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Timeline: I 10 Anni Che Cambiarono I Giornali (Cronologia Multimediale)

Un racconto con testi, foto e video dei 10 anni di cambiamenti nei giornali degli Stati Uniti. Una timeline, una cronologia multimediale. Per ricevere chiavi di lettura sul presente di quotidiani, riviste, media digitali. Valide anche per l’Italia

Ho realizzato una timeline, una cronologia multimediale sugli ultimi 10 (14) anni di cambiamenti nei periodici e nei media americani. Date, foto, video per raccontare le chiusure di Life e Gourmet, il ritorno in edicola di Newsweek, la vendita di Washington Post al padre di Amazon e l’avventura giornalistica del fondatore di eBay. Con tante chiavi di lettura uscite in 20 mesi di Futuro dei Periodici.

Ecco la schermata della timeline. Ma per vederla in funzione dovete andare a questo linkI 10 anni che cambiarono i giornali (purtroppo il programma non può essere inserito in un post di WordPress). Date un’occhiata e sappiatemi dire. E’ una cavalcata tra 22 fatti, una storia dei giornali vista dal mondo dei periodici.

Timeline: I 10 anni che cambiarono i giornali.

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L’Editore Tradizionale Già Per Metà Digitale

Un editore tradizionale, con riviste e quotidiani, è già passato per metà al digitale. Dove ha investito in una televisione allnews. E in nuovi abbonati ai suoi contenuti a pagamento

L’editore tedesco Axel Springer è un modello per tanti concorrenti europei e italiani.
La società, infatti, ha imboccato con decisione il passaggio al digitale: i ricavi di quest’area equivalgono, nel 2013, al 47,9% dei ricavi della società, dal 44,6% del 2012.
I conti mostrano la differenza con chi è rimasto indietro: Axel Springer ha chiuso l’anno con utili di gruppo pari al 16,2%. Pagherà un dividendo di 1,80 euro per azione.
Merito della crescita del business digitale e dell’offerta di contenuti a pagamento nelle nuove piattaforme.
Nell’ultimo anno l’editore tedesco ha fatto due mosse:
1) ha ceduto a Funke Mediengruppe una serie di quotidiani locali e alcune riviste televisive e femminili (manca ancora il via libera definitivo dell’Antitrust tedesco). Obiettivo, concentrare investimenti e attenzione sui brand più importanti, i quotidiani Bild e Die Welt, per trasformarli in realtà multimediali.
2) ha fatto acquisizioni in campo digitale e allargato l’offerta di contenuti a pagamento. Tra queste operazioni, l’acquisizione della stazione televisiva di news N24, completata a febbraio. Obiettivo, fondere la stazione tv con il quotidiano Die Welt per creare  una news company multimediale leader di mercato nel mondo che parla tedesco. La televisione inoltre fornirà contenuti a tutti i brand di Axel Springer, tra cui numerose riviste. 
Infine, Mathias Döpfner, Chief Executive Officer di Axel Springer:
«For Axel Springer, 2013 was a year of transformation, transition and new beginnings. There has never been so much change! We had already announced that it would be a year of transformation, accompanied by substantial investments in the future, and consequently we were prepared to accept a decrease in our consolidated net income. We have successfully started into the future of digital journalism».
«Per Axel Springer il 2013 è stato un anno di trasformazione, transizione e nuovi inizi. Mai si era visto un cambiamento così grande! (…). Siamo entrati con successo nel futuro del giornalismo digitale».
Letture aggiuntive:
Futuro dei Periodici
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4 Modi Di Affrontare La Crisi Dei Periodici

Sono 4 gli editori di periodici tradizionali da studiare da vicino nel panorama internazionale

Mentre in Italia ci sono notizie di primo piano (pensiamo solo a Rcs Mediagroup), i cambiamenti negli editori internazionali aiutano ad avere una bussola.

Il quarto esempio, quello di stretta attualità, è Time Inc: il più grande editore americano di riviste, Time, People, Sports Illustrated, che si prepara a camminare da solo, separandosi, nella prima metà del 2014, da Time Warner.

Da seguire perché, come alcuni editori italiani,è in ritardo nel digitale, impegnata nel vincere la sfida della sopravvivenza, travolta da continui cambiamenti di strategia in questi anni, decisa a tagliare.

La notizia di questi giorni è che Time Inc. si prepara a eliminare 500 posizioni. Uscite di dipendenti, pari per numero a quelle di appena un anno fa, che corrispondono a una riorganizzazione interna, con semplificazione delle strutture: si passa da 3 a una sola divisione dei periodici. Obiettivo: poter ragionare con più chiarezza sul lancio di prodotti cross brand.

Ma dicevo che sono 4 le società da tenere a mente.

Le altre sono:

Axel Springer, primo editore europeo ad aver trovato una strada nel digitale (con sviluppo multimediale e multipiattaforma dei brand e cessione ad altri editori di quotidiani locali e riviste non più centrali).

Forbes: ha reinventato in chiave iperliberista il lavoro della redazione e il rapporto con 1000 contributors (visto che nel digitale è necessario pubblicare moltissimo, giocare sulla quantità, fare massa).

The Atlantic Media: ha trasformato il venerando ma vetusto mensile liberal in un prodotto digitale multicanale all’avanguardia, un esempio per tutti gli editori; ha lanciato un giornale online di economia, Quartz, diventato un modello di news pensate per mobile: sviluppo rapidissimo e di grande successo.

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Editori Che Rivedono il Business

Le notizie: in questi giorni editori di periodici in Germania e negli Usa comprano tv. O si preparano a separare il business della carta stampata da altri della casa: tv, cinema, entertainment

Il dubbio sarà venuto anche a te: c’è una corsa a sbarazzarsi dei periodici? Oppure gli editori rilanciano alla grande?

PARAGONI Me lo sono chiesto la prima volta in una certa libreria. Un posto dove non tantissimo tempo fa si vendevano libri e cd. Ma negli anni i cd, ormai offerti a prezzi stracciati, sono stati sfrattati dal piano nobile e infilati nei corridoi dell’ingresso, per gli acquisti d’impulso. I libri hanno conservato il loro spazio. E nelle aree rimaste vuote sono oggi esposti televisori, tablet, smartphone, elettronica di consumo. Prodotti che fanno guadagnare di più. Il business cambia. E una libreria diventa megastore.

Torniamo ai periodici. In questi ultimi anni abbiamo visto editori chiudere e vendere riviste. Vendere giornali locali. Per investire di più nel quotidiano della casa. Per investire nei titoli forti. Per investire nel digitale (come Axel Springer). Per investire nella tv.

LA CARTA STAMPATA Anche Time Warner Inc., il più grande editore americano di periodici, che pubblica Time, Sports Illustrated, Fortune, People, si prepara a separare la carta stampata dagli altri business (tv, cinema, entertainment). Time Inc, il ramo che fa riviste, diventerà una public company quotata in Borsa (dunque potenzialmente scalabile, acquistabile da altri).

La notizia di questi giorni è che la scissione avverrà più tardi del previsto, nella seconda parte del 2014.

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Come si Diventa il Primo Editore Digitale Europeo

Axel Springer, società tedesca che pubblica giornali, è il primo grande editore europeo nei digital media. Rimangono al primo posto i contenuti giornalistici a pagamento. Ma il peso della stampa viene circoscritto. E cresce in modo spettacolare il digitale. Che solo in parte è sinonimo di giornalismo. Un percorso che altre società potrebbero seguire

CRESCITA DIGITALE Una transizione da studiare bene. Aiuta a immaginare il futuro delle nostre case editrici di periodici e quotidiani. Axel Springer, editore tedesco presente in molti paesi europei, sembra avere trovato la strada per uscire dalla crisi. È tra le società con la più alta quota di fatturato che proviene dal digitale: a fine settembre, su 100 euro incassati, 40 euro venivano generati dai media digitali. Che contribuiscono al 46% degli utili.

LA LINEA In questi mesi la società sta cambiando forma e politica degli investimenti. La strategia consiste nello sviluppo di contenuti giornalistici a pagamento, nelle acquisizioni di attività digitali non giornalistiche, nella riduzione del peso della stampa, là dove non è più fondamentale per il Gruppo. Come avvenuto a luglio con la cessione dei quotidiani regionali, delle guide tv, dei femminili a un altro editore tedesco.

NUOVA IDENTITÀ Con il tempo cambia il mix delle attività. Il digitale, nei primi 9 mesi del 2013, ha dato ricavi per 959 milioni di euro. I quotidiani del Gruppo per 781 milioni di euro. I periodici per 331 milioni di euro. Il digitale cresce del 6,6%, i quotidiani calano del 6,6%, i periodici scendono del 2,4%.

Ma cosa vuol dire digitale? Come cambia la natura di un editore? E lo è ancora?

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«L’Huffington Post svaluta il giornalismo»? – Novità dal World Publishing Expo di Berlino

Il peso crescente del mobile nel giornalismo. I nuovi prodotti pubblicitari per rendere remunerativi i media digitali. La perdita di prestigio della carta stampata. La frustrazione di chi scrive. Le idee geniali nell’e-commerce. La fame di video degli utenti. Sono frasi, notizie, analisi, provocazioni dall’Expo di Wan Ifra

L’organizzazione degli editori di quotidiani e media tiene in questi giorni a Berlino una serie di incontri in cui i principali editori europei e del Nord America si scambiano idee, risultati, e offrono spunti per costruire il giornalismo dei prossimi anni. Ecco, nelle parole dei protagonisti, le frasi più stimolanti.

Mathias Döpfner, Ceo di Axel Springer, gigante dell’editoria tedesca ed europea.

CRITICA ALLO HUFFINGTON «Credo nel mobile come strumento essenziale per leggere le notizie. Ma c’è una divaricazione di interessi. I lettori preferiscono leggere le news sullo smartphone. Invece i pubblicitari amano il tablet, perché lo schermo più grande valorizza il messaggio pubblicitario».

L’Huffington Post che sbarca in Germania? Svaluta il giornalismo (“devalues journalism”). “Quando faranno pagare i lettori per i contenuti e daranno un compenso ai giornalisti che li scrivono, saremo in un mondo migliore». (Ma, almeno in Italia, Huffington Post non è niente male”).
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Fenomeno “second screen”: come cambia il modo di guardare la tv

Assistiamo all’esplosione del fenomeno second screen. Quando vediamo la tv, non c’è solo quello schermo. Ma spostiamo lo sguardo anche sullo smartphone e magari sul tablet e il computer portatile. Perché l’esperienza di guardare la tv è cambiata. Una opportunità o un pericolo per gli editori di periodici e guide televisive?

COME GUARDIAMO LA TV Ci penso dopo aver visto alcune ricerche che descrivono come cambia il modo di passare il tempo libero. E il boom previsto nei prossimi anni di internet come media e della pubblicità nel digitale. Hanno a che fare con i periodici? Forse sì.

Avanza il fenomeno second screen. La gente guarda un programma in tv e allo stesso tempo utilizza smartphone e tablet. Per lavorare e farsi gli affari suoi. Ma anche per condividere con altre persone quel che sta passando in tv. Ve ne accorgete quando su Facebook si giudicano con dei like i personaggi di un talent show. Quando su Twitter si sbertucciano i politici ospiti di Ballarò, e lo si fa mentre il talk show va in onda. E ancora, con i commenti a caldo delle partite di calcio e mille altre cose.

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La svolta digitale di Gruner und Jahr (e degli altri)

Un altro grande editore tedesco dalle dimensioni internazionali si prepara a investire centinaia di milioni di euro nel digitale. Una strada seguita da altre media company in Italia, Europa, Stati Uniti.

L’EDITORE CAMBIA ROTTA Gruner und Jahr, controllato dal gruppo  Bertelsmann, editore del settimanale Stern e del femminile Brigitte, ha annunciato di essere pronto a investire centinaia di milioni di euro nello sviluppo digitale e in acquisizioni in questo mercato.

L’investimento avverrà in un periodo dai 3 ai 5 anni. E, si legge nel lancio di Reuters che cita un comunicato di Gruner, non ci saranno tagli secchi di posti di lavoro ma un “allineamento” della forza lavoro progressivo, settore per settore, rispetto agli obiettivi. In altre parole, saranno create anche nuove posizioni nelle aree di sviluppo.

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Grandi editori al bivio: su Axel Springer che vende i quotidiani regionali e alcuni periodici

Axel Springer, colosso tedesco della carta stampata, primo editore europeo a sviluppare con successo il digitale, ha deciso di vendere i propri quotidiani regionali e alcune riviste, tra cui marchi storici.

Axel Springer, editore del più venduto tabloid europeo (quotidiano popolare) Bild e del conservatore Die Welt, ha annunciato la cessione della propria rete di quotidiani locali e di alcuni periodici a Funke Mediengruppe per 920 milioni di euro. Tra le riviste cedute, il settimanale televisivo, una guida, Hoerzu, prima testata del gruppo Springer, nata alla fine del secondo conflitto mondiale.

La decisione è motivata dalla volontà dell’editore di concentrarsi sullo sviluppo digitale delle testate più forti, i power brand del gruppo, in particolare il sito del tabloid, Bild Online.

Alcune dichiarazioni:

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Cronache dal mondo fluttuante: Banzai, e-commerce e futuro dei giornali

Il nome della società è Banzai: sono quelli di alcuni popolari siti web come Giornalettismo, Giallo Zafferano, Liquida, Soldionline. Partono all’attacco di Amazon. Puntano sull’e-commerce, la vendita di prodotti online, con cui si stanno affermando. Si sono allargati ora a giocattoli, elettrodomestici, casalinghi, tempo libero. E mettono insieme vendita al dettaglio e contenuti editoriali.

Se ieri il mio post quotidiano descriveva lo stato di crisi dei giornali, e la difficoltà di far tornare i conti delle case editrici, con l’emorragia di copie vendute e pubblicità della carta stampata, il pensiero oggi va al futuro dei periodici. E alla strada considerata da molti come l’unica che, al momento, possa ridare fiato e prospettiva alle società che pubblicano giornali.

Riprendo un articolo del Corriere della Sera (lo trovate in link alla fine di questo post) per mettere in luce la relazione tra commercio elettronico ed editoria.

Si parla di Banzai, la società digitale, attiva nel commercio elettronico, che ha acquistato tre dei principali siti di e-commerce italiani: MisterPrice, ePlaza, Bow. Rafforzando la leadership nelle vendite online. Banzai, infatti, porterà da 130 a 170 milioni di euro il giro d’affari per quest’anno, con l’obiettivo di arrivare a 200 milioni. Una frazione, è vero, del commercio elettronico in Italia, che ha un fatturato di 9,5 miliardi di euro. Paolo Ainio, Matteo Arpe, sono i nomi di Banzai, dicono molto a chi legge di queste cose, se non li conoscete date un’occhiata all’articolo del Corriere.

Ma il punto vero da sottolineare è che Banzai vuole fare la guerra ad Amazon.

Faccio tre considerazioni. La prima è che Amazon vende articoli di ogni tipo, esposti all’interno di un’unica vetrina, mentre Banzai vuole creare contenitori specifici per ciascuna categoria merceologica: elettonica, casa, giocattoli. Insomma, si punta sui siti verticali per sconfiggere l’avversario generalista. E io noto che generaliste sono molte delle testate giornalistiche italiane. Ma questa è solo una suggestione.

La seconda sottolineatura riguarda i gusti degli italiani: la fetta maggiore dell’e-commerce è locale. Vuol dire che la gente compra solo da siti nazionali, non dai portali internazionali.

La terza osservazione riguarda la natura doppia di Banzai: c’è Banzai negozio on line, c’è Banzai editore. Quello, appunto, di Liquida, Giallo Zafferano, Giornalettismo.

Ecco il pensiero. Gli editori di periodici dovrebbero prendere maggiormente in considerazione il commercio online come sostituto della pubblicità, la quale, nella dimensione digitale, vale molto poco e non può aspirare a compensare le perdite subite dagli editori nella carta stampata. In altre parole, gli editori di giornali non possono pensare di ricreare nel digitale quel mix di ricavi da copie vendute e pubblicità che ha tenuto in piedi per decenni le testate in edicola. L’unica strada vera è l’e-commerce, per volumi di scambio e ricavi. Ma in Italia siamo in ritardo. L’esempio di Axel Springer o Burda, editori tedeschi che stanno affrontando in modo promettente la transizione dei giornali al digitale, non è stata replicata. Sorge allora un dubbio. Società come Banzai soppianteranno un giorno gli editori tradizionali? Non ci vuol molto denaro per comprare brand giornalistici storici. Soprattutto se si fa e-commerce con successo.

Corriere.it: Banzai sfida Amazon.

Corriere della Sera

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L’editore tedesco che ha scoperto come superare la crisi – Primo trimestre 2013 di Axel Springer

Vorrei non fosse un post per esperti. Si snocciolano numeri ma la sostanza regala, a chi sa capire, un pizzico di emozione. Emozione per chi lavora nella carta stampata e teme di essere finito in un vicolo cieco. Invece c’è un editore tedesco di quotidiani e periodici, Axel Springer, che ha trovato la strada per cambiare, trasformarsi, adattarsi al mondo digitale. E crescere, prosperare, aprire il futuro. Forse anche a carta stampata e magazine.

Axel Springer ha presentato i conti dei primi tre mesi del 2013. Chiariamo subito che si tratta di una società più grande, per volume d’affari, di Mondadori, Rcs Mediagroup, Hearst Italia, Condé Nast Italia, Cairo Communication.

Parliamo di un editore internazionale che pubblica in tutta Europa, dalla Germania alla Repubblica Ceca, dalla Francia alla Polonia. Un gigante per dimensioni e attività. Presente da tempo nel digitale con i siti dei propri giornali, radio, tv, con applicazioni, con portali che nulla hanno a che fare con il giornalismo: siti di annunci di lavoro, case, articoli per la caccia e la pesca.

La tendenza che viene fuori in Axel è la crescita strepitosa del digitale, che ormai è la prima area aziendale per fatturati e guadagni. Ma la carta stampata non è in rosso, e anche se continua a veder decrescere i fatturati e le copie vendute, rimane ampiamente remunerativa: guadagna un sacco di soldi. C’è dunque un aggiustamento strutturale, un ridimensionamento, che però non è il cancellamento, la scomparsa. E il digitale non è un mondo alieno rispetto al giornalismo.

Ecco la parte tecnica.

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E-commerce, salvagente dei giornali in difficoltà

E-commerce: è la parola d’ordine tra gli editori di quotidiani e periodici. Vendere prodotti di ogni tipo, dai vestiti di marca ai viaggi, per compensare i bilanci in affanno soprattutto a causa del calo della pubblicità. Ne ha parlato Maria Rodale, editrice di Men’s Health. E il Sole24 Ore, in un pezzo dedicato agli acquisti da tablet e smartphone.

Maria Rodale, terza generazione degli editori che pubblicano Men’s Health e riviste sulla salute e il benessere, uno dei maggiori gruppi americani, dove si pretende che i giornalisti consumino solo prodotti biologici tra le pareti delle redazioni e che partecipino a lezioni di yoga per i dipendenti, ha parlato di e-commerce mentre si trovava in Australia per incontrare i partner locali. Iniziando da una provocazione: c’è un nuovo trend, piuttosto radicale, che si sta diffondendo tra gli editori di periodici, il trend del ritorno alla carta.

Significa che la transizione al digitale non sarà rapida come si pronosticava fino a pochissimo tempo fa.

Lo consiglia anche la situazione della pubblicità. «Le agenzie pubblicitarie» ha spiegato Maria Rodale «si sono tutte buttate sul digitale ma i risultati sono stati deludenti rispetto alle attese. Gli user digiali non sembrano così interessati alla pubblicità come quando sono coinvolti in un’esperienza di lettura del giornale di carta».

Al tempo stesso, la signora Rodale ha indicato nell’e-commerce la strada per compensare nel digitale il calo dei ricavi pubblicitari. Un motivo che spinge in questa direzione è l’alto livello di fiducia che i lettori hanno verso i periodici di loro scelta e, di conseguenza, verso la pubblicità e le esperienze di acquisto proposte dalle riviste. I periodici sono uno dei pochi media in cui la pubblicità non viene percepita come una fastidiosa distrazione ma come un’esperienza positiva. E i quotidiani hanno dimostrato che si possono vendere ai lettori pacchetti vacanze, assicurazioni, vino, libri. Lo fanno con successo gli editori tedeschi Burda e Axel Springer oltre agli americani di Condé Nast con il recente investimento di 20 milioni di dollari nel sito di e-commerce Farfetch.

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Editori globali che investono nel digitale (ci sono Rcs Mediagroup ed Espresso)

Nello studio di Fieg, la federazione degli editori italiani di giornali, intitolato La Stampa in Italia 2010-2011, ho trovato una tabella che rimane attuale, anche se risale a qualche mese fa.

Risponde alla domanda: di quanto sono in ritardo gli editori italiani nello sviluppo di una dimensione digitale per i giornali?

Mentre alla domanda su quale sia l’editore italiano più avanti nel processo, è facile rispondere: Rcs Mediagroup. Ma c’è anche il Gruppo l’Espresso.

Editori e digitale

Noto che compare in quarta posizione l’editore tedesco, dalle dimensioni internazionali, Axel Springer, di cui questo blog si è occupato anche di recente. Ma la prima è Naspers (broadcaster sudafricano dalle dimensioni globali: è presente anche in Cina), seconda Schibsted (conglometrato norvegese), terza la britannica Pearson….

Trovate l’originale nella pagina studi della Fieg.

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La crisi dei periodici nella Repubblica Ceca

Passaggio al digitale o qualità dei contenuti giornalistici? Intorno a questi due aspetti si sviluppa la riflessione sulla crisi dei periodici nella Repubblica Ceca, dove gli editori tedeschi hanno messo le mani, insieme a partner locali, sull’industria dei magazine. Soffrono soprattutto le riviste famminili. Ma c’è voglia di sperimentare.

Riprendo un articolo online del Prague Post. Registra un calo drammatico nelle vendite delle principali riviste.

Nel 2012 molti titoli hanno perso un terzo dei lettori. Il calo medio nelle edicole è stato dell’11,8% secondo i dati raccolti ed elaborati dall’Audit Bureau of Circulation della Repubblica Ceca.

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L’editore tedesco dove il digitale supera la carta

L’editore tedesco Axel Springer, di cui abbiamo parlato più volte, ha comunicato ieri che i ricavi dalle attività digitali del gruppo hanno superato per la prima volta quelli della carta stampata. Springer è il principale editore di quotidiani in Germania ed è una multinazionale presente in numerosi Paesei europei (e non) tra cui Francia, Belgio, Polonia.

I ricavi del 2012 sono stati pari a 3 miliardi 310 milioni di euro, in crescita del 3,9%. Ma l’utile, dopo le tasse, è sceso del 4,7%, per cui l’editore guadagna “appena” 275,8 milioni di euro. La previsione di un dividendo più basso dell’atteso ha fatto scendere ieri in Borsa le azioni di Axel Springer del 6,7%. Eppure…

Eppure il gruppo dovrebbe gioire. Perché il calo dell’utile è legato agli investimenti nelle pubblicazioni e attività digitali, una transizione intrapresa a tappe forzate. Con una forza e convinzione che fanno riflettere sull’immobilismo e i ritardi degli editori italiani.

Dagli assett digitali, cresciuti del 22% in un anno, provengono ricavi per 1,17 miliardi di euro.

Dichiarano i vertici di Axel Springer:

“Although our print media will continue to make an important contribution to the success of our business for a long time, our goal is clear: we want to become the leading digital media group.”

Axel Springer: il digitale supera la carta

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Condé Nast annuncia investimento in e-commerce

Condé Nast annuncia oggi un accordo da 20 milioni di dollari con il sito di e-commerce Farfetch. Borse, abiti, gioielli, scarpe e tutti i prodotti esposti nelle vetrine del lusso entrano in rapporto diretto con uno dei più grandi editori di periodici. Appare questo per una media company l’unico modo per far soldi nel digitale. E sorgono le inevitabili discussioni sull’indipendenza di chi pubblica giornali.

Il digitale è il futuro dell’editoria, si dice. E subito si pensa a siti web e tablet.

Ma l’unico digitale buono, capace di generare nel breve periodo ricavi veri per gli editori, è legato all’e-commerce. Alla vendita di prodotti online. Questa sembra essere la regola per tutti gli editori che hanno successo in questo campo, sia che si parli di editori americani, i più entusiasti per tablet e contenuti giornalistici da diffondere nel digitale, sia tra gli editori tedeschi, quelli più attratti dalla possibilità di far soldi vendendo servizi e prodotti online. Tra i primi, Burda e Axel Springer.

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Guide televisive del futuro, Axel Springer e l’operazione TunedIn

TunedIn Media, la società tedesca che ha lanciato la “social Tv” app Tunedin, è stata acquistata oggi dal gigante dell’editoria europea Axel Springer, editore di quotidiani, periodici e proprietario di siti di e-commerce in 36 paesi, a partire dalla Germania.

L’app per iPhone di Tunedin trasforma il guardare la televisione in un’esperienza sociale, perché mette insieme le indicazioni di una guida televisiva, le segnalazioni degli spettatori, gli show più visti, una community, la possibilità di postare su Facebook. Era stata lanciata nel dicembre del 2011 e in aprile era già presente in Germania, Austria, Svizzera. Ma la startup è nata in realtà a New York, a fine 2010, e poi si è trasferita a Berlino, come spiega l’articolo in link alla fine di questo post.

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Nella testa degli editori che ristrutturano i periodici – 2

Leggo che Pietro Scott Jovane, ad di Rcs Mediagroup, ha così commentato il piano di tagli e cessioni di testate della casa editrice: «Sui Periodici ci é stato chiesto di essere precisi, ‘perimetrati’, avendo definito le testate con strategia chiare e facendo chiarezza sull’efficienza». Più in generale, l’obiettivo è «portare Rcs da un mercato difficile con un ruolo leader dell’editoria ad essere i primi attori nel digitale».

Da frasi come questa nasce l’interesse per lo studio di The Boston Consulting Group, multinazionale della consulenza e della ricerca per le imprese, indirizzato agli editori. Come ristrutturare la propria azienda e gestire la transizione al digitale (Seconda parte. Se v’interessa, leggete qui la prima parte). Non sposo questa prospettiva, fornisco un elemento utile, una bussola, per capire cosa ci sta succedendo.

Ci sono editori che si limitano a tagliare i costi. Un aggiustamento inadeguato (dice Boston Consulting).

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Mondadori France, Condé Nast e i periodici su tablet

In Francia cresce la vendita di tablet, che a Natale 2012 avrebbe superato per la prima volta quella degli smartphone. Le aspettative degli editori sono grandi, come dice Mondadori France: è alle porte una Rivoluzione copernicana dei periodici. C’è interesse per le edizioni dei giornali create appositamente per le tavolette, diverse dalle solite copie digitali che replicano il giornale di carta.

Alla luce di questi dati di vendita gli editori francesi sono in fermento. È noto infatti che i possessori di tablet cercano informazione con i loro apparecchi mobili: dopo la messaggistica e i giochi, le notizie sono la principale ragione d’uso dei tablet. Apparecchi che, si badi bene, vengono usati soprattutto a casa e da tutta la famiglia.

Inoltre le versioni dei giornali per tavoletta sono diverse dalle solite copie replica dei giornali, i pdf, o pidieffoni, come li chiamano i giornalisti tra simpatia e compatimento, e aprono spazio alla sperimentazione e alla vendita di pubblicità.

In Francia, si ricorda nell’articolo di Le Figaro (che potete leggere attraverso il link riportato alla fine di questo post), si prevede che per la fine del 2013 saranno in circolazione 4 milioni e mezzo di tablet, contro i 3 milioni venduti fino a questo momento.

Le Figaro

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Sugli editori “puri”/ Condé Nast e l’ingresso nella società di pubblicità digitale Flite

A proposito del grido che a volte si leva dalle redazioni quando un editore investe in prodotti non editoriali… Ecco la notizia che Condé Nast ha acquisito l’11 per cento di Flint, una società di pubblicità in area digitale. L’articolo che riporto è uscito il 20 agosto 2012 sul New York Times.

L’editore tedesco Springer ha sviluppato con successo il digitale nell’ultimo decennio, cresciuto del 34 per cento, e ha punti di forza come lo sviluppo di Stepstone, sito per la ricerca di un posto di lavoro, e, in Francia, SeLoger, servizi per la compravendita di abitazioni, e Autoreflex, sito per la vendita e l’acquisto di auto usate.

In conclusione, ecco la lista della spesa di Condé Nast in supermarket non editoriali. «The investment in Flite is one of several deals Condé Nast has made recently» scrive ancora la giornalista del New York Times, Tanzina Vega. «The company has also invested in Trigger Media, which helps create digital media companies and products, and Moda Operandi, a fashion Web site. In April, the company acquired ZipList, a digital and mobile shopping list and recipe service. “We’re thinking about the equity structure with every opportunity that hits our desk,” Mr. Sauerberg said (presidente di Condé Nast)».

E l’apporto del digitale alle vendite di periodici? A due anni dal lancio dell’iPad, si dice nell’articolo, le copie digitali contribuiscono solo per l’1,7 per cento alla circolazione dei magazine americani.

(notizia e interventie stratti dall’articolo di Tanzina Vega per The New York Times del 20 agosto 2012 intitolato «Condé Nast Invests in Digital Advertising Company Flite»).

Condé Nast entra in Flite

M’interessa perché: 1) fa capire che non esistono più (ma quando sono esistiti?) editori puri: finiamola con questo mantra, cari colleghi, quando si vogliono accusare gli editori; ci sono stati ben altri errori; 2) indica una strada evolutiva per gli editori dei periodici diversa da quella del giornalismo; 3) fa prefigurare un mix di media futuro in cui i periodici ci sono ancora.

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