Archivi categoria: Multimediale

Storytelling della settimana: The Case For Reparations (The Atlantic)

La storia multimediale della settimana è “The case for reparations” dell’Atlantic. Racconta come l’eredità dello schiavismo e della segregazione razziale siano ancora presenti nella società americana. Il video di lancio è stato visto 20.000 volte su YouTube

Multimediale, con vari capitoli, un testo di 16.000 battute, video, foto d’epoca, strumenti grafici per ripercorrere la storia, mappe interattive. L’autore, Ta-Nehisi ha lavorato due anni per le interviste e la documentazione.

E il giornale ha fatto promozione senza precedenti della storia, con interviste su altri media, trailer e video, martellamento sul sito web della testata.

Ta-Nehisi
Ta-Nehisi
Ta-Nehisi

Qui il link alla storia sull’Atlatic, sotto il trailer per You Tube.

The case for reparations

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Giornalismo Digitale: Il Racconto di Due Scuole

Semplice ed efficace: è Tale of two schools del New York Times. La multimedialità sfrutta la forza delle immagini e del racconto, senza inutili orpelli. Senza tecnologia fine a se stessa. Un’idea da copiare, tutti noi possiamo farlo

Il Racconto di due scuole mette a confronto le storie degli studenti di due importanti istituti di New York. Scuole diversissime per retta da pagare, reddito delle famiglie che iscrivono i figli, per qualità e sicurezza dell’ambiente urbano che le circonda.

Si tratta della University Heights, nel South Bronx, e di Fieldstone, dove l’iscrizione costa 40 mila dollari all’anno e i ragazzi sono spesso figli di star dello spettacolo e di imprenditori.

La storia è una raccolta di interviste, fatte a due a due, uno studente del Bronx e uno studente benestante appaiati. Testo e foto. Essenziale. E digitale.

Racconto di due scuole.

Il Racconto di due scuole - The New York TimesIl racconto di due scuole

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I 2 Tempi Della Notizia: «Ora» E «Più Tardi»

La notizia viene elaborata secondo la scansione temporale di: ORA e PIÙ TARDI. Due momenti a cui viene associato un diverso strumento di lettura: smartphone/sito web versus carta/applicazione

 

Una cadenza in due tempi plasma oggi l’informazione.

Ne parla ancora una volta quella formidabile fonte di riflessione che è il blog di Mario Garcia, designer e professore di giornalismo.

Garcia in una magistrale lezione online, visibile anche in video (Hearst digital media lecture), spiega che l’informazione viene ritmata su due tempi.

C’è il materiale grezzo, lo strillo, la breaking news. Che arriva attraverso smartphone, o con la ricerca su Google.

E c’è il momento della cottura prolungata, del racconto ben realizzato, dell’approfondimento. Per cui la carta rimane, forse, lo strumento ancora oggi più adatto.

Il punto è che ogni pubblicazione deve avere molto chiara – raccomanda Garcia – la visione di come deve essere elaborato e cadenzato il flusso temporale dell’informazione per il proprio pubblico.

Seguono gli esempi di Circa, Breaking News, Yahoo News Digest, New York Times Now, Guardian.

Siamo lontani dall’angosciante idea di doversi precipitare verso una non meglio definita transizione al digitale. Ma è chiaro che non c’è spazio per chi dovesse ignorare il nuovo ciclo della notizia.

Non è tempo per strumenti solisti. Se ne era già parlato a proposito di un concetto musicale passato al giornalismo: quello di media quartet.

Futuro dei Periodici

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L’Arte Funzionale Dell’Infografica: Blog E Manuali Di Alberto Cairo

L’infografica è un prodotto di punta del giornalismo digitale. Fonte inesauribile di sorpresa. Ecco un blog e manuali molto utili

Ci sono blog che sono una scoperta. thefunctionalart.com è uno di questi. Lo scrive Alberto Cairo, docente di Information Graphics e Visualization alla School of Communication dell’Università di Miami. Ma è anche un giornalista: ha guidato la redazione specializzata in infografica di El Mundo, in Spagna.

 

Nel blog, che ha lo stesso titolo di un manuale di grafica e infografica di Cairo, si discutono ogni giorno casi concreti apparsi sui giornali. E si affina l’arte di trasformare i dati in comunicazione giornalistica tutta visuale.

Penso possa essere utile, come probabilmente è stato il manuale di Mario Garcia per il design giornalistico su iPad, citato in un post molto letto di questo blog.

Futuro dei Periodici

 

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Notizie Dell’Ultima Ora O Contesto?… Last Week Tonight

«Viviamo in tempi turbolenti.

Abbiamo bisogno di uno show che si muova alla velocità delle notizie.

Uno show che tenga il passo del nostro mondo concitato.

Uno show che va in onda una volta alla settimana, la domenica sera, dopo le 23.

Un colpo di stato il lunedì? Crolla la Borsa di mercoledì? Il Governo dà le dimissioni il venerdì?

Ne parleremo la domenica sera dopo le 23. A meno che il fatto non avvenga all’ora della messa in onda. In questo caso…. ce ne occuparemo la prossima settimana. Di domenica».

E’ quel che dice il video di lancio di un programma d’informazione satirico del network televisivo statunistense Hbo, Last Week Tonight (ne parla con acutezza il designer Mario Garcia nel suo blog dedicato ai cambiamenti nel mondo del giornalismo).

Un titolo che fa riflettere sul nostro bisogno di avere notizie sempre aggiornate ma anche sulla richiesta  di una selezione delle notizie rilevanti, di approfondimento, di contesto per comprendere i fatti. E forse è questo il vero lusso in tempi di notizie incalzanti.

Context is the new king: oggi ci pensa la tv. Ma una volta non era il mestiere dei periodici?

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Novità Del 2014 Nei Periodici: Video, Pubblicità Nativa E Fiori

L’Huffington Post racconta le novità di un rapporto sui Magazine Media nel 2014

I consigli di BuzzFeed su come rendere la pubblicità (nativa) più efficace sui band giornalistici (tieni distinti contenuti editoriali e pubblicità, dialoga con gli inserzionisti, dimentica la pubblicità display, rendi i contenuti pubblicitari condivisibili, mescolali agli articoli giornalistici…).

Il giornale che ha semi di fiore nella propria edizione: si staccano le pagine, le si pianta in un vaso pieno di terra e dopo 5 settimane spunta un fiore.

Il boom dei video nei siti dei magazine, da produzioni ad alto costo a video girati con stile da reportage. Come questo esempio di Vice.com.

Sono alcune delle novità nel mondo dei periodici raccolte in Innovations in Magazine Media 2014 World Report” di FIPP, raccontate da Huffington Post America, che ha potuto leggere il Report.

 

Questo schema di Fipp riassume il modo in cui alcuni grandi editori si occupano di pubblicità nativa con team dedicati.

Grandi editori americani e pubblicità nativa.

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24 Siti Che Cambiano il Giornalismo (Cronologia Interattiva)

Una cronologia interattiva e multimediale sui 24 siti d’informazione nativi digitali che hanno cambiato il giornalismo. Da Huffington Post a Policy Mic, da Slate.com a Project X: emergono le tendenze portate dal digitale nel mondo della stampa (Usa e non solo)

La timeline di Futuro dei Periodici s’intitola: 24 Siti che hanno cambiato il giornalismo. (Per vederla, è necessario andare al link: non è possibile “inserire” il file nei post di WordPress. La consultazione è lenta su tablet).

E’ stata realizzata da Futuro dei Periodici raccogliendo informazioni nella Rete e prendendo spunto da The State of the News Media 2014 del Journalism Project (Pew Research Center).

Vengono fuori cambiamenti e tendenze del giornalismo.

Il programma è della fondazione Knightlab.

Timeline: 24 siti web che hanno cambiato il giornalismo

 

 

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24 Siti D’Informazione Che Hanno Cambiato Il Giornalismo

Una cronologia interattiva e multimediale sui 24 siti d’informazione nativi digitali che hanno cambiato il giornalismo. Da Huffington Post a Policy Mic, da Slate.com a Project X: emergono le tendenze portate dal digitale nel mondo della stampa (Usa e non solo)

La timeline di Futuro dei Periodici s’intitola: 24 Siti che hanno cambiato il giornalismo. (Per vederla, è necessario andare al link: non è possibile “inserire” il file nei post di WordPress. La consultazione è lenta su tablet).

E’ stata realizzata da Futuro dei Periodici raccogliendo informazioni nella Rete e prendendo spunto da The State of the News Media 2014 del Journalism Project (Pew Research Center).

Timeline: 24 siti web che hanno cambiato il giornalismo

 

Vengono fuori cambiamenti e tendenze del giornalismo.

Da segnalare:

1) Il mondo del digitale ha dimensioni ancora ridotte rispetto all’industria dell’informazione. Prendiamo i fatturati pubblicitari. Il Pew Research Center stima che i quotidiani statunitensi abbiano raccolto nel 2013 ricavi pubblicitari per 25 miliardi di dollari. I siti d’informazione for profit si fermerebbero a non più di 500 milioni di dollari.

Ma la rilevanza del mondo online sta crescendo. Time Inc, la principale casa di periodici americana, fatturava nel 2012 meno di 600 milioni di dollari. Più o meno negli stessi mesi, la media company digitale Vice Media avrebbe fatturato circa 175 milioni di dollari (100 milioni Huffington Post, 10-15 milioni Mashable, 20 milioni Business Insider).

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Le 5 Caratteristiche Del Sito Giornalistico Perfetto

Sono le Lezioni Americane di Mario Garcia. Perché il design nei giornali non è solo grafica ma idea

Riprendo di peso le 5 caratteristiche per un grande sito giornalistico elencate in un recente post di Mario Garcia, geniale designer americano che ha ridisegnato decine di media nel mondo etc etc.

Conviene andare nel blog di Garcia per vedere gli esempi grafici che accompagnano queste sintetiche Tavole di Mosè.

1) Must be uncluttered. Less is best (Non deve essere affollato. Meno è più).

Come il sito del Boston Globe

2) It offers a clear navigation (La navigazione è chiara e razionale).

Come il sito di The Guardian e del Sole 24 Ore

3) It surprises visually (Stupisce per l’impatto visivo).

Come Handelsblatt

4) It reflects immediately the look & feel of the publication it represents (Comunica immediatamente la personalità della pubblicazione).

Come Bild e The New York Times

5) It uses texture, contrast and color to help the eye move through the elements (Usa texture, contrasto e colore per aiutare l’occhio a muoversi e orientarsi tra i vari elementi).

Come Newsweek e Usa Today.

 

Futuro dei Periodici

 

 

 

 

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Timeline: I 10 Anni Che Cambiarono I Giornali (Cronologia Multimediale)

Un racconto con testi, foto e video dei 10 anni di cambiamenti nei giornali degli Stati Uniti. Una timeline, una cronologia multimediale. Per ricevere chiavi di lettura sul presente di quotidiani, riviste, media digitali. Valide anche per l’Italia

Ho realizzato una timeline, una cronologia multimediale sugli ultimi 10 (14) anni di cambiamenti nei periodici e nei media americani. Date, foto, video per raccontare le chiusure di Life e Gourmet, il ritorno in edicola di Newsweek, la vendita di Washington Post al padre di Amazon e l’avventura giornalistica del fondatore di eBay. Con tante chiavi di lettura uscite in 20 mesi di Futuro dei Periodici.

Ecco la schermata della timeline. Ma per vederla in funzione dovete andare a questo linkI 10 anni che cambiarono i giornali (purtroppo il programma non può essere inserito in un post di WordPress). Date un’occhiata e sappiatemi dire. E’ una cavalcata tra 22 fatti, una storia dei giornali vista dal mondo dei periodici.

Timeline: I 10 anni che cambiarono i giornali.

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L’inevitabile convergenza delle redazioni: digitale e cartacea

Può una sola redazione fare il giornale per l’edicola e il giornale digitale arricchito con video, streaming, un flusso ininterrotto di news? Vincere alle Olimpiadi sia la maratona sia i 100 metri piani? E’ la domanda dei redattori di Journalism.co.uk

Risponde Torry Pedersen, direttore del tabloid norvegese VG: un caso editoriale (perché ha successo e per la formula giornalistica a getto continuo di notizie, diversa dalla nuova home molto strutturata del Corriere: vedi il sito del giornale).

Fin dalla domanda di partenza si può capire che Pedersen è stato un fautore della divisione tra redazioni. Torna dunque il modello della separazione, almeno iniziale, predicata qualche anno fa dal Washington Post e ricordata dal professor Clayton Christensen nel suo studio Breaking News per il Nieman Lab dell’università americana di Harvard.

Il lavoro per il digitale, sostiene Pedersen, richiede un differente approccio mentale e un diverso modo di raccontare.

Il problema è poter innovare nel digitale conservando il business sulla carta, anzi, rafforzandolo. Ne ha parlato giorni fa anche un dirigente di Time Inc. citato da Futuro dei Periodici.

Il tabloid norvegese ha scelto la strada della separazione alla nascita, per evitare che la cultura della carta stampata, definita “conservatrice”, frenasse lo sviluppo digitale.

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I 7 Vizi Capitali Dei Giornali Su Tablet

Come si trasferisce su tablet un giornale di successo? Discussione su copie replica, copie arricchite, interattività, multimedialità, vecchie star del cinema che cantano su iPad. E il vero problema che gli editori di periodici devono affrontare

La domanda è stata fatta da uno studente a Mario Garcia, designer di centinaia di giornali: come si “trasporta” un giornale sul tablet? E lui, geniale giornalista che quest’anno insegna alla Columbia University di New York, ha risposto tirando fuori la versione per iPad di Vanity Fair.
Finisce sotto la lente di ingrandimento un numero del giornale molto, molto riuscito: quello dedicato alla Notte degli Oscar.
La copertina, con tutti gli attori, è stata un fenomeno virale su Twitter. E la copia cartacea è un successo in edicola: oltre 400 pagine per un numero monstre che squaderna bellissime foto e raccoglie pubblicità da fare invidia a qualsiasi concorrente. Sfogli le pagine e respiri la grandezza della carta stampata.
Ma la “traduzione” per tablet delude Mario Garcia. Nonostante Condé Nast sia uno degli apripista nel digitale per la stampa periodica. Le critiche benevole di Garcia, quindi, non colpiscono un soggetto che si muove nella retroguardia, ma qualcuno che sicuramente merita il plauso di tutti. Qualcuno molto coraggioso e innovativo (su quest’aggettivo, vedi più sotto).
Garcia, però, sfoglia il giornale su iPad e il suo “dito curioso”, alla ricerca di interazione sullo schermo, di multimedialità, di pagine da aprire, rimane deluso: un “dito frustrato”.
Il designer individua setti vizi capitali. Valgono anche per i giornali di altri editori.
Ecco una sintesi, con il rinvio a leggere il post.
1) Il giornale di carta viene trasferito di peso sull’iPad.
2) L’unica differenza, rispetto all’edizione cartacea, è che nel digitale c’è la possibilità di condividere gli articoli su Facebook e in Rete. Non basta, per Mario Garcia.
3) e 4) Il dito del lettore viene sollecitato troppo poco. Solo una piccola parte delle immagini, per esempio, è cliccabile. Un prodotto statico.
5) Ci sono pochi video.
6) Ci sono molte occasioni mancate: avresti voluto toccare le foto di vecchie star di Hollywood, Marilyn Monroe per dire, e vederle prender vita, magari nelle scene dei loro film. Niente.
7) Anche la pubblicità è ferma all’immagine fissa.
La morale? Secondo Garcia i lettori vogliono ritrovare su tablet lo stesso prodotto uscito in edicola. I magazine sono godibilissimi su iPad. Al tempo stesso, però, la domanda di interattività e multimedialità deve venir soddisfatta in una qualche misura. Nessuno pretende effetti speciali, prove creative spesso sterili (vogliamo parlare del sopravvalutato Snow Fall?). Ma il dito merita soddisfazione.
«Keep the finger happy».
In altre parole, come dice il nuovo senior vice president del digital a Time Inc., il problema per gli editori, in questo momento, è trovare un giusto equilibrio tra “the need of scale with the necessity of innovation“: tra prodotti che fanno fatturato e lavoro sull’innovazione.
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Storytelling Delle Olimpiadi

Un nuovo modo di raccontare le Olimpiadi. I Giochi invernali di Sochi sono stati palestra di storytelling e multimedialità per Sports Illustrated, New York Times, Spiegel Online

L’esempio più bello è di Spiegel Online. Si intitola Die Straβe Nach Sotschi – Eine Olympische Winterreise, la strada per Sochi, con un tocco schubertiano.

Giornalista e fotografo hanno raccontato un viaggio dalla capitale Mosca a Sochi, sede dei Giochi, sul Mar Nero. Cartina geografica, scatti spettacolari, tanto testo: la componente “multi” non c’è (i quotidiani e i periodici sono multimediali?), ma l’impatto emotivo molto forte, tra bambini che fanno pattinaggio alle 6 del mattino, vittime della mafia, madri che hanno perso il figlio in attentati terroristici, spogliarelliste che fanno numeri ispirati alle Olimpiadi, la desolazione di svincoli stradali e strutture sportive costruiti per l’occasione a Sochi.

Altrettanto sobrio è Fourth Place del New York Times. Cosa vuol dire andare alle Olimpiadi e mancare per un soffio il podio: il quarto posto. Sono ritratti e dichiarazioni di atleti, la loro delusione, e la registrazione audio dell’intervista. Siamo lontani dalla complessità del racconto multimediale di Snow Fall. Eppure per creare Fourth Place sono stati messi all’opera 10 producer. Lussi da quotidiani globali.

Va segnalato Meet Team Usa di Sports Illustrated. Ritratti di atleti degli Stati Uniti, con profili e racconto.

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3 Link Sulla Pubblicità Nativa Nei Periodici

Se ne fa un gran parlare. Ma la pubblicità nativa sta davvero prendendo piede nei giornali. Dopo il grande passo del New York Times, altre testate seguono l’esempio. Solo ieri si sono lette 3 notizie

Teen Vogue lancia un piano di pubblicità nativa su Instagram, dove è il brand leader negli Stati Uniti (tra i periodici) con 625.000 follower.

Bauer Media, che in Gran Bretagna pubblica decine di riviste tra cui Grazia e Closer, presenta The Debrief, rivista digitale multipiattaforma, destinata a giovani donne, che viene finanziata con native advertising in partnership con Bacardi ed H&M.

In Italia Condé Nast e Manzoni, concessionaria di pubblicità del Gruppo L’Espresso, mettono al mondo nelle prossime settimane Multi-Mag, il primo periodico multimediale e nativo digitale italiano che ospita pubblicità… nativa.

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17 Lezioni Sui Giornali Pensati Per Il Tablet

Il cambiamento nei giornali. Mettendo al centro la lettura su tablet. Ecco 17 lezioni del designer Mario Garcia

Il blog di Mario Garcia è una fonte inesauribile di ispirazione. Questo giornalista che ha ridisegnato quotidiani, periodici e media in ogni parte del mondo riflette su qualsiasi aspetto della creazione giornalistica. In tempi di profondo cambiamento.

Cito un post di qualche tempo fa in cui Garcia riassume in 17 punti le sue idee (maturate fino ad allora) sulle applicazioni di news per tablet. Ciascun punto è una lezione, a partire dalla numero 1: il tablet è una piattaforma che ha cambiato il gioco per sempre, e continuerà a farlo.

Ecco alcune lezioni. Consiglio di dare un’occhiata anche all’ebook del professor Garcia sul design per iPad.

Lezione n.3: il tablet è uno strumento che deve valorizzare la sua unicità.
Lezione n.4: un’applicazione per le news non è una replica del giornale di carta.
Lezione n.5: la lettura su app deve essere sofisticatamente semplice.
Lezione n.6: pensa a soddisfare il dito del lettore, un dito curioso e impaziente. E disegna l’app di conseguenza.
Lezione n.10: il DNA della rivista deve venir fuori subito, nei primi 10 secondi. E solo attraverso la grafica.
Lezione n.14: il tablet è una piattaforma fotografica, metti le foto al centro.

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7 Ragioni Per Credere Ancora nei Giornali

Escono a getto continuo in questi giorni articoli e post che fanno il bilancio del 2013 e formulano previsioni per il 2014.

Tra i più citati, questo intervento del guru dei media, Ken Doctor.

In Italia ho letto con interesse Pier Luca Santoro, alias il Giornalaio.

Mi è piaciuto molto un post del designer ed esperto di media Mario Garcia. È sempre eccitante leggerlo: sparge entusiasmo, ottimismo, racconta da vero giornalista, attratto dalle novità come un ragazzo; e non parla mai ex cathedra, pur avendo un’esperienza e risultati da far impallidire chiunque nei giornali.

Nel suo bilancio del 2013, Garcia elenca 7 ragioni per brindare nel mondo dei media… L’anno è stato complicato anche negli Stati Uniti, ma:

1) Continuano a nascere giornali (di carta). Garcia cita il caso, tanto raccontato e ormai paradigmatico negli Stati Uniti, del quotidiano locale Long Beach Register. Ma potremmo aggiungere il ritorno in edicola di Newsweek. E il numero cospicuo di lanci nel 2013 (185 magazine lanciati contro 56 chiusi).

2) Il boom del mobile: quasi la maggioranza della popolazione (negli Usa, l’Italia non è da meno, come noto) possiede uno smartphone e un tablet, supporti su cui c’è un’esplosione nella lettura e ricerca di notizie. La strada è ancora lunga, il giornalismo su mobile è nella sua infanzia, ma c’è un potenziale enorme.

3) Non è vero che i giovani non leggono notizie. Ma lo fanno su smartphone e tablet. La frequenza nella lettura è la stessa delle persone di 30 e 40 anni. E i giovani molto più spesso cliccano sulla pubblicità digitale.

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Giornalismo Multimediale: la Storia degli Attentatori di Boston

Si intitola The Fall of the House of Tsarnaev. Racconta con testo, foto, disegni, video la storia della “caduta” della famiglia Tsarnaev, da cui provengono i 2 uomini ceceni accusati dell’attacco terroristico alla maratona di Boston. Il racconto, frutto di 5 mesi d’indagine sul campo, è stato pubblicato dal Boston Globe. E ha dato vita a un fitto dibattito su Twitter sulla utilità e attualità di storie multimediali in stile Snow Fall, il primo esempio del genere, uscito un anno fa. È già diventato un verbo: to Snowfall

The fall of the house of Tsarnaev  viene commentata nel blog di Mario Garcia, il maestro di design giornalistico che insegna alla Columbia University.

Piace al designer la sobria ed essenziale veste grafica del prodotto, che lascia molto spazio bianco per entrare senza ansia nel racconto. Anche senza leggere tutto dall’inizio si può cogliere il filo della narrazione, la ricostruzione di un ambiente familiare altamente disfunzionale, di una migrazione negli Stati Uniti, da zone remote dell’ex impero sovietico, risoltasi in un fallimento sociale ed esistenziale.

I video ci portano nell’ambiente d’origine dei due presunti attentatori.

Le fotografie, viste allo schermo e non sulla pagina stampata, creano, a mio parere, un maggiore coinvolgimento.

Penso che lo scroll aggiunga un pizzico di drammaticità alla storia (come un libro?), a differenza della pagina del giornale, che si apre davanti a noi mostrando tutto nella sua interezza.

Ma Mario Garcia riporta nel suo blog gli scambi di tweet di una discussione sull’utilità di prodotti come questo, risalendo indietro al capostipite: Snow Fall del New York Times.

C’è chi ritiene efficace questo modo di raccontare storie. Chi lo trova noioso. Chi chiede di aver pazienza perché siamo solo all’infanzia dello storytelling. Chi invece vuole fare piazza pulita delle novità e tornare al… giornalismo.

Altri esempi:

The Russia Left Behind. La New York sotterranea e Vita e sogni dei campioni del football australiano. Multimedia storytelling sul DataGate. Vita delle attrici pornolesbo.

The Fall of the House of Tsarnaev

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Cambiamenti Culturali: Il Feedback Loop del Giornalista Web

La differenza tra giornalista della carta stampata e giornalista digitale? Ecco alcune frasi di chi sta guidando il cambiamento nelle redazioni. Il capo del digitale di Hearst Usa. E il direttore delle attività digitali della rivista Forbes (segue grafico)

VADO BENE? Intervista al capo del digitale nei periodici di Hearst negli Stati Uniti (Cosmopolitan, Esquire, Harper’s Bazaar). Troy Young parla della differenza tra giornalisti digitali e giornalisti tradizionali, della carta stampata. Un tema già trattato da questo blog, in modo più approfondito (ma sempre non sistematico: questo è una specie di diario).

«Un giornalista digitale non pensa solo al contenuto ma al contenuto e alla distribuzione, insieme. Quando ti siedi con i giornalisti giovani, senti che dicono cose come: “Oh, sì: quel post ha funzionato, fantastico; l’altro, invece, non ha funzionato per niente”. Quando invece ti siedi con gli altri giornalisti, senti questo: “Questa è una buona idea”. La differenza tra i due atteggiamenti è enorme».

«The young, modern digital editor doesn’t just think about content, they think about content and distribution. When you sit with a group of young editors, you’ll hear them say, “Oh yeah, that worked, that was cool; that didn’t work at all.” When you sit with other editors, it’s like, “That’s a good idea.” The difference between those two things is massive».

MISURA IL TUO SUCCESSO Ieri il sito Journalism.co.uk, miniera di informazioni e tutorial sul digitale, ha ripreso le parole del capo del digitale di Forbes, Lewis DVorkin. E il concetto di feedback loop, messo a punto da DVorkin e già presentato su questo blog quasi un anno fa.

A Forbes i dati sugli utenti che visitano il sito e il numero di visualizzazioni di un post sono visibili a tutti, non un segreto tra redattore e direttore. Il giornalista si confronta con un “giudizio” trasparente sul successo del suo lavoro. DVorkin dice che inizialmente i redattori e collaboratori (un esercito di 1200 giornalisti) erano poco convinti di questa soluzione. Oggi, sostiene il capo del digitale di Forbes, sono loro stessi a chiedere un continuo miglioramento del “contatore”. Chissà…

«Every contributor should know, and every staffer should know, how am I doing? I publish a post, how’s it doing? Where’s the traffic coming from? Do people care? Are they interested? How does it compare with the other posts that I’ve done? So we really strongly believe that data is a feedback loop that helps power what we do».

«Ciascun collaboratore dovrebbe conoscere, e qualsiasi redattore dovrebbe sapere, se il suo lavoro viene letto. Pubblico un post, com’è andato? Da dove proviene il traffico? Alla gente interessa? Quale risultato ha raggiunto rispetto agli altri post da me realizzati? E così  noi siamo decisamente convinti che i dati di traffico siano un “feedback loop” che aiuta a rafforzare quel che facciamo».

Sento che manca qualcosa.

«The data is to help inform their journalism, not rule it».

«I dati di traffico danno informazioni al giornalista. Non gli dicono cosa deve fare».

Segue l’esempio di un giornalista che si occupa di informatica incapace di fare traffico. DVorkin dice che la soluzione non è far caricare foto di animali, ma trovare la chiave per avere più lettori/utenti nell’area tematica di competenza.

Speriamo sia sincero.

Il feedback loop di Forbes

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Video della Rivista Digitale dell’Anno – Digital Magazine Awards 2013

Il magazine digitale dell’anno è un femminile di lifestyle per iPad. Ma vengono premiati anche i siti di testate storiche

Quali periodici sono un esempio di sviluppo? Quali possono essere studiati per le idee innovative? Uno spunto arriva dai Digital Magazine Awards assegnati a Londra.

Obbligatorio segnalare i vincitori nelle 2 categorie principali:

• Digital Magazine of
the Year: Katachi

• Magazine Website of the Year: Esquire.co.uk

Questa è la rivista di moda, lifestyle, cultura, pensata solo per iPad: Katachi.

Tra le categorie, segnalo:

• Fashion Magazine of the Year: Katachi

• Men’s Lifestyle Magazine of the Year: British GQ

• Women’s Lifestyle Magazine of the Year: Katachi

• Sports, Health & Fitness Magazine of the Year: Men’s Health (US)

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Quella Cosa Chiamata Long-Form Journalism

Long-form journalism, giornalismo multimediale, nuovi strumenti per raccontare: qualche notizia, un pizzico di polemica, 3 articoli

C’è una espressione che gode di un certo successo nel giornalismo digitale: long-form journalism (qui qualche esempio di pregio).

Indica gli articoli che hanno una certa estensione, come fa capire la formula inglese, e un andamento narrativo che a volte porta al reportage altre all’approfondimento e scavo nei fatti.

In molti suscita ilarità o sarcasmo. Il long-form journalism non sarebbe, ai loro occhi, che una etichetta di moda per indicare… un articolo.

Qualcuno ci vede riflessa la pochezza di tanta informazione ripetitiva, moltiplicata, copiata, cui ci si è abituati con il digitale.

Altri ancora ci trovano un nuovo modo di raccontare che permette ai giornalisti di utilizzare per la prima volta tutti gli strumenti espressivi a disposizione grazie alla tecnologia: scrittura, fotografia, video, audio, grafica.

Salvo poi osservare che tale profusione di mezzi porta, anche nei casi più celebrati, a prodotti ridondanti, inutilmente ricchi, sostanzialmente noiosi (come Snow Fall?).

Nell’attesa di chiarirmi le idee, segnalo questi pezzi sull’argomento (in inglese):

Uno sguardo disincantato sul fenomeno uscito ieri su The Atlantic.

Un pezzo di Mathew Ingram per Gigaom.

Il sito di long-form storytelling: Beautiful Stories.

Futuro dei Periodici

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Come si Costruisce una Storia Multimediale

Cos’è il giornalismo multimediale, come si costruisce una storia nel digitale, come e perché assegnare a media diversi le varie parti del racconto. Lo spiega l’università di Berkeley

GIORNALISMO DIGITALE Oltre a The Russia Left Behind e ad altri esempi di multimedia storytelling di cui si è parlato in questo blog, penso alle storie di giocatori di football di un quotidiano australiano e al racconto della New York sotterranea di Vanity Fair: sono nel blog del designer Mario Garcia. Per la gioia dei nostri occhi. Mi è venuta voglia di capire più a fondo come si racconta una storia nel digitale. E mi sono imbattuto in uno strumento utilissimo, in lingua inglese.

COS’È MULTIMEDIALE Riprendo un tutorial della UC Berkeley Graduate School of Journalism. Consiglio a tutti di visitare il sito, ricco di strumenti pratici e teorici sul giornalismo digitale.

Una storia giornalistica multimediale non è solo un racconto a più dimensioni: testo, video, audio, foto, grafica, animazione, mappe, interattività.
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Il Racconto Multimediale del Datagate (E Altro Storytelling Digitale)

Quattro esempi di racconto multimediale. Recenti. Proposti da giornali di carta: The Guardian, The New York Times, L’Equipe, il norvegese Aftenposten. Ripresi dal blog di Mario Garcia, designer di quotidiani, periodici, media. La nuova frontiera del racconto giornalistico. Con tecniche che tutti devono conoscere

STRETTA ATTUALITÀ Il primo novembre è stato pubblicato dal Guardian, quotidiano inglese con diffusione e rilevanza planetaria (il superamento dei confini nazionali è uno dei fenomeni resi possibili dal digitale), un racconto multimediale dello scandalo Datagate (Snowden/Nsa). Straordinario. Nelle interviste video le persone sono “scontornate” e iniziano a parlare non appena il lettore, facendo scroll sul racconto, arriva al punto. Ci sono documenti da sfogliare come se fossero fascicoli che ti vengono messi in mano. Grafiche sofisticate, animazioni. Giornalismo orientato a spiegare, passo a passo, una vicenda di spionaggio di massa che ha implicazioni sulla privacy di ciascuno di noi.

SUCCESSO NEL WEB  Il quotidiano norvegese Aftenposten ha pubblicato il 2 novembre un racconto multimediale, Hooked on Yoga, di grande successo nel Paese: la quarta “notizia” più letta, la più condivisa nel giorno dell’uscita. È la storia di un ex tossicodipendente tornato a una vita normale grazie allo yoga. Un esempio seguito da un gruppo di persone, tutte con la stessa dipendenza. Tre giorni per girarlo, tre per scriverlo, cinque per documentarsi, cinque per fare il montaggio e l’editing video.

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Tecniche di Giornalismo Digitale del New York Times: “The Russia Left Behind”

Il Punto: una grande lezione di giornalismo multimediale del New York Times. Che ha raccontato un viaggio nella Russia dimenticata, quella rimasta indietro nello sviluppo economico, spazzata via dal fenomeno dell’inurbamento delle campagne. Un reportage che utilizza in modo suggestivo, e magistrale, testo scritto, fotografia, video, interviste filmate, grafica. Una lezione da studiare punto per punto. Come a scuola di storytelling digitale

REPORTAGE MULTIMEDIALE Il 13 ottobre il New York Times ha pubblicato The Russia Left Behind, racconto della giornalista Ellen Barry di un viaggio in treno da San Pietroburgo a Mosca (durata: 12 ore), attraverso le campagne e i piccoli centri dimenticati. Villaggi diventati invivibili per il passaggio delle nuove vie di collegamento tra metropoli, paesi che si spopolano per la fuga della gente verso la capitale, tracce di una Russia del passato, tra monasteri ortodossi, icone e vita ai margini delle foreste.

È un esercizio giornalistico d’avanguardia che si inserisce nella scia del racconto multimediale del NYT pubblicato un anno fa, quel Snow Fall, premiato con il Pulitzer, che ha aperto la strada a nuove possibilità narrative nel giornalismo della transizione al digitale.

Il nuovo racconto offre spunti su due versanti. Quello dello sviluppo industriale ed economico dei giornali. E quello più strettamente giornalistico: le tecniche narrative, che a me interessano di più.

EVOLUZIONE DEL PRODOTTO Il primo punto è presto spiegato: a un pubblico di lettori che non chiede multimedialità a ogni costo, trovando più facile leggere articoli tradizionali anche nel digitale, bisogna però offrire alcuni prodotti “fuori serie” che appaghino la sete di novità rese possibili dal digitale. L’arricchimento multimediale, costoso per le redazioni in termini di tempo e di denaro, è comprensibile nel caso di Snow Fall e The Russia Left Behind, su cui gli utenti sono disposti a spendere più tempo. Nel secondo, c’è un’economia di mezzi che fa dire: è un passo avanti rispetto a Snow Fall.

TECNICHE NARRATIVE Il secondo punto riguarda invece la sete dei giornalisti di raccontare in modo nuovo, moderno, potenziato le proprie storie. L’ultimo reportage del NYT è istruttivo. La storia viene prima della scelta dei mezzi con cui costruirla. E il racconto parla a tutti i sensi.

COSA COPIARE Segnalo: 1) filmati brevi massimo di un minuto, centrati su interviste o scene d’ambiente, con pochi movimenti, quasi niente zoom, alta standardizzazione nel montaggio secondo la scuola anglosassone, audio perfetto sia nelle parole degli intervistati sia nel cogliere il suono d’ambiente, che aiuta a coinvolgere nel racconto. 2) Utilizzo di bellissime fotografie, in photo gallery di pochi scatti, facili da caricare, dimensioni a tutta pagina. 3) Si fa ricorso a una tecnica molto di moda che consiste nell’inserire nei video alcuni scatti fotografici: danno corpo al racconto, fissano protagonisti e situazioni. 4) Una grafica essenziale, che esalta le foto e gli snodi del racconto. 5) L’articolo è ben scandito, diviso in paragrafi brevi. Tutto è misurato: paragrafi scritti, video di pochi secondi, poche immagini ma valorizzate. Il segreto è questo?

 

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Boycott Tablet

Chi frena, chi “boicotta” i giornali su tablet? Chi ha ragioni per posticipare la creazione di contenuti giornalistici multimediali. Mettere il freno alla grafica innovativa. Scoraggiare la sperimentazione pubblicitaria?

IL DELITTO Un articolo che fa discutere in questi giorni s’intitola: Chi ha ucciso le applicazioni dei magazine? Se qualcuno ha commesso un omicidio (figurato) chi potrà essere se non: l’editore? A leggere la sfilza di riflessioni internettiane sul flop delle app dei magazine (negli Usa rappresentano il 3,3% delle copie vendute), si arriva alla paradossale conclusione che a boicottare i tablet sarebbero proprio loro, gli editori. Se è così, hanno attenuanti?

Sono responsabili, si dice, insieme a un complice: le associazioni che certificano le copie vendute dei giornali (di cui gli editori fanno parte). Queste hanno stabilito per regolamento che le copie digitali devono essere uguali a quelle cartacee se l’editore vuole farle rientrare nel numero delle diffusioni complessive: se dichiari ai pubblicitari che vendi 100 copie, di cui 80 di carta e 20 digitali, devi far sì che le 20 copie digitali siano repliche esatte di quelle cartacee.

IL MOVENTE Ma questa decisione, dettata da necessita di controllo del mercato, di governo del mercato, si starebbe ritorcendo contro gli editori.

Perché la copia replica non incoraggia a investire nel design del giornale e nell’arricchimento multimediale. Quindi sa di vecchio.

Ci sono molti altri problemi, naturalmente. Non è facile far trovare al lettore il giornale digitale nelle edicole online: sul newsstand di Apple e le altre. Sono sepolte da giochi e altri prodotti. E poiché i tablet sono molto diversi tra di loro, l’editore che decide di investire sull’edizione per iPad di Apple, non avrà un prodotto che “gira bene” sui tablet che usano sistemi diversi (Android etc). Anche la pubblicità si vede bene sui modelli di un costruttore, male su altri. Insomma, chi vuole investire, deve disporre di grandi risorse. Che mancano.

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Riviste? No, “Multimedia Megabrands” – 10 Periodici da Tenere d’Occhio

Non chiamatele riviste. Sono Multimedia Megabrand. Presenti in America, Europa, Asia. Con edizioni stampate, siti, app. Attivi nel giornalismo e nella pubblicità, nelle sponsorizzazioni e negli eventi. Che vedono nel 2013 il miglior anno di sempre

10 GIORNALI D’ORO La rivista americana Advertising Age ha diffuso il 21 ottobre la sua Magazine A-List, la classifica dei 10 migliori periodici statunitensi della categoria glossy: patinati. Riporto più sotto le testate e il link all’articolo da cui prendo spunto.

Il passaggio che voglio estrarre riguarda il modo in cui vengono etichettati questi giornali. Ri-concettualizzati. Perché il punto a cui voglio arrivare è che questi periodici non sono più soltanto periodici, se oggi hanno ancora un senso.

Riviste che non sono più soltanto riviste di successo: contrariamente a quel che si può pensare, per alcuni di questi giornali il 2013 è il miglior anno di sempre, per pubblicità incamerata ed esposizione del brand (notorietà).

Non solo questi giornali di carta si sono sviluppati in tutte le dimensioni del digitale, con siti ed edizioni per tablet a volte di pregio.

NOME IN CODICE: MEGABRAND No, deve cambiare il modo di pensare le società che pubblicano questi giornali. Leggo:

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Il Profilo dei Giornalisti e degli Editori Digitali (Non Solo Corriere della Sera)

Come trasformare gli editori della carta stampata in editori digitali? Come cambiare mentalità, cultura, modo d’agire? E come cambiare mentalità, cultura, modi d’agire (e di lavorare) dei giornalisti? Sono domande d’attualità in tutto il mondo. Non solo al Corriere della Sera

FISCHIO D’INIZIO Curioso come in tutto il mondo ci si stia ponendo le stesse domande, nello stesso momento, su come devono cambiare i giornali. Lo penso leggendo le notizie sullo scambio di punti di vista al Corriere della Sera, un confronto avviato dal direttore del giornale. Paradigmatico. È come un programma in prima serata tv: lo seguono tutti.

Ma questo confronto sta avvenendo ovunque. E ne parla ampiamente anche il sito degli editori di quotidiani e news, quel Wan Ifra che ha appena tenuto a Berlino una serie di incontri su come cambia il lavoro di chi fa i giornali.

CHI È UN GIORNALISTA DIGITALE Giorni fa riportavo i consigli di Mario Garcia, geniale designer di media, su come accompagnare i giornalisti delle redazioni dal lavoro nel cartaceo a quello su più piattaforme. Ieri il prof della Columbia ha scritto un altro post che torna sull’argomento. Tutti sono alla ricerca di giornalisti digitali. Ma chi sono?Cosa sanno fare? Giornalista digitale, sostiene Garcia, è uno che sa cos’è il buon giornalismo, sa come le storie “girano” oggi (partono dagli smartphone), usa senza pregiudizi e con le dovute precauzioni quel che gli passano i lettori. E conclude così sui cambiamenti in arrivo:

I believe that the next five years are going to be transitional years in most newsrooms globally, a time in which traditional editors either embrace digital, or else.  It will be a good opportunity for newsroom managers to discover native digital talent among staffers already in the newsroom.
It will all begin with changing job descriptions, updating the profiles for storytellers and realizing that digital first begins long before a story is even conceived.

Credo che i prossimi cinque anni saranno anni di transizione nella maggior parte delle redazioni, un tempo in cui gli editori della tradizione abbracceranno il digitale. Sarà una buona occasione per scoprire i talenti digitali nativi presenti negli staff già al lavoro. Tutto inizierà cambiando i profili richiesti, aggiornandoli quando riguardano gli storyteller e comprendendo che l’approccio “digital first” inizia prima ancora che la storia sia concepita.

Ma ci sono altre considerazioni, riportate in un articolo di Wan Ifra (in link alla fine di questo post). Rivolte agli editori. Dicono come deve essere condotta la transizione al digitale. Parole d’ordine controverse, in qualche passaggio. Eccone alcune, in tutta la loro nettezza. (Traduzione frettolosa, so sorry).

  • Show don’t tell: show transformation by doing things, not talking about what you might do. Track projects’ success and show results (Dai l’esempio, non predicare: mostra come deve avvenire la transizione facendo cose, non sprecando tempo in spiegazioni su quel che bisognerebbe fare…).
  • Show quick results early: start change projects by picking easy issues that can be quickly solved instead of starting with a huge project (Metti in luce i piccoli passi avanti: anziché covare grandi progetti di cambiamento, mostra come si possono affrontare con successo alcuni aspetti).
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Il Tempo degli Slow Media – Rapporto su 9 Trend della Comunicazione Digitale

Slow media, i media lenti. Sono siti o applicazioni web del giornalismo diversissimi dai media veloci. Non inseguono numeri vertigionisi di utenti attraverso articoli o titoli tirati, forzati, sexy. Ma puntano sui contenuti di alta qualità. Articoli approfonditi, ben scritti, arricchiti, multimediali, che regalano un’esperienza di lettura coinvolgente, su cui l’utente passa volentieri molto tempo. Per questo piacciono anche agli inserzionisti dei giornali

TREND EMERGENTI Il gruppo svedese Bonnier, con 175 giornali in 20 Paesi, ha pubblicato un rapporto che fa la mappa dei trend nei media, Media Map Trend Report, che individua 9 trend nelle tecnologie della comunicazione e nei comportamenti dei consumatori che potrebbero influenzare l’industria dei media nei prossimi 2 anni.

Il rapporto raccoglie, analizza e porta alle conclusioni notizie, elementi e numeri che emergono dalla raccolta di studi sui comportamenti dei consumatori, dai rapporti dell’industria, da dati di mercato e interviste ad esperti del settore.
Il rapporto, presentato in una forma che ricorda quella di un magazine digitale (tanto per dire che il magazine, nel digitale, ha un’alta leggibilità ed è capace di attrarre pubblico), solitamente indirizzato al management e ai dipendenti, viene per la prima volta reso pubblico.
SLOW MEDIA Mi ha colpito il primo capitolo, quello più intimamente connesso ai media. Si intitola Information Vegetables e introduce un concetto che avevo colto ma che restava indefinito, in mancanza di una etichetta. Quella di slow media, media lenti, contrapposti ai media veloci, al consumo di notizie e titoli accattivanti, senza qualità, senza profondità, senza grafica curata, senza un’offerta aggiuntiva e un servizio per il lettore che faccia venire la voglia di passare anche un’ora sulla pagina, con design ottimizzato. E si fanno esempi famosi, di cui molto si è parlato negli ultimi mesi. Siti web giornalistici e prodotti multimediali. Il racconto multimediale del NYTimes Snow Fall, il sito d’informazione economica Quartz, il sito di racconti innovativi Cowbird, The Atlantic. Sono prodotti giornalistici di successo che regalano un’esperienza di lettura piacevole, stimolante, lenta nel senso che in questi siti non si atterra per caso ma ci si va per scoprire qualcosa che abbia un valore.
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The Turning Point/ Consigli per la Riconversione Digitale dei Giornalisti

Il punto di svolta. Dal Financial Times al Corriere della Sera, il mondo del giornalismo è al Turning Point. Ai redattori si chiede di diventare giornalisti digitali. Il compito principale è lavorare su articoli e racconti che possano essere diffusi su tutte le piattaforme, non solo sulla carta. Ma come convertire le redazioni ai nuovi media?

RICONVERSIONE POSSIBILE Consigli pratici e di metodo vengono dati nel blog di Mario Garcia, uno dei più noti esperti di grafica giornalistica e media. Sono elencati in un post in cui si riferiscono le novità emerse alla Expo dell’industria giornalistica a Berlino, evento organizzato da Wan Ifra (è l’associazione mondiale dei quotidiani e media), evento puntualmente coperto da Futuro dei Periodici.

A Garcia hanno chiesto come deve avvenire la riconversione digitale. Lui risponde che:

«È più facile imparare a usare le nuove tecnologie che cambiare gli abiti mentali. Ma si tratta di obiettivi che si possono raggiungere. Senza ombra di dubbio (“it’s definitely something that can be accomplished”)». Con buona pace di quella fazione radicale che nel giornalismo italiano ha teorizzato, chissà perché, che questa operazione è impossibile.
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20 strumenti per i giornalisti digitali

20 strumenti per i giornalisti digitali. Fare ricerche sui social media, creare grafici, girare immagini, fare il montaggio di audio e video. Tutto con programmi e applicazioni a portata di mano.

Gli esempi che riporto sono di Journalism.co.uk.

A) 5 modi rapidi per costruire storie visuali che possono essere inserite in pezzi giornalistici.

1. Storify Per caricare, trascinandoli nel tuo scritto, foto, post, video, commenti dai social network e YouTube.

2. Datawrapper Carichi un foglio di Excel con numeri e il programma crea un grafico interattivo.

3. ThingLink Immagina di voler inserire in una foto delle annotazioni che compaiono quando sposti il cursore o tocchi su un volto o un oggetto. Con questo programma lo puoi fare molto facilmente.

4. Timeline JS Crea una linea del tempo che consente di seguire una storia articolata con un colpo d’occhio. Usa link, immagini, video presi dai principali social e siti popolari, esempio Wikipedia.

5. Tableau Usata anche dal Wall Street Journal. Crea grafici interattivi per raccontare i numeri dietro una storia.
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Successo dell’app settimanale di Esquire Uk – A caccia di lettori giovani

A una settimana dal lancio, l’app settimanale e gratuita del mensile per uomini Esquire è stata scaricata da 100 mila lettori. E forse rivela l’esistenza di un pubblico giovane, diverso da quello del giornale in edicola.

COS’È L’app non è una copia replica del giornale per l’edicola, che come noto parla di moda, musica, film. Ma un prodotto multimediale pensato per la dimensione digitale. Il concetto è: la tua settimana in 20 minuti. Ci sono funzioni interattive e video, con in più la possibilità di fare e-commerce senza uscire dall’app (in-built) per comprare i prodotti segnalati.

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Cresce la pubblicità nelle edizioni dei giornali per iPad – (E il mal di web degli inserzionisti italiani)

Cresce del 24% la raccolta di pubblicità nelle edizioni per iPad delle riviste statunitensi. Non è una notizia per esperti ma un piccolo segnale sui cambiamenti in atto nell’editoria e nella comunicazione delle aziende. Perché, senza questa fonte di ricavo, le inserzioni, il destino della maggior parte dei magazine è segnato.

Si dice che fare un’edizione per iPad (o tablet) del giornale è costoso: vero. Si dice che la pubblicità non se la sente di investire soldi in annunci multimediali: vero.

Ma ieri ho letto nel sito della rivista americana Adage questa notizia che ha il sapore della annotazione cronachistica che rivela un movimento lento ma profondo degli eventi.
Negli Stati Uniti la raccolta pubblicitaria sulle edizioni per iPad delle riviste è in crescita. Una crescita sensibile, significativa, dal punto di vista di chi scruta l’orizzonte in attesa del refolo di vento che rimetta in moto la navigazione dell’editoria in crisi.
Nel primo trimestre del 2013 il numero totale di inserzioni pubblicitarie sulle edizioni per iPad dei magazine americani ha visto una crescita del 23,6% rispetto al 2012 (secondo quanto riferisce un report di Kantar Media e del Publisher Information Bureau). Il rapporto fa il monitoraggio di 58 riviste. Vien fuori che le pagine di pubblicità sulle edizioni cartacee delle stesse sono state, nel periodo di cui si diceva, 10.707: più o meno come nel 2012. Ma le pagine sull’edizione per iPad sono passate da 4.824 a 5.961. Sommando carta e digitale, la crescita è del 7,5%.

Nell’articolo si rivela (curiosità!) il prezzo di una pagina di pubblicità su Bloomberg Businessweek (85 mila dollari nell’edizione per iPad, 161 mila in quella di carta). E c’è la conferma che il mondo delle aziende è al bivio riguardo alla possibilità di investire in comunicazione multimediale, “arricchita”, sulle edizioni digitali delle riviste.

One impediment for iPad ads is cost. There are more production costs required for interactivity, and some publishers, including Condé Nast and Meredith, have charged advertisers for interactive elements.

Un ostacolo sull’iPad sono i costi. Ci sono costi di produzione maggiori dovuti all’interattività e alcuni editori, inclusi Condé Nast e Meredith, hanno scaricato sugli inserzionisti il prezzo degli elementi interattivi.

Tutto questo mi ricorda un pezzo su la Lettura, inserto domenicale di cultura del Corriere della Sera, in cui si raccontava dell’immobilismo e dei profondi cambiamenti di mentalità nel mondo della comunicazione pubblicitaria in Italia. Non dipende solo dagli editori se i giornali non fanno investimenti e sperimentazione! Anche la pubblicità è ferma. L’intero sistema è in stand-by, si è spettatori, si tagliano i costi, manca la convinzione di poter investire in modo sensato. In Italia. Negli Usa, invece…

Adage: cresce la pubblicità nelle edizioni per iPad dei giornali.

Advertising Age

Rivista sul mondo della pubblicità negli Stati Uniti.

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Magnifico racconto “multimediale” delle epiche sfide a hockey tra Canada e URSS

Per il Canada le Summit Series, una serie di partite a hockey giocate dal team nazionale contro l’Unione Sovietica nel 1972, sono l’equivalente per gli italiani del Mondiale di calcio del 1982 e del 2006.

Quelle epiche sfide, avvenute in un clima politico di tensione tra Est e Ovest, avvolte nel fascino di un’epoca ormai lontana, sono state raccontate dal disegnatore canadese Terry Mosher, in arte Aislin, autore di vignette e fumetti di un quotidiano di Montreal, la Gazette. Il suo lavoro, un mix di disegni e testo, è appena stato premiato con il National Magazine Award.

On Thin Ice

Il racconto ricostruisce non solo le vicende sportive, così emozionanti per qualsiasi canadese abbia più di 45 anni, ma rievoca anche l’esperienza giornalistica di Aislin, un giovane disegnatore appena assunto dalla Gazette che deve inventar bugie e far ricorso a vari sotterfugi per aggirare la sorveglianza del sistema poliziesco sovietico e fare il suo lavoro a Mosca.

Vi consiglio di gustarvi la storia, scritta in inglese, che riporto nel link qui sotto. Funziona l’integrazione tra vignette e parola scritta. Tra capacità d’incidere del disegno e potenza rievocativa (ma ironica) della parola. Un testo multimediale, sì; ma di digitale c’è solo la distribuzione nelle nostre case.

Terry Mosher, alias Aislin: On Thin Ice.

The Gazette: premiato Aislin.

The Gazette: altri lavori di Aislin.

Aislin

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