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Il Ritardo Dei Mensili Nel Digitale

Le copie digitali dei mensili italiani crescono lentamente. Le diffusioni a volte addirittura arretrano. Seguendo le logiche della promozione degli abbonamenti. Perché a guidare il processo è ancora la carta

Ho riassunto in una tabella gli ultimi cinque mesi di diffusioni digitali dei mensili italiani. Naturalmente molte altre testate propongono abbonamenti e singole copie digitali: ho scelto tra quelli a tiratura più alta. La fonte è Ads.

Diffusioni digitali dei mensili italiani 2013-2014 (andare al link per vedere la tabella interattiva).

Copie digitali dei mensili italiani

Analogamente a quel che si diceva ieri per le copie digitali dei settimanali, c’è un ritardo. Talmente evidente da assomigliare a un flop, come si sostiene negli Stati Uniti, quando si parla dello stesso fenomeno.

La colpa, però, non è di una scarsa propensione degli italiani a comprare tablet. Uno studio internazionale, uscito oltre un anno e mezzo fa, faceva vedere come gli italiani siano tra le nazioni più interessate all’iPad e ai tablet.

La crisi ha congelato la diffusione di questo device mobile, la prima scelta cade sullo smartphone e l’appuntamento con i giornali digitali è al momento rinviato.

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Lezioni Dalle Diffusioni Digitali Dei Giornali

Quante copie digitali vendono le riviste inglesi. E il valore dei loro lettori (lezioni per l’Italia)

Sono usciti i dati sul numero di copie vendute dai periodici britannici nella seconda metà del 2013. Per la prima volta vengono sommate copie digitali e copie print, cartacee.

Succede anche in Italia e Stati Uniti, il cambiamento procede con lo stesso passo: vengono conteggiate solo le copie “replica”, identiche (concessi minimi aggiustamenti) al prodotto dell’edicola.

Facendo il confronto con l’Italia, si vede come le copie digitali vendute in Gran Bretagna siano un numero più basso, come prevedibile viste le differenze demografiche.

Ma ci sono lezioni da trarre.

Il titolo più venduto è T3, 22.319 copie digitali (in Italia Io Donna e D di Repubblica vendono quasi 100.000 copie, Sorrisi e Canzoni oltre 30.000): rivista di gadget e tecnologia per tutti.

Segue Economist, edizione europea, con 17.000 copie.

Terzo Stuff, 15.000, anche questo giornale di tecnologia consumer.

L’editore complessivamente più proiettato verso il digitale è Condé Nast: nessuna sorpresa, è un editore americano che investe molto nel cambiamento (Vanity Fair, Glamour, GQ, Vogue, Wired).

Ma quali sono le lezioni?

Prendiamo T3. Il giornale digitale viene venduto a un prezzo di un terzo più basso della copia cartacea. E la pubblicità rende molto meno che sul mezzo tradizionale.

Nel passaggio al digitale, vanno meglio le testate specializzate, con un pubblico ben delineato.

Futuro dei Periodici

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Periodici Usa, L’Edicola Ancora Giù

Meno copie vendute, soprattutto in edicola. E’ la fotografia della seconda metà del 2013 per le riviste americane

Sono usciti i dati sulle vendite dei periodici statunitensi: come sappiamo, le rilevazioni sono semestrali, le ultime riguardano la seconda metà del 2013.

La circolazione cala leggermente: -2%.

Gli abbonamenti (paid subscriptions) sono scesi di appena l’1%.

Le copie vendute in edicola (single-copy sales) sono diminuite dell’11%.

Le edizioni digitali sono cresciute del 37% rispetto al secondo semestre del 2012.

I 380 periodici più diffusi del Paese vendono nell’insieme quasi 11 milioni di copie digitali.

Una (triste) curiosità: il giornale ad aver avuto il maggior incremento, quasi il 30%, è American Rifleman, organo ufficiale della National Rifle Association (quelli delle armi).

Futuro dei Periodici

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Mensili, Copie Vendute Settembre 2013

Ho visto i dati ufficiali sulle diffusioni dei mensili nel mese di settembre 2013.

Sono quasi tutti dati negativi, in calo. Tra le eccezioni di rilievo, solo Wired (+4%) e Vogue (+38%). Ma anche Al Volante, For Men, Gardenia, Gente Motori, Panoramauto.

Interessante il confronto con lo stesso mese di un anno fa.

Tra le poche testate a poter vantare un miglioramento vero rispetto al difficile 2012 c’è Wired (+23%). E, rilevanti, For Men, Gente Motori. La maggior parte degli altri mensili ha cali anche del 15, 20, 25%. E oltre.

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Settimanali, Copie Vendute Ottobre 2013

Ho visto i dati sulle diffusioni dei settimanali nel mese di ottobre 2013.

Rispetto al mese prima sono quasi tutti segni negativi, che indicano un calo.

Poche le eccezioni. Tra le riviste che guadagnano o tengono ci sono alcune testate di cucina, Gente, Panorama (+15%), Sorrisi e Canzoni.

Vanno male soprattutto le testate di gossip.

Forse la cosa più interessante di questo mese è il confronto con le diffusioni del 2012.

I settimanali più conosciuti che possono vantare un miglioramento sono Gente, Chi, Vanity Fair. E l’ottobre di un anno fa era stato difficile.

La ripresa è lontana.

Futuro dei Periodici

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Negli Usa Aumentano i Lettori di Periodici

Negli Usa aumentano i lettori dei periodici. Sempre più persone dicono di aver letto un giornale, sfogliato la copia digitale, visitato il sito web. Premio di consolazione per il calo di vendite in edicola? Già, perché il vecchio metro del successo delle riviste è in crisi. Un fenomeno osservato da tempo

PIÙ LETTORI Una ricerca di GfK MRI sui consumi degli americani, come riportato sul sito della rivista AdWeek, evidenzia che il numero di lettori di periodici negli Usa è aumentato dell’1,6% rispetto all’autunno del 2012. Vengono presi in considerazioni sia i lettori del giornale cartaceo sia quelli della copia digitale. Non i visitatori dei siti. Per cui il dato è in qualche modo sottostimato.

I lettori della carta sono aumentati dell’1,1%. Quelli sul digitale del 49%. Ma chiaramente le copie su tablet pesano poco come numero assoluto, seppur in vertiginosa crescita. Ci si ferma all’1,6%.

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In Francia Aumentano i Lettori di Giornali

In Francia i giornali conservano il loro pubblico. Grazie a tablet e smartphone, che compensano il calo dei lettori della carta. A conferma che gli editori devono puntare su più canali. E alla difesa del brand

AUMENTANO I LETTORI Già, la Francia. Ma questa osservazione è stata fatta, su questo blog, a proposito del mercato americano e australiano. Si vendono meno copie dei giornali ma rimane stabile, o aumenta, il numero dei lettori. Insomma, il nome del giornale, il brand, rimane forte. Una buona premessa per il futuro. A differenza di quanto è avvenuto in Italia nei primi 6 mesi del 2013, quando abbiamo assistito a un forte calo delle copie e dei lettori (una tendenza che forse si sta invertendo).
Vediamo la notizia di questi giorni. E’ riportata da Le Monde. In un anno i lettori di giornali su mobile (tablet e smartphone, fondamentalmente) sono aumentati del 24% tra luglio 2012 e giugno 2013 (rispetto allo stesso periodo dell’anno prima). Lo dice Audipresse One (sondaggio su oltre 35 mila lettori). Di conseguenza i lettori dei giornali sono aumentati complessivamente dello 0,4%, sommando stampa e digitale.
MULTIREADING Il digitale ha tenuto stabile il lettorato. Anche se si assiste al fenomeno del multireading: il 54% di coloro che leggono su tablet, guardano anche i giornali di carta.
Si sottolinea la forza del mobile. Il numero di lettori su tavoletta è cresciuto in un anno di 2,5 volte. Circa 8,6 milioni di persone sono “attrezzate”: possiedono o si fanno prestare la tavoletta. Mentre i lettori su sito web sono cresciuti di appena il 3%.
DIFFUSIONI IN FRANCIA Bisogna però aggiungere che in Francia i periodici hanno perso in un anno solo lo 0,6% delle copie vendute. E dei lettori che pagano per leggere la copia in loro possesso (mentre i lettori di cui parlavamo sopra includono anche coloro che si fanno prestare il giornale o lo leggono gratis su internet).
lemonde
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Cosa succederà ai periodici nei prossimi 5 anni (previsioni di PwC)

Rilettura approfondita del rapporto con le previsioni 2013-2017 sui media italiani. Faccio il punto sui periodici: spesa degli italiani, investimenti pubblicitari, cause del ridimensionamento, occasioni di sviluppo

LE RIVISTE RIMANGONO IMPORTANTI Ho capito questo, rileggendo il rapporto di PwC, società internazionale di consulenza. Che i periodici, quanto a capacità di farsi leggere dagli italiani e di raccogliere pubblicità, diventeranno un mondo ancora più piccolo di quanto non siano nel 2013. La spesa complessiva su questo media in Italia (copie in edicola, abbonamenti, annunci) passerà da circa 2 miliardi di euro a circa 1,5 miliardi nel 2017. Ma le riviste di carta, e le loro estensioni digitali, resteranno comunque una forma di intrattenimento e comunicazione rilevante per il giro d’affari complessivo, seppur ridimensionato rispetto al 2008. Inferiore a tv, gioco (lotterie e azzardo, anche online), quotidiani, libri, internet. Ma superiore a cinema, musica, radio.

PESERANNO MENO Il nostro paese è più di altri legato a questa formula giornalistica, come rivela il confronto con il resto dell’Europa (il settore media e intrattenimento italiano è il 9,2% del totale europeo; ma i periodici italiani sono il 9,7% del totale europeo). Le edicole sono piene di riviste. Ma, rispetto ad altre forme di intrattenimento, arretreranno di molto da qui al 2017. Più di tutte le altre (un calo del 5,8%, superiore a quello dei quotidiani. Gli altri settori, invece, cresceranno nei prossimi 5 anni, con eccezione di libri e musica: tv, internet, gioco, cinema etc etc).

Una delle ragioni, spiegano gli analisti di PwC, è il peso delle copie vendute in edicola: a causa della crisi, la gente ha speso meno e c’è stato il tracollo delle diffusioni. Gli abbonamenti, un canale poco rilevante in Italia, reggono invece meglio, perché la gente tende a rinnovare le sottoscrizioni. O comunque non prende decisioni di settimana in settimana, o di mese in mese, come per i prodotti in edicola. Lo si è visto negli Usa, dove le copie vendute in abbonamento sono 9 su 10, e difatti non si è registrato un crollo delle diffusioni. Ma nel nostro paese le tariffe postali, e la qualità del servizio di consegna a domicilio, scoraggiano gli editori dall’investire in questa direzione. Non è un investimento: è una perdita.

COME MIGLIORARE Come reagire? Il rapporto contiene solo due indicazioni. La prima sulle copie digitali delle riviste. Ha senso proporle anche se non compenseranno il calo in edicola. Consentono infatti di raggiungere lettori benestanti, che si possono permettere l’acquisto di tablet, dunque un pubblico appetibile come target pubblicitario. La seconda raccomandazione riguarda la creazione di community intorno ai siti e alle app e all’attività social delle riviste, il digitale. Solo così i periodici resteranno un media rilevante.

Ma queste sono solo previsioni. E sarebbe bello riprendere i rapporti di PwC degli anni passati e vedere di quanto si siano avvicinati alla realtà.

Rapporto PwC: i media tra 2013-2017.

Futuro dei Periodici

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Edicola, fermata la perdita di copie – Dati Ads luglio 2013

Settimanali e mensili hanno ripreso a vendere in edicola, dopo mesi di risultati negativi. Lo dicono i dati sulle copie rilevate da Ads.

CONFERMA Viene confermato anche dalle rilevazioni del mese di luglio il trend favorevole che abbiamo visto nei due mesi precedenti. Si è passati da poche testate a un gran numero di settimanali e mensili che recuperano copie vendute, mese su mese.

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Perdere copie ma conquistare mercato – Riflessioni su un editore francese

Il principale editore di periodici francese, Lagardère, punta a guadagnare quote di mercato. A prendere il posto dei suoi concorrenti. Anche se per il momento perde copie e pubblicità. Come tutti

I PERIODICI HANNO FUTURO La notizia su Lagardère aiuta a fare un confronto con l’Italia, a capire che le difficoltà della stampa nel nostro Paese non sono un unicum. Al tempo stesso, l’editore francese fa vedere che si può portare avanti una politica di lanci mirati. Un segnale che il settore, seppur ridimensionato, non sarà smantellato.

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Migliorano le vendite dei settimanali – Dati Ads giugno 2013

Più copie vendute in edicola per le riviste settimanali italiane. Sembra prendere consistenza un’inversione di tendenza. Bisogna ora attendere l’autunno per vedere se si tratta di un fenomeno legato al periodo di vacanza estivo.

Prima Comunicazione ha pubblicato i dati Ads sulle diffusioni di quotidiani, settimanali e mensili nel giugno 2013. Molti settimanali mostrano un segno positivo nelle vendite in edicola. Viene confermata una tendenza emersa due mesi fa, che ora si allarga a numerose testate. A una rapida analisi, le riviste con le performance migliori, vicine o superiori al 20%, sono Gioia (ha fatto un restyling in maggio), Motosprint, Novella 2000 (testata ceduta a fine giugno da Rcs), Settimanale Nuovo. Vanno bene anche Diva e Donna, Donna Moderna, Gente, Grazia, Di Più.

Ma il nuovo modo di rilevare i dati Ads, mese su mese, apparso di recente, presenta spesso oscillazioni rilevanti nel breve periodo, legate a promozioni, rilanci, periodi di vacanza e ferie dei lettori (che incoraggano la lettura delle testate più orientate allo svago). Pertanto è necessario attendere le prossime rilevazioni per verificare se davvero gli accenni di ripresa nelle vendite segnalano il superamento della crisi.

Primaonline: diffusioni periodici nel giugno 2013.

Primaonline

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Il modello del New York Times, i periodici, i media

Tre pennellate nell’acquerello di come cambiano periodici e media.

Riprendo tre passaggi di un intervento di Ken Doctor, consulente americano che si occupa dei media, uscito su Nieman Journalism Lab, sito che per me e’ un punto di riferimento sui cambiamenti nel giornalismo (e’ un laboratorio legato alla universita’ di Harvard).

Parliamo di periodici e media, ma Ken Doctor analizza i risultati semestrali del New York Times, i ricavi, le novita’ in quella che e’ una delle testate che reggono la fiaccola del passaggio progressivo al digitale. Modello di business cercasi, come dicono gli esperti; e il Times ci sta provando, a trovare un modo per tenere in piedi il giornalismo.

Torniamo a noi.

Prima pennellata. Il New York Times cerca nuovi modi per fare ricavi stabilendo alleanze con societa’ che forniscono contenuti, thid-party, come si dice in gergo. Contenuti che non vengono prodotti dalla redazione ma comprati gia’ confezionati allo scopo di arricchire l’offerta digitale e del sito. Non e’ crescita organica. Per cui il Corriere della Sera o una rivista italiana non fa tutto in casa: compra all’esterno, stringe alleanze. Un futuro promettente per service e produzioni video. O intese tra gruppi editoriali della carta e gruppi televisivi: pronto?! In Italia ci sono per caso editori che possiedono giornali e tv, o che hanno appena fatto acquisti in tal senso?

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Annotazioni sulla qualità dei giornali (partendo dal Lucignolo di Mediaset)

Ci sono due partiti. Quello di chi sostiene che la crisi della carta stampata sia anche dovuta alla sempre più scadente qualità delle riviste. E il partito di chi pensa che, proprio perché le difficoltà economiche hanno ridotto l’importanza della pubblicità nei giornali, come fonte di guadagno, l’attenzione al lettore sia cresciuta.

Questo post apparentemente non c’entra nulla con i periodici, il tema del blog. Ma facendo un giro più lungo del solito, alla fine arriverò a parlare anche di riviste.

Ho letto una serie di articoli sulla prossima stagione televisiva di Mediaset. Si parla dei programmi che andranno in onda dall’autunno, quelli consolidati, le novità, la revisione di formule storiche.

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Qualcosa sta cambiando in edicola? Dati sulle vendite di periodici

Riprendo le ultime tabelle con le copie vendute dei periodici, dunque i settimanali nell’aprile 2013 e i mensili nel marzo 2013. Sono stati rilasciati da Ads e pubblicati da Prima Comunicazione.

Tre rapide considerazioni.

Guardando ai dati dei settimanali, vedo ancora moltissimi segni “meno” sulle copie vendute. Ma per la prima volta, dopo molti mesi, si vede anche qualche risultato decisamente positivo. Come il +19,9% della rivista di gossip Chi. E l’incredibile +151,2% di Motosprint (probabilmente legato a qualche promozione o evento).

Nei mensili, la situazione è più mossa. Per un’Amica che fa -11,8% ci sono AD +18,6%, Dove +30%, Glamour +5,2%.

I dati sulle copie digitali dei nostri giornali vengono spesso guardati con scetticismo. Certo, i volumi sono bassi e probabilmente del tutto irrilevanti ai fini del buon andamento di una casa editrice. Ma anche qui noto qualche dato interessante nei mensili. Ci sono incrementi percentuali anche notevoli da febbraio a marzo, soprattuto tra i primi in classifica.

MENSILI DIGITALI MARZO 2013

Nei settimanali, dove le copie vendute sono davvero pochissime, se si escludono gli inserti dei quotidiani, sottolineo la performance di Vanity Fair, cresciuto del 27% in un mese, con 14.990 copie.

SETTIMANALI DIGITALI APRILE

Primaonline: settimanali, APRILE 2013.

Primaonline: mensili, MARZO 2013.

Primaonline

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Il futuro dei periodici fino al 2017 – Entertainment & Media Outlook di PwC

Una ricerca importante, l’Entertainment & Media Outlook di PricewaterhouseCoopers (PwC), descrive il futuro economico dei periodici americani da qui al 2017. Il calo dei ricavi da copie vendute, il calo della pubblicità, la crescita del digitale, non sufficiente. E qualche sorpresa.

La crisi continua. L’articolo di Adweek che sintetizza l’Outlook di PwC dice che non c’è alcuna ripresa dietro l’angolo per i periodici. Il mercato continuerà a scendere nei ricavi da copie vendute e nella raccolta pubblicitaria. Questa previsione vale per gli Stati Uniti, Paese che ha risposto meglio e più rapidamente dell’Italia alla crisi economica. Il declino dei periodici si conferma, dunque, strutturale. Non abbiamo ancora visto tutte le conseguenze. Viene confermata la “narrativa” corrente secondo cui i lettori e gli inserzionisti grandi e piccoli stanno migrando verso il digitale e verso altre modalità di accesso all’informazione.

Il mercato dei periodici consumer americani (le riviste come Time e Cosmopolitan) vale nel 2012 24 miliardi di dollari ma scende a 23 miliardi di dollari nel 2017. Dalla crisi del 2009 si è registrata una lieve ripresa, ma il mercato continuerà nel suo complesso a calare con l’abbandono della carta da parte di lettori e inserzionisti.

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Negli Stati Uniti aumentano i lettori dei periodici – Dati sulla readership primavera 2013

Negli Stati Uniti sale il numero dei lettori, l’audience dei periodici, al contrario dell’Italia, dove il lettorato dei periodici è in discesa. Vi chiedo di dare un’occhiata ai numeri ma anche al tipo di testate che ottengono le performance migliori. Incluse quelle che vendono di più in ambito digitale (tra cui Tv Guide).

Il Survey of the American Consumer di GfK MRI dice che l’audience complessiva dei periodici statunitensi è cresciuta in un anno del 3%, raggiungendo 1,2 miliardi di lettori. Ricordo che questo numero somma i lettori di tutte le riviste, sia quelli che acquistano o ricevono in abbonamento la testata, sia quelli che la trovano in casa, perché comprata dai familiari, o in luoghi pubblici (il barbiere…).

L’articolo di Adweek elenca i titoli a maggiore crescita, tra cui (tenetevi forti) Diabetes Forecast, Yoga Journal, Psychology Today. Tante testate che parlano di cibo, da Food Network Magazine a Eating Well. Ma anche The Atlantic, The Economist, New York magazine e The New Yorker.

Perdono in maniera rilevante i giornali di moda e i maschili (American Hunter, Golf Digest, Maxim).

Nel digitale si osserva che la percentuale è ancora una frazione ridotta delle letture complessive, 1,4% del totale, con crescita annuale dell’83% a 16,9 milioni di lettori. Osservo che tra i più letti in versione digitale c’è Tv Guide, con 705.000 lettori: un buon segno per le guide televisive, giornali che hanno un futuro segnato ma continuano a vendere moltissime copie e dunque sono uno degli assi portanti di qualsiasi editore abbia un titolo in quest’area. La crescita nel digitale indica una strada per queste testate.

La domanda vera, tuttavia, è questa: perché il numero di lettori aumenta e le copie vendute in edicola calano vertiginosamente? E per quale ragione si calcola la readership? Al primo quesito è arduo rispondere. Mentre il secondo mi fa venire la voglia di dire che gli editori raccolgono stime sulla audience complessiva per dimostrare che i loro giornali sono ancora efficaci a livello pubblicitario (per approfondire, guardate qui: http://www.consterdine.com/articlefiles/42/HMAW5.pdf): nonostante la crisi, continuano a raggiungere fasce larghe di popolazione.

Adweek: l’audience dei periodici statunitensi. 

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Ma voi la fareste una versione per iPad delle riviste italiane? – Diffusioni digitali marzo 2013

Poche copie digitali vendute nel marzo 2013 per i periodici italiani. Meno di quel che sembra, se considerate che Io Donna e D – La Repubblica delle donne sono trainate dai quotidiani cui vengono allegate per un piccolo sovrapprezzo. E allora domandiamoci: ma voi la fareste un’edizione per iPad delle riviste italiane? Una versione appositamente disegnata per il tablet, con un’intera redazione grafica dedicata all’impresa? Calcolato a spanne il rapporto tra costo e copie vendute, direi che è meglio lasciar perdere, per il momento.

Questo il link alla tabella sulle diffusioni digitali.

http://www.primaonline.it/wp-content/plugins/Flutter/files_flutter/1368092779Classifica_Ads_sett_marzo13.xls

Prima comunicazione: copie digitali dei periodici italiani nel marzo 2013.
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Il college di moda e design di Vogue – Nuove fonti di ricavo per i periodici

Condé Nast, la casa editrice americana di riviste patinate, ha aperto una scuola di moda a Londra. L’iscrizione ai corsi è costosissima. L’idea rientra in quella serie di attività che gli editori di giornali provano ad avviare per cercare nuove voci di guadagno. Le vendite dei periodici e la raccolta di pubblicità, infatti, stanno calando ovunque, dall’Italia agli Stati Uniti.

Il Condé Nast College of Fashion & Design, di cui parla il New York Magazine (guardate il link a fine post: c’è l’intervista al direttore della scuola), è stato aperto due settimane fa a Londra. Due i corsi attivi: il Vogue Fashion Certificate, della durata di dieci settimane, e il Vogue Fashion Foundation Diploma, che richiede un anno di frequenza.

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Quanto vendono i quotidiani americani – I dati al 31 marzo 2013

La diffusione media dei quotidiani statunitensi è diminuita su base annua dello 0,7%. Ma in questi numeri vengono spesso conteggiate le copie digitali date gratuitamente con l’abbonamento al giornale di carta. Gli abbonamenti solo digitali, invece, equivalgono al 19,3% delle diffusioni complessive, in crescita del 14,2%. Sono i dati rilasciati ieri dalla Alliance for Audited Media, l’Ads americana.

Primo quotidiano degli Usa si conferma il Wall Strett Journal con 2,4 milioni di copie, su del 12% rispetto al 31 marzo 2012.

Al secondo posto sale il New York Times, che vende 1,9 milioni di copie, in crescita del 18%. Il giornale ha le diffusioni digitali più alte con 1,1 milioni di copie.

Scivola al terzo posto il quotidiano di Gannett Co., lo Usa Today, che ha perso in un anno il 7,9% dei lettori e si ferma a 1,7 milioni di copie al giorno.

Qualche giorno fa erano usciti i conti del primo trimestre.

Wall Street Journal: quanto vendono i quotidiani Usa.

The-Wall-Street-Journal

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Perché le donne leggono periodici digitali

Buone notizie per i periodici. Le donne iniziano a leggere le versioni digitali dei giornali. Il merito è dei nuovi tablet con lo schermo piccolo che sta in borsetta o in una tasca dei jeans: si chiamano 7 pollici. Una strada da percorrere per i magazine, anche se la crescita delle copie digitali vendute è molto lenta. Se lo è in America, figuriamoci in Europa, dove il numero di tablet in circolazione è dieci volte inferiore.

Ne ha parlato una vecchia conoscenza di questo blog, David Carey, presidente dei magazine di Hearst negli Usa (Cosmopolitan è la testata principale della casa editrice), viso simpatico, che vi ho fatto conoscere anche attraverso una videointervista.

Carey, in una conferenza, ha spiegato che gli abbonamenti digitali ai giornali fino a oggi non sono decollati, soprattutto tra le lettrici. Ma le cose stanno cambiando grazie all’arrivo di schermi dalle dimensioni più piccole.

I tablet da 10 pollici sono stati acquistati in prevalenza dai maschi, che li utilizzano, tra l’altro, per leggere i quotidiani. Sono i normali iPad che vedete in giro.

Invece i 7 pollici, apparecchi dalle dimensioni ridotte, che stanno anche in una tasca dei pantaloni, come il nuovo iPad e uno dei Nook, stanno allargando alle donne la platea dei lettori.

Tutto questo va inquadrato in modo corretto. Negli Stati Uniti, paese all’avanguardia nel digitale dei giornali, gli editori ricavano solo il 3% dei fatturati dalle versioni per tablet dei periodici. Carey dice che spera di raggiungere il 10% entro il 2016: tre anni.

Nel frattempo l’editore ritiene che i giornali di carta continuino ad avere un ruolo di primo piano nel business. Carey pensa che l’immagine dei periodici sia stata ingiustamente intaccata dal drammatico declino dei quotidiani (quotidiani di carta). Ed obietta che i periodici continuano a godere di grande presa e popolarità tra le donne, cosa che rende forte la posizione di Hearst.

Il Punto: perché i periodici hanno una prospettiva di crescita nel digitale.

paidcontent: anche le donne leggono giornali digitali

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Compleanno digitale per il Financial Times

Autorevole, britannico, uno dei giornali più antichi, il Financial Times festeggia oggi i 125 anni sotto il segno del digitale.

La storia di questo quotidiano va approfondita. Leggete l’articolo del New York Times (riportato in link alla fine di questo post).

Le copie in edicola stanno calando vertiginosamente, la pubblicità fa acqua, ma le copie digitali sono in rapida crescita e questo, nonostante i tagli al numero dei giornalisti, ha garantito la sopravvivenza della testata. Come altri quotidiani, per il FT si può dire che è al tempo stesso un prodotto di successo, grazie al digitale, e un giornale che può essere venduto in qualsiasi momento, a causa del suo precario equilibrio (la pubblicità non va).

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La crisi dei giornali di gossip

Negli Stati Uniti i giornali di gossip stanno andando a fondo. Le notizie sulle celebrities vanno a ruba su Internet, ma l’informazione digitale, con i suoi tempi rapidi di propagazione, brucia le riviste che si occupano delle star dello spettacolo, di Tom Cruise, Rihanna, Kelly Clarkson. Un destino che accomuna il giornalismo del pettegolezzo e quello delle hard news, le notizie sulla politica e la cronaca.

I giornali che si occupano di celebrities e di lifestyle hanno subito pesanti cali nelle vendite in edicola, secondo l’ultimo rapporto di Alliance for Audited Media, di cui si è occupato questo blog. Tutti i settori dei magazine sono stati colpiti dalla riduzione delle diffusioni, ma i giornali gossipari pagano il prezzo più alto.

People flette del 12,2% nel secondo semestre del 2012, dopo un calo del 18,6% nella prima metà dell’anno. Altri lo seguono. In Touch Weekly, Us Weekly, Life & Style e Star Magazine (quest’ultimo perde il 21% delle copie in edicola).

La causa? Oltre alla crisi economica, pesa il cambiamento nel modo in cui la gente consuma le notizie. Con la diffusione dei tablet e degli smartphone, e la presenza capillare dell’informazione online, qualsiasi indiscrezione o scoop sulla vita delle star viene subito “catturata” dalla Rete e propagata in tutte le direzioni attraverso i social media. Quando il giornale arriva in edicola, la notizie è già vecchia. Bruciata.

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Calano dell’8,2% le vendite dei periodici americani

Le copie vendute in edicola calano dell’8,2%. Questo è l’indicatore più attendibile di come va il mercato, visto che gli abbonamenti possono essere proposti a prezzi stracciati, quando non vengono dati in omaggio. La crisi della carta stampata continua, seppur con minore asprezza rispetto all’Europa (e all’Italia).

Sono usciti i dati sulle diffusioni dei periodici americani nella seconda metà del 2012: negli Stati Uniti la misurazione non avviene mese per mese, come in Italia, ma ogni semestre. Li ha pubblicati l’Alliance for Audited Media (equivalente dell’Ads italiana).

Per le 402 testate sottoposte al monitoraggio, il numero di copie vendute complessivamente, in edicola e in abbonamento, è sceso dello 0,3%. Ma gli abbonamenti salgono dello 0,7%, mentre i giornali in edicola flettono dell’8,2%.

Allo stesso tempo sono usciti dati sulle copie digitali dei periodici vendute nel secondo semestre del 2012: potete leggerli in un altro  post di Futuro dei Periodici.

Nella prima tabella qui sotto potete vedere l’andamento in edicola dei 25 principali magazine americani. Testate conosciute anche in Italia hanno forti cali: Cosmopolitan, People, Glamour, Vanity Fair.

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Copie digitali dei periodici vendute negli Usa

Sono usciti i dati sulle copie digitali dei periodici americani. Li ha diffusi l’Alliance for Audited Media (equivalente della nostra Ads).

Il 65 per cento dei giornali ha una replica digitale, ma queste edizioni equivalgono ad appena il 2,4 per cento delle copie vendute, circa 7,9 milioni di copie.

 

Pochissimo.

In compenso alcuni titoli hanno registrato una crescita fortissima. Ecco i 25 più venduti.

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Sarà lento il passaggio dei periodici al digitale

La transizione dei periodici al digitale? Sarà più lenta del previsto. Lo dice uno dei principali editori australiani. Che riporta al centro del processo il lettore.

Una doccia fredda per gli entusiasti del passaggio al digitale. Peter Zavecs, Direttore commerciale di Pacific Magazines, editore che pubblica tra gli altri Marie Claire, InStyle, Men’s Health, prevede che le versioni digitali delle proprie testate saranno solo il 10% del venduto entro cinque anni (del 10% entro il 2015 parla invece il Wall Street Journal, ripreso alcuni giorni fa da questo blog). Meno di quanto si augurano altre case editrici. L’obiettivo del digital-only, giornali che esistono solo in formato digitale, si allontana.

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I limiti delle app dei periodici

In questo pezzo di Techvibes si spiega perché la maggior parte degli editori di periodici crea copie digitali che sono l’esatta replica del giornale di carta.

Senza multimedialità, a basso tasso di interattività, con pochi elementi aggiuntivi, come i video.

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La crisi dei giornali vista dal Giappone

Sulla scia della chiusura di Newsweek, il quotidiano giapponese Japan Times, fondato nel 1897 e scritto in lingua inglese, si interroga sullo stato di salute della stampa nazionale.

L’edizione giapponese di Newsweek, lanciata nel 1986, non chiuderà. Le diffusioni della testata sono scese da 54 mila nel 2009 a 39 mila nel 2012.

Ma tutte le testate sono in sofferenza: tabloid, newsmagazines (settimanali dedicati alle hard news: politica e cronaca), periodici economici e i cosiddetti jōhō-shi, giornali di intrattenimento. Gli unici che sembrano passare indenni attraverso la crisi sono le pubblicazioni patinate legate alla moda e rivolte prevalentemente a un pubblico di donne giovani. Reggono anche le guide televisive.

Inoltre il numero di periodici che ha chiuso le pubblicazioni prevale dal 2006 su quello dei lanci.

Nessun periodico supera il mezzo milione di copie. Shukan Gendai dell’editore Kodansha è cresciuto di 55 mila copie rispetto al 2009. Gli altri perdono. 

Nell’articolo, il calo dei magazine viene messo in rapporto con il crollo nella vendita dei libri e la chiusura di librerie. La casa editrice Takeda Random House è in bancarotta. Si prevede una riduzione del 30 per cento dei titoli stampati. In Giappone chiudono in media mille librerie all’anno.

Nei primi dieci mesi del 2012 i periodici hanno perso il 3,9% delle diffusioni. I ricavi sono scesi del 6,6%, sotto la soglia psicologica del trilione di yen.

Si cita un articolo intitolato: «Il futuro dell’industria dei periodici, per cui è arrivato l’inverno» (titolo molto giapponese). L’autore osserva che da tempo alcuni grandi editori sostengono i magazine con i profitti della vendita di fumetti. Altra importante stampella è stata la pubblicazione a puntate di racconti di scrittori famosi, poi raccolti e riproposti come libri.

La domanda conclusiva è:

“Isn’t there anything else publishers can do but sit there and contemplate the demise of magazine culture?”

M’interessa perché: 1) in tutto il mondo ci si fa le stesse domande; 2) aiuta ad avere un quadro più ampio ancora della crisi dei periodici; 3) c’è la curiosità di scoprire che in Giappone i magazine vengono sostenuti con la pubblicazione di romanzi a puntate. A ciascuno il suo, l’Italia allega ai giornali cd, libri, dvd, borsette, bustine di thè.

Japan Times: la crisi dei giornali vista dal Giappone

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Periodici, il calo della pubblicità e delle copie vendute

Non è il dato finale dell’anno, ma quasi ci siamo. Ieri l’Osservatorio stampa delle Concessionarie di pubblicita’ (Fcp) ha disegnato il quadro della raccolta pubblicitaria sulla carta stampata nei primi 11 mesi del 2012. Complessivamente il calo è del 17 % a fatturato. I periodici, però, vanno meno bene della media. Complessivamente perdono 17,2% a fatturato e il 13,2% come spazio (le pagine di pubblicità). Con questa differenziazione. I settimanali vanno peggio, con fatturato a -19,9% e spazio a -12%. I mensili fanno -14,1% a fatturato e -15% a spazio. Nel complesso, i quotidiani riportano meno danni della media, i quotidiani gratuiti sono crollati, i periodici si trovano nel mezzo.

Sono dati da affiancare a quelli delle copie vendute e degli abbonamenti, usciti qualche giorno fa su Prima comunicazione online. Anche di questo lascio il link.

Borsa italiana: male la pubblicità nella stampa

Prima Comunicazione: vendite giornali Ads

 

 

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Studio sulla sostenibilità dei giornali digitali

Una analisi di 69 startup giornalistiche in dieci Paesi, tra cui l’Italia, per capire come riescano a stare in piedi e a far soldi i giornali digitali. Non sono i lettori a sostenere finanziariamente le testate ma la pubblicità e una varietà di altre fonti di ricavo. Lo spiega uno studio intitolato «Chasing sustainability on the net» ripreso oggi da Nieman Journalism Lab

L’analisi, frutto di un progetto chiamato Submojour (sustainable business models for journalism), condotto da un gruppo di ricercatori, prova a spiegare come i giornali delle startup, società nate di recente con lo scopo di farsi largo nel digitale, riescano a sostenersi da soli, senza sovvenzioni, senza contributi per la carta, etc etc (è uno sberleffo, scusate), grazie a specifiche fonti di guadagno.

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Mondadori France, Condé Nast e i periodici su tablet

In Francia cresce la vendita di tablet, che a Natale 2012 avrebbe superato per la prima volta quella degli smartphone. Le aspettative degli editori sono grandi, come dice Mondadori France: è alle porte una Rivoluzione copernicana dei periodici. C’è interesse per le edizioni dei giornali create appositamente per le tavolette, diverse dalle solite copie digitali che replicano il giornale di carta.

Alla luce di questi dati di vendita gli editori francesi sono in fermento. È noto infatti che i possessori di tablet cercano informazione con i loro apparecchi mobili: dopo la messaggistica e i giochi, le notizie sono la principale ragione d’uso dei tablet. Apparecchi che, si badi bene, vengono usati soprattutto a casa e da tutta la famiglia.

Inoltre le versioni dei giornali per tavoletta sono diverse dalle solite copie replica dei giornali, i pdf, o pidieffoni, come li chiamano i giornalisti tra simpatia e compatimento, e aprono spazio alla sperimentazione e alla vendita di pubblicità.

In Francia, si ricorda nell’articolo di Le Figaro (che potete leggere attraverso il link riportato alla fine di questo post), si prevede che per la fine del 2013 saranno in circolazione 4 milioni e mezzo di tablet, contro i 3 milioni venduti fino a questo momento.

Le Figaro

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Periodici / Non solo tagli e chiusure: si fa la guerra a Google e alle edicole pirata per lanciare il digitale

L’ingegnere Carlo De Benedetti, presidente onorario del Gruppo Editoriale Espresso, ha confermato ieri sera in tv che nel 2013 Repubblica.it diventerà un sito a pagamento. Sarà introdotto un paywall, cioè un sistema di accesso alle notizie online che costringe ad abbonarsi per leggere i contenuti o a pagare per i singoli articoli (il più famoso esempio di paywall è del New York Times, un sistema “poroso” che permette di leggere gratuitamente un numero massimo di articoli per utente: poi si paga). «Penso che il futuro sia la carta e il digitale. Le due cose. Indubbiamente la crescita avviene sul digitale, non certo sulla carta. Repubblica.it è il primo sito di news in Italia ed ormai il 20% della pubblicità di Repubblica è sul sito. Quindi per noi è una fonte di profitto» ha detto De Benedetti a La7.

Pagare per l’informazione online. Gli editori italiani, per quanto divisi negli affari e in politica, sembrano aver imboccato tutti insieme, in modo concorde e spesso concordato, la strada della guerra ai contenuti free.
Gli editori in queste ultime settimane hanno detto basta a Google e alle edicole pirata. E’ una controffensiva che mira a contrastare la diffusione gratuita su internet di contenuti giornalistici copiati da testate cartacee (spesso riprodotte per intero in pdf) e da siti d’informazione. Non si vuole fare la fine dell’industria musicale, le case discografiche messe in ginocchio dalla pirateria e dagli mp3.A parte un articolo di Repubblica, dal quale si riceve quasi l’impressione che qualche editore voglia limitare la libertà di espressione sul web (un colpo partito per sbaglio), tutti concordano sul fatto che l’informazione giornalistica sia il prodotto di una attività che richiede impegno, fatica, esperienza, tempo, investimenti, un prodotto che merita quindi di essere protetto e valorizzato. Pagato. Stiamo parlando non delle notizie diffuse dal servizio pubblico, ma di un settore industriale che dà lavoro a migliaia di italiani (dei quali solo una piccola parte ha stipendi stellari, gli altri percepiscono retribuzioni ben al di sotto di quelle di altre professioni con iscrizione all’albo).

Ma non mi voglio limitare a notizie come la denuncia presentata da Mondadori contro il portale russo Avaxhome, dal quale si può accedere gratuitamente ai pdf di quotidiani e periodici italiani e non. La denuncia ha poi portato al sequestro d’urgenza del portale.

Non mi voglio neppure limitare alla notizia della guerra dichiarata a Google dagli editori francesi e italiani e alla proposta di legge in discussione al Parlamento tedesco che propone di introdurre l’obbligo per Google di pagare specifici diritti di copyright per le notizie dei giornali riprese dal servizio Google News.

Osservo un quadro più ampio. Vedo editori che lanciano versioni interattive dei loro giornali da leggere con i tablet, come ha fatto ieri Condé Nast Italia. C’è Mondadori che presenta e promuove un tablet con il marchio Kobo per la lettura su “tavoletta” dei periodici della casa. Più in generale ho l’impressione che l’industria dei periodici abbia deciso finalmente di muoversi verso il digitale e stia preparando il terreno a investimenti in prodotti da distribuire magari nelle edicole virtuali legali come il Newsstand Apple ed Lekiosk, l’edicola virtuale nata in Francia e arrivata qualche mese fa in Italia (tra i primi periodici italiani a essere distribuiti in formato digitale c’è Focus di Gruner und Jahr / Mondadori). Aggiungo infine la notizia che anche il Corriere.it, oltre a Repubblica.it, si starebbe preparando ad adottare un accesso a pagamento ai contenuti giornalistici del sito.

M’interessa perché: 1) si inizia a intravedere una strada per lo sviluppo digitale nei periodici; 2) ipotesi su quel che accadrà nei prossimi mesi.

International Business Times: Repubblica.it a pagamento

Il Sole 24 Ore: guerra alle edicole pirata

s24o

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Francia, i ricchi preferiscono i giornali di carta

Anche in Francia i fedelissimi della carta stampata sono coloro che percepiscono un alto reddito: quadri, dirigenti, professionisti. Una buona notizia per l’editoria dell’Exagone, che deve comunque combattere con le difficoltà della crisi economica e i cambiamenti strutturali del mercato.

Se avete seguito questo blog forse ricorderete che ho già pubblicato un post su questo argomento, ma relativo agli Stati Uniti. Rileggendolo, mi sono accorto che l’istituto che ha condotto la ricerca in Francia è lo stesso che ha fatto l’indagine negli Usa. Ma procediamo con ordine.

Uno studio sull’audience della stampa intitolato Audipresse Premium, realizzato da TNS-Sofres e da Ipsos Media Ct (quello che ha fatto la ricerca in America), ha scoperto che seppur con qualche cedimento la stampa rimane il media di gran lunga preferito tra quadri, dirigenti e percettori di redditi alti, una fascia nella quale si fa rientrare il 7,7% della popolazione transalpina.

Questi ritengono che i giornali siano più affidabili (66%), credibili (63%) e più completi (62%) di televisione, radio e Internet. Sono la fonte d’informazione in cui più si riconoscono e si vedono rispecchiati (48%).

Questi lettori “premium” (termine che può provocare reazione allergica per la connotazione elitaria) sono i più interessanti da punto di vista economico e dunque particolarmente inseguiti dagli investitori pubblicitari.

Cresce anche l’apprezzamento per i tablet (+31,1% di lettori rispetto al 2011).

La ricerca condotta negli Stati Uniti da Ipsos Media aveva stabilito che tra i lettori con un reddito alto (più di 100 mila dollari all’anno) il numero di coloro che nel 2011 avevano acquistato giornali di carta era aumentato del 3,9% rispetto all’anno precedente.
M’interessa perché: 1) è un indizio del fatto che la carta si deve preparare a convivere per lungo tempo con il digitale; 2) la fascia ad alto reddito rimane la più interessante per gli editori, perché permette di raccogliere la pubblicità più “ricca” (ricordiamo che la prima causa della gravissima crisi in cui si dibatte la stampa è il crollo della pubblicità); 3) la diffusione dei tablet continua, continua…
Il punto: come sono cambiate le abitudini di lettura della gente.
Chi lo dice: «Fondé en 1908, Les Échos est un quotidien français d’information économique et financière, propriété du
Groupe Les Échos, pôle médias du groupe LVMH».

lesechos: i ricchi e la stampa

Futuro dei Periodici: i ricchi leggono carta

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Un quiz: indovina qual è il giornale

Un quiz. Su una materia in cui non c’è niente da ridere. Ma questa formula mi aiuta, perché non sono un esperto di editoria, anche se ci lavoro. Non sono uno stratega del marketing né uno stregone del brand. Non ho niente da insegnare a nessuno. Siedo sui banchi e cerco di capire. Proviamo.

Ecco le domande. Dalle risposte riceveremo nuovi indizi per dire se questa crisi (dell’editoria) è globale oppure, al contrario, soprattutto nazionale.

E avremo qualche piccolo elemento in più per dire se è provocata da fattori generali (nuovi media, cambiamento delle abitudini di lettura) o da cause (soprattutto!) locali (difficoltà delle famiglie, rischio uscita dall’euro, editori italiani poco motivati).

1) Quale di questi mercati ha visto un calo nelle vendite dei periodici del 6,7% anno su anno nel mese di settembre 2012?

A: Italia; B: Gran Bretagna. C: Australia.

2) Quale di questi periodici femminili di fashion e lifestyle ha perso, nel mercato di cui si parla alla domanda precedente, il 20,61% delle copie anno su anno nel settembre 2012?

A: Elle; B: Marie Claire; C: Grazia.

3) Quante copie ha perso il giornale di cui parliamo?

A: 20 mila su 100 mila; 2) 45 mila su 225 mila ; C) 12 mila su 60 mila.

M’interessa perché: 1) l’importante è inquadrare bene il problema.

Risposta al quiz: cosa è accaduto al giornale di cui parliamo

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Diffusioni/ Il “venduto” dei mensili italiani nell’agosto 2012

Dopo il post di ieri sui settimanali (Futuro dei Periodici: dati ads settimanali settembre 2012) ecco quello sui mensili. I dati sul “venduto” pubblicati nei giorni scorsi dalla Accertamenti diffusioni stampa (Ads), l’associazione che certifica i numeri forniti dagli editori, sommano le copie vendute in edicola a quelle vendute in abbonamento.

Per i mensili le rilevazioni vengono eseguite ogni due mesi. Con questi dati si mettono a confronto le vendite dell’agosto con quelle del luglio 2012.

Ecco quanto è variato il venduto per i principali mensili. Mi sembra evidente che c’è qualcosa da spiegare. Il numero, nudo e crudo, dice poco dello stato di salute della testate. Probabilmente questo nuovo modo di rilevare i dati, introdotto nell’aprile di quest’anno, va capito meglio. Che senso ha dire che Marie Claire è cresciuta in agosto, rispetto a luglio, del 56,9% mentre For Men Magazine è crollato del 30,6%? Se corrispondenti al vero, queste oscillazioni sono legate a variabili stagionali e di distribuzione, oltre che a interventi sui singoli giornali e alla crisi dei periodici.

Amica +10,7, Brava Casa 0,2%, Casa Facile 1,5, Casaviva 17,1, Ciak 28,7, Condé Nast Traveller -3,3, Cosmopolitan 4,2, Cucina Italiana 6,7, Cucina Moderna 4,6, Dove 21,2, Elle 6,8, Focus 3,9, Focus Junior 29,4, Focus Storia 33,3, For Men Magazine -30,6, Gardenia 2,0, Gente Motori 5, Glamour 30,7, GQ -11, Jack 247,8, Marie Claire 56,9, Max 34,8, Men’s Health 8,4, Myseff 6,8, National Geographic 3,4, Natural Style -7,8, Ok La salute prima di tutto 4,1, Pc Professionale 7,6, Quattroruote -3,7, Silhouette Donna 3,6, Starbene 1,2, Velvet 18,2, Vogue 16,5, Wired 55,8.

La fonte: primaonline.it.

Primaonline: i mensili venduti agosto vs luglio 2012

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Diffusioni/ Quanto vendono i settimanali italiani nel settembre 2012

Parlo sempre degli Stati Uniti. Ma ieri sono usciti i dati ads (accertamenti diffusione stampa) sulle diffusioni dei quotidiani e dei settimanali italiani. Sono rilevazioni che (lo dico ai non addetti ai lavori) spiegano quanto vendono in edicola e in abbonamento le testate.

Questo blog si occupa quasi esclusivamente di periodici. Ecco allora alcuni dati che balzano all’occhio. La variazione percentuale si riferisce alle copie vendute, somma delle vendite in edicola e in abbobamento, confrontate con il mese precedente. Dunque qui si fronteggiano settembre e agosto 2012. I dati sono stime e vengono forniti dagli editori.

A-Anna, -1,3; Chi, – 34,3; D la Repubblica delle Donne, -16,7; Di Più Tv, +6,6; Diva e Donna, -28,7; Donna Moderna, -28,8; Espresso, +1,7; Famiglia Cristiana, -2,3; Gente, -19,9; Gioia, – 8,5; Grazia, -3,5; Io Donna, -14,2; Milano Finanza, +16,1; Il Mondo +16,2; Novella 2000, -53,1; Di Più, -16,3; Oggi, -1,4; Panorama, -4; Sorrisi e Canzoni Tv, +16,3; Sport Week, -23,7; Vanity Fair, -28,3; Venerdì di Repubblica, -4,5; Visto, – 28; Vivere Sani e Belli, -40,9.

M’interessa perché: 1) dà la misura della pesantezza della crisi; 2) ci sono dati contrastanti, tutti da spiegare.

Primaonline: diffusioni settimanali settembre 2012

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Giornali venduti negli Usa, diffusioni a settembre 2012

Grazie alla crescita delle copie digitali i quotidiani Usa hanno tenuto botta al calo delle diffusioni della carta e chiuso il semestre aprile-settembre 2012 con un pareggio sostanziale nelle copie complessivamente vendute o date in abbonamento.

Le copie digitali valgono ormai il 15,3 % sul totale delle diffusioni, in salita di 9,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2011. Questi dati includono, ovviamente, i lettori che usano smartphone, tablet, e-reader o che leggono siti web sottoposti a rilevazione.

Sono i numeri forniti nei giorni scorsi dall’Audit Bureau of Circulations, che certifica le copie vendute e gli abbonamenti negli Usa e in altri paesi (non l’Italia, naturalmente).

La crescita nel digitale ha permesso ad alcuni quotidiani di fare incredibili balzi in avanti. Il New York Times, per esempio, ha registrato un incremento di più del 40% nel totale delle diffusioni quotidiane, passando da 1 milione 150 mila 589 copie nel 2011 a 1milione 613 mila 865 copie nel periodo considerato. Limitandoci al digitale, la diffusione media lunedì-venerdì del NYT è di 896 mila copie, con crescita del 136 % rispetto a un anno fa.

Ma sui conti del New York Times riporto alcuni elementi di cui molto si è discusso. Ci tornerò sopra anch’io, in questi giorni.

Il Gruppo cui fa capo il NYT ha chiuso il terzo trimestre del 2012 con un utile netto in calo dell’85% a 2,5 milioni di dollari. L’anno scorso erano 15,7 milioni di dollari. Ma il dato più preoccupante è la flessione nelle vendite pubblicitarie, scese del 9,8%.

M’interessa perché: 1) mostra come le copie digitali vendute, anche con abbonamento, possano crescere in fretta; 2) le copie digitali compenseranno le perdite di fatturato in edicola?; 3) è in corso una rivoluzione nella pubblicità: la fetta destinata ai quotidiani (e ai periodici?) sarà più piccola.

Il punto: avere un’idea di quel che sta succedendo alla carta stampata e immaginare come se ne uscirà.

NYT: diffusioni dei giornali americani fino a settembre 2012

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«La crisi dell’editoria non esiste!»/1 – Diffusioni

Quando si dice che la crisi dei giornali non esiste, bisognerebbe andare a vedere i dati sulle diffusioni, per ricevere una doccia fredda. Prendiamo quelli dei periodici Usa venduti in abbonamento o in edicola. Allego una tabella con i dati dal 1970 al 2010, anno per anno. Siamo tornati alle copie del 1980: una débacle! La Mpa, Associazione dei magazine media, regisstra sia le copie in abbonamento sia quelle vendute in edicola. Nel 2010 erano 312 milioni 478 mila. Il vertice era stato toccato nel 2000 con 378 milioni 918 mila copie vendute. Un’altra epoca. Ma guardate con attenzione il dato sull’edicola. Nel 2010 si sono vendute 29 milioni 558 mila copie. Mai così bassa. Nel 1980 erano 90 milioni 895 mila.

M’interessa perché: 1) al netto della crisi economica, si coglie il cambiamento strutturale: la gente non compra periodici; 2) nel declino c’è un punto di svolta, dopo il quale il calo di vendite diventa crollo.

Il punto: 1) qualsiasi ragionamento su come affrontare la crisi deve partire dalla consapevolezza della realtà, per quanto dura.

La fonte: «The Association of Magazine Media (Mpa), established in 1919, represents 175 domestic magazine media companies with more than 900 titles, approximately 30 international companies and more than 100 associate members».

Dati diffusioni magazine Usa dal 1970 al 2011

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Pubblicità / I periodici sopravviveranno grazie ai tablet

Stati Uniti. Previsioni sulla raccolta pubblicitaria nei media. Ci sono buone notizie.

Un attimo. Nel 2012 magazine e quotidiani perderanno ancora: del 3 per cento i magazine, dell’8 i newspapers.

Ma si pensa che la diffusione dei tablet darà possibilità di riprersa ai periodici nei prossimi anni.

Oltre il 30 per cento degli accessi a contenuti dei magazine avviene infatti già ora attraverso tablet, e questa è una opportunità per gli editori per incrementare le diffusioni attraverso le edicole digitali.

 

M’interessa perché: 1) dice che i tablet sono una risorsa, non un concorrente, per i periodici; 2) indica le prospettive di ripresa per i prossimi anni.

Il punto: come immaginare il futuro dei magazine e il modo in cui usciranno dalla crisi economica.

Ecco le previsioni di spesa pubblicitaria negli Usa per il 2012.

U.S. Ad Spending

Year-on-year % Change
Current Prices

MEDIA

2012 vs. 2011

TELEVISION
Network

1.0

National Cable

8.0

Spot

12.0

Syndication

1.0

Total TV

7.0

RADIO
Network Radio

3.0

Local Radio

2.0

Total Radio

2.1

MAGAZINES
Consumer Magazines

-3.0

B2B Magazines

-3.0

Total Magazines

-3.0

NEWSPAPERS

-8.0

OUTDOOR
Billboards

3.0

Other Out-of-home

5.0

Total Outdoor

4.3

INTERNET
Display

11.5

Video/Rich Media

29.0

Classifieds

5.0

Paid Search

15.0

Internet Radio

11.0

Podcast

2.0

Social Media

37.0

Mobile

49.0

Total Internet

17.9

CINEMA

5.0

TOTAL MAJOR MEDIA

4.3

 Source: ZenithOptimedia

Media Life: la diffusione dei tablet rilancerà i magazine.

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Francia/ Ecco quante copie digitali vendono i periodici

Date un’occhiata a queste tabelle, sono le diffusioni dei principali settimanali e mensili francesi. Riguardano il primo semestre del 2012. Il dato interessante è quello delle copie digitali, copie replica del giornale di carta vendute nell’edicola online. Fa meglio di tutti Le Monde Magazine, che supera le 16 mila copie digitali. Non molto, non molto.

Journal du net: diffusioni e copie digitali in Francia

M’interessa perché: 1) come per i dati sulle diffusioni Usa (guardate il mio post del 20 agosto 2011), anche in Francia s’iniziano a rendere pubblici quelli delle copie digitali; 2) anche in Francia, come negli Usa, è davvero difficile vedere per il momento nella “copia” digitale una offerta che possa in seppur minima misura compensare le perdite, rilevanti, dell’edicola, del newsstand.

Il punto: riflettiamo su cos’è lo sviluppo digitale dei priodici, se bisogna offrire “giornali” completi o invece puntare su altro, un bouquet di servizi, scambi di opinioni, iniziative e una spruzzata di contenuti giornalistici che alimentano un dialogo con il lettore e rafforzano il brand, allargandone il raggio d’azione al di fuori dell’ambito prettamente giornalistico.

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Diffusioni periodici Usa primo semestre 2012

The Audit Bureau of Circulation ha diffuso nel luglio scorso i dati sulla circolazione dei principali periodici americani. Consiglio di guardare le cifre delle copie digitali, raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2011. Sono calate bruscamente le vendite in edicola (quasi del 10 per cento), tengono circolazione e abbonamenti. Noto che Time diffonde con ogni numero 3,276,000 copie mentre Newsweek fa 1,527,156 copie a settimana, tanto per dire che la formula del newsmagazine non sembra del tutto usurata.

Dati diffusioni periodici Usa nel primo semestre del 2012.

womens-magazines-lead-overall-decline-in-newsstand-sales

M’interessa perché: 1) dimostra quanto il numero di copie pubblicate sia ancora imponente; 2) corregge l’idea che i newsmagazine siano alla frutta; 3) fa vedere come la copia digitale di un magazine possa dare grandi soddisfazioni a un editore.

Il redattore precisa: 1) anche negli Usa il calo delle vendite in edicola preoccupa, visto che gli abbonamenti, rilevantissimi per copie rispetto all’Italia, sono spesso proposti a prezzi stracciati; 2) nel rapporto di luglio vengono per la prima volta diffusi i dati sulle copie elettroniche; 3) l’incremento nella vendita delle copie digitali, raddoppiate, non è comunque incoraggiante per gli editori: preoccupa l’emoraggia nelle edicole, il newsstand.

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Lo stato dell’arte/ Un articolo del New York Times

Tanto per dare un’idea sul punto in cui ci troviamo, leggete questo pezzo del New York Times. Contiene la fotografia di cos’è oggi l’industria dei periodici e riporta riflessioni e paure che tutti noi conosciamo. La notizia di partenza riguarda Newsweek e le difficoltà incontrate dal prestigioso newsmagazine statunitense, per il quale potrebbe presto avvenire la completa conversione al digitale e l’addio al cartaceo.

Ecco come l’autore, David Carr, inizia il pezzo: «Making a weekly newsmagazine has always been a tough racket. It takes a big staff working on punishing deadlines to aggregate the flurry of news, put some learned topspin on it and package it for readers. But that job now belongs to the Web and takes place in real time, not a week later.».

Articolo di The New York Times su Newsweek e l’industria dei periodici.

Mi interessa perché: 1) questo articolo spiega esattamente qual è lo stallo dei periodici; 2) cosa sta succedendo ai newsmagazine come Newsweek; 3) permette, attraverso il confronto con gli Usa, di avere un punto di riferimento per l’Italia: la caduta di diffusioni e pubblicità riguarda tutto il mondo occidentale.

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