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Modello Spotify: Un Nuovo Modo Di Leggere I Giornali

Si diffonde il modello Spotify nei giornali. Per leggere le riviste in streaming online. Senza doversi abbonare alle singole testate

La società svedese Readly lancerà dal prossimo mese un nuovo prodotto per il mercato dei periodici britannici sul modello di Spotify.

Si tratta di un servizio di distribuzione di contenuti in streaming online che consente di accedere alle riviste.

Con un abbonamento all-you-can-eat da 9,99 sterline al mese, sarà possibile leggere tutte le testate settimanali e mensili che aderiscono all’iniziativa, senza limiti per quantità e tempo.

Proprio come avviene con Spotify nella musica.

Il vantaggio per gli editori è di poter ampliare la rete di distribuzione e circolazione dei propri prodotti, e questo può avvenire senza investimenti in nuove piattaforme e infrastrutture fisiche e virtuali.

Si fa “scala”.

I contenuti dei giornali saranno gli stessi di quelli offerti sull’edizione cartacea.

Il modello Spotify inizia ad avere un certo interesse per l’industria dei giornali, inclusi i quotidiani.

Se n’è occupato la scorsa settimana il consulente globale di media Ken Doctor in uno dei suoi appuntamenti per Nieman Lab.

Doctor osserva che nell’era di Internet la tendenza è quella dell’unbundling: far circolare (e in qualche caso, vendere) i contenuti smembrando i raccoglitori tradizionali. Che si tratti di giornalismo o di musica. Lo sappiamo molto bene, le canzoni, oggi, vengono comprate su iTunes singolarmente, come ai tempi dei 45 giri.

Ma stanno emergendo servizi di distribuzione in streaming dei giornali, dice Doctor, che portano in auge, in forme inattese, una forma di smart rebundling: i contenuti tornano ad essere aggregati, tenuti insieme da un filo e una logica creativa, ma in modo nuovo, coerente con le nuove esigenze dei lettori.

«Per i quotidiani e i periodici – alle prese con cambiamenti di mentalità che riguardano anche il modo di proporre l’acquisto dei prodotti e gli abbonamenti – si apre un’epoca dalle possibilità quasi infinite».

Futuro dei Periodici

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Lezioni Dalle Diffusioni Digitali Dei Giornali

Quante copie digitali vendono le riviste inglesi. E il valore dei loro lettori (lezioni per l’Italia)

Sono usciti i dati sul numero di copie vendute dai periodici britannici nella seconda metà del 2013. Per la prima volta vengono sommate copie digitali e copie print, cartacee.

Succede anche in Italia e Stati Uniti, il cambiamento procede con lo stesso passo: vengono conteggiate solo le copie “replica”, identiche (concessi minimi aggiustamenti) al prodotto dell’edicola.

Facendo il confronto con l’Italia, si vede come le copie digitali vendute in Gran Bretagna siano un numero più basso, come prevedibile viste le differenze demografiche.

Ma ci sono lezioni da trarre.

Il titolo più venduto è T3, 22.319 copie digitali (in Italia Io Donna e D di Repubblica vendono quasi 100.000 copie, Sorrisi e Canzoni oltre 30.000): rivista di gadget e tecnologia per tutti.

Segue Economist, edizione europea, con 17.000 copie.

Terzo Stuff, 15.000, anche questo giornale di tecnologia consumer.

L’editore complessivamente più proiettato verso il digitale è Condé Nast: nessuna sorpresa, è un editore americano che investe molto nel cambiamento (Vanity Fair, Glamour, GQ, Vogue, Wired).

Ma quali sono le lezioni?

Prendiamo T3. Il giornale digitale viene venduto a un prezzo di un terzo più basso della copia cartacea. E la pubblicità rende molto meno che sul mezzo tradizionale.

Nel passaggio al digitale, vanno meglio le testate specializzate, con un pubblico ben delineato.

Futuro dei Periodici

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Guida da Campo per Giornalisti Smarriti

E se a dirti come vanno davvero le cose, senza nascondere nulla, fosse chi ti dà il lavoro? Succede in un grande gruppo editoriale americano, il secondo del paese con 75 quotidiani. Qui l’amministratore delegato ha scritto ai dipendenti. Per spiegare due cose. La prima è l’ammissione di un errore, una cosa molto tecnica (che non mi interessa): elimineremo l’accesso a pagamento ai siti dei giornali. La seconda molto più importante: la condivisione delle strategie della società. E di tutte le incertezze e le preoccupazioni sul futuro della carta stampata. Una testimonianza del momento

Il post di John Paton, alla guida di Digital First, è stato ripreso a più non posso su Twitter. E sui siti d’informazione.

Egli dice.

Il viaggio dalla carta stampata al digitale sarà lungo. E siamo ancora nella prima parte, quella in salita.

I dollari che si guadagnavano nella carta si sono trasformati in centesimi nel digitale: lo stesso prodotto viene pagato molto meno. Ma i costi che dobbiamo sostenere per andare avanti sono ancora in dollari.
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Negli Usa Aumentano i Lettori di Periodici

Negli Usa aumentano i lettori dei periodici. Sempre più persone dicono di aver letto un giornale, sfogliato la copia digitale, visitato il sito web. Premio di consolazione per il calo di vendite in edicola? Già, perché il vecchio metro del successo delle riviste è in crisi. Un fenomeno osservato da tempo

PIÙ LETTORI Una ricerca di GfK MRI sui consumi degli americani, come riportato sul sito della rivista AdWeek, evidenzia che il numero di lettori di periodici negli Usa è aumentato dell’1,6% rispetto all’autunno del 2012. Vengono presi in considerazioni sia i lettori del giornale cartaceo sia quelli della copia digitale. Non i visitatori dei siti. Per cui il dato è in qualche modo sottostimato.

I lettori della carta sono aumentati dell’1,1%. Quelli sul digitale del 49%. Ma chiaramente le copie su tablet pesano poco come numero assoluto, seppur in vertiginosa crescita. Ci si ferma all’1,6%.

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Nei Periodici le Copie Digitali Vendute Sono il 4,9%

Ricordate che negli Stati uniti si lamentano perché le copie digitali dei periodici sono il 3,3% del totale venduto? (Tanto che si parla di fallimento dei tablet come strumento per leggere i giornali). In Italia i numeri sono leggermente migliori

Riprendo i dati diffusi nei giorni scorsi. Riguardano le vendite di settimanali a settembre e di mensili ad agosto 2013.

Sommando settimanali e mensili, le copie digitali vendute in Italia sono il 4,9% del totale (elaborazione di questo blog).

Se ci limitiamo ai settimanali, il 3,6% delle copie vendute sono digitali.

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Come Cambia la Lettura nel Digitale – Ricerca Francese sui Periodici “Print+Web”

Con il digitale nasce un nuovo patto di lettura tra i periodici e il loro pubblico. Rimane alta la fiducia verso i contenuti dei giornali. Ma si sviluppa un nuovo rapporto con i giornalisti e le testate. Con vantaggi anche per la pubblicità. Come dice La Réinvention Magazine, ricerca condotta in Francia

In Francia SEPM Marketing et Publicité ha presentato il 3º studio Print+Web, quest’anno intitolato «Reinventare i periodici». Sono stati sentiti 8.700 lettori.

Il mercato francese di settimanali e periodici vanta 33 milioni di copie scaricate in digitale (dati OJD), una crescita del 74% in un anno, 300 applicazioni dei magazine, +64% di lettori su mobile nel 2013.

Date un’occhiata ai video caricati su Vimeo dagli autori della ricerca. Ecco il primo (gli altri, sotto).

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Arriva Edicola Italiana, Il Giornalaio Digitale

In primavera arriva Edicola Italiana, il chiosco digitale dove comprare quotidiani e riviste dei principali editori. Un passo avanti nella promozione del nuovo modo di leggere. Ma il confronto con la Francia fa capire che la vendita online resterà solo una parte del mercato.

ALLEANZA TRA EDITORI Leggo su Italia Oggi che dalla prossima primavera sarà possibile acquistare giornali sulla tanto attesa Edicola Italiana. Si tratta dell’edicola virtuale, tutta tricolore, creata da sei editori: Rcs Mediagroup, Gruppo L’Espresso, Mondadori, Gruppo Sole 24 Ore, Gruppo Caltagirone, La Stampa. Ma altri potranno aggiungersi.

COME COMPRARE Si tratta di un importante strumento per permettere a chiunque di comprare giornali ovunque ci si trovi (connessione a internet permettendo) e senza uscire di casa.

Potremo comprare singole copie, fare abbonamenti o comprare un voucher con cui poi acquistare giornali.

Si potranno leggere i giornali su smartphone e tablet. La notizia esce nel giorno in cui Jeff Bezos annuncia il lancio di 3 nuovi tablet di Amazon.

PRO E CONTRO Un bene, un male?

-Un bene se si vuole incoraggiare il progressivo passaggio al digitale, con relativo contenimento di costi per gli editori sulla stampa e la distribuzione.
-Un bene se si vogliono avvicinare quelle persone, soprattutto giovani, che vogliono leggere su tablet e smartphone e trovano vecchia la carta (ma i giornali digitali sono semplici copie della testata cartacea).
-Un bene perché Edicola Italiana bypassa la mediazione di Apple e della sua edicola: Apple trattiene il 30% del prezzo pagato dal lettore e non passa agli editori i dati sui lettori, materiale prezioso per fare offerte mirate, incoraggiare le campagne pubblicitarie, proporre nuovi prodotti.

-Un male per gli edicolanti, che da tempo chiudono punti vendita a causa di mille problemi, ultimo il calo delle diffusioni.

Ma quanto vende un’edicola digitale?

IN FRANCIA Ho trovato i numeri delle edicole virtuali francesi. L’offerta è vivace e aperta alla concorrenza: si confrontano vari siti, in particolare Relay, ePresse, Lekios (presente anche in Italia).
I dati riguardano gli ultimi sei mesi. La crescita è continua: anche il pezzo di Italia Oggi dice che in Francia c’è stato un incremento del 30% in estate.

Relay.com, che vende 158 titoli e appartiene a una società dell’editore Lagardère (gigante della stampa, presente fino al 2010 in Italia con Hachette Rusconi, oggi Hearst), ha il 44% del mercato e ha venduto 687 mila copie in sei mesi.
Lekiosk è secondo con il 33% del mercato e 508 mila copie.
Segue l’edicola internazionale Zinio, con il 10% del mercato e 140 mila copie vendute.
ePresse, con appena 95 titoli in esposizione, ha il 7,8% e vende 120 mila copie.

Pare di capire che per un po’ di tempo edicole tradizionali ed Edicola Italiana dovranno convivere. Amandosi, si spera.

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Cosa succederà ai periodici nei prossimi 5 anni (previsioni di PwC)

Rilettura approfondita del rapporto con le previsioni 2013-2017 sui media italiani. Faccio il punto sui periodici: spesa degli italiani, investimenti pubblicitari, cause del ridimensionamento, occasioni di sviluppo

LE RIVISTE RIMANGONO IMPORTANTI Ho capito questo, rileggendo il rapporto di PwC, società internazionale di consulenza. Che i periodici, quanto a capacità di farsi leggere dagli italiani e di raccogliere pubblicità, diventeranno un mondo ancora più piccolo di quanto non siano nel 2013. La spesa complessiva su questo media in Italia (copie in edicola, abbonamenti, annunci) passerà da circa 2 miliardi di euro a circa 1,5 miliardi nel 2017. Ma le riviste di carta, e le loro estensioni digitali, resteranno comunque una forma di intrattenimento e comunicazione rilevante per il giro d’affari complessivo, seppur ridimensionato rispetto al 2008. Inferiore a tv, gioco (lotterie e azzardo, anche online), quotidiani, libri, internet. Ma superiore a cinema, musica, radio.

PESERANNO MENO Il nostro paese è più di altri legato a questa formula giornalistica, come rivela il confronto con il resto dell’Europa (il settore media e intrattenimento italiano è il 9,2% del totale europeo; ma i periodici italiani sono il 9,7% del totale europeo). Le edicole sono piene di riviste. Ma, rispetto ad altre forme di intrattenimento, arretreranno di molto da qui al 2017. Più di tutte le altre (un calo del 5,8%, superiore a quello dei quotidiani. Gli altri settori, invece, cresceranno nei prossimi 5 anni, con eccezione di libri e musica: tv, internet, gioco, cinema etc etc).

Una delle ragioni, spiegano gli analisti di PwC, è il peso delle copie vendute in edicola: a causa della crisi, la gente ha speso meno e c’è stato il tracollo delle diffusioni. Gli abbonamenti, un canale poco rilevante in Italia, reggono invece meglio, perché la gente tende a rinnovare le sottoscrizioni. O comunque non prende decisioni di settimana in settimana, o di mese in mese, come per i prodotti in edicola. Lo si è visto negli Usa, dove le copie vendute in abbonamento sono 9 su 10, e difatti non si è registrato un crollo delle diffusioni. Ma nel nostro paese le tariffe postali, e la qualità del servizio di consegna a domicilio, scoraggiano gli editori dall’investire in questa direzione. Non è un investimento: è una perdita.

COME MIGLIORARE Come reagire? Il rapporto contiene solo due indicazioni. La prima sulle copie digitali delle riviste. Ha senso proporle anche se non compenseranno il calo in edicola. Consentono infatti di raggiungere lettori benestanti, che si possono permettere l’acquisto di tablet, dunque un pubblico appetibile come target pubblicitario. La seconda raccomandazione riguarda la creazione di community intorno ai siti e alle app e all’attività social delle riviste, il digitale. Solo così i periodici resteranno un media rilevante.

Ma queste sono solo previsioni. E sarebbe bello riprendere i rapporti di PwC degli anni passati e vedere di quanto si siano avvicinati alla realtà.

Rapporto PwC: i media tra 2013-2017.

Futuro dei Periodici

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Il modello del New York Times, i periodici, i media

Tre pennellate nell’acquerello di come cambiano periodici e media.

Riprendo tre passaggi di un intervento di Ken Doctor, consulente americano che si occupa dei media, uscito su Nieman Journalism Lab, sito che per me e’ un punto di riferimento sui cambiamenti nel giornalismo (e’ un laboratorio legato alla universita’ di Harvard).

Parliamo di periodici e media, ma Ken Doctor analizza i risultati semestrali del New York Times, i ricavi, le novita’ in quella che e’ una delle testate che reggono la fiaccola del passaggio progressivo al digitale. Modello di business cercasi, come dicono gli esperti; e il Times ci sta provando, a trovare un modo per tenere in piedi il giornalismo.

Torniamo a noi.

Prima pennellata. Il New York Times cerca nuovi modi per fare ricavi stabilendo alleanze con societa’ che forniscono contenuti, thid-party, come si dice in gergo. Contenuti che non vengono prodotti dalla redazione ma comprati gia’ confezionati allo scopo di arricchire l’offerta digitale e del sito. Non e’ crescita organica. Per cui il Corriere della Sera o una rivista italiana non fa tutto in casa: compra all’esterno, stringe alleanze. Un futuro promettente per service e produzioni video. O intese tra gruppi editoriali della carta e gruppi televisivi: pronto?! In Italia ci sono per caso editori che possiedono giornali e tv, o che hanno appena fatto acquisti in tal senso?

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Le montagne russe dei settimanali – Dati di vendita maggio 2013

Provo a fare qualche minima osservazione sui dati Ads, usciti lunedì, che dicono quante copie vendono i quotidiani e i periodici italiani. I settimanali mostrano finalmente qualche segno positivo dopo molti mesi di risultati deludenti, una conferma di quanto si era iniziato a vedere in giugno. C’è movimento anche nelle copie digitali. Ma il confronto con un anno fa fotografa la gravità della crisi dell’editoria.

Naturalmente non parlerò dei quotidiani e delle 75 mila copie digitali del Sole 24 Ore, le 61 mila del Corriere della Sera, 49 mila di La Repubblica.

Mi concentro sui settimanali.

Prendiamo i dati di vendita in edicola di maggio e confrontiamoli con aprile 2013.
Ci sono alcuni interessanti segnali di risveglio. Chi vende il 5,9 % in più, Diva e Donna fa +13,9%, Donna Moderna +10%, F +26,1%, Grazia +30,1%, Oggi +5,4%.

Invece il confronto maggio 2013 con maggio 2012 fa accapponare la pelle.
Espresso perde il 70%, il Mondo il 68%, Oggi il 39%, Panorama il 57%, Di Più Tv il 56%, perfino Vanity Fair, da un decennio gallina dalle uova d’oro, cala del 39,8%: segno che non si poteva proprio fare di meglio?

Nel digitale vedo che, mese su mese, alcune testate registrano forti incrementi.

Primaonline: dati vendita maggio 2013.

Primaonline

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Come Hearst Usa sta aprendo una nuova strada nel digitale dei periodici

Un milioni di lettori solo digitali, non molti ma sufficienti per costruire una strategia di sviluppo delle testate di Hearst Usa nel territorio ancora inesplorato dei nuovi media, con progetti per aumentare i ricavi, far crescere la pubblicità, pensare a nuovi modelli.

Se ne parla in un articolo uscito nel sito di Nieman Lab: si spiega come l’editore americano Hearst stia esplorando una nuova strada nello sviluppo digitale dei periodici. Un modello diverso, alternativo a quello dei tedeschi di Axel Springer, gli unici ad aver passato con successo il guado che separa la carta stampata dal digitale. Springer ha pestato sull’acceleratore dell’e-commerce, Hearst coltiva lettori digitali.

L’articolo, scritto dal superconsulente Ken Doctor, esperto di carta stampata ed evoluzione digitale dei giornali, ha questi punti d’interesse:

1) Hearst è l’unico editore ad avere un discreto numero di lettori digitali negli Usa: un milione tra abbonati e acquirenti di singole copie digitali. Circa il 4% dei lettori dei 21 titoli della società.

2) L’editore di Cosmopolitan, a differenza di tutti gli altri editori di periodici, ha sviluppato una strategia che mette al centro il lettore digitale. Non chi legge carta e digitale insieme, ma solo il digitale. Come sappiamo, quasi tutti gli altri puntano invece a coccolare e a non perdere i propri lettori tradizionali, quelli della carta.
3) I lettori digitali hanno un profilo diverso dagli altri, più interessante per chi vende giornali: sono più giovani, più benestanti, disposti a spendere. Non a caso Hearst fa pagare l’abbonamento digitale più della carta. Non lo svende, come si fa di solito. Crea invece valore sulle nuove piattaforme, restituisce valore dopo anni di svendite e contenuti gratuiti.
4) La casa editrice sta elaborando nuove strategie anche nella vendita degli spazi pubblicitari. In parte se ne è già parlato su questo blog. Interessante un passaggio di questo nuovo articolo in cui si dice che Hearst è tornato a vendere spazi, lasciando alle agenzie il compito di creare spot e pubblicità per il digitale, anche con arricchimenti multimediali. Altri editori, invece, si sono trasformati anche in creatori di pubblicità. Time Inc, ad esempio. Un errore?
5) Secondo quel che si legge nell’articolo, la strategia seguita da Hearst mette questo editore in posizione di vantaggio, in vista del progressivo passaggio al digitale. Avrà competenze, lettori, conoscenze. Chi invece mira innanzitutto a tenersi stretti i propri lettori sulla carta, ha una prospettiva di breve termine, tre, cinque anni.
6) Il tablet viene visto come lo strumento su cui, in futuro, si leggeranno i periodici. Dicono un dirigente, citato nel pezzo, e l’autore dell’intervista:

“We knew when the iPad came out, we would finally be able to build our business.” The iPad revolution completely changed the magazine industry’s potential trajectory.

7) Un milione di lettori unicamente digitali sono pochi. Per il 2016 si prevede che saliranno al 10% del totale degli abbonati. Ancora poco. Ma è una strada su cui investire. Perché, per tornare a Hearst Usa, i costi di stampa e distribuzione sono il 30/40 per cento dei costi totali. Ridurli, grazie al digitale, significa far crescere i margini, il ricavo netto.

Il punto: come immaginare tempi e modi dello sviluppo digitale dei periodici.

Nieman Lab: l’esempio dei periodici americani di Hearst.

Nieman Lab

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Qualcosa sta cambiando in edicola? Dati sulle vendite di periodici

Riprendo le ultime tabelle con le copie vendute dei periodici, dunque i settimanali nell’aprile 2013 e i mensili nel marzo 2013. Sono stati rilasciati da Ads e pubblicati da Prima Comunicazione.

Tre rapide considerazioni.

Guardando ai dati dei settimanali, vedo ancora moltissimi segni “meno” sulle copie vendute. Ma per la prima volta, dopo molti mesi, si vede anche qualche risultato decisamente positivo. Come il +19,9% della rivista di gossip Chi. E l’incredibile +151,2% di Motosprint (probabilmente legato a qualche promozione o evento).

Nei mensili, la situazione è più mossa. Per un’Amica che fa -11,8% ci sono AD +18,6%, Dove +30%, Glamour +5,2%.

I dati sulle copie digitali dei nostri giornali vengono spesso guardati con scetticismo. Certo, i volumi sono bassi e probabilmente del tutto irrilevanti ai fini del buon andamento di una casa editrice. Ma anche qui noto qualche dato interessante nei mensili. Ci sono incrementi percentuali anche notevoli da febbraio a marzo, soprattuto tra i primi in classifica.

MENSILI DIGITALI MARZO 2013

Nei settimanali, dove le copie vendute sono davvero pochissime, se si escludono gli inserti dei quotidiani, sottolineo la performance di Vanity Fair, cresciuto del 27% in un mese, con 14.990 copie.

SETTIMANALI DIGITALI APRILE

Primaonline: settimanali, APRILE 2013.

Primaonline: mensili, MARZO 2013.

Primaonline

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Negli Stati Uniti aumentano i lettori dei periodici – Dati sulla readership primavera 2013

Negli Stati Uniti sale il numero dei lettori, l’audience dei periodici, al contrario dell’Italia, dove il lettorato dei periodici è in discesa. Vi chiedo di dare un’occhiata ai numeri ma anche al tipo di testate che ottengono le performance migliori. Incluse quelle che vendono di più in ambito digitale (tra cui Tv Guide).

Il Survey of the American Consumer di GfK MRI dice che l’audience complessiva dei periodici statunitensi è cresciuta in un anno del 3%, raggiungendo 1,2 miliardi di lettori. Ricordo che questo numero somma i lettori di tutte le riviste, sia quelli che acquistano o ricevono in abbonamento la testata, sia quelli che la trovano in casa, perché comprata dai familiari, o in luoghi pubblici (il barbiere…).

L’articolo di Adweek elenca i titoli a maggiore crescita, tra cui (tenetevi forti) Diabetes Forecast, Yoga Journal, Psychology Today. Tante testate che parlano di cibo, da Food Network Magazine a Eating Well. Ma anche The Atlantic, The Economist, New York magazine e The New Yorker.

Perdono in maniera rilevante i giornali di moda e i maschili (American Hunter, Golf Digest, Maxim).

Nel digitale si osserva che la percentuale è ancora una frazione ridotta delle letture complessive, 1,4% del totale, con crescita annuale dell’83% a 16,9 milioni di lettori. Osservo che tra i più letti in versione digitale c’è Tv Guide, con 705.000 lettori: un buon segno per le guide televisive, giornali che hanno un futuro segnato ma continuano a vendere moltissime copie e dunque sono uno degli assi portanti di qualsiasi editore abbia un titolo in quest’area. La crescita nel digitale indica una strada per queste testate.

La domanda vera, tuttavia, è questa: perché il numero di lettori aumenta e le copie vendute in edicola calano vertiginosamente? E per quale ragione si calcola la readership? Al primo quesito è arduo rispondere. Mentre il secondo mi fa venire la voglia di dire che gli editori raccolgono stime sulla audience complessiva per dimostrare che i loro giornali sono ancora efficaci a livello pubblicitario (per approfondire, guardate qui: http://www.consterdine.com/articlefiles/42/HMAW5.pdf): nonostante la crisi, continuano a raggiungere fasce larghe di popolazione.

Adweek: l’audience dei periodici statunitensi. 

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Cosa succede se non leggi più il giornale a colazione – Lo stato dei media nel 2013

Il giornalismo sta attraversando un periodo di grandi opportunità, non solo di bilanci in rosso? Alan Murray, ex giornalista del Wall Street Journal e presidente del Pew Research Center, spiega invece qual sia l’esatta condizione dei giornali. Si va al punto: la perdita di pubblicità, l’irrilevante crescita delle copie vendute, la frammentazione dei new media.

Prima di lasciare spazio all’entusiasmo per il digitale, bisognerebbe capire cosa sta succedendo al giornalismo e quali saranno le conseguenze per le testate e per chi ci lavora. Una sintesi viene fatta da Alan Murray, per cinque anni responsabile dello sviluppo digitale del Wall Street Journal, presidente da alcuni mesi del prestigioso Pew Research Center, organizzazione no profit che ogni anno rilascia un rapporto sullo Stato dei media. Potete ascoltare l’intervento di Murray alla George Washington University School of Media and Public Affairs. Ma ho selezionato alcuni punti e li ho sintetizzati in italiano. Potete leggerli qui sotto.

Sì, anche al Wall Street Journal, grazie al digitale, l’audience complessiva non è mai stata alta come in questi anni. 10, 15 volte superiore a quella che il giornale ha avuto nel periodo d’oro. Questo significa che il Wall Street Journal è in grande salute? Purtroppo no. In tutto il mondo avanzato, a causa dell’esplosione della comunicazione digitale, non c’è più un modello di business per i giornali, non si è ancora trovato il modo per ripagare e tenere in piedi il business.

 

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Write, read, inspire, connect – Gli imperativi del giornalista digitale

Come li traduciamo questi verbi? Scrivi, leggi, stimola, stabilisci una relazione? L’imperativo è rivolto ai giornalisti del digitale, e a quelli dei giornali di carta che, come me, vogliono impadronirsi degli strumenti digitali per creare una relazione moderna con i lettori (utenti/consumatori).

Riprendo allora un passaggio di un’intervista a Troy Young, il direttore digital di Hearst Usa, il primo, nominato la scorsa settimana. C’è la frase con write, read, inspire, connect. Le parole chiave per fare i giornalisti, oggi.

Ma va letta anche la parte sul modo in cui si deve misurare il successo dei contenuti digitali. Nella carta stampata si contano le copie vendute. Nel web, fino a oggi, gli utenti unici. Un sistema superato, dice Troy Young.

Concetto analizzato ieri in un post de ilgiornalaio di Pier Luca Santoro, blog che ha l’inspire nel sangue.

Advertising Age: You mentioned that part of your job is changing the way Hearst builds relationships with consumers online. In that case, what does your hiring mean for readers?

Mr. Young: We’ll be very analytical about what they’re reacting to and what’s engaging them. Like everyone else in the industry, we’ll be looking for new measurements of engagement that go beyond uniques and pageviews. If you’re looking for a measurement of relationship quality, a unique and a pageview doesn’t describe that quality of the reader. That will be a big focus: recalibrating what success means.

Ad Age: Lei ha detto che parte del suo lavoro sarà cambiare il modo in cui Hearst costruisce la relazione con i consumatori online. Quali saranno le novità?

Mr.Young: Misureremo con precisione quel che coinvolge i lettori e li spinge a interagire. Come chiunque nell’industria, cercheremo nuovi modi di misurare il coinvolgimento che vadano oltre gli unique visitor e le pageview. Se cerchi un metro della qualità della relazione, gli unique e le pageview non descrivono il valore di un certo lettore. Questo sarà uno degli impegni principali: ridefinire cosa significa aver successo.

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Quanto vendono i quotidiani americani – I dati al 31 marzo 2013

La diffusione media dei quotidiani statunitensi è diminuita su base annua dello 0,7%. Ma in questi numeri vengono spesso conteggiate le copie digitali date gratuitamente con l’abbonamento al giornale di carta. Gli abbonamenti solo digitali, invece, equivalgono al 19,3% delle diffusioni complessive, in crescita del 14,2%. Sono i dati rilasciati ieri dalla Alliance for Audited Media, l’Ads americana.

Primo quotidiano degli Usa si conferma il Wall Strett Journal con 2,4 milioni di copie, su del 12% rispetto al 31 marzo 2012.

Al secondo posto sale il New York Times, che vende 1,9 milioni di copie, in crescita del 18%. Il giornale ha le diffusioni digitali più alte con 1,1 milioni di copie.

Scivola al terzo posto il quotidiano di Gannett Co., lo Usa Today, che ha perso in un anno il 7,9% dei lettori e si ferma a 1,7 milioni di copie al giorno.

Qualche giorno fa erano usciti i conti del primo trimestre.

Wall Street Journal: quanto vendono i quotidiani Usa.

The-Wall-Street-Journal

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Copie digitali vendute dei periodici: 3 ragioni per non strapparsi i capelli

Poche sono poche. Ma così poche che viene voglia di guardare più da vicino i dati sul numero delle copie digitali dei settimanali e dei mensili italiani vendute nel febbraio 2013. L’occhio lungo di chi lavora da molti anni nei periodici insegna a veder cose che a voi umani…

I dati Ads sulle copie digitali dei settimanali e mensili, appena usciti, sono deludenti, come avevo scritto senza grande fantasia un mese fa parlando della rilevazione relativa al gennaio 2013, la prima in assoluto fatta in Italia: fino ad allora non erano mai state contate. Sinceramente non era poi un gran problema: prima di quella data erano pochissimi i periodici con un’edizione digitale.

Ecco una prima ragione per non pensare che i periodici abbiano più difficoltà dei quotidiani a vendere copie online: gli editori sono appena entrati nel ring, hanno appena iniziato a proporre questo servizio.

Ma ci sono altre cose che molti non hanno visto. Guardate i titoli dei periodici più venduti nel digitale.

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«Come i periodici digitali hanno ucciso i blog»

Partendo dalla notizia di alcuni cambiamenti in Google (l’eliminazione dell’RSS Reader) un blog americano, io9, spiega come le versioni digitali dei giornali periodici stiano uccidendo un modo di leggere le notizie che sembrava essersi affermato con internet. E come vi sia un ritorno al modo tradizionale di accedere ai contenuti informativi: comprare e sfogliare particolari “contenitori” noti a tutti con il nome di: giornali.

Le considerazioni contenute nel post «Magazines have finally killed blogs – but in a way you never expected», «I periodici hanno ucciso i blog ma in un modo che non vi sareste aspettati», s’inseriscono con naturalezza nelle riflessioni di questo sito sulle carattersitiche che rendono i periodici unici, e le arricchiscono.

Lo spunto è la notizia che Google ha eliminato l’RSS Reader, uno strumento che potete vedere anche nella parte bassa di questa pagina, e in quasi tutti i siti web, un servizio che consente di ricevere nelle proprie e-mail una sintesi delle notizie e dei post usciti in uno o più siti e blog. E’ come un bollettino che viene inviato a casa vostra.

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La versione digitale interattiva del New York Magazine che cambia i periodici

Ecco la nuova app del New York Magazine che, a detta degli esperti, sarà/sarebbe il nuovo standard per le versioni digitali di settimanali e mensili.

Il New York, concorrente del New Yorker, mette da parte la copia replica del giornale di carta e presenta, il primo aprile, la nuova app interattiva per iPad.

L’aplicazione ha questa particolarità: permette di ricevere aggiornamenti sulle notizie del giorno, oltre naturalmente agli articoli del settimanale.

Una soluzione grafica, una barra che divide lo schermo, dà al lettore la possibilità di passare dal contenuto del periodico alle notizie dell’ultimo minuto.

Date un’occhiata agli articoli.

Il Punto: come saranno le versioni digitali dei periodici.

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Appleinsider.com: la nuova app di New York Magazine

Adweek: la nuova app di New York Magazine

Appleinsider: l’app interattiva del New York Magazine

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L’altra faccia del Sole 24 Ore, primo quotidiano digitale italiano

Leggendo i conti del Sole 24 Ore viene da fare un’amara riflessione sullo sviluppo digitale dei giornali. Parto dal primo quotidiano economico italiano, ma temo che la mia considerazione abbia un valore generale.

Domanda: come si possono far crescere i ricavi digitali di un importante giornale, fino a vederli diventare il 31 per cento del fatturato, come al Sole 24 Ore nel 2012?

Risposta: basta guadagnar meno con le altre attività (pubblicità, copie cartacee, altri asset del Gruppo) e il peso del digitale aumenta nel mix complessivo.

Se il resto va male, la piccola quota di attività digitali diventa rilevante.

Infatti il Sole, “primo quotidiano digitale in Italia” (46.190 copie giornaliere), registra davvero una crescita rilevante delle copie digitali vendute, tanto da superare la concorrenza del Corriere della Sera e di Repubblica, ma chiude il 2012 con un rosso di bilancio di 45,8 milioni di euro. Colpa, in particolare, del crollo del 16 per cento dei ricavi pubblicitari (ma ci sono altre voci, come azioni straordinarie e oneri di ristrutturazione).

Con una punta di ironia potremmo dire che c’è una somiglianza con il New York Times secondo quanto messo in luce dal superesperto Ken Doctor nel sito di Nieman Lab. Anche nel caso del terzo quotidiano più venduto degli Stati Uniti si sono visti negli anni un calo vertiginoso della pubblicità e la tenuta dei ricavi da diffusioni. Fino alla presa d’atto collettiva, negli Usa, che i quotidiani, tutti i quotidiani, devono archiviare il vecchio modello che prevedeva un rapporto tra entrate pubblicitarie ed entrate da copie di 80 a 20. Si torna alla centralità del lettore (e ci si deve accontentare di fare meno ricavi). Ma il New York Times ha trovato un equilibrio economico. Il Sole24, invece, è in difficoltà. Per mille ragioni. Non il solo.
Sole 24 Ore: il Sole primo quotidiano per ricavi digitali

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Primi dati sulle copie digitali vendute dei periodici italiani

Irrilevanti le copie digitali dei settimanali italiani vendute nel gennaio 2013. Per la prima volta è stata fatta una rilevazione ufficiale (dati di Ads)e il risultato mostra che: 1) per i periodici le copie digitali replica non hanno ancora alcun peso reale (ma è da capire il dato di Sorrisi Tv; i giornali che precedono in classifica la guida tv sono in abbinamento con un quotidiano); 2) i quotidiani sono più avanti delle riviste nella transizione al digitale. Non stupisce: “vendono” news.

Settimanali digitali
(copie  + vendite multiple + vendite abbinate)
D LA REPUBBLICA DELLE DONNE 46.184
IO DONNA 45.918
VENERDI’ DI REPUBBLICA (IL) 45.788
SPORT WEEK 15.518
SORRISI E CANZONI TV 10.300
TU STYLE 5.030
ESPRESSO (L’) 2.713
TOPOLINO 1.311
GRAZIA 1.202
NOVELLA 2000 876
A – ANNA 812
PANORAMA 806
AUTOSPRINT 762
MOTOSPRINT 681
VISTO 653
CHI 501
OGGI 467
DONNA MODERNA 343
MONDO (IL) 311
FAMIGLIA CRISTIANA 164
CENTONOVE 0
CIOE’ 0
CONFIDENZE 0
DIPIU’ TV 0
DIVA E DONNA 0
DOLOMITEN MAGAZIN 0
F 0
FF-SUDTIROLER WOCHENMAGAZIN 0
GENTE 0
GIOIA 0

Ads Gennaio 2013
totale vendite digitali
Quotidiani digitali
(copie  + vendite multiple + vendite abbinate)
SOLE 24 ORE (IL) 46.190
REPUBBLICA (LA) 45.996
CORRIERE DELLA SERA 45.616
GAZZETTA SPORT-LUNEDI (LA) 15.549
GAZZETTA SPORT (LA) 15.541
FATTO QUOTIDIANO (IL)

Il Punto: quanto i settimanali possano fare affidamento, per ora, sul digitale.

primaonline: copie digitali settimanali
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Tablet venduti in Italia a fine 2012

Copie digitali dei giornali sì, ma bisogna avere gli strumenti per leggerle.

Negli Stati Uniti più di un quarto della popolazione possiede un tablet.

In Italia, paese che secondo una ricerca di Boston Consulting è il più entusiasta verso il nuovo supporto digitale e dove c’è la più alta propensione a spendere per dotarsene, in Italia, dicevo, siamo indietro.
I dati di Sirmi, società di consulenza e di ricerca nel digitale, dicono che nel 2012 sono stati venduti 2 milioni 100 mila apparecchi. La stessa fonte aveva calcolato per il 2011 un numero di poco superiore al milione. Nel 2010, anno della presentazione del re dei tablet, l’iPad, gli apparecchi mobili venduti nel nostro paese erano stati circa 400 mila. Totale: in Italia sono stati venduti, verosimilmente, circa 3,5 milioni di tablet.

Teniamo presente che i lettori di periodici sono 30 milioni.

Su come debba essere visto il bicchiere mezzo pieno, lascio a ciascuno la risposta.

Il Punto: dove siamo con la transizione al digitale.

il sole 24 ore: tablet venduti in Italia
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Perché le donne leggono periodici digitali

Buone notizie per i periodici. Le donne iniziano a leggere le versioni digitali dei giornali. Il merito è dei nuovi tablet con lo schermo piccolo che sta in borsetta o in una tasca dei jeans: si chiamano 7 pollici. Una strada da percorrere per i magazine, anche se la crescita delle copie digitali vendute è molto lenta. Se lo è in America, figuriamoci in Europa, dove il numero di tablet in circolazione è dieci volte inferiore.

Ne ha parlato una vecchia conoscenza di questo blog, David Carey, presidente dei magazine di Hearst negli Usa (Cosmopolitan è la testata principale della casa editrice), viso simpatico, che vi ho fatto conoscere anche attraverso una videointervista.

Carey, in una conferenza, ha spiegato che gli abbonamenti digitali ai giornali fino a oggi non sono decollati, soprattutto tra le lettrici. Ma le cose stanno cambiando grazie all’arrivo di schermi dalle dimensioni più piccole.

I tablet da 10 pollici sono stati acquistati in prevalenza dai maschi, che li utilizzano, tra l’altro, per leggere i quotidiani. Sono i normali iPad che vedete in giro.

Invece i 7 pollici, apparecchi dalle dimensioni ridotte, che stanno anche in una tasca dei pantaloni, come il nuovo iPad e uno dei Nook, stanno allargando alle donne la platea dei lettori.

Tutto questo va inquadrato in modo corretto. Negli Stati Uniti, paese all’avanguardia nel digitale dei giornali, gli editori ricavano solo il 3% dei fatturati dalle versioni per tablet dei periodici. Carey dice che spera di raggiungere il 10% entro il 2016: tre anni.

Nel frattempo l’editore ritiene che i giornali di carta continuino ad avere un ruolo di primo piano nel business. Carey pensa che l’immagine dei periodici sia stata ingiustamente intaccata dal drammatico declino dei quotidiani (quotidiani di carta). Ed obietta che i periodici continuano a godere di grande presa e popolarità tra le donne, cosa che rende forte la posizione di Hearst.

Il Punto: perché i periodici hanno una prospettiva di crescita nel digitale.

paidcontent: anche le donne leggono giornali digitali

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I periodici che vendono più copie digitali in Uk

Non saranno molte. Ma le copie digitali dei periodici britannici vengono finalmente rilevate, ufficialmente. Da ieri.

And the winner is… Men’s Health. Seguito da GQ.

Men’s Health, il maschile più venduto, ha fatto 12 mila 676 copie digitali, pari al 6% delle copie vendute (carta e digitale). Merito della qualità visuale del giornale, ha spiegato il publishing editor inglese della testata, di proprietà della americana Rodale.

GQ di Condé Nast è il secondo più venduto con 11 mila 779 copie, equivalenti al 9% del venduto totale.

Le copie digitali, come sapete, vengono acquistate nelle edicole online, prima tra tutte l’Apple App Store.

Altri titoli con molte copie sono Cosmopolitan, che arriva a 10841, ed Esquire, 5900, pari a circa il 10% delle diffusioni. (vedete anche il mio post sulle copie digitali vendute negli Usa).

Il Ceo di PPA, associazione di oltre 200 editori britannici, ha spiegato che «la rapida diffusione dei tablet in questi anni ha cambiato dalle fondamenta il modo in cui vengono consumati i periodici. E il modo in cui vengono percepiti dal lettore. Per questo PPA, in occasione del suo centesimo compleanno, ha deciso di affiancare ai tradizionali rapporti sulle copie cartacee vendute, anche quello sul digitale». E da gennaio un’analoga misurazione viene eseguita anche in Italia da Ads.

Riporto i risultati di altre testate. Una goccia nel mare della stampa periodica britannica, la quale fattura annualmente 2,23 miliardi di sterline.

Condé Nast Traveller 1648, Elle 7070, Glamour, 4200, Harper’s Bazaar, 5524, Hello! 2860, Marie Claire 905, The Economist continental edition europe 11624 (vendono molto anche le altre edizioni del settimanale economico), Vanity  fair 7700, Vogue 3703, Wired 6961.

The Guardian: quante copie digitali vendono i periodici inglesi

Ppa: copie digitali vendite in UK.

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Ci sono anche i periodici nel record dell’e-commerce

Tra i prodotti acquistati online i periodici sono una delle categorie che crescono di più.

Negli Stati Uniti cresce l’e-commerce, che per la prima volta ha superato acquisti online per 50 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre del 2012 (56.8 miliardi di dollari, +14% rispetto a un anno fa). In un anno gli americani hanno speso 186,2 miliardi di dollari.

Ma la cose che vale la pena di riportare in questo blog è la rilevanza dei contenuti: tra le categorie di prodotti che hanno avuto il maggiore incremento negli acquisti ci sono i contenuti digitali (giochi, film…) ma anche libri e periodici. Sì, i periodici.

Proprio l’altroieri sono usciti dati sulle diffusioni dei settimanali e pmensili americani e, in un mercato in crisi, spicca l’incremento delle versioni digitali dei magazine. Sono raddoppiate in un anno, anche se, per ora, rappresentano solo il 2,4% del venduto.

Il Punto: nel mondo digitale c’è ancora spazio per prodotti editoriali e giornalistici di qualità. (Non so cosa sia la qualità, ma è sicuramente qualcosa di diverso dai contenuti frammentari, non verificati, sempre parziali, incompleti, spesso scritti male che troviamo su internet, magari dopo aver speso due o tre ore in navigazione tra siti e blog).

Chi lo dice: «comScore is a global leader in measuring the digital world and preferred source of digital business analytics».

comScore: e-commerce e magazine

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Calano dell’8,2% le vendite dei periodici americani

Le copie vendute in edicola calano dell’8,2%. Questo è l’indicatore più attendibile di come va il mercato, visto che gli abbonamenti possono essere proposti a prezzi stracciati, quando non vengono dati in omaggio. La crisi della carta stampata continua, seppur con minore asprezza rispetto all’Europa (e all’Italia).

Sono usciti i dati sulle diffusioni dei periodici americani nella seconda metà del 2012: negli Stati Uniti la misurazione non avviene mese per mese, come in Italia, ma ogni semestre. Li ha pubblicati l’Alliance for Audited Media (equivalente dell’Ads italiana).

Per le 402 testate sottoposte al monitoraggio, il numero di copie vendute complessivamente, in edicola e in abbonamento, è sceso dello 0,3%. Ma gli abbonamenti salgono dello 0,7%, mentre i giornali in edicola flettono dell’8,2%.

Allo stesso tempo sono usciti dati sulle copie digitali dei periodici vendute nel secondo semestre del 2012: potete leggerli in un altro  post di Futuro dei Periodici.

Nella prima tabella qui sotto potete vedere l’andamento in edicola dei 25 principali magazine americani. Testate conosciute anche in Italia hanno forti cali: Cosmopolitan, People, Glamour, Vanity Fair.

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Le sfide di Bauer, editore di periodici leader in UK

Bauer Media è il principale editore di periodici (consumer magazine) in Gran Bretagna. Un pezzo di The Guardian, che riporto in link alla fine di questo post, fa il ritratto della società. E aggiunge alcune annotazioni saporite anche per il lettore italiano. Si capisce sulla base di quali parametri deve essere giudicato oggi un editore di periodici.

Bauer, editore tedesco che gioca su una scacchiera mondiale, tanto da aver acquistato la scorsa estate il principale editore di periodici dell’Australia, brilla in Gram Bretagna per due titoli: Closer, lanciato nel 2002, fatturato 9 milioni di sterline; Grazia Uk, pubblicato dal 2005, settimanale che ha ricavi, si stima, per 4/5 milioni di steline.

Complessivamente la società, che ha il quartier generale ad Amburgo, edita 56 periodici e raggiunge 19 milioni di lettori ogni settimana.

Paul Keenan, chief executive di Bauer Media in inghilterra, ha dichiarato che la priorità per il Gruppo è lo sviluppo digitale per i brand  principali. A partire dalla app di Grazia.

«La carta stampata continuerà a essere un media che coinvolge la gente con degli interessi, delle passioni. Svilupperemo i nostri prodotti di carta ma li circonderemo con estensioni digitali che li rendano ancora più coinvolgenti e completi».

Invece Douglas McCabe, un analista dei media, ha commentato in questo modo, per The Guardian: «Il principale problema per Bauer è come intendono affrontare la partita del mobile in un mondo in cui la diffusione di smartphone, tablet ed e-reader, cresce proprio nel territorio in cui Bauer è più forte: il mass market».

Nell’articolo c’è una scheda con i principali dati di bilancio di Bauer.

Il punto: cosa deve fare un editore di periodici per restare a galla e prosperare nel mondo digitale.

The Guardian: Bauer, editore di Grazia Uk

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L’informazione gratis su Internet? No, per i media digitali si spende di più

Un editorialista e blogger del New York Times, Nick Bilton, si è messo a fare i conti di quanto ha speso nel 2012. E si è accorto con sorpresa di aver sborsato 2 mila 403 dollari per una sola categoria di acquisti.

No, non è l’abbigliamento. E neppure l’ultima vacanza alle Hawaii.

Bilton ha speso 2 mila 403 dollari in media digitali.

Per un decennio abbiamo sentito ripetere il mantra della gratuità di Internet. Amico, non dovrai più spendere niente, dal web potrai scaricare gratis e a volontà film, programmi tv, libri, notizie, articoli, musica, giochi.

Non era vero. Queste previsioni apocalittiche erano sbagliate.

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Hearst e i contenuti giornalistici a pagamento nel digitale

La sorpresa per i lettori di Cosmopolitan su tablet è che l’abbonamento annuale alla edizione digitale costa 19,99 dollari, mentre lo stesso abbonamento, ma per il giornale di carta, è di 10 dollari.

La tendenza tra gli editori americani, primo Hearst, è infatti di far salire il prezzo degli abbonamenti sulle nuove piattaforme digitali. Approfittando della novità del supporto tecnologico, si va a mettere in discussione uno dei pilastri dell’industria dei periodici. Tradizionalmente i giornali venivano dati in abbonamento a prezzi stracciati.

Un lusso che non ci si può più permettere.

I ricavi da pubblicità sono calati in modo drammatico, oltre l’8% solo nel 2012, il 32% dal 2008, e questi ricavi costituivano il 75% del fatturato dei periodici americani. Bisogna dunque tentare di ottenere di più dai lettori.

Cambiano le fonti di ricavo, cambia il modello di business.

La strada di Cosmopolitan e dell’editore Hearst è stata seguita, seppur con differenze, da altri. Economist fa pagare 160 dollari l’abbonamento al giornale di carta associato all’abbonamento digitale. Condé Nast non dà più il giornale digitale gratuitamente ai propri sottoscrittori, ma ha alzato il prezzo. Un esempio è il New Yorker: l’abbonamento che abbina carta e digitale costa 99 dollari, contro i 69 della sola carta. Due anni fa la carta era a 39 dollari, ma i tablet e le edizioni digitali non esistevano ancora.

Con il digitale si fa pagare di più anche la carta. Il contrario di quel che si temeva: che i contenuti giornalistici diventassero contenuti gratuiti nel web, che le notizie fossero commodity.

Un problema simile si pone per i quotidiani, che però hanno affrontato il tema delle diffusioni attravero i siti a pagamento (con il sistema del paywall).

Il tablet è interessante, promettente: il lettore medio del tablet è più giovane, benestante e con titolo di studio più alto del lettore medio. Due terzi sono maschi, il 54% Millennial (tra i 18 e 35 anni) e il 36% ha un reddito di oltre 100 mila dollari annui.

Unica nota negativa: oggi le diffusioni digitali dei periodici valgono pochi punti percentuali della copie vendute, si prevede che per il 2015 saranno il 10% del totale. Ancora poco.

Il punto: come gli editori provano a far pagare i contenuti giornalistici digitali. Non è vero che le notizie diventano prodotti gratuiti per colpa del web.

Wall Street Journal: l’abbonamento per tablet costa più della carta

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Ecco i periodici americani che perdono più pubblicità

Ancora sulla pubblicità dei magazine negli Stati Uniti. Il 2013 si chiude con un calo complessivo dell’8,2% di pagine pubblicitarie raccolte dai periodici.

La flessione nell’ultimo trimestre, ottobre-dicembre, è stata inferiore al resto dell’anno, – 7,3%. Un dirigente di una casa editrice, citato nell’articolo del Wall Street Journal Blog, riportato in link, spiega l’attenuarsi del calo verso fine anno con il fatto che ci si è resi conto, nell’industria dei media, che vale più una inserzione sulla carta che un banner online.

Le perdite maggiori, confrontando l’ultimo trimestre 2012 con il 2011, hanno riguardato queste testate: All You, Ladies Home Journal, Lucky, Maxim, Martha Stewart Living, National Geographic, Saveur e Scientific American. Tutte hanno perso più del 20% delle pagine di pubblicità.

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Le copertine di The Atlantic e i newsmagazine

Non riesco a tenere per me l’entusiasmo di aver scoperto The Atlantic. Di questo mensile americano con 155 anni di storia, che dal 2008 ha fatto una svolta decisa verso il digitale, ho parlato nel post di ieri. Subito dopo mi sono guardato un po’ di numeri arretrati e sono rimasto colpito (folgorato) dalla forza delle copertine. Ho avuto l’impressione che, parlando di newsmagazine (periodici che si occupano dell’attualità nel campo della politica, degli esteri, della società, dell’economia, della cultura: l’Espresso e Panorama, due settimanali), solo un mensile abbia il respiro per approfondire come si deve i temi del momento. Lo so, sembra un’assurdità, nell’era dell’informazione aggiornata minuto per minuto. Abbiate la pazienza di scorrere alcune copertine di The Atlantic degli ultimi due anni. E poi ritorno sull’argomento. Eccole.

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Periodici/ The Atlantic torna al paywall, il sito a pagamento

The Atlantic, mensile americano con 155 anni di storia che è stato rifondato mettendo il digitale al primo posto, potrebbe chiedere ai proprio lettori di pagare per accedere ai contenuti on line. Sarebbe un rovesciamento di quella linea, adottata nel 2008, che ha permesso alla testata di fare per la prima volta utili nel 2010.

La notizia, che riprendo da Forbes (il link all’articolo in inglese è alla fine di questo post), è interessante non tanto per il giro d’affari di The Atlantic, che nel 2010 portò a casa un utile di appena un milione 800 mila dollari, ma per gli spunti di riflessione sul modo in cui carta e digitale pesano negli equilibri di una casa editrice di periodici e su come affrontare la spinosa questione dei contenuti giornalistici a pagamento nei magazine.

PERIODICI E DIGITALE. I siti di magazine e quotidiani hanno infatti caratteristiche molto diverse e quindi richiedono soluzioni ad hoc. Finora aveva senso parlare di sito a pagamento soprattutto per i quotidiani (e anche su questo ci sono scuole di pensiero contrapposte). Ha molto meno senso, si pensava, ha un paywall per i magazine. Ma le cose sembrano cambiate sulla scia della chiusura di Newsweek e delle trasformazioni del mercato, arrivo dei tablet incluso.

The Atlantic è un giornale che mi incuriosice, già il nome è altamente evocativo, e infatti questo blog ne ha raccontato la storia un paio di mesi fa. La casa editrice che pubblica questo periodico vecchio di 155 anni ha diffuso l’altro giorno dati sull’andamento delle attività digitali. Ricordo che fino al 2008 il magazine, che si occupa di politica, esteri, economia, cultura, aveva un sito a pagamento. Aver abbattuto il paywall e puntato sul digitale ha permesso di far tornare in attivo la testata.

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Ogni mese Hearst vende 800 mila copie digitali di periodici

I periodici di Hearst vendono negli Stati Uniti 800 mila copie digitali al mese. Il miglior risultato nell’industria dei magazine. Dopo 24 mesi, l’investimento dell’editore nel digitale inizia a produrre profitti. 

Lo ha scritto in una lettera d’auguri ai dipendenti per il nuovo anno il presidente di Hearst Magazines, David Carey. Hearst, per chi non segue i periodici, è il più grande editore mondiale, proprietario negli Usa di 304 edizioni, 284 delle quali vengono pubblicate anche fuori dagli Stati Uniti. Le testate più note sono: Cosmopolitan, Harper’s Bazaar, Esquire, Elle e Marie Claire (questi ultimi acquistati nel 2011 dall’editore francese Lagardère).

Dunque ogni mese Hearst ha 800 mila subscribers digitali, tra abbonati e acquirenti di singole copie dei giornali per iPad, Nooks, Kindle Fire e apparecchi mobili Android. E l’80 per cento di essi è nuovo e non acquistava in passato prodotti di Hearst.

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Ads certificherà le copie digitali dei giornali

Se ha una qualche vicinanza al vero quel che ho scritto ieri sulle manovre convergenti degli editori verso gli investimenti nel digitale, allora bisogna aggiungere questa notizia.

Da gennaio, ho letto su vari giornali e siti, Ads, l’associazione che si occupa di certificare i dati di diffusione e di tiratura della stampa quotidiana e periodica, potrebbe essere pronta per partire con la rilevazione delle copie digitali dei giornali. Probabilmente da marzo 2013 sarà possibile conoscere quante copie e abbonamenti vengono venduti dagli editori presenti sul mercato italiano, e avremo una qualche misura delle copie scaricate da pc, tablet e mobile in generale. Dico “una qualche misura” perché i dati sono autocertificati dagli editori e da sempre c’è più di un sospetto che siano gonfiati per far bella figura con gli inserzionisti pubblicitari.

Molti dettagli devono ancora essere definiti ma questo ha poca importanza per il mio blog (come distinguere tra pdf, copia nativa, abbonamenti comprati o dai in omaggio con l’abbonamento al cartaceo etc etc).

Ma le cose sembrano guadagnare consistenza.

Ricapitolando: gli editori dichiarano guerra a Google e ai siti aggregatori di notizie che scroccano news ai siti d’informazione, fanno chiudere le edicole virtuali pirata che danno gratis le copie di quotidiani e magazine, lanciano le prime riviste interattive del mercato italiano, promuovono tablet con abbonamenti ai propri giornali, mettono in vendita i loro titoli nelle edicole virtuali legali come Lekiosk, chiedono ad Ads la certificazione delle copie digitali vendute.

Mi pare che qualcosa si stia muovendo, seppur nel clima pesante dei tagli e degli stati di crisi.

M’interessa perché: 1) si sta sviluppando il mercato delle riviste digitali; 2) gli editori tradizionali sono entrati in questo mercato e lo stanno regolamentando e strutturando.

blitzquotidiano.it: ads certificherà le copie digitali

Blitz Quotidiano

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Usa/ Balzo in avanti nelle copie digitali dei periodici

Soffrono in edicola i periodici americani ma quando si parla di lettorato nel digitale (numero complessivo di persone che leggono il giornale, magari anche senza acquistarlo) la musica cambia. Oggi GfK MRI (Media Audience Measurement,) ha diffuso il Survey of the American Consumer dell’autunno 2012 che misura la readership dei giornali cartacei e digitali, e ha rivelato che il lettorato complessivo dei periodici è cresciuto dell’1,6% (significa 20 milioni di persone in più) raggiungendo complessivamente un miliardo e 200 milioni di lettori (gli americani sono molti di meno, ovviamente, ma ciascuno di essi può leggere più di un giornale, o la stessa copia digitale può essere letta da più persone, come si diceva: la somma dei lettori dà la readership, il lettorato).

Questo risultato è stato reso possibile da un balzo in avanti nel consumo digitale: il lettorato delle edizioni digitali dei periodici è cresciuto del 47% (4,4 milioni di persone) raggiungendo i 13,5 milioni di lettori.

Tra i giornali con la più ampia readership figurano ESPN The Magazine, che conta 967 mila lettori digitali unici, WebMD the Magazine (767 mila lettori digitali) e Food Network Magazine (541,000).

M’interessa perché: 1) bisogna capire a che velocità cresce la vendita di copie digitali.

Chi lo dice: «Adweek is a magazine and website that covers media news, including print, technology, advertising, branding and television».

adweek: lettori di copie digitali

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Giornali venduti negli Usa, diffusioni a settembre 2012

Grazie alla crescita delle copie digitali i quotidiani Usa hanno tenuto botta al calo delle diffusioni della carta e chiuso il semestre aprile-settembre 2012 con un pareggio sostanziale nelle copie complessivamente vendute o date in abbonamento.

Le copie digitali valgono ormai il 15,3 % sul totale delle diffusioni, in salita di 9,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2011. Questi dati includono, ovviamente, i lettori che usano smartphone, tablet, e-reader o che leggono siti web sottoposti a rilevazione.

Sono i numeri forniti nei giorni scorsi dall’Audit Bureau of Circulations, che certifica le copie vendute e gli abbonamenti negli Usa e in altri paesi (non l’Italia, naturalmente).

La crescita nel digitale ha permesso ad alcuni quotidiani di fare incredibili balzi in avanti. Il New York Times, per esempio, ha registrato un incremento di più del 40% nel totale delle diffusioni quotidiane, passando da 1 milione 150 mila 589 copie nel 2011 a 1milione 613 mila 865 copie nel periodo considerato. Limitandoci al digitale, la diffusione media lunedì-venerdì del NYT è di 896 mila copie, con crescita del 136 % rispetto a un anno fa.

Ma sui conti del New York Times riporto alcuni elementi di cui molto si è discusso. Ci tornerò sopra anch’io, in questi giorni.

Il Gruppo cui fa capo il NYT ha chiuso il terzo trimestre del 2012 con un utile netto in calo dell’85% a 2,5 milioni di dollari. L’anno scorso erano 15,7 milioni di dollari. Ma il dato più preoccupante è la flessione nelle vendite pubblicitarie, scese del 9,8%.

M’interessa perché: 1) mostra come le copie digitali vendute, anche con abbonamento, possano crescere in fretta; 2) le copie digitali compenseranno le perdite di fatturato in edicola?; 3) è in corso una rivoluzione nella pubblicità: la fetta destinata ai quotidiani (e ai periodici?) sarà più piccola.

Il punto: avere un’idea di quel che sta succedendo alla carta stampata e immaginare come se ne uscirà.

NYT: diffusioni dei giornali americani fino a settembre 2012

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Francia/ Ecco quante copie digitali vendono i periodici

Date un’occhiata a queste tabelle, sono le diffusioni dei principali settimanali e mensili francesi. Riguardano il primo semestre del 2012. Il dato interessante è quello delle copie digitali, copie replica del giornale di carta vendute nell’edicola online. Fa meglio di tutti Le Monde Magazine, che supera le 16 mila copie digitali. Non molto, non molto.

Journal du net: diffusioni e copie digitali in Francia

M’interessa perché: 1) come per i dati sulle diffusioni Usa (guardate il mio post del 20 agosto 2011), anche in Francia s’iniziano a rendere pubblici quelli delle copie digitali; 2) anche in Francia, come negli Usa, è davvero difficile vedere per il momento nella “copia” digitale una offerta che possa in seppur minima misura compensare le perdite, rilevanti, dell’edicola, del newsstand.

Il punto: riflettiamo su cos’è lo sviluppo digitale dei priodici, se bisogna offrire “giornali” completi o invece puntare su altro, un bouquet di servizi, scambi di opinioni, iniziative e una spruzzata di contenuti giornalistici che alimentano un dialogo con il lettore e rafforzano il brand, allargandone il raggio d’azione al di fuori dell’ambito prettamente giornalistico.

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