al 2011.

L’anno prima del -2,2% rispetto al 2010.

L’anno prima del -6,7% rispetto al 2009.

L’anno prima del -30% rispetto al 2008.

Finito?

Futuro dei Periodici

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Facebook e i Periodici Italiani

I siti dei settimanali: il numero di utenti, il ruolo dei social media, l’attaccamento e fidelizzazione dei lettori. C’è ancora molta strada da percorrere

Segnalo un post sulle performance online dei settimanali italiani scritto da Pier Luca Santoro, l’autore del sito su comunicazione ed editoria Il Giornalaio.
Santoro risponde a domande di grande interesse sul seguito online delle testate periodiche.
Attraverso uno studio fatto con uno strumento per specialisti, è possibile vedere non solo quanti utenti unici ha ciascun sito. Ma, sopratutto, capire alcune caratteristiche dei visitatori. E intuire il loro livello di soddisfazione.

Vedremo quanti lettori arrivano sul sito del giornale dai social network, per esempio. A questo riguardo, viene fuori che nei settimanali, così come nei quotidiani, pochissimi visitatori sul totale vengono “rastrellati” su Facebook e Twitter e dirottati al sito, come dovrebbe essere interesse degli editori. La parte del leone, comunque, spetta a Facebook.

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In Uk la Pubblicità Torna ai Livelli Pre-Crisi

La pubblicità in Gran Bretagna è tornata a livelli di prima del 2007. Quando la crisi non era ancora esplosa. Ne beneficia anche la carta stampata. Che però deve fare innovazione

Sì, in Gran Bretagna c’è il boom della pubblicità. I dati del Rapporto This Year, Next Year UK di GroupM, società che si occupa di investimenti nei media, dicono che nel 2013 la spesa dovrebbe essere del 7%, il doppio di quanto previsto a maggio.

Complessivamente, la somma spesa dovrebbe raggiungere 13,9 miliardi di sterline, superando il picco raggiunto nel 2007, prima della crisi. Ben oltre quel che si registra in altri paesi europei. Nel 2014 si prevede che gli investimenti arrivino a 14,8 miliardi: +6%. Spettacolare ma non fenomenale, è il commento di GroupM, se si considera che il prodotto interno lordo della Gran Bretagna è cresciuto del 9% dal 2008.

Il digitale pesa ormai per il 44% sugli investimenti pubblicitari nel paese. E la carta stampata? Tra crescita della tv e del digitale, i giornali lottano per ridurre le perdite temute e contenere i danni sotto il 10%: perdite in investimenti pubblicitari a una sola cifra.

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Future e la Strategia della Prova ed Errore (Fast-Fail)

Fast-fail: sperimentare rapidamente e, se non funziona, chiudere. È l’approccio dell’editore britannico Future. Che porta avanti con successo il passaggio al digitale

Il gruppo editoriale britannico di periodici Future ha annunciato di avere superato il punto di svolta (“Inflection Point”: per un editore, è il momento in cui il digitale prende il sopravvento sulla carta): più di metà dei ricavi pubblicitari della società provengono dal digitale. La crescita delle nuove fonti di fatturato ha superato, nella prima metà dell’anno, le perdite nella carta. I ricavi sono saliti del 3%, a 106 milioni di sterline. In crescita il margine di guadagno.
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Negli Usa Aumentano i Lettori di Periodici

Negli Usa aumentano i lettori dei periodici. Sempre più persone dicono di aver letto un giornale, sfogliato la copia digitale, visitato il sito web. Premio di consolazione per il calo di vendite in edicola? Già, perché il vecchio metro del successo delle riviste è in crisi. Un fenomeno osservato da tempo

PIÙ LETTORI Una ricerca di GfK MRI sui consumi degli americani, come riportato sul sito della rivista AdWeek, evidenzia che il numero di lettori di periodici negli Usa è aumentato dell’1,6% rispetto all’autunno del 2012. Vengono presi in considerazioni sia i lettori del giornale cartaceo sia quelli della copia digitale. Non i visitatori dei siti. Per cui il dato è in qualche modo sottostimato.

I lettori della carta sono aumentati dell’1,1%. Quelli sul digitale del 49%. Ma chiaramente le copie su tablet pesano poco come numero assoluto, seppur in vertiginosa crescita. Ci si ferma all’1,6%.

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«I Giornali Non Sono un Prodotto di Massa»

I giornali di carta sono prodotti di nicchia, non più di massa? (Superati dai social network. E dai siti di news)

UNA ESPRESSIONE In questo post non ci sono hard news: solo parole, vocaboli, nella foresta dei simboli (si scherza).

E dal consulente dell’editoria Ken Doctor, noto agli appassionati della materia (scrive abitualmente sul sito dedicato al futuro del giornalismo di Nieman Lab, dell’università di Harvard) riprendo una frase che mi ha chiarito le idee.

PRODOTTO DI NICCHIA Parlando del declino della carta stampata, Doctor usa un’espressione a commento di un grafico (che trovate più sotto nel post):

«Publishers are now deciding where to cut in 2014. In the meantime, we do see a number of print strategies emerging. Largely, they track the newspaper industry’s progression from mass to niche, as Google and Facebook have become that new mass, first in time spent and increasingly in digital advertising».

«Gli editori stanno ora decidendo dove tagliare nel 2014. Nel frattempo, vediamo emergere una serie di strategie nella carta. A grandi linee, evidenziano come l’industria dei quotidiani si stia muovendo da un mercato di massa a uno di nicchia, dal momento che Google e Facebook sono diventati i nuovi prodotti di massa, primi per tempo speso dagli utenti sul sito e sempre più per pubblicità digitale raccolta».

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Nei Periodici le Copie Digitali Vendute Sono il 4,9%

Ricordate che negli Stati uniti si lamentano perché le copie digitali dei periodici sono il 3,3% del totale venduto? (Tanto che si parla di fallimento dei tablet come strumento per leggere i giornali). In Italia i numeri sono leggermente migliori

Riprendo i dati diffusi nei giorni scorsi. Riguardano le vendite di settimanali a settembre e di mensili ad agosto 2013.

Sommando settimanali e mensili, le copie digitali vendute in Italia sono il 4,9% del totale (elaborazione di questo blog).

Se ci limitiamo ai settimanali, il 3,6% delle copie vendute sono digitali.

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Come si Diventa il Primo Editore Digitale Europeo

Axel Springer, società tedesca che pubblica giornali, è il primo grande editore europeo nei digital media. Rimangono al primo posto i contenuti giornalistici a pagamento. Ma il peso della stampa viene circoscritto. E cresce in modo spettacolare il digitale. Che solo in parte è sinonimo di giornalismo. Un percorso che altre società potrebbero seguire

CRESCITA DIGITALE Una transizione da studiare bene. Aiuta a immaginare il futuro delle nostre case editrici di periodici e quotidiani. Axel Springer, editore tedesco presente in molti paesi europei, sembra avere trovato la strada per uscire dalla crisi. È tra le società con la più alta quota di fatturato che proviene dal digitale: a fine settembre, su 100 euro incassati, 40 euro venivano generati dai media digitali. Che contribuiscono al 46% degli utili.

LA LINEA In questi mesi la società sta cambiando forma e politica degli investimenti. La strategia consiste nello sviluppo di contenuti giornalistici a pagamento, nelle acquisizioni di attività digitali non giornalistiche, nella riduzione del peso della stampa, là dove non è più fondamentale per il Gruppo. Come avvenuto a luglio con la cessione dei quotidiani regionali, delle guide tv, dei femminili a un altro editore tedesco.

NUOVA IDENTITÀ Con il tempo cambia il mix delle attività. Il digitale, nei primi 9 mesi del 2013, ha dato ricavi per 959 milioni di euro. I quotidiani del Gruppo per 781 milioni di euro. I periodici per 331 milioni di euro. Il digitale cresce del 6,6%, i quotidiani calano del 6,6%, i periodici scendono del 2,4%.

Ma cosa vuol dire digitale? Come cambia la natura di un editore? E lo è ancora?

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Come Cambia la Lettura nel Digitale – Ricerca Francese sui Periodici “Print+Web”

Con il digitale nasce un nuovo patto di lettura tra i periodici e il loro pubblico. Rimane alta la fiducia verso i contenuti dei giornali. Ma si sviluppa un nuovo rapporto con i giornalisti e le testate. Con vantaggi anche per la pubblicità. Come dice La Réinvention Magazine, ricerca condotta in Francia

In Francia SEPM Marketing et Publicité ha presentato il 3º studio Print+Web, quest’anno intitolato «Reinventare i periodici». Sono stati sentiti 8.700 lettori.

Il mercato francese di settimanali e periodici vanta 33 milioni di copie scaricate in digitale (dati OJD), una crescita del 74% in un anno, 300 applicazioni dei magazine, +64% di lettori su mobile nel 2013.

Date un’occhiata ai video caricati su Vimeo dagli autori della ricerca. Ecco il primo (gli altri, sotto).

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Il Tempo degli Slow Media – Rapporto su 9 Trend della Comunicazione Digitale

Slow media, i media lenti. Sono siti o applicazioni web del giornalismo diversissimi dai media veloci. Non inseguono numeri vertigionisi di utenti attraverso articoli o titoli tirati, forzati, sexy. Ma puntano sui contenuti di alta qualità. Articoli approfonditi, ben scritti, arricchiti, multimediali, che regalano un’esperienza di lettura coinvolgente, su cui l’utente passa volentieri molto tempo. Per questo piacciono anche agli inserzionisti dei giornali

TREND EMERGENTI Il gruppo svedese Bonnier, con 175 giornali in 20 Paesi, ha pubblicato un rapporto che fa la mappa dei trend nei media, Media Map Trend Report, che individua 9 trend nelle tecnologie della comunicazione e nei comportamenti dei consumatori che potrebbero influenzare l’industria dei media nei prossimi 2 anni.

Il rapporto raccoglie, analizza e porta alle conclusioni notizie, elementi e numeri che emergono dalla raccolta di studi sui comportamenti dei consumatori, dai rapporti dell’industria, da dati di mercato e interviste ad esperti del settore.
Il rapporto, presentato in una forma che ricorda quella di un magazine digitale (tanto per dire che il magazine, nel digitale, ha un’alta leggibilità ed è capace di attrarre pubblico), solitamente indirizzato al management e ai dipendenti, viene per la prima volta reso pubblico.
SLOW MEDIA Mi ha colpito il primo capitolo, quello più intimamente connesso ai media. Si intitola Information Vegetables e introduce un concetto che avevo colto ma che restava indefinito, in mancanza di una etichetta. Quella di slow media, media lenti, contrapposti ai media veloci, al consumo di notizie e titoli accattivanti, senza qualità, senza profondità, senza grafica curata, senza un’offerta aggiuntiva e un servizio per il lettore che faccia venire la voglia di passare anche un’ora sulla pagina, con design ottimizzato. E si fanno esempi famosi, di cui molto si è parlato negli ultimi mesi. Siti web giornalistici e prodotti multimediali. Il racconto multimediale del NYTimes Snow Fall, il sito d’informazione economica Quartz, il sito di racconti innovativi Cowbird, The Atlantic. Sono prodotti giornalistici di successo che regalano un’esperienza di lettura piacevole, stimolante, lenta nel senso che in questi siti non si atterra per caso ma ci si va per scoprire qualcosa che abbia un valore.
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L’Estate Hot dei Periodici Italiani – Dati diffusioni Ads Agosto 2013

Da alcuni mesi nelle edicole c’è una inversione di tendenza: i periodici hanno ripreso a vendere. Lo confermano i numeri di agosto: abbiamo vissuto un’estate hot. Con qualche dubbio

INVERSIONE DI TENDENZA Su questo blog ho segnalato qualche mese fa una apparente inversione di tendenza. Nonostante la crisi continui a picchiare con durezza i periodici italiani, in edicola pare essere arrivata una schiarita per molti settimanali e mensili. E questo al netto di copie gratuite e vendite in blocco (trucchetti usati in passato per far lievitare i risultati).

Lo confermano i dati di Ads sulle diffusioni nel mese di agosto (copie in edicola, senza conteggiare gli abbonamenti). Tra i settimanali osservo che hanno venduto bene, rispetto al mese di luglio, Chi (+10,8%), Diva e Donna (+8,3%), l’Espresso (+8,6%), F (+11,6%), Gioia (+51,2%), Novella 2000 (+30%), Sportweek (+17,5%), Vanity Fair (+13,6%), Vero (+14,8%).

CAUTELA NECESSARIA Naturalmente è preferibile attendere prima di urlare vittoria. Agosto è il regno delle riviste di gossip, dei giornali abbinati, dei prezzi scontati, delle vendite in blocco, delle copie gratuite. Rimandiamo tutto a ottobre per una verifica più approfondita.

Ma bisogna constatare che i segni positivi aumentano rispetto a soli 3 mesi fa.

Conforta anche il confronto anno su anno, dunque il paragone tra le vendite in edicola nell’agosto 2013 e nell’agosto 2012. Qui rimangono molti segni negativi, alcuni piuttosto pesanti, ma noto il rimarchevole risultato di certe testate.

Dati Ads diffusioni settimanali e mensili nell’agosto 2013. E comparazioni con il passato.

Ads

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«L’Huffington Post svaluta il giornalismo»? – Novità dal World Publishing Expo di Berlino

Il peso crescente del mobile nel giornalismo. I nuovi prodotti pubblicitari per rendere remunerativi i media digitali. La perdita di prestigio della carta stampata. La frustrazione di chi scrive. Le idee geniali nell’e-commerce. La fame di video degli utenti. Sono frasi, notizie, analisi, provocazioni dall’Expo di Wan Ifra

L’organizzazione degli editori di quotidiani e media tiene in questi giorni a Berlino una serie di incontri in cui i principali editori europei e del Nord America si scambiano idee, risultati, e offrono spunti per costruire il giornalismo dei prossimi anni. Ecco, nelle parole dei protagonisti, le frasi più stimolanti.

Mathias Döpfner, Ceo di Axel Springer, gigante dell’editoria tedesca ed europea.

CRITICA ALLO HUFFINGTON «Credo nel mobile come strumento essenziale per leggere le notizie. Ma c’è una divaricazione di interessi. I lettori preferiscono leggere le news sullo smartphone. Invece i pubblicitari amano il tablet, perché lo schermo più grande valorizza il messaggio pubblicitario».

L’Huffington Post che sbarca in Germania? Svaluta il giornalismo (“devalues journalism”). “Quando faranno pagare i lettori per i contenuti e daranno un compenso ai giornalisti che li scrivono, saremo in un mondo migliore». (Ma, almeno in Italia, Huffington Post non è niente male”).
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L’Anno in cui Abbiamo Rottamato il Computer – Il Boom del Mobile nel 2013

Nel 2013 c’è il boom della pubblicità sul mobile, cioè su tablet e smartphone. E per la fine dell’anno si venderanno più apparecchi di questo tipo che pc. La principale porta d’accesso a internet non è più il computer

PUBBLICITÁ NEL 2013 Riprendo le previsioni diffuse da ZenithOptimedia sulla pubblicità. Sono impressionanti. Dicono che nel mondo, quest’anno, c’è il boom della pubblicità sul mobile. Se guardiamo alle somme di denaro investite, sono decisamente inferiori che sulla tv e nei giornali. Ma il mobile è quello che cresce di più. E continuerà a farlo nei prossimi anni (per il 2015 la pubblicità su mobile sarà pari, a valore, al 25,2% di quella su internet e al 6% del totale).

Il mobile cresce 7 volte più velocemente della spesa pubblicitaria per l’internet da desktop: +77% nel 2013, +56% nel 2014, +48% nel 2015. Complessivamente la spesa su internet cresce invece di APPENA il 10% l’anno.

SMARTPHONE BATTE PC Non c’è da stupirsi, dice l’articolo riportato in link alla fine del post.

Per quest’anno, infatti, si prevede che negli Usa, e a maggior ragione negli altri Paesi, si venderanno più apparecchi mobili che personal computer. E lo smartphone sta diventando lo strumento più utilizzato per entrare in internet.

I GIORNALI C’è qualche parola di conforto per la carta stampata? Sì, nel 2012 la spesa in pubblicità su quotidiani e periodici americani ha comunque superato quella su internet. E nel 2015 sarà ancora così, se si somma la radio alla carta stampata.

Il punto: per il futuro, quotidiani e periodici devono guardare sempre di più al tablet. Lo si dice anche nell’articolo qui sotto: gli editori sono in ritardo nel fornire contenuti per il mobile.

Techcrunchla pubblicità nel 2013.

TechCrunch

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In Francia Aumentano i Lettori di Giornali

In Francia i giornali conservano il loro pubblico. Grazie a tablet e smartphone, che compensano il calo dei lettori della carta. A conferma che gli editori devono puntare su più canali. E alla difesa del brand

AUMENTANO I LETTORI Già, la Francia. Ma questa osservazione è stata fatta, su questo blog, a proposito del mercato americano e australiano. Si vendono meno copie dei giornali ma rimane stabile, o aumenta, il numero dei lettori. Insomma, il nome del giornale, il brand, rimane forte. Una buona premessa per il futuro. A differenza di quanto è avvenuto in Italia nei primi 6 mesi del 2013, quando abbiamo assistito a un forte calo delle copie e dei lettori (una tendenza che forse si sta invertendo).
Vediamo la notizia di questi giorni. E’ riportata da Le Monde. In un anno i lettori di giornali su mobile (tablet e smartphone, fondamentalmente) sono aumentati del 24% tra luglio 2012 e giugno 2013 (rispetto allo stesso periodo dell’anno prima). Lo dice Audipresse One (sondaggio su oltre 35 mila lettori). Di conseguenza i lettori dei giornali sono aumentati complessivamente dello 0,4%, sommando stampa e digitale.
MULTIREADING Il digitale ha tenuto stabile il lettorato. Anche se si assiste al fenomeno del multireading: il 54% di coloro che leggono su tablet, guardano anche i giornali di carta.
Si sottolinea la forza del mobile. Il numero di lettori su tavoletta è cresciuto in un anno di 2,5 volte. Circa 8,6 milioni di persone sono “attrezzate”: possiedono o si fanno prestare la tavoletta. Mentre i lettori su sito web sono cresciuti di appena il 3%.
DIFFUSIONI IN FRANCIA Bisogna però aggiungere che in Francia i periodici hanno perso in un anno solo lo 0,6% delle copie vendute. E dei lettori che pagano per leggere la copia in loro possesso (mentre i lettori di cui parlavamo sopra includono anche coloro che si fanno prestare il giornale o lo leggono gratis su internet).
lemonde
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Arriva Edicola Italiana, Il Giornalaio Digitale

In primavera arriva Edicola Italiana, il chiosco digitale dove comprare quotidiani e riviste dei principali editori. Un passo avanti nella promozione del nuovo modo di leggere. Ma il confronto con la Francia fa capire che la vendita online resterà solo una parte del mercato.

ALLEANZA TRA EDITORI Leggo su Italia Oggi che dalla prossima primavera sarà possibile acquistare giornali sulla tanto attesa Edicola Italiana. Si tratta dell’edicola virtuale, tutta tricolore, creata da sei editori: Rcs Mediagroup, Gruppo L’Espresso, Mondadori, Gruppo Sole 24 Ore, Gruppo Caltagirone, La Stampa. Ma altri potranno aggiungersi.

COME COMPRARE Si tratta di un importante strumento per permettere a chiunque di comprare giornali ovunque ci si trovi (connessione a internet permettendo) e senza uscire di casa.

Potremo comprare singole copie, fare abbonamenti o comprare un voucher con cui poi acquistare giornali.

Si potranno leggere i giornali su smartphone e tablet. La notizia esce nel giorno in cui Jeff Bezos annuncia il lancio di 3 nuovi tablet di Amazon.

PRO E CONTRO Un bene, un male?

-Un bene se si vuole incoraggiare il progressivo passaggio al digitale, con relativo contenimento di costi per gli editori sulla stampa e la distribuzione.
-Un bene se si vogliono avvicinare quelle persone, soprattutto giovani, che vogliono leggere su tablet e smartphone e trovano vecchia la carta (ma i giornali digitali sono semplici copie della testata cartacea).
-Un bene perché Edicola Italiana bypassa la mediazione di Apple e della sua edicola: Apple trattiene il 30% del prezzo pagato dal lettore e non passa agli editori i dati sui lettori, materiale prezioso per fare offerte mirate, incoraggiare le campagne pubblicitarie, proporre nuovi prodotti.

-Un male per gli edicolanti, che da tempo chiudono punti vendita a causa di mille problemi, ultimo il calo delle diffusioni.

Ma quanto vende un’edicola digitale?

IN FRANCIA Ho trovato i numeri delle edicole virtuali francesi. L’offerta è vivace e aperta alla concorrenza: si confrontano vari siti, in particolare Relay, ePresse, Lekios (presente anche in Italia).
I dati riguardano gli ultimi sei mesi. La crescita è continua: anche il pezzo di Italia Oggi dice che in Francia c’è stato un incremento del 30% in estate.

Relay.com, che vende 158 titoli e appartiene a una società dell’editore Lagardère (gigante della stampa, presente fino al 2010 in Italia con Hachette Rusconi, oggi Hearst), ha il 44% del mercato e ha venduto 687 mila copie in sei mesi.
Lekiosk è secondo con il 33% del mercato e 508 mila copie.
Segue l’edicola internazionale Zinio, con il 10% del mercato e 140 mila copie vendute.
ePresse, con appena 95 titoli in esposizione, ha il 7,8% e vende 120 mila copie.

Pare di capire che per un po’ di tempo edicole tradizionali ed Edicola Italiana dovranno convivere. Amandosi, si spera.

idboox
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Cosa succederà ai periodici nei prossimi 5 anni (previsioni di PwC)

Rilettura approfondita del rapporto con le previsioni 2013-2017 sui media italiani. Faccio il punto sui periodici: spesa degli italiani, investimenti pubblicitari, cause del ridimensionamento, occasioni di sviluppo

LE RIVISTE RIMANGONO IMPORTANTI Ho capito questo, rileggendo il rapporto di PwC, società internazionale di consulenza. Che i periodici, quanto a capacità di farsi leggere dagli italiani e di raccogliere pubblicità, diventeranno un mondo ancora più piccolo di quanto non siano nel 2013. La spesa complessiva su questo media in Italia (copie in edicola, abbonamenti, annunci) passerà da circa 2 miliardi di euro a circa 1,5 miliardi nel 2017. Ma le riviste di carta, e le loro estensioni digitali, resteranno comunque una forma di intrattenimento e comunicazione rilevante per il giro d’affari complessivo, seppur ridimensionato rispetto al 2008. Inferiore a tv, gioco (lotterie e azzardo, anche online), quotidiani, libri, internet. Ma superiore a cinema, musica, radio.

PESERANNO MENO Il nostro paese è più di altri legato a questa formula giornalistica, come rivela il confronto con il resto dell’Europa (il settore media e intrattenimento italiano è il 9,2% del totale europeo; ma i periodici italiani sono il 9,7% del totale europeo). Le edicole sono piene di riviste. Ma, rispetto ad altre forme di intrattenimento, arretreranno di molto da qui al 2017. Più di tutte le altre (un calo del 5,8%, superiore a quello dei quotidiani. Gli altri settori, invece, cresceranno nei prossimi 5 anni, con eccezione di libri e musica: tv, internet, gioco, cinema etc etc).

Una delle ragioni, spiegano gli analisti di PwC, è il peso delle copie vendute in edicola: a causa della crisi, la gente ha speso meno e c’è stato il tracollo delle diffusioni. Gli abbonamenti, un canale poco rilevante in Italia, reggono invece meglio, perché la gente tende a rinnovare le sottoscrizioni. O comunque non prende decisioni di settimana in settimana, o di mese in mese, come per i prodotti in edicola. Lo si è visto negli Usa, dove le copie vendute in abbonamento sono 9 su 10, e difatti non si è registrato un crollo delle diffusioni. Ma nel nostro paese le tariffe postali, e la qualità del servizio di consegna a domicilio, scoraggiano gli editori dall’investire in questa direzione. Non è un investimento: è una perdita.

COME MIGLIORARE Come reagire? Il rapporto contiene solo due indicazioni. La prima sulle copie digitali delle riviste. Ha senso proporle anche se non compenseranno il calo in edicola. Consentono infatti di raggiungere lettori benestanti, che si possono permettere l’acquisto di tablet, dunque un pubblico appetibile come target pubblicitario. La seconda raccomandazione riguarda la creazione di community intorno ai siti e alle app e all’attività social delle riviste, il digitale. Solo così i periodici resteranno un media rilevante.

Ma queste sono solo previsioni. E sarebbe bello riprendere i rapporti di PwC degli anni passati e vedere di quanto si siano avvicinati alla realtà.

Rapporto PwC: i media tra 2013-2017.

Futuro dei Periodici

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Diminuiscono in Italia i lettori di quotidiani e periodici

Meno persone leggono i periodici italiani. Un fenomeno in controtendenza rispetto agli Stati Uniti, dove invece la readership è in leggera crescita.

READERSHIP Non parliamo di copie vendute in edicola o in abbonamento, giornali di carta o copie digitali. I numeri di questo post riguardano i lettori. Coloro che sfogliano o consumano i contenuti di una testata anche senza comprarla. I dati di Audipress mettono a confronto il periodo da aprile a giugno con i primi tre mesi del 2013.

PERDE LA CARTA STAMPATA Viene fuori che i settimanali hanno perso il 3,4% dei lettori (tenendo conto delle testate chiuse nel frattempo). I mensili hanno visto scendere i lettori del 2,4%. Complessivamente i magazine hanno “smarrito” il 4,1% del proprio pubblico. I quotidiani si limitano a un -1%. Passando alle singole testate periodiche, si nota che sono quasi tutte in negativo, le pochissime eccezioni non sono rilevanti per la comprensione del fenomeno. È il punto più basso della crisi? Le copie in edicola, stando agli ultimi dati, sono invece in ripresa.

Primaonline: dati Audipress sul lettorato dei periodici.
Primaonline

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Fenomeno “second screen”: come cambia il modo di guardare la tv

Assistiamo all’esplosione del fenomeno second screen. Quando vediamo la tv, non c’è solo quello schermo. Ma spostiamo lo sguardo anche sullo smartphone e magari sul tablet e il computer portatile. Perché l’esperienza di guardare la tv è cambiata. Una opportunità o un pericolo per gli editori di periodici e guide televisive?

COME GUARDIAMO LA TV Ci penso dopo aver visto alcune ricerche che descrivono come cambia il modo di passare il tempo libero. E il boom previsto nei prossimi anni di internet come media e della pubblicità nel digitale. Hanno a che fare con i periodici? Forse sì.

Avanza il fenomeno second screen. La gente guarda un programma in tv e allo stesso tempo utilizza smartphone e tablet. Per lavorare e farsi gli affari suoi. Ma anche per condividere con altre persone quel che sta passando in tv. Ve ne accorgete quando su Facebook si giudicano con dei like i personaggi di un talent show. Quando su Twitter si sbertucciano i politici ospiti di Ballarò, e lo si fa mentre il talk show va in onda. E ancora, con i commenti a caldo delle partite di calcio e mille altre cose.

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Il calo della pubblicità nei giornali italiani – Previsioni fino al 2017 di PwC

I segnali di ripresa della pubblicità in luglio riguardano tv e internet. Ma i periodici e i quotidiani continuano ad andare male. Un trend che potrebbe proseguire

UN PROBLEMA DELLA CARTA STAMPATA In luglio i periodici hanno perso a valore (quanto s’incassa) il 24,1% rispetto allo stesso mese del 2012. Come i quotidiani. Peggio fa solo il cinema. Sono numeri diffusi ieri dall’istituto Nielsen. Il dato complessivo del calo degli investimenti in pubblicità è invece “solo” del 5,4%, e da inizio anno il mercato ha perso il 16%. Le buone notizie sono limitate alla tv, che torna a vedere una crescita (1,6%) al termine di 21 mesi di risultati negativi (2 anni!). Mentre internet, dopo 4 mesi in calo, segna una crescita del 5%.

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Italiani sempre più digitali – Indagine di Deloitte

Dovrei chiamare questo post: l’altro post. Come fa l’Espresso, che a ogni numero presenta L’altra copertina; e fa vedere quale avrebbe potuto essere la copertina della settimana se un fatto più importante, o una diversa scelta della direzione, non avesse fatto cambiare idea.

Se avessi trovato maggiore consistenza nella notizia, oggi avrei pubblicato un post sul survey di Deloitte, società di consulenza presente in tutto il mondo, intitolato State of the Media Democracy.

PASSIONE DIGITALE Anticipato ieri da Corriere Economia, il rapporto dice, innanzitutto, che gli italiani sono onnivori di internet. La propensione a usare computer portatili, smartphone e tablet è tra le più alte registrate nei paesi avanzati. Questa è una notizia, perché conferma e rafforza quanto era stato messo in luce quasi un anno fa da una ricerca di Boston Consulting Group, altra grande società di consulenza, sull’entusiasmo degli italiani per i device usati per navigare su internet e il digitale. Forse possiamo dire senza sbagliare che il nostro mercato è promettente per quegli editori che sapranno giocare bene le carte della transizione al nuovo mondo della comunicazione.
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Edicola, fermata la perdita di copie – Dati Ads luglio 2013

Settimanali e mensili hanno ripreso a vendere in edicola, dopo mesi di risultati negativi. Lo dicono i dati sulle copie rilevate da Ads.

CONFERMA Viene confermato anche dalle rilevazioni del mese di luglio il trend favorevole che abbiamo visto nei due mesi precedenti. Si è passati da poche testate a un gran numero di settimanali e mensili che recuperano copie vendute, mese su mese.

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Lo sviluppo digitale dei giornali entro il 2017 – Fipp Factbook 2013

Uno studio espone, con numeri ed esempi, le premesse e le sfide della transizione al digitale fino al 2017 per i media tradizionali, le potenzialità per pubblicità, video, e-commerce, le previsioni per quotidiani, periodici, televisione. Una lettura che aiuta a definire quel che tutti nelle redazioni vogliono sapere: cosa accadrà nei prossimi 5 anni.

UNA RACCOLTA DI DATI E STORIE DI SUCCESSO È indispensabile sapere cosa dicono gli studi e le statistiche raccolte dagli editori sullo sviluppo digitale dei giornali e dei media, con una serie di esempi concreti da guardare bene, di case history. Sono esposti nel World Digital Media Factbook 2013. È già disponibile un estratto del testo che verrà diffuso in coincidenza con il congresso della Fipp, l’associazione mondiale degli editori di giornali, in programma a Roma dal 23 al 25 settembre.

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Perdere copie ma conquistare mercato – Riflessioni su un editore francese

Il principale editore di periodici francese, Lagardère, punta a guadagnare quote di mercato. A prendere il posto dei suoi concorrenti. Anche se per il momento perde copie e pubblicità. Come tutti

I PERIODICI HANNO FUTURO La notizia su Lagardère aiuta a fare un confronto con l’Italia, a capire che le difficoltà della stampa nel nostro Paese non sono un unicum. Al tempo stesso, l’editore francese fa vedere che si può portare avanti una politica di lanci mirati. Un segnale che il settore, seppur ridimensionato, non sarà smantellato.

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Anche in Australia aumenta il numero dei lettori di periodici – Diffusioni nel primo semestre 2013

In Australia, come negli Stati Uniti, il calo delle copie vendute dei periodici corrisponde a un lieve, ma inatteso, incremento del numero complessivo di lettori. Un goffo tentativo di mascherare le cattive notizie?

MENO COPIE VENDUTE. Riporto i dati sul primo semestre del 2013 delle riviste vendute in Australia. Nel link (a fine post) potete vedere il risultato testata per testata. Mi limito a riferire che le diffusioni sono complessivamente in calo del 6,23%. Male, molto male, come negli Usa, come in tutto il mondo (l’Italia non è un’anomalia). Mentre la readership, il numero dei lettori, è salita del 2,4%. Più gente legge i giornali.

Anche gli editori americani, a fronte di un calo dell’8% in edicola e del’1% complessivo delle copie vendute (se si considerano gli abbonamenti) hanno constatato che c’è stata una crescita del lettorato nella prima metà del 2013.

ALCUNE RIVISTE CONSERVANO I LETTORI. Premio di consolazione? Come negarlo. Ma è anche un modo diverso di misurare la rilevanza dei giornali (certo non la tenuta dei loro conti). E così trovo non inutile questa considerazione di Nick Chan, boss di Pacific Magazines (il maggiore gruppo editoriale del Paese insieme a Bauer Media, società tedesca, “sbarcata” un anno fa sul mercato australiano):

«Forse la gente non può permettersi di comprare i giornali ma ha ancora voglia di leggerli. In tempi difficili per l’economica, può essere che ci sia un maggiore passamano delle riviste. La readership è ancora la prima cosa da guardare quando un editore vuole comprare un giornale».

BASI PER RIPARTIRE. Perché avere rilevanza, visibilità, seguito è la base per ripartire dopo la crisi. Per raccogliere più pubblicità, quando sarà passata la tempesta. E crescere nel digitale.

Adnews: cresce la readership dei periodici australiani.

adnews-logo

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Migliorano le vendite dei settimanali – Dati Ads giugno 2013

Più copie vendute in edicola per le riviste settimanali italiane. Sembra prendere consistenza un’inversione di tendenza. Bisogna ora attendere l’autunno per vedere se si tratta di un fenomeno legato al periodo di vacanza estivo.

Prima Comunicazione ha pubblicato i dati Ads sulle diffusioni di quotidiani, settimanali e mensili nel giugno 2013. Molti settimanali mostrano un segno positivo nelle vendite in edicola. Viene confermata una tendenza emersa due mesi fa, che ora si allarga a numerose testate. A una rapida analisi, le riviste con le performance migliori, vicine o superiori al 20%, sono Gioia (ha fatto un restyling in maggio), Motosprint, Novella 2000 (testata ceduta a fine giugno da Rcs), Settimanale Nuovo. Vanno bene anche Diva e Donna, Donna Moderna, Gente, Grazia, Di Più.

Ma il nuovo modo di rilevare i dati Ads, mese su mese, apparso di recente, presenta spesso oscillazioni rilevanti nel breve periodo, legate a promozioni, rilanci, periodi di vacanza e ferie dei lettori (che incoraggano la lettura delle testate più orientate allo svago). Pertanto è necessario attendere le prossime rilevazioni per verificare se davvero gli accenni di ripresa nelle vendite segnalano il superamento della crisi.

Primaonline: diffusioni periodici nel giugno 2013.

Primaonline

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Perché gli inglesi leggono meno riviste – Diffusioni primo semestre 2013

Calano ancora, anche in Gran Bretagna, le diffusioni dei periodici nei primi sei mesi del 2013. E a soffrire sono soprattutto i settimanali femminili di gossip, quelli di fascia più popolare. Ma alcune riviste conservano diffusioni di tutto riguardo. Nonostante il cambiamento delle abitudini dei lettori dovuto all’arrivo dei social media.

L’Abc, società degli editori che fornisce i dati di vendita, divide i risultati per settore. I periodici di lifestyle maschile, come GQ e Men’s Health, calano del 3,2% (perse 60 mila copie); le riviste di lifestyle femminile, da Vanity Fair a Vogue, scendono dell’1,4% (perse 80 mila copie); i settimanali femminili, tra cui Closer, Ok!, Hello!, Star, hanno un’emorragia del 12,7% (780 mila copie in meno); l’home interest ha una flessione dell’1,7%.
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Meno copie vendute, più lettori – Le diffusioni dei periodici negli Usa (primo semestre 2013)

Continua la caduta delle copie delle riviste vendute in edicola, tengono gli abbonamenti ma, paradossalmente, cresce l’audience: sommando edizioni cartacee, digitali e attività social, aumenta la base dei lettori dei periodici.

 

Mi ha colpito il modo in cui l’associazione degli editori americani di periodici (Mpa) ha commentato i dati sulle vendite delle riviste Usa nella prima metà del 2013.
BRUSCO CALO IN EDICOLA. La rilevazione sulle copie registrate vendute, fornita dalla Alliance for Audited Media (AAM), registra un calo delle copie vendute in edicola dell’8,2%. Ma tengono le copie in abbonamento. Così il calo complessivo è stato solo dell’1%. Se ne ricava, quindi, che le vendite in edicola sono solo il 10% del totale. E sono queste il vero indicatore dello stato di salute dei giornali. Perché vengono pagate a prezzo intero, e non fortemente scontato, “stracciato”, come gli abbonamenti. E perché vengono prese come punto di riferimento dai pubblicitari, nello stabilire gli investimenti.
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Se il digitale inizia a (ri)pagare – Lo scenario dei media secondo l’Economist

Da più parti ripreso l’articolo dell’Economist «Counting the Change», «Misurando il cambiamento».

Descrive le trasformazioni subite dai media e dall’industria dell’intrattenimento nel passaggio al digitale. Riguarda i giornali, i libri, il cinema, la musica, la televisione.

Aiuta a comprendere che i cambiamenti della stampa s’inseriscono in un quadro più grande. E avere presente il contesto serve, come sempre, a dare un senso alle cose. A non smarrirci. A non subire a occhi chiusi gli eventi e, dunque, ad avere meno paura.

L’articolo è un fermo immagine, perché la trasformazione è così radicale che è difficile dire quale direzione, velocità, impeto prenderà anche solo tra pochi mesi.

Mi sembra un buon riferimento per la seconda metà del 2013. E il settimanale economico-finanziario britannico pone la questione che, giudicando dal mio piccolo punto di vista, può guidarmi negli avvenimenti, notizie, problemi dei prossimi mesi.

Ma per creare la cornice bisogna lavorare per sottrazione. Dobbiamo ridurre, sfrondare, eliminare, fare a meno di tanti, troppi numeri, dati, termini tecnici, gergo economico, manageriale, da esperti. (Esperti che in questo blog non sono presenti, non scrivono, non intervengono).

Dunque l’Economist prova a dirci dove siamo arrivati.

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I conti degli editori di periodici – Fotografia di un mondo che cambia. Rapidamente

Le relazioni Semestrali dei grandi editori italiani di periodici fanno vedere come sia sempre piu’ difficile parlare di periodici, tenendoli separati dai quotidiani, tv e da Internet. Anziche’ indicare queste tipologie di pubblicazioni, potremo, tra non molto, usare una sola parola: media.

La Relazione al 30 giugno 2013 di Rcs Mediagroup riporta per ultima, tra le aree di attivita’, quella dei periodici. Il cui valore e’ sceso sotto i 70 milioni di euro come conseguenza delle cessioni di testate e le chiusure di dieci riviste (tra cui A – Anna, testata nata negli anni Trenta). Al centro dell’attenzione ci sono i due brand forti della societa’, Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, intono ai quali, si presume, ruoteranno le poche riviste rimaste in Rcs. E’ un passaggio storico per i periodici italiani, questa Semestrale. Un protagonista quasi sparisce dalla scena. Ma, vedete, si puo’ parlare di uscita? Oppure e’ un entrare per primi nella nuova dimensione, quella in cui si parla di media, sic et simpliciter?

Diverso il discorso su Mondadori, che anche dalla Relazione al 30 giugno 2013 mostra di avere consolidato la posizione di leader nei periodici. Nonostante la chiusura di quattro riviste a giugno. Qui il nucleo dell’attivita’ e’ sempre piu’ rivolto a un pubblico femminile.

E poi ci sono gli altri editori, nell’ordine dato dalle copie diffuse, di cui si e’ parlato tempo fa su questo blog (mancano altri importanti gruppi, come Editoriale Domus, Quadratum, … Prs di Bernardini De Pace).

Futuro dei Periodici

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